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domenica 5 aprile 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 aprile.
Il 5 aprile 2001 il sommergibile italiano "Enrico Toti", terminate le operazioni di restauro ad Augusta, inizia il suo lento e travagliato viaggio alla volta del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano.
A causa della sconfitta nella seconda guerra mondiale all'Italia era stata vietata la costruzione di sottomarini secondo le clausole del trattato di pace. Decadute le clausole la componente sommergibilistica italiana ricominciò ad addestrarsi con i vecchi battelli statunitensi in attesa del proprio progetto: l'Enrico Toti è stato il primo sottomarino costruito in Italia dal dopoguerra.
Il sottomarino venne costruito a Monfalcone dalla Italcantieri, che ne iniziò la fabbricazione l'11 aprile 1965. Venne varato il 12 marzo 1967 e consegnato alla Marina Militare il 22 gennaio 1968.
Il sottomarino è stato progettato con caratteristiche antisottomarino (da cui la sigla NATO SSK- Submarine Submarine Killer) ed essendone il capostipite diede il nome alla classe, completata in circa due anni dai sottomarini Dandolo, Mocenigo e Bagnolini.
Il 30 giugno 1999, l'unità militare terminato il servizio attivo venne donata al museo della scienza e della tecnologia di Milano, dove è conservata dal 14 agosto 2005.
Il 5 aprile 2001 il Toti viene trainato dalla base navale di Augusta, in Sicilia, fino a Taranto.
Dopo 85 ore di navigazione, il 20 aprile raggiunge Chioggia.
Il 4 maggio il sommergibile comincia la sua navigazione sul Po, trainato da due imbarcazioni fluviali: la Ferrara I e la Cremona.
Il trasferimento via fiume dalla foce del Po a Cremona è realizzato dall’Associazione Guardiacostiera Ausiliaria e dall’Azienda Regionale per i porti di Cremona e Mantova. A Cremona vi giunge il 6 maggio, e qui viene ormeggiato.
Successivamente viene istituita una commissione tecnica dal Comune di Milano volta a ad analizzare le ipotesi per il trasporto del sommergibile a Milano. Il Politecnico viene incaricato di verificare la fattibilità del trasferimento.
Da Gennaio a maggio del 2002 i tecnici dell'azienda tranviaria, di quella energetica e di quella Metropolitana studiano un percorso per giungere al Museo, che non intralci la vita della città e richieda il minor costo possibile.
Per ben tre anni vengono affrontati e risolti i problemi evidenziati lungo il percorso.
Finalmente, l'8 agosto 2005 alle 20,45 il Toti si mette in viaggio via terra: esso è trasportato su di un convoglio costituito da 2 motori da 700 cavalli, 240 ruote e più di 7 metri di altezza.
Durante la notte il sommergibile ha attraversato la campagna cremonese passando per paesi e campi di granoturco, sfiorato dalle fronde degli alberi e salutato dalle migliaia di persone che lo attendevano lungo la strada.
Il passaggio del Toti ha trasformato in momenti di festa le attese agli incroci o lungo le strade dei paesi attraversati.
Non era facile resistere alla tentazione, nonostante l’ora tarda e il clima rigido, di vedere come la perizia dei trasportatori avrebbe risolto l’imbocco di un cavalcavia o la svolta a gomito in una stretta strada di campagna.
Per ben due volte si è invertita la marcia, a Pizzighettone e a Cappella Cantone, manovrando i due carrelli motorizzati sui cui si ergeva monolitico il Toti.
L’arrivo a Corte Madama (Castelleone) è avvenuto alle 2.45. In totale 6 ore per coprire 30 km.
Due notti dopo (il viaggio è sempre stato effettuato di notte per ridurre al minimo i disagi per la circolazione) si presenta uno dei momenti più suggestivi del viaggio: l’attraversamento di una rotonda a Crema, quando, per scavalcare lo spartitraffico, è stato allestito uno scivolo provvisorio con assi di legno.
Le ruote dei carrelli possono infatti sopportare un dislivello massimo di 30 cm tra un asse e l’altro, e in molte situazioni, come accadrà nel centro di Milano, si deve intervenire con soluzioni ad hoc.
La notte successiva il convoglio affronterà il primo dei punti critici del percorso. La sfida tecnologica più grande del trasporto è portare sopra il delicato suolo milanese le 458 tonnellate del convoglio. Per vincerla sono state concepite soluzioni innovative, progettate su misura.
La sera del 12 agosto la pioggia comincia a cadere intensamente proprio mentre il convoglio accende i fari, alle 21.05.
La folla però non accenna a diminuire.
Ombrelli in controluce, passanti zuppi ma felici: vedere il sommergibile passare ormai è una malattia. Tutti rimangono al loro posto.
Gianni e Franco, autista e tecnico addetti al trasporto del sommergibile, sono stupefatti. È la prima volta che la partecipazione dei passanti al loro lavoro si fa tangibile.
La passione anima il loro operato, sono tecnici specializzati di lunga esperienza, ma affermano che questa è l’impresa più interessante della loro carriera.
Al terzo giorno ormai ci si conosce un po’ tutti e l’avventura è diventata collettiva. Poliziotti, ingegneri, museali, autisti, tecnici, militari e ammiratori o semplici passanti si trovano tutti insieme all’unico bar aperto per un caffè notturno; poi, via, tutti a prendere di nuovo il proprio posto nella storia.
È stata la notte delle soluzioni tecniche innovative.
Il convoglio ha affrontato il primo dei punti critici del percorso, in via Rogoredo: un attraversamento del Redefossi, corso d'acqua sotterraneo. Il canale fa parte della rete di collettori lunga 1407 km che scorre sotto Milano.
L'operazione ha fatto uso di speciali ponti mobili modulari, progettati ad hoc dall'ingegnere Maurizio Acito per il Comune di Milano.
I militari del Genio Pontieri si sono occupati del posizionamento.
L’abilità della squadra si è dimostrata sul campo, nel condurre un’operazione mai tentata prima, sotto i riflettori, creando all’impronta una metodologia da applicare nelle fasi seguenti, in tempi record nonostante gli imprevisti.
Il viaggio da Settala a Milano si è concluso dopo 9 ore e 5 minuti alla 6.10 del 13 agosto.
La periferia è diventata improvvisamente il centro, un'attrazione irresistibile per le decine di migliaia di persone che lungo tutto il giorno si sono recate in pellegrinaggio in via Toffetti, dove la città si sfilaccia, tra depositi dell'ortomercato e scambi ferroviari.
Il sommergibile è lì, parcheggiato davanti al palazzo dell'INPS, ma non sta andando in pensione. Si sta preparando al gran finale, la sfilata per Milano che lo consegnerà alla sua nuova vita museale.
Il Toti aspetta gli ultimi interventi per preparare il percorso più difficile, quello urbano, che prevede la rimozione o lo spostamento temporanei di marciapiedi, aiuole, pali di illuminazione, semafori, linee aeree di tram, filobus e treni.
La partenza è prevista per le 22.
L'ingresso del Toti al Museo la notte tra il 14 e il 15 agosto è stato trionfale, un avvenimento storico per Milano e una grande festa popolare. Il gigantesco convoglio che attraversava le vie cittadine ha poco a poco trasfigurato i contorni del paesaggio urbano, regalando a 150.000 persone l'occasione per una socialità diversa.
In quella occasione si è potuta vedere una Milano inconsueta, vissuta di notte e non di giorno, a lenti passi anziché nel traffico frenetico, tutti insieme per strada invece che costretti nelle proprie case o in ufficio.
Il sommergibile, diventato ormai definitivamente oggetto del Museo, ha svolto il suo primo compito in questa veste: creare meraviglia, attenzione per la nostra storia, prospettive diverse per il proprio orizzonte quotidiano.
La stessa cosa devono aver pensato le migliaia di visitatori che hanno deciso di trascorrere un Ferragosto diverso, venendo ad ammirarlo.

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