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sabato 10 giugno 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 giugno.
Il 10 giugno 1829 ha luogo la prima "Regata", la gara di cannottaggio tra le acerrimi rivali, l'università di Oxford e di Cambridge.
 The Boat Race, letteralmente la gara dei battelli, o più semplicemente la Regata, non a caso con la maiuscola. La tradizionale sfida che ogni anno si celebra a fine inverno sulle acque del Tamigi mette di fronte da oltre 180 anni gli studenti delle due più blasonate e prestigiose università inglesi: Oxford e Cambridge.
Stiamo parlando di canottaggio, sport “minore” dicono, che balza agli onori della cronaca solamente in rare occasioni, Olimpiadi su tutte, e che in Italia è stato reso celebre dalle gesta di una famiglia, gli Abbagnale. A partire dagli anni ’80 fino al 2002 vinsero, prima con Carmine e Giuseppe, poi col più piccolo dei fratelli, Agostino, 5 ori ed un argento olimpico. Mettiamo ordine: Il canottaggio è disciplina dura, completa, sollecita ogni singolo muscolo del corpo, più ancora del nuoto; ci sei tu, l’imbarcazione, il tuo remo, nella maggior parte dei casi i tuoi compagni di armo, e l’acqua. Sei spalle al traguardo, e quello che bisogna fare, per usare un gergo ciclistico, è “testa bassa e pedalare”, stando molto attenti, visto che i movimenti necessari a vogare comprimono i polmoni, a ben dosare respirazione e ritmo di remata durante tutti i 2000 metri che ti separano dalla fine di questo sforzo immane.
Sport antico il canottaggio, la cui nascita si perde nella notte dei tempi. Non si ha una data certa, ma gare di imbarcazioni a remi venivano menzionate già da Omero nell’Iliade, riguardo ai giochi organizzati in onore della morte di Patroclo. Il termine “regata” nasce in Italia, a Venezia, dove nel XIII secolo si disputava un festival comprendente anche competizioni tra imbarcazioni, così chiamato. Per le prime imbarcazioni si utilizzava il materiale galleggiante per eccellenza, il legno, oggi si è passati alla fibra di carbonio e, solo per le più avanzate imbarcazioni di regata, a materiali compositi. La forma dell’armo è lunga e stretta, per ridurre al minimo la resistenza dell’acqua, e il pericolo di ribaltamento, soprattutto per i più inesperti, è molto concreto.
Torniamo a Londra. Le prime regate moderne vengono disputate proprio sul Tamigi, nel XVIII secolo, tra barcaioli locali. Il primo armo a otto vogatori compare nel 1815 al Brasenose College di Oxford, uno dei prestigiosi college privati, insieme a Eton, Westminster, Winchester, Harrow, Rugby, che a quel tempo garantivano una corsia preferenziale d’accesso alle due università inglesi esistenti, Oxford (a vocazione umanistico-letteraria) e Cambridge (a vocazione scientifica). In un’Inghilterra ancora fortemente classista e tradizionalista, si fa largo anche negli ambienti più conservatori l’idea che l’attività fisica possa essere strumento per disciplinare gli studenti più irrequieti, e nella storia anglosassone le sfide sportive iniziano a sostituire i duelli all’arma bianca come soluzione dei contrasti d’onore. E’ in questa realtà sociale che nascono le leggendarie sfide tra le due accademie anglosassoni. Già nel 1827 ci si affrontava a cricket; due anni più tardi l’idea di un confronto sulle acque del Tamigi viene a due studenti, Charles Merivale, di Cambridge, e il suo amico Charles Wordsworth (nipote del più noto poeta inglese William Wordsworth). Seguendo il cerimoniale dei duelli, il 12 marzo 1829 viene recapitata a Cambridge la lettera di sfida a Oxford, il 10 giugno, ad Haley, due otto con timoniere si confrontano con due rudimentali imbarcazioni a fasciame sovrapposto. Gli studenti di Oxford hanno le maglie blu scuro, Cambridge sfoggia una divisa a fasce diagonali rosa. La sfida ha attirato l’attenzione di circa ventimila curiosi assiepati lungo le rive del fiume, in un’epoca in cui ancora non esistevano collegamenti ferroviari. Vince Oxford, lo sconfitto rinnoverà la sfida solo 7 anni più tardi.
La seconda Boat Race si sposta nel tratto londinese del Tamigi tra Westminster e Putney, scelta a dire il vero non felicissima, poiché la regata si disputa tra le acque di un fiume torbido, dove si scaricano rifiuti, in una città ancora priva di un sistema fognario, e che diffonde spaventose epidemie di tifo e di colera. La folla però è addirittura maggiore dell’anno del debutto e si gode lo spettacolo di ragazzi borghesi impegnati a dannarsi l’anima per conquistare la vittoria. Vince Cambridge, in divisa azzurra, colore che sopravvivrà, perlomeno nei soprannomi (Light Blue), fino ai giorni nostri.
A proposito di colori e tradizioni, Blues è la parola che caratterizza i vogatori titolari dei due equipaggi che ogni anno si sfidano, i Light Blue, come detto, di Cambridge, e i Dark Blue di Oxford. Le due barche, viva la fantasia, sono chiamate Blue Boat. La gara ha subito pochi cambiamenti di percorso durante la sua storia. Fino al 1942 si è corso sul tragitto da Westminster a Putney, dopodiché ci si è spostati su un tratto meno inquinato tra Putney e Mortlake, percorso che è diventato quello ufficiale e caratterizzante della Regata.
Piccola parentesi: a New London (Nuova Londra), negli Stati Uniti, sull’omonimo fiume Thames (Tamigi) nasce nel 1852 una competizione del tutto simile alla Oxford-Cambridge: la “Harvard-Yale Regatta”, una gara che vede impegnate le università di Yale nel New Haven, e quella di Harvard in Massachussets. Le due accademie rivali, gareggiano ancora oggi vestite dei loro colori tradizionali, rispettivamente il blu e il rosso, in quella che è la più antica competizione statunitense tra quelle ancora oggi esistenti.
La Boat Race si disputa con imbarcazioni composte da otto vogatori e un timoniere (8 con). Non ci sono restrizioni di peso, e sono permesse anche le donne, sebbene la prima che vi partecipò, e solo in qualità di timoniere, fu Sue Brown nel 1981 che guidò Oxford alla vittoria. Nel 1986 stessa sorte toccò a Carole Burton stavolta per Cambridge, e nel 1989 entrambi i timonieri furono donne, Allison Norrish per i Dark Blue e Carole Burton per i Light Blue.
Prima della partenza i presidenti dei club lanciano in aria una moneta per decidere la parte del fiume dove vogliono far regatare il proprio armo. Questa decisione è influenzata dalle condizioni del tempo o dalle preferenze dell’equipaggio, In condizioni di acque calme, chi sceglie il lato nord percorre meno strada nel primo e nell’ultimo tratto, mentre il lato sud avvantaggia nella parte centrale della regata. Per questo motivo si vedono spesso delle rimonte nella parte finale di competizione.
Come da tradizione si parte da Putney, e attraverso Hammersmith e Barnes, si va da est a ovest lungo la “esse” descritta dal fiume fino a Mortlake. 4 miglia e 374 yards, o se volete 6779 metri, di storia, che solo in quattro edizioni sono stati percorsi con invertiti i siti di arrivo e di partenza (1846, 1856, 1862 e 1863). La Regata si disputa controcorrente, ma la partenza coincide con l’orario in cui la marea comincia a crescere, in modo che gli equipaggi gareggino con le correnti più rapide possibili. Quando c’è vento forte l’acqua si increspa e spesso si corre in condizioni in cui le gare di canottaggio internazionale vengono annullate, ma da queste parti la tradizione sfida le intemperie e spesso vince, sebbene in alcuni casi ci siano state difficoltà: Oxford naufragò nel 1925, nel 1951 e nel 1912, anno in cui la stessa sventura capitò ad entrambe le imbarcazioni e costrinse a una ripetizione della gara. Cambridge dal canto suo affondò anche nel 1859, prima volta nella storia, e nel 1978, evento ricordato dalla nota televisione Inglese Channel 4, come uno dei cento momenti più emozionanti della storia dello sport.
Tornando al percorso, partenza e arrivo sono segnalate da due pietre sulla banchina sinistra del Tamigi, le “University Race Boat Stones”, il percorso è diviso in una miriade di tappe e luoghi tradizionali visibili anche dalle imbarcazioni. La Black Bouy, o “Boa nera” dopo la partenza segnala la fine della Putney Boat Houses, si passa poi per la piana di Fulham, dove l’acqua bassa rallenta le imbarcazioni. Il primo miglio, tradizionale punto di rilevamento intermedio, è contrassegnato dal busto di Steve Fairbairn, leggendario vogatore e coach inglese che rivoluzionò il canottaggio grazie ai suoi studi sui sedili mobili nelle imbarcazioni che consentirono e consentono tutt’ora di sfruttare in acqua non solo la spinta delle braccia ma anche quella delle gambe. Fairbairn partecipò dal 1882 al 1886 alla Regata per Oxford, vincendo quattro edizioni su cinque. Si passa poi davanti al leggendario pub Crabtree, al deposito delle forniture Harrod’s (oggi ospita appartamenti) e sotto l’Hammersmith Bridge. Ci si lascia poi alle spalle la St.Paul’s School prima di arrivare al Chiswick Eyot, un isolotto disabitato sul fiume. E ancora si raggiungono la birreria Fuller, Chiswick Pier, il Crossing, Brandstand e il Barnes Bridge, un ponte ferroviario sotto la cui arcata principale passano le imbarcazioni. A questo punto prima del traguardo e dell’ultimo ponte, quello di Chiswick a Mortlake, si oltrepassa un ultimo riferimento visivo, la storico pub Stag Brewery, celebre soprattutto negli anni ’60 e ’70. Con tutte queste birrerie è conseguente tradizione che il pubblico lungo il percorso, come nel rugby, assista alla regata con il bicchiere in mano.
Storico fu quello che accadde nel 1877, anno dell’unico pareggio tra le due compagini. Leggenda vuole che nel 1877 il giudice “Honest John” Phelps, si addormentò sotto un arbusto nelle fasi conclusive della regata, e che perciò fu spinto, si dice dall’equipaggio di Oxford, a dichiarare una dead heat, ossia una situazione di parità. In realtà le cronache ufficiali, tra cui quella del “Times”, riportano una versione differente. Oxford, parzialmente danneggiato, si stava sforzando di mantenere il suo vantaggio sugli avversari, che dopo aver risparmiato le energie nella parte iniziale stavano remando all’unisono e rinvenendo decisamente. Al ritmo di quaranta colpi al minuto i Light Blue erano in rimonta e la gara finiva con lo sparo dell’arrivo in una scena di rara eccitazione della folle circostante. Fu impossibile decretare immediatamente il risultato, fin quando l’imbarcazione della stampa non si recò dai giudici per avere un chiarimento. John Phelps, giudice di gara, rispose che la prua delle due barche era troppo vicina tra loro per raggiungere un verdetto sicuro, perciò fu deciso un pari merito.
Nel 1895 La Regata fu oggetto di una delle prime pellicole della storia, diretta da Birt Acres, fotografo e pioniere della cinematografia. Dal 1939 poi la manifestazione è stata coperta in diretta prima radiofonica, poi televisiva dalla BBC, che nel 2005, dopo 66 anni, ha ceduto i diritti a ITV. Per la Oxford-Cambridge del 2007 è stata registrata un’audience di 9 milioni di spettatori nella sola Gran Bretagna e di 400 milioni in tutto il pianeta.
Come la quasi totalità degli eventi sportivi, la Regata ebbe una pausa durante la seconda guerra mondiale, anni in cui vennero comunque disputate alcune competizioni non ufficiali, con percorsi alternativi, a Hanley (1940), a Sandford (1943) e a River Great House (1944)
Non sempre tutto è filato liscio nell’ultrasecolare storia della manifestazione: si registrano ad esempio due ammutinamenti da parte degli equipaggi di Oxford. Il primo nel 1959, quando gli studenti si ribellarono ai metodi triviali del loro allenatore “Jumbo” Edwards, e organizzarono sotto la guida di Reed Rubin, proveniente da Yale negli Stati Uniti, un altro armo, pronto a sfidare quello di Edwards in una sorta di eliminatoria, per guadagnarsi l’accesso alla Regata. Vinse Edwards che grazie anche al rientro in squadra di tre dei dissidenti sconfisse successivamente anche Cambridge.
Nel 1987 ci fu una seconda rivolta, da parte degli studenti americani di Oxford, tra cui Chris Clark, sostituito dal coach Dan Topolski con un elemento britannico e difeso dai suoi quattro connazionali che abbandonarono l’armo anch’essi per solidarietà e protesta. Dan Topolski riuscì in ogni caso a vincere la sfida con Cambridge, facendo gareggiare un equipaggio composto in gran parte da riserve. La vicenda ha poi ispirato un film, “True Blue”, nel 1996 tratto dall’omonimo libro scritto proprio da Dan Topolski.
A proposito di riserve, dal 1965 si svolge anche una competizione ad esse riservata: si sfidano gli Isis di Oxford e i Goldie di Cambridge, questi ultimi vincitori 28 volte contro le 15 dei rivali. Sono oggi in programma nel weekend di regata anche competizioni sempre rigorosamente con otto membri dell’equipaggio, tra compagini esclusivamente femminili, e di pesi leggeri, sia maschili che femminili.
Nel 1976 si affacciano gli sponsor. La somma incassata viene prevalentemente utilizzata per comprare attrezzature e per sostenere le spese degli allenamenti. Gli sponsor non hanno loghi sulle imbarcazioni ma hanno diritto al loro nome accanto al nome ufficiale della manifestazione. Ultimamente gli studenti hanno deciso di scrivere il nome dello sponsor anche sull’equipaggiamento da regata in cambio di un aumento di denaro.
Gli allenamenti sono abbastanza onerosi e di sicuro molto impegnativi. Si parte da sei mesi prima della gara, ci si allena da settembre per sei giorni alla settimana. A novembre iniziano i primi test, e molti canottieri vengono spediti ai campionati inglesi indoor sulla distanza di due chilometri. Alcuni membri degli equipaggi vengono inviati a partecipare anche alla “Head of the River Race”, una manifestazione che si svolge sul percorso inverso della Boat Race, quindi da Mortlake a Putney, e alla quale partecipano molti vogatori professionisti. E’ difficile paragonare il valore dei Blues a quello di equipaggi professionisti, visto anche il fatto che questi ultimi corrono su una distanza molto inferiore rispetto alla Boat Race (2 chilometri contro 7), ma per fare un esempio nel 2007 Cambridge partecipò col suo equipaggio a questa Head of the River Race: la gara fu annullata dopo che molti equipaggi erano affondati o avevano imbarcato acqua a causa delle avverse condizioni atmosferiche, ma fino a quel momento l’equipaggio di Cambridge era stato il più veloce tra tutti coloro che avevano completato il percorso. A dicembre vengono decisi due equipaggi, che partecipano alle selezioni per l’armo titolare e hanno dei nomi fantasiosi scelti dagli studenti. Nel 2004 i due armi di Cambridge avevano nomi maori come Kara e Whakamanawa, che richiamavano concetti quali forza e onore, mentre a Oxford optarono per i più classici Indiani contro Cowboys. Durante il periodo natalizio ai training camp vengono decisi i nomi degli otto titolari. Una volta che i componenti sono scelti affrontano durante gli ultimi mesi i più forti canottieri dell’isola in gare di preparazione che si svolgono da Putney all’isolotto di Chiswick.
Ma chi può partecipare alla Regata e per quante volte? Dal 1978 al 1983 Oxford vinse ripetutamente e del suo equipaggio faceva parte Boris Rankov, laureato da più anni ed elemento chiave che favorì l’imbarcazione Dark Blue in quel periodo. Sebbene Rankov fosse in buona fede, questi risultati spinsero i giudici a proporre una regola informale, “the Rankov rule” alla quale le due università aderiscono da quel periodo, secondo la quale nessun canottiere può competere alla gara più di quattro volte come studente e di quattro come laureato. La competizione è prettamente riservata agli studenti dilettanti delle due università e non esistono borse di studio speciali come nei college americani, perciò in teoria ogni studente ottiene un posto nella sua università per merito. La cronaca parla però di accuse reciproche tra le due università di aver ammesso studenti solo per vincere la Regata. Nel 2008 però tra gli esclusi figurerà anche Thorsten Engelmann, di Cambridge, poiché per sostenere gli allenamenti con la nazionale tedesca in vista delle olimpiadi di Pechino 2008, ha sospeso gli studi e non figura oggi come attivo nei corsi dell’università.
Come tutte le manifestazioni sportive di livello, la Boat Race ha annoverato tra i suoi partecipanti nomi di assoluto prestigio internazionale, quali ad esempio, nel recente passato, il quattro volte oro olimpico nonché leggenda vivente del canottaggio Matthew Pinsent (Oxford 1990-91-93), i campioni di Sydney 2000 Tim Foster (Oxford 1997), Luka Grubor (Oxford 1997) e Kieran West (Cambridge 1999-2000-06-07) e quello di Atene 2004 Ed Coode (Oxford 1998) o nel passato dell’olimpionico Colin Moyinihan (Oxford 1977). Tra quelli divenuti celebri per meriti extrasportivi si annoverano tra i partecipanti alla Regata nomi come lo scienziato e termodinamico Lord Kelvin (Cambridge 1843), l’alpinista Andrew Irvine (Oxford 1923), Il fotografo vincitore di un premio Emmy Lord Snowdon (Cambridge 1950), Il politico democratico David Rendel (Oxford 1974) e il recentemente noto Doctor House della omonima serie televisiva Hugh Laurie (Cambridge 1980).
Negli ultimi anni di competizione si è registrato un susseguirsi di edizioni drammatiche e interessanti: nel 2002 i favoriti di Cambridge persero distanziati di centinaia di metri a causa dello svenimento di un membro del loro equipaggio. Nel 2003 Wayne Pommen dei Light Blues si infortunò a causa di una collisione e forse proprio a causa di questa defezione Cambridge perse con il minimo margine della storia, un piede, circa 30 cm. C’è da aggiungere una curiosità: in questa edizione gareggiarono per le due università due coppie di fratelli tra loro in competizione, Matt Smith e David Livingston per Oxford, Ben Smith e James Livingston per Cambridge. Nel 2004 Cambridge vinse una regata tesa segnata da scontri di remi nelle fasi iniziali e dal disarcionamento del prodiere di Oxford. Nel 2006 questi ultimi vinsero nella tempesta, grazie anche a una pompetta, non vietata dal regolamento ma neanche utilizzata dagli avversari, che espelleva l’acqua dall’imbarcazione. Nel 2007 gli sfavoriti di Oxford dimostrarono di poter reggere il confronto perdendo dignitosamente di mezza lunghezza, anche grazie ad una buona linea di navigazione e alla scelta inopinata di Cambridge di schierare in barca un otto pesantissimo, con alcuni componenti della crew che superavano i 100 chili.
In tutti questi anni l’imbarcazione più veloce è stata quella di Cambridge, che nel 1998, a una media di 15,5 miglia l’ora ha completato il percorso in 16 minuti e 19 secondi. Sin dagli albori della competizione “Boat Race” divenne sinonimo nel linguaggio popolare della classe operaia inglese, di “sfida”, non a caso la concitazione, la passione, le emozioni che vengono trasmesse da questa regata sono e rimangono uniche nel loro genere. Il fascino di 180 anni di storia può far perdere il senno anche alle figure più autorevoli e professionali: storiche in tal senso le parole dette da John Snegge, commentatore della BBC, il quale durante un’entusiasmante regata nel 1949 pronunciò urlando nel marasma generale la celeberrima frase: “Non riesco a vedere chi sia in testa ma è sicuramente uno tra Oxford e Cambridge”.

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