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sabato 30 aprile 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 aprile.
Il 30 aprile 1945 Alolf Hitler ed Eva Braun si suicidano per evitare la cattura da parte delle truppe sovietiche.
Nella seconda metà dell'aprile 1945 gli eserciti anglo-americani avanzano inesorabilmente nel territorio occidentale della Germania prendendo la fondamentale zona industriale e mineraria della Ruhr e svariate altre città e regioni. Il contrattacco disperato di Hitler nelle Ardenne è miseramente fallito. A est i russi procedono ancora più rapidamente verso la capitale del Reich. Gli Alleati hanno deciso di lasciare ai sovietici Berlino e questi si accingono a lanciare l'attacco finale: Stalin pretende dai suoi generali il trionfo decisivo per il primo maggio, festa dei lavoratori.
Hitler è rintanato nel suo bunker sotto la Cancelleria a Berlino. Gli anni di malattia e abuso di droghe para-anfetaminiche lo hanno reso un fantasma e solo gli intrugli del suo singolare dottore, Theodor Morell, (su tutti il 'Vitamultin forte', farmaco iniettato a Hitler regolarmente dal marzo 1944 i cui componenti sono ignoti, ma che probabilmente conteneva molte sostanze illegali) lo tengono lucido, seppure per pochi momenti. Il Führer ha perso ormai quasi ogni contatto con la realtà: vaneggia di prodigiosi contrattacchi alle porte di Berlino, con armate che esistono solo sulla carta; è irascibile e scontroso. Esce solo per salutare alcuni ragazzini armati di biciclette e Panzerfaust (missili anticarro), mandati allo sbaraglio per difendere le rovine del folle sogno nazista. Eva Braun, la sua giovane amante, è rimasta al suo fianco, così come Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda che ha con sé la moglie Magda e i sei figli (il cui nome comincia per tutti con la lettera H, in onore di Hitler). Nel caos generale altri loschi personaggi si aggirano per i corridoi del bunker; tra tutti spicca Martin Bormann, il successore di Hess alla guida del partito nazista, che dal 1943 ha fatto di tutto per plagiare Hitler e volgerlo contro gli altri gerarchi. Nelle stanze interrate della Cancelleria si scatenano tetri balli e un'orgia di alcol e sesso, con i soldati che affogano nel piacere il terrore per i russi, i cui colpi di artiglieria si fanno sempre più vicini.
In questo decadente quadro si svolsero le convulse vicende che caratterizzarono la fine della Germania nazista.
Bormann era un ottimo burattinaio, tuttavia fino agli ultimi giorni del Terzo Reich non riuscì ad aizzare Hitler contro i suoi due gerarchi più importanti, Hermann Göring e Heinrich Himmler. Poco prima della sconfitta finale però gli atti di questi ultimi gli fornirono l'occasione che da tempo aspettava. Göring provò a prendere la redini del Paese informando il Führer tramite una lettera, rivendicando il diritto di succedere a Hitler nella carica di capo della Germania in conformità alle disposizioni del dittatore nazista del 1941. Bormann fomentò Hitler contro l'obeso maresciallo del Reich, manipolando i suoi ordini fino a mettere Göring agli arresti per alto tradimento e poi a condannarlo a morte. L'opulento Reichsmarschall non fu giustiziato solo per motivi di tempo.
Pochi giorni dopo la lettera di Göring, al bunker della Cancelleria arrivò una notizia se possibile peggiore per Hitler: il suo collaboratore più fidato, Himmler, 'der treue Heinrich' ('il fedele Heinrich'), come era solito chiamarlo, l'ex allevatore di polli che lui aveva fatto capo delle SS e ministro degli Interni, aveva tradito: aveva trattato un'impossibile pace separata con gli inglesi e gli americani a insaputa del suo capo. Il Reichsführer delle SS aveva così scavalcato Hitler senza nemmeno chiedere, cosa che almeno Göring aveva fatto. Il Führer era un uomo distrutto. Esautorò Himmler da ogni carica (per la gioia di Bormann) e ordinò di metterlo agli arresti, ma il capo delle SS fuggì camuffato da sottufficiale della Wehrmacht. Così Hitler sfogò la sua rabbia contro Hermann Fegelein, ufficiale di collegamento di Himmler, che fu fucilato nonostante fosse il marito della sorella di Eva Braun. L'ex capo delle SS fu catturato dai britannici pochi giorni dopo la caduta del Terzo Reich, ma riuscì a suicidarsi ingerendo una capsula di cianuro che teneva tra i denti, nonostante i febbrili tentativi di rianimazione dei soldati che lo sorvegliavano.
Poco prima di suicidarsi, Hitler imbastì un triste teatrino: si sposò con Eva Braun, la donna che lo amava più della sua stessa vita e che sull'atto di matrimonio firmò Eva, fece la B, poi la cancellò e scrisse Hitler, "Eva Hitler nata Braun". Ella, che aveva vissuto nascosta e segregata, realizzò così il sogno della sua vita: essere a tutti gli effetti la donna del Führer. I testimoni furono Goebbels e Bormann. Gli ospiti, una dozzina in tutto tra segretarie e militari, brindarono al "futuro della coppia". Subito dopo la cerimonia il Führer dettò il suo testamento politico e quello personale.
Il testamento politico lo divise in due parti: nella prima tornò agli anni della sua gioventù a Vienna e al "putsch" della birreria di Monaco, lasciò un appello ai posteri intriso della solita retorica antisemita e delle sue tradizionali menzogne sulle cause della guerra, predisse il ritorno del nazionalsocialismo e infine si scagliò contro le forze armate che a suo dire lo avevano tradito. Nella seconda si occupò del problema della successione: nominò nuovo Führer della Germania il grand'ammiraglio Dönitz, comandante dei sottomarini dall'inizio della guerra e a capo della Kriegsmarine, la marina del Reich, dal 1943, quando prese il posto di Erich Raeder, perché pensava nel suo delirio che i vertici delle altre due armi (esercito e aviazione) e delle SS lo avessero defraudato della vittoria. Dispose poi che Goebbels fosse nominato cancelliere, Bormann ministro del Partito (carica nuova e alquanto vaga) e Seyss-Inquart, il viscido avvocato viennese, ministro degli Esteri; completò il futuro gabinetto con nomi di seconda fascia.
Hitler affidò le sue ultime volontà a Bormann e Goebbels e poi dettò il suo testamento personale, in cui spiegò di essersi sposato per ripagare la fedeltà della sua donna, che aveva deciso di condividere con lui la sorte del suicidio pur di non subire l'onta della disfatta. Lasciò le sue poche proprietà di valore al partito e incaricò Bormann di provvedere a consegnare ai suoi parenti ogni oggetto che potesse avere valore di ricordo personale o che fosse utile per assicurare loro un tenore di vita piccolo-borghese. Era il 29 aprile 1945. Poco dopo, quello stesso giorno, giunse a Hitler la notizia della misera sorte di Mussolini. Il Führer aveva già deciso di porre termine alla propria vita, ma probabilmente l'orrendo destino del vecchio dittatore alleato lo convinse ad accelerare i tempi.
Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, giunse l'ultima ora per l'uomo che aveva messo a ferro e fuoco il mondo. Hitler scelse di avvelenarsi, ma poiché non si fidava del cianuro datogli dal traditore Himmler, lo fece provare sul suo amato cane, Blondi, una femmina di pastore alsaziano. Dopo aver preso il veleno con Eva Braun, Hitler si sparò comunque anche un colpo alla tempia.
Goebbels e Bormann bruciarono il corpo del Führer e di Eva Braun secondo la volontà del loro capo. Il mancato ritrovamento del cadavere di Hitler costituisce ancora oggi un mistero al centro di molte speculazioni e teorie complottistiche, che vorrebbero il Führer fuggito in Sud America; in realtà l'apertura degli archivi del KGB nel 1993 ha rivelato che esso fu identificato dai russi, che scelsero di cremarlo spargendo i resti nell'Elba affinché non diventasse una reliquia per neonazisti e fanatici.
Subito dopo l'ultimo saluto a Hitler, Bormann partì per raggiungere Dönitz e il nuovo governo. Di lui non si ebbero più notizie certe, ma verosimilmente morì dilaniato da una granata lungo la strada (anche se alcuni pensano che sia riuscito a fuggire). A Norimberga fu condannato a morte in contumacia.
Goebbels invece scrisse un'appendice al testamento politico di Hitler, dicendo che per la prima volta nella sua vita non gli avrebbe ubbidito. Non sarebbe mai diventato cancelliere, non poteva vivere in una Germania priva del suo Führer. Il primo maggio lui e la moglie decisero di farla finita, quasi certamente facendosi sparare alla nuca da un attendente (anche se una teoria vuole che sia stato Goebbels a fare fuoco sulla moglie per poi rivolgere l'arma contro se stesso), non prima però di aver avvelenato i loro sei figli. I pochi soldati rimasti nei pressi della Cancelleria diedero fuoco ai loro corpi prima di fuggire, ma i russi li trovarono prima che essi fossero del tutto arsi dalle fiamme e poterono identificare il piccolo e storpio ministro della Propaganda del Terzo Reich.
Il governo Dönitz si insediò il primo maggio, chiedendo al popolo un ultimo sforzo di guerra. Ma il grand'ammiraglio non era un pazzo e si affrettò a concludere la resa incondizionata della Germania, firmata dal generale Jodl il 7 maggio 1945. Meno di una settimana prima, proprio nel comunicato in cui si informava il popolo tedesco della nomina del nuovo Führer, era andata in scena l'ultima recita della Germania nazista. La radio del Reich aveva annunciato: "Il nostro amato Führer, Adolf Hitler, è caduto combattendo fino all'ultimo contro il bolscevismo". Il Terzo Reich perì così com'era vissuto: nella menzogna.

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