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giovedì 17 agosto 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 agosto.
Il 17 agosto 1982, in una fabbrica Philips nei pressi di Hannover, viene registrato il primo compact disc della storia, che conteneva l'album degli Abba, The Visitors.
La musica è qualcosa che, a differenza di altre forme artistiche e creative, tende per sua stessa natura all'immaterialità, alla temporaneità, all'effimero; vibrazioni nell'aria che, una volta passate, sembrano svanire nel nulla. E in antitesi a questa immaterialità da sempre, l'uomo, ha cercato di catturare, di fermare nella materia il suono.
La storia dei supporti audio è, dunque, la storia di questa ricerca.
Possiamo individuare nel fonografo il primo sistema in grado di registrare e riprodurre suoni.
Una primissima forma di fonografo, definito in realtà fonoautografo, nasce nel 1857 per opera di Leon Scott de Martinville; l'apparecchio si limitava in realtà a trascrivere graficamente le onde sonore su un supporto materiale (vetro annerito con fumo prima, carta poi), ma non era capace di riprodurre da queste suoni.
Il fonografo vero e proprio arriva invece nel 1877, ed è invenzione dell'americano Thomas Edison. Il supporto per la registrazione (e la riproduzione), inizialmente un foglio di stagno, era di forma cilindrica. Dieci anni più tardi fu il tedesco Emilie Berliner a introdurre la scrittura e la riproduzione su disco, invece che su cilindro. Per qualche tempo vennero proposte in commercio registrazioni in ambedue i formati (disco e cilindro), ma nei primi anni del 900 il disco incontrò un successo e una diffusione sempre maggiori, diventando poi l'unico supporto sul mercato.
Nel 1925 viene ufficialmente introdotto uno standard per la velocità dei dischi: 78 giri al minuto.
Gli originali dischi in gommalacca a 78 giri vengono sostituiti, a partire dal 1948, dai dischi in PVC (cloruro di polivinile, materiale più flessibile e resistente della gommalacca) a 33 giri: caratterizzati da un solco inciso di dimensioni nettamente minori (si parla infatti di microsolco), portarono la durata della registrazione oltre i 25 minuti per facciata, con un significativo incremento della stessa qualità audio.
Oltre agli LP (Long Playing) da 25-30 minuti per facciata, si diffusero anche i dischi a 45 giri (circa 5 minuti per facciata) e, per qualche tempo, furono sul mercato anche gli LLP a 16 giri (circa 60 minuti per facciata).
Sebbene fin dagli anni 30 fossero state ideate soluzioni tecniche per l'incisione e la riproduzione su due canali, la commercializzazione dei dischi stereofonici si affermò solo a partire dagli anni sessanta.
I dischi in vinile sono prodotti a partire da matrici metalliche mediante un sistema di stampaggio a caldo. Nel processo di incisione, in base alle caratteristiche tecniche del supporto stesso, viene utilizzato uno specifico filtro standard per attenuare la presenza di basse frequenze; nella riproduzione mediante giradischi, in fase di preamplificazione viene quindi applicata un'equalizzazione opposta (equalizzazione RIAA), che esalta la gamma bassa e attenua dolcemente gli alti contribuendo al sound caldo e morbido caratteristico del supporto.
La riproduzione dei dischi, tramite il giradischi (in origine chiamato grammofono), è ovviamente analogica: una puntina (in diamante o altro materiale sintetico) a contatto con il disco che ruota, vibra sulla base delle irregolarità presenti sul supporto stesso, vibrazioni che vengono quindi convertite in segnale elettrico.
La qualità audio è elevata e, in impianti di alto livello, viene ritenuta da molti appassionati superiore a quella del CD.
Indissolubilmente legato al disco in vinile (e in modo particolare all'LP) è il packaging: le copertine divengono parte dell'oggetto artistico stesso, grafiche e fotografie sono associate per sempre al contenuto musicale dell'album.
La musicassetta viene immessa sul mercato dalla Philips nel 1963. L'audio è inciso su un nastro magnetico contenuto all'interno di una struttura in plastica.
Sebbene la qualità audio fosse inizialmente scarsa e poco adatta all'ascolto musicale, questa aumentò progressivamente a partire dagli anni settanta, sia per le evoluzioni nella tecnologia del nastro magnetico stesso, sia come conseguenza della diffusione sul mercato di impianti per la riproduzione sempre migliori.
La musicassetta, come il disco, prevede un lato A e un lato B, dove possono essere contenute due tracce stereo (una per lato); la lunghezza del nastro, più sottile all'aumentare della stessa, è misurata in minuti (lato A+lato B; compresi fra i 30 e i 120 minuti i formati a maggiore diffusione).
Uno dei vantaggi fondamentali della musicassetta rispetto al disco in vinile è la disponibilità, anche su impianti economici, della registrazione audio: per la prima volta è offerta anche a livello amatoriale la possibilità di registrare audio, duplicare altre musicassette (o riversarvi audio da altre sorgenti), realizzare compilation personalizzate.
La cassetta rimarrà, a livello domestico, il supporto principale in questo senso fino alla diffusione dei masterizzatori per CD-R, verso la fine degli anni novanta.
I riproduttori di musicassette si diffondono fin dagli anni 70 anche sulle autoradio, mentre nel 1979 Sony introduce il Walkman, registratore portatile che avrà grandissimo successo commerciale.
In linea di massima, la qualità audio della musicassetta, anche nelle sue evoluzioni migliori, è generalmente considerata inferiore a quella del disco in vinile e del CD.
Caso a sé rappresenta il DAT (Digital Audio Tape), nastro digitale sviluppato da Sony e Philips, immesso sul mercato nella seconda metà degli anni ottanta. Sebbene offrisse una qualità audio elevata (paragonabile a quella del CD), il suo utilizzo è rimasto sostanzialmente confinato all'ambito professionale.
Il CD audio (Compact Disc Digital Audio) è introdotto da Sony e Philips nel 1980. Nato fondamentalmente come supporto prestampato (quindi di sola lettura), è costituito da un disco di piccole dimensioni (12 cm di diametro) in materiale plastico, contenente uno strato metallico; il suono è memorizzato in formato digitale praticando microcavità sulla superficie metallica del disco stesso, poi ricoperta da una pellicola protettiva.
La lettura del disco è ottica, ed è realizzata mediante un raggio un laser che viene riflesso in base alle caratteristiche della superficie del CD.
I CD audio prevedono audio stereofonico campionato a 44.1 kHz e 16 bit, per una durata massima di 74 minuti.
Il CD si è imposto, nel corso degli anni 80 e 90, quale nuovo formato di riferimento per l'ascolto musicale, sostituendo a livello commerciale il disco in vinile prima, e la musicassetta poi (con la diffusione a livello domestico dei masterizzatori per CD-R).
La qualità audio è elevata e caratterizzata da un audio estremamente pulito e dettagliato, sebbene molti audiofili lamentino la mancanza del sound caldo e morbido tipico dei sistemi analogici.
In particolare, i compact disc di prima generazione sono stati spesso accusati di eccessiva freddezza e sbilanciamento verso le alte frequenze, problematiche che si sono decisamente attenuate a partire dai primi anni 90, con l'introduzione di processi di mastering a 20 e 24 bit.
Lanciato dalla Sony nel 1992 con l'intenzione di trovare un sostituto moderno alla musicassetta (al tempo era impossibile masterizzare CD a livello domestico), il MiniDisk offriva una qualità audio molto vicina a quella del compact disc, unita alla possibilità di registrare e cancellare il contenuto un numero quasi infinito di volte, oltre a poter compiere alcune operazioni di editing sull'audio stesso.
Pensato anche come soluzione ideale per l'audio portatile, il MD racchiude e protegge il disco vero e proprio in una struttura di plastica rigida di piccole dimensioni (circa 7 cm per lato).
Il MD è un supporto magneto-ottico, dove l'audio è memorizzato in formato digitale compresso (ATRAC, un algoritmo proprietario di Sony); un disco può contenere fino a 74 minuti di musica.
Il MiniDisc, nonostante l'indubbia versatilità e l'ottima qualità audio, non ha mai ottenuto il successo sperato: da un lato la diffusione dei masterizzatori per CD-R a livello domestico prima, e dei formati audio liquidi poi, ne hanno ridimensionato i vantaggi sul piano pratico; dall'altro, l'elevato costo dei registratori MD ne ha limitato la diffusione durante gli anni 90.

mercoledì 16 agosto 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 agosto.
Il 16 agosto 1980 hanno inizio gli scioperi in Polonia promossi dal sindacato Solidarnosc e dal suo leader, Lech Walesa.
Solidarnosc era il sindacato polacco indipendente e autogestito, sorto dal movimento operaio organizzatosi e maturato in modo alternativo ai sindacati ufficiali promossi dal governo comunista; pur raggruppando elementi della sinistra laica e riformista, esso si appoggiava alla cultura solidaristica cattolica, rivitalizzata dall'elezione del primo papa polacco della storia e dalla sua visita in Polonia del giugno 1979. Nell'estate 1980 il governo polacco decretò pesanti rincari e razionamenti dei generi di prima necessità per far fronte alla gravissima crisi economica in cui il Paese era precipitato. La risposta dei lavoratori non si fece attendere: decine di fabbriche furono occupate, seguendo l'esempio dei cantieri navali “Lenin” di Danzica. Leader della protesta era un ex elettricista di nome L. Wałesa, licenziato alcuni mesi prima per aver tentato di creare un sindacato indipendente. I cantieri di Danzica divennero la sede del Comitato centrale di tutti gli scioperanti polacchi, riunitisi in un unico sindacato, denominato appunto Solidarność (Solidarietà); al termine di un estenuante braccio di ferro con le autorità, il 30 agosto e il 3 settembre 1980 vennero firmati gli accordi di Danzica, in 21 punti, grazie ai quali veniva riconosciuto il diritto di sciopero e veniva accettata la costituzione di un sindacato indipendente dal Partito comunista. Il nuovo sindacato così sorto nel settembre 1980 crebbe rapidamente (oltre dieci milioni di iscritti in breve tempo) diventando di fatto un centro di potere alternativo, incompatibile col sistema comunista polacco. La situazione continuò a deteriorarsi, finché nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1981 il generale W. Jaruzelski, che dal 18 ottobre precedente riuniva in sé la carica di ministro della Difesa, segretario del Partito comunista e capo del governo, compì un colpo di stato. Forte dell'appoggio dell'Unione Sovietica, egli impose la legge marziale, su tutto il territorio polacco, facendo sospendere i diritti costituzionali, rendendo nulli gli accordi di Danzica e facendo internare Wałesa (eletto nel frattempo presidente del sindacato) assieme a migliaia di militanti. Nel corso del 1982, tuttavia, la società polacca, confortata dalla solidarietà internazionale, operò una resistenza quotidiana che affiancava quella attiva sostenuta dalla costituita direzione clandestina di Solidarność. Nel maggio furono sciolti tutti i sindacati, fino ad allora sospesi, ma nell'autunno successivo, grazie anche all'attiva mediazione della Chiesa cattolica, si ebbe un momento di distensione che condusse alla liberazione di Wałesa e alla sospensione dello stato di guerra (poi abolito nel luglio 1983). Sebbene fossero ormai pochi a credere a una possibile rinascita di Solidarność, Wałesa, cui venne assegnato nell'ottobre 1983 il premio Nobel per la pace, riuscì a trovare spazi d'azione e di dialogo non violento, nonostante episodi come il rapimento e l'assassinio di padre Popiełuszko da parte di agenti della polizia politica. Le amnistie e la liberazione dei prigionieri politici, i nuovi pellegrinaggi polacchi del papa, il fallimento del referendum voluto dal governo nel 1987 e osteggiato dal sindacato, riorganizzatosi informalmente, prepararono gli scioperi della primavera del 1988; nell'agosto seguente furono ripresi i contatti ufficiali tra le parti sociali e si avviò una tavola rotonda tra governo e opposizione che si raccolse intorno a un Comitato civico. La condizione era un nuovo riconoscimento ufficiale di Solidarność, riconoscimento che avvenne nell'aprile 1989. Gli accordi della tavola rotonda, sviluppatisi in un clima internazionale che già lasciava intravedere la crisi definitiva dei regimi comunisti dell'Europa orientale, prevedevano elezioni parzialmente libere: al Senato, nel giugno 1989 furono eletti 99 candidati di Solidarność su 100 seggi. Intorno al sindacato si coagulò infatti una vera forza politica; l'elezione di Jaruzelski come primo presidente della Repubblica polacca fu possibile grazie all'appoggio di alcuni parlamentari di Solidarność, che nel maggio 1990 colse un nuovo successo elettorale attraverso i suoi Comitati civici. Intanto un uomo proposto da Wałesa, ancora presidente del sindacato, T. Mazowiecki, era diventato primo ministro (settembre 1989). Quando, infine, Jaruzelski rimise il mandato al Parlamento, Wałesa venne eletto democraticamente e a suffragio universale presidente della Repubblica (1990) col 74% dei voti. Mentre per il leader sindacale iniziava una nuova fatica di mediatore tra i tanti partiti rifioriti nella lotta politica, per Solidarność si apriva una nuova fase, rivolta a ricostruire la propria identità di sindacato in un sistema pluralista, alle prese, in una economia di mercato incerta e squilibrata, con inflazione e disoccupazione. Gli anni Novanta, comunque, vedevano un declino della politica di Solidarność che, a eccezione delle elezioni parlamentari del 1997, non riusciva a riscuotere il favore dell'elettorato polacco sia nelle consultazioni politiche del 1993, sia nelle presidenziali del 1995 e del 2000, nelle quali il suo leader Wałesa non otteneva la vittoria. Infatti le presidenziali del 2000 determinavano il trionfo di A. Kwasniewski, leader degli ex comunisti dell'Alleanza per la Sinistra Democratica (SLD), per cui Wałesa decideva di abbandonare la vita politica; da allora tiene lezioni di storia e politica in varie università dell'Europa centrale.

martedì 15 agosto 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 agosto.
Il 15 agosto 1328 la famiglia Gonzaga prende possesso della città di Mantova.
Quanto più una famiglia è rinomata ed illustre, tanto diverse sono le opinioni degli storici su di essa. Non fa eccezione quella dei Gonzaga in quanto alcuni affermano che fossero giunti dalla Germania all'era di Carlo Magno, altri che discendessero dalla stirpe Gongiga, nobili Longobardi. Molto più realistica sembra invece la provenienza quali soldati, da membri cadetti della famiglia Corradi, a guardia dell'antichissimo borgo Gonzaga e del grande Monastero di Canossa, anche se il Sansovino, nel suo trattato dell'Origine delle Famiglie Illustri d'Italia, sostiene che questa famiglia provenisse dalla Toscana, fosse poi passata in Lombardia e avesse acquistato le città di Modena e di Reggio, assumendo il titolo comitale.
L'ascesa dei Gonzaga inizia con la presa del potere a Mantova di LUIGI GONZAGA il 15 agosto 1328, che viene eletto Capitano del popolo. In effetti si trattò di una congiura ai danni dell'amico e padrone Rinaldo Bonacolsi, detto il Passerino, che era stato eletto Vicario Imperiale di Mantova da Enrico VII.
La famiglia Bonacolsi, con Rinaldo, una volta eliminati i propri nemici, pensò di essere intoccabile. Male gliene incolse, perché i Gonzaga incominciavano ormai a prosperare all'ombra della famiglia dominante. Alla morte del Passerino che maltrattava le sue genti, e procurata dallo stesso Luigi, il Gonzaga fu proclamato a furor di popolo, Salvatore e Signore di Mantova.
In verità sembra che i Gonzaga già nel XIII secolo incominciassero a farsi notare come giudici, oculati amministratori ed ambasciatori. Pertanto godranno della benevolenza e dell'amicizia dei Bonacolsi, quali amici "fidati" al punto che Luigi poté entrare in Mantova cogliendo di sorpresa il Bonacolsi con l'aiuto di truppe scaligere e di Guglielmo da Castelbarco. Di questa esperienza i Gonzaga fecero tesoro non abbassando mai la guardia ed anzi cercando di ampliare la base familiare con legami di parentela e di clientela.
Tra il 1339 ed il 1358 i Gonzaga aumentano notevolmente il patrimonio fondiario (terreni, case, mulini) e la loro ricchezza sarà all'inizio del XVI secolo pari ad un decimo del territorio mantovano. Si arricchiscono pure durante le guerre tra Venezia e Milano, sia da un punto di vista fondiario che monetario e la stessa città di Mantova, con il benessere si allarga con l'avvento di nuove famiglie e splendide costruzioni edilizie. Ottimi i rapporti con la vicina Venezia, che in perpetua guerra col Turco, comperava il grano della pianura e con il ricavato, i Gonzaga reinvestivano ad interesse nella stessa Venezia.
Mentre Luigi fu un eletto dal popolo, già alla seconda generazione, si passò dalla signoria al marchesato sotto Gianfrancesco (1444), al ducato con Federico II (1530) con possibilità di avvicinarsi vieppiù alla maestà dell'Imperatore. Per avere sempre più rappresentatività vengono chiamati a Corte nomi di illustri statisti ed artisti, perché ormai il Signore di Mantova è accettato alla Corte delle famiglie più illustri e a quella dei re.
Fra la fine del quattrocento e quella del cinquecento (con Isabella d'Este e Vincenzo Gonzaga) la dinastia e la stessa società urbana vivono il loro periodo migliore. Fioriscono le arti della lana e della seta; aumentano le fortune pecuniarie della Corte; l'acquisizione del Monferrato rivela essere un affare veramente proficuo per le casse dello stato (nozze fra Federico e Margherita Paleologa); la stessa presenza di Francia e Spagna sul territorio italiano permettono nuove occasioni di crescita di nobiltà e di ricchezza. In questo periodo sono chiamati a Corte il Pisanello, il Domenichino, Dosso Dossi, Rubens e Andrea Mantegna.
Al culmine della loro potenza, anche per l'efficace politica parentale, il dominio dei Gonzaga si estendeva oltre a Mantova e Casale, a Guastalla (1557-1746), a Novellara e Bagnolo (1644-1678), a Sabbioneta (1550-1637), a Pomponesco (1580-1609), a Bozzolo (1593-1670), a Castiglione delle Stiviere (1562-1723), a Solferino (1638-1680), a San Martino (1614-1670).
Ma tanta magnificenza è scaricata soprattutto sulla tassazione delle popolazioni rurali con lo sfruttamento dei contadini. Vi è perciò grande malessere nelle campagne con l'incremento dei privilegi dei nobili e degli ecclesiastici. Vi furono perciò tutta una serie di ribellioni, duramente represse dalle milizie, che durarono fino alla fine dell'egemonia gonzaghesca.
In verità il terzo duca, Guglielmo (1550-1587), educato alla carriera ecclesiastica, e giunto al governo casualmente, in seguito alla morte del fratello Francesco, riduce fortemente le spese e gli sprechi della Corte, privilegiando la sola musica. Aumenta il corpo diplomatico, potendo diminuire in tal modo le spese militari e di conseguenza aumenta le entrate fiscali senza imporre nuovi balzelli e tributi. Egli sarà l'ultimo della casata gonzaghesca ad essere ancora ben presente in uno scenario politico, dominato ormai dalle grandi potenze straniere.
Col XVII secolo, il ruolo di Stato diviene sempre più marginale, pur imponendo costi crescenti, riflettentisi soprattutto sulla popolazione rurale. Con Vincenzo I (1562-1612) vi sono segni importanti di declino (ritorno ad una corte fastosa, elevate spese di rappresentanza del Duca, fine di una neutralità con costosissime imprese militari contro i turchi, costruzione della cittadella di Casale Monferrato). Tutto ciò costringe il Gonzaga ad aumentare l'imposizione ai sudditi, ad indebitarsi egli stesso e a cedere molte delle sue terre, creando feudi a favore di famiglie mantovane e non, che si erano arricchite con le magistrature ed i commerci. Così le rendite della famiglia decrescono sensibilmente, al punto che un ignoto cortigiano consiglierà Ferdinando, successo a Vincenzo, di restringersi economicamente in modo da parificare entrate ed interessi e che Daniele Nys si offre di acquistare una parte della sua notevole collezione di quadri, venduta poi ad un prezzo irrisorio a Carlo I d'Inghilterra.
La situazione familiare si aggraverà ancora alla morte dell'ultimo duca Vincenzo II (1594-1627), malgrado nuovi tentativi economico-matrimoniali con i Savoia sul contenzioso apertosi per il Monferrato, ed alla devoluzione dello Stato a Carlo I Gonzaga-Nevers, nipote di Ludovico, terzogenito di Margherita Paleologa, che nel 1549 era stato inviato, su insistenza della madre, al servizio del Delfino di Francia e che divenne così VIII duca di Mantova e VI del Monferrato.
L'avvento del ramo collaterale della famiglia sarà il più brutto periodo della storia mantovana. Vi sarà infatti la guerra per la successione di Mantova e del Monferrato, con il sacco della città da parte dei lanzichenecchi (1629-1630). Mantova era considerata quasi imprendibile perché posta in mezzo alle paludi, poi in parte bonificate, ma rese di nuovo attive con la discesa dei lanzichenecchi, che fecero tagli agli argini per prendere la città. Questi fatti ridurranno il mantovano in estrema miseria: la città devastata, i villaggi saccheggiati, i campi incolti. Seguì inoltre una rilevante immigrazione di avventurieri e di nuovi contadini che, a causa dello scadimento dell'autorità statale e della dissennata prodigalità degli ultimi Gonzaga, portarono alla cacciata di Ferdinando Carlo con l'arrivo delle truppe e degli amministratori absburgici, che relegarono la città ai confini dell'impero.
Dal 1707 al 1797, Mantova visse di nuove iniziative sia pubbliche che private, fino all'avvento delle truppe napoleoniche, che la sommersero di tasse e trafugarono in Francia magnifici reperti. Alla morte di Napoleone, ritornò la dominazione austriaca che fece di Mantova una città del Quadrilatero e la relegò a città di confine. Nel 1866 divenne finalmente parte dello Stato Italiano.

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