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sabato 12 settembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 settembre.
il 12 settembre 1919 Gabriele D'Annunzio, a capo di 2500 arditi, chiamati da lui "legionari" partirono da Ronchi di Monfalcone alla volta di Fiume, che gli accordi alla fine della prima guerra mondiale non avevano assegnato all'Italia, conquistandola.
La si potrebbe definire la spedizione di un manipolo di avventurieri, ed effettivamente l’esperienza breve della celebre "Impresa di Fiume" è una delle pagine più trascurate della recente storia italiana, ad un anno dalla chiusura del primo conflitto mondiale del 15-18.
Dopo che i trattati di pace avevano stabilito che la città istriana di Fiume restasse alla Jugoslavia il celebre poeta Gabriele d’Annunzio, insieme con un gruppo di legionari, ex combattenti ed arditi la occupò nel settembre del 1919, senza che le truppe italiane di stanza nella città opponessero resistenza all’improvvisato esercito.
Erano anni difficili per il paese italiano, uscito si vittorioso dalla guerra ma con una estrema instabilità interna, con migliaia di soldati che, fatto ritorno a casa non trovarono alcun beneficio dall’aver trascorso tanti anni al fronte, Mancava il lavoro, la fame e la povertà dilagavano, si facevano sentire fortemente le spinte rivoluzionarie e nazionaliste.
L’intenzione di D’Annunzio era di spingere con una sorta di provocazione il governo italiano a ribadire la sua volontà di acquisire i territori istriani, ma in effetti sia il governo che i rappresentanti allora più importanti delle varie forze politiche e sociali, trai quali stava emergendo anche Mussolini, snobbarono l’impresa, ed isolarono D’annunzio e la città senza prendere alcuna decisione in merito.
Da subito per contro la città fiumana diventò la meta di una serie di personaggi molto particolari, dagli anarchici ai socialisti, dagli sbandati di guerra agli arditi, da ex aviatori avventurieri e giovani artisti futuristi, un crogiolo di giovani che, a differenza delle diplomazie europee vedevano nell’esperienza il seme di qualcosa di nuovo.
La città resistette per circa un anno alle pressioni dello Stato Italiano, finchè, nel natale del 1920 venne sgomberata da truppe italiane su ordine di Giovanni Giolitti.
A ricordo dell'impresa, da allora Ronchi di Monfalcone fu ribattezzata "Ronchi dei legionari", nome tuttora in vigore.


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