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lunedì 26 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 settembre.
Il 26 settembre 1960 si svolge il primo dibattito televisivo tra due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Richard Nixon e John Kennedy, da quel momento la televisione diventerà lo strumento principale delle campagne elettorali moderne.
John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) e Richard Milhous Nixon (1913-1994), negli studi della CBS di Chicago, partecipano al primo dibattito televisivo della storia tra due candidati alla Casa Bianca. Un evento fondamentale della storia politica americana e della storia della comunicazione politica in generale, al quale assistono settanta milioni di spettatori. Il Great Debate segna l’ingresso della televisione nelle elezioni presidenziali e rappresenta la prima  opportunità per gli elettori di vedere i loro candidati confrontarsi in diretta.
Alle elezioni del 1960 i repubblicani sono favoriti dopo i due incarichi presidenziali di Dwight D. Eisenhower. Il loro candidato, nel segno della continuità, è il vicepresidente Richard Nixon. I democratici scelgono il giovane senatore cattolico del Massachusetts John Kennedy, di 43 anni. Nel discorso di accettazione della candidatura, Kennedy enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera": come in passato la "frontiera" aveva permesso ai pionieri di estendere verso Ovest i confini degli Stati Uniti, così Kennedy si propone di conquistare nuovi traguardi per la democrazia americana, una nuova frontiera di progresso economico, culturale e civile che possa rilanciare all'interno del Paese il sogno americano e, all'estero, il ruolo guida degli USA.
Nixon appare dunque in vantaggio, ma quando viene proposta una sfida televisiva che potrebbe danneggiarlo, non sembra trovare motivi plausibili per opporre un rifiuto: il fatto sorprende lo stesso staff di Kennedy, come confiderà in seguito Pierre Salinger, capo del suo ufficio stampa.
I commentatori concordano nel considerare il ciclo di quattro incontri decisivo per la vittoria finale del senatore Kennedy, e soprattutto questo primo confronto del 26 settembre 1960, grazie al grande impatto che la sua immagine accomodante ha avuto sul pubblico televisivo: Kennedy riesce a trasmettere sicurezza, maturità, e mettendo in difficoltà l'avversario conquista un vantaggio che riesce poi a mantenere nei tre appuntamenti successivi.
Nixon assume invece un atteggiamento difensivo, insiste sul fatto che entrambi i candidati avrebbero gli stessi obiettivi (da realizzare però con mezzi differenti), e lascia di fatto l'iniziativa al proprio rivale.
Il vicepresidente, in agosto, si era ferito seriamente al ginocchio ed aveva passato due settimane in ospedale. Al momento del primo dibattito si presenta pallido, dimagrito di quasi dieci chili e rifiuta il trucco previsto per gli ospiti. L'aneddotica di quel giorno racconta che Nixon sarebbe arrivato nello studio televisivo in anticipo e, a causa dell’attesa sotto il calore delle lampade, avrebbe finito col presentarsi sudato e nervoso davanti alle telecamere.
Kennedy viene invece da un'intensa attività elettorale, è abbronzato, sicuro di sé e ben riposato. "Non lo avevo mai visto così bene" scriverà Nixon più tardi. In effetti, quel giorno Kennedy risulta il vincitore anche per una serie di dettagli ai quali allora non si dà ancora la necessaria importanza. Ad esempio, il colore scuro della giacca di Kennedy risulta contrastare meglio con lo sfondo dello studio, dando più evidenza al personaggio; del resto, Kennedy si era incontrato il giorno precedente l’apparizione con la produzione del programma proprio al fine di studiare tutti i dettagli. Nixon, al contrario, non coglie le specificità del mezzo televisivo. Kennedy parla guardando dritto nella telecamera, e dunque negli occhi del telespettatore, mentre Nixon, seguendo la prassi dei dibattiti tradizionali, si rivolge al suo interlocutore in studio.
Il dibattito televisivo risulta di un'importanza tale da ribaltare le previsioni dei sondaggi: fino a quel momento, Nixon era considerato il favorito grazie anche agli esiti dei dibattiti radiofonici, in cui la voce profonda di Nixon risultava più adatta al mezzo. Prima del dibattito un sondaggio condotto dalla storica agenzia di ricerca Gallup dava i due sfidanti alla pari con il 47% e una quota del 6% di indecisi.
Sono gli stessi candidati a concordare le modalità del confronto televisivo, suddiviso in quattro diversi appuntamenti. Le trasmissioni avvengono in diretta, senza pubblico in studio né interruzioni pubblicitarie, nonostante il grande valore "commerciale" dell'evento.
Ufficialmente non è stato designato un titolo per il ciclo di emissioni, ma la NBC sceglie autonomamente un cartello con la scritta "The Great Debate" che entrerà nell'uso comune a indicare i quattro dibattiti tra Nixon e Kennedy del 1960. Ai candidati non è consentita la consultazione di appunti, ma l’accordo è controverso: Nixon protesta quando vede dei fogli in mano all'avversario, nel terzo incontro. I giornalisti incaricati di porre le domande sono scelti tra quelli televisivi (con una decisione che suscita numerose polemiche da parte dei colleghi della carta stampata), e sono inquadrati di spalle come a rappresentare la prima fila del pubblico a casa.
Il primo "Great Debate" riguarda le questioni di politica interna. Ad ogni candidato sono concessi otto minuti per fare un discorso di apertura, a cui seguono una serie di domande dei giornalisti, dopodiché nella parte finale vengono concessi tre minuti e venti secondi per l'appello conclusivo. Il dibattito viene presieduto da Howard Smith della CBS News.
Dopo il primo incontro di Chicago, altri network mettono a disposizione i propri spazi quando il Congresso rimuove l’obbligo di dedicare eguali quantità di tempo anche ai candidati minori. Così, la NBC ospita a Washington il secondo incontro del 7 ottobre, mentre la ABC sperimenta nel terzo appuntamento del 13 ottobre, il più seguito da pubblico (share del 61%) il primo dibattito elettronico della storia: i due si sfidano in teleconferenza dalle due coste opposte; Kennedy parla da uno studio televisivo di New York mentre Nixon si trova a Los Angeles. Ancora la ABC accoglie gli sfidanti negli studi di New York per il quarto e ultimo incontro centrato sulla politica estera il 21 ottobre del 1960.
La campagna elettorale del 1960 è dominata dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel quadro della guerra fredda. Nel 1957 i sovietici hanno lanciato lo Sputnik, il primo satellite in orbita intorno alla Terra: la supremazia nello spazio non è che uno dei terreni di scontro con Mosca. Poco lontano dalle coste statunitensi il regime di Castro, a Cuba, è diventato economicamente e militarmente dipendente dall’Unione Sovietica ed è diffusa nell’opinione pubblica americana la convinzione che una guerra tra le due superpotenze sia inevitabile.
Nel duello di settembre, Kennedy parla del suo desiderio di vedere l’America realizzare il proprio potenziale economico e soddisfare i bisogni delle persone attraverso un programma di welfare. Nel suo discorso di apertura anche Nixon afferma la necessità dello sviluppo e difende i risultati dei repubblicani sostenendo che essi avevano costruito più scuole, ospedali e strade della precedente amministrazione democratica.
Le questioni poste ai due candidati sono ampie e spaziano dalla loro esperienza politica per affrontare l’incarico presidenziale, alla politica agricola, fino alla minaccia del comunismo all’interno degli Stati Uniti.
I due si trovano in disaccordo sui sussidi agli agricoltori, sulle modalità di trovare i fondi per le spese sull’educazione e il welfare. Kennedy afferma che una crescita economica sostenuta avrebbe portato un extra gettito fiscale capace di sostenere il costo delle politiche sociali, mentre Nixon afferma la necessità di aumentare le tasse per conseguire tali politiche.
Il successivo confronto televisivo si svolgerà solo nel 1976, quando il candidato democratico Jimmy Carter sfida il presidente Gerald Ford.
I "Great Debates" sono stati paragonati ai famosi dibattiti del 1858 tra Abramo Lincoln e Stephen Douglas, che ebbero luogo durante le elezioni per il Senato, in aperta campagna davanti a migliaia di persone.
Nelle elezioni generali dell'8 novembre 1960, Kennedy batte Nixon: all'età di 43 anni è il primo presidente cattolico ed il più giovane presidente eletto (Theodore Roosevelt era più giovane, ma divenne presidente subentrando a William McKinley quando questi fu assassinato). Kennedy vince con il più basso margine di voti della storia delle elezioni americane: 49,7% contro il 49,5 di Nixon.
John F. Kennedy presta giuramento come 35° presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 1961. Nel suo discorso inaugurale pronuncia la sua frase più famosa: "Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese". Chiede alle nazioni del mondo di unirsi nella lotta contro: "i comuni nemici dell'umanità... la tirannia, la povertà, le malattie e la guerra".
Sarà presidente fino al 22 novembre 1963, giorno del suo assassinio a Dallas.

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