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martedì 6 giugno 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 giugno.
Il 6 giugno 1908 nasce a Roma Paolo Stoppa.
Dopo aver frequentato la scuola di recitazione dell'Accademia di Santa Cecilia, la carriera di Paolo Stoppa prende il via nel 1927, quando entra come attore comprimario nella compagnia Capodaglio-Racca-Olivieri. Le sue doti interpretative si notano da subito e gli valgono una veloce scalata dal ruolo di generico a quello di attore brillante, con il quale recita accanto a Dina Galli, Renzo Ricci, Lamberto Picasso.
Nel 1932 debutta sul grande schermo con una piccola parte in “L’armata azzurra” di Gennaro Righelli, ma si fa notare di più in film come “Re burlone”, 1935 e “Giorni felici”, 1942. Tuttavia la sua strada maestra è ancora percorsa nel teatro. Dal 1938 al 1940 fa parte della compagnia del Teatro Eliseo di Roma, affrontando personaggi complessi del repertorio classico (“Le allegre comari di Windsor” e “La dodicesima notte” di William Shakespeare) come di quello moderno. È qui che Stoppa incontra l'attrice Rina Morelli, che diventerà la sua compagna nella vita e sulla scena. La coppia Stoppa-Morelli, della quale in certo modo quella Dario Fo-Franca Rame ha seguito le orme, resta per oltre trent’anni una delle coppie d’arte più affiatate del teatro italiano.
Altro nodo fondamentale della carriera di Stoppa è l’incontro, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il regista Luchino Visconti. È sotto la sua guida che Stoppa e Morelli danno vita a una delle più longeve e solide realtà della scena italiana del Novecento, la compagnia che porta i loro cognomi (di cui fanno parte anche Giorgio De Lullo e Marcello Mastroianni), unita dal 1945 al 1961.
Diretto da Visconti colleziona una lunga serie di successi, come “Zoo di vetro” (1946) di Tennessee Williams, “La locandiera” (1952, interpreta il marchese di Forlimpopoli) e “L'impresario delle Smirne” (1957) entrambe di Carlo Goldoni, “Uno sguardo dal ponte” (1958) di Arthur Miller, “Tre sorelle” e “Zio Vanja” di Anton Čechov ; “L'Arialda” (1960) di Tesori, ma soprattutto “Morte di un commesso viaggiatore” (1951) di Miller. Il protagonista di quest’ultima commedia, Willy Loman, diverrà uno dei cavalli di battaglia di Stoppa il quale, giunto alla completa affermazione, comincia ad essere considerato come attore estremamente versatile, capace di sostenere grandi ruoli drammatici, ma anche divertenti siparietti da varietà, conservando sempre un carattere personalissimo, segnato da un “incedere recitativo, energico e sincopato”. Da non dimenticare anche l’assiduo lavoro in radio, ancora insieme alla moglie, testimoniato da diversi divertentissimi sketch andati in onda per “Gran Varietà”.
Il sodalizio artistico con Visconti dà vita anche ad importanti ruoli cinematografici (“Rocco e i suoi fratelli” con una giovanissima Claudia Cardinale, 1960; “Viva l'Italia”, 1961; “Il Gattopardo”, 1962 e “La matriarca”, 1968).
Sempre con Rina Morelli entra anche nella compagnia del Teatro Stabile di Roma fin dalla sua fondazione nel 1965, ma importante è anche la parentesi televisiva, che deriva comunque da quella teatrale. Compare in diversi sceneggiati di successo (“I Buddenbrock”, dall’opera di Thomas Mann; “Vita col padre” dalla pièce di Lindsay e Crouse e “Questa sera parla Mark Twain”, dall’opera dello scrittore statunitense), nei quali dà vita a personaggi storici come Antonio Meucci (l’inventore del telefono cui la tv nazionale dedica una fiction) e il leggendario commissario De Vincenzi (protagonista dell’omonima serie tv poliziesca).
L’allestimento de “Il giardino dei ciliegi” di Čechov ad opera di Visconti (1965) resterà storico, perché mette in luce Stoppa come uno dei più grandi Gaev comparsi sulla scena e gli fa raggiungere l’apice della carriera. Nel 1976 muoiono, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, Luchino Visconti e Rina Morelli, avvenimenti che gettano Stoppa nello sconforto. Si ricordano ancora delle interpretazioni magistrali come Papa Pio VII ne “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli nell’ ’81 con Alberto Sordi e Arpagone ne “L'avaro” di Molière allestito da Giuseppe Patroni Griffi.
La sua ultima interpretazione cinematografica è nel 1982, con una parte in "Amici miei atto II" di Mario Monicelli.
Protagonista anche nel mondo del doppiaggio, ha dato la voce ad attori tra i quali Richard Widmark, Fred Astaire, Kirk Douglas e Paul Muni.
Muore a Roma il primo maggio 1988.

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