Buongiorno, oggi è il 21 giugno.
Il 21 giugno 2001 gli Stati Uniti emettono un francobollo commemorativo di Frida Khalo, mai prima d'allora ne era stato emesso uno in ricordo di una donna ispanica.
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacán (Messico) ed è la figlia di Wilhelm Kahlo, a cui è molto legata affettivamente, uomo semplice e simpatico, ebreo, amante della letteratura e della musica e pittore emigrato in Messico dall'Ungheria. Non è ricco e quindi esercita vari mestieri, tra cui il commesso in una libreria, con alterna fortuna, poi diventa un fotografo di talento e probabilmente ispira alla figlia Frida un certo modo di "inquadrare" l'immagine.
Appena giunge in Messico, Wilhelm Kahlo cambia il suo nome in Guillermo e dopo un primo matrimonio da cui resta vedovo si sposa nel 1898 con Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indios, nata a Oaxaca, antichissima città azteca. I due sposi hanno quattro figli e Frieda è la figlia più vivace e ribelle dei quattro.
Una volta adulta, cambierà il nome originario Frieda - nome assai usuale in Germania che discende dalla parola "Fried" e che significa "pace" - in Frida per contestare la politica nazista della Germania.
Frida Kahlo è senza ombra di dubbio la pittrice messicana più famosa ed acclamata di tutti i tempi, diventata famosa anche per la sua vita tanto sfortunata quanto travagliata. Sostiene di essere nata nel 1910, "figlia" della rivoluzione messicana e del Messico moderno. La sua attività artistica troverà grande rivalutazione dopo la sua morte, in particolare in Europa con l'allestimento di numerose mostre.
Alla nascita Frida è affetta da spina bifida, che i genitori e le persone intorno a lei scambiano per poliomielite, essendone affetta anche la sorella minore; fin dall'adolescenza manifesta talento artistico ed uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale. Da questo contesto nascerà il tema dell'autoritratto. Il primo che dipinge è per il suo amore adolescenziale, Alejandro. Nei suoi ritratti raffigura molto spesso gli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali è il grave incidente di cui rimane vittima nel 1925 mentre viaggia su un autobus e a causa del quale riporta la frattura del bacino.
I postumi di quell'incidente (un palo le avrebbe perforato il bacino e a causa delle ferite sarebbe stata sottoposta nel corso degli anni a trentadue interventi chirurgici) condizioneranno la sua salute per tutta la vita, ma non la sua tensione morale. Frida si dedica con passione alla pittura e nonostante il dolore fisico e psichico dei postumi dell'incidente, continua ad essere la ragazza ribelle, anticonformista e vivacissima che era stata prima.
Dimessa dall'ospedale viene costretta a mesi di riposo nel suo letto di casa con il busto ingessato. Questa circostanza forzata la spinge a leggere tanti libri, molti dei quali sul movimento comunista, ed a dipingere.
Il suo primo soggetto è il suo piede che riesce ad intravedere tra le lenzuola. Per sostenere questa passione i genitori le regalano un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che possa vedersi, e dei colori; è qui che inizia la serie di autoritratti. Dopo che le viene rimosso il gesso, Frida Kahlo recupera la capacità di camminare, nonostante i forti dolori che sopporterà e che la accompagneranno per tutti gli anni a venire.
Porta i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore murale dell'epoca, per avere una sua critica. Rivera è un uomo alto, grasso, imponente, che va in giro con dei vecchi pantaloni, una camicia scialba, un vecchio cappello, ha un temperamento geniale, allegro, irruento, famoso per essere un grande conquistatore di donne bellissime e un comunista appassionato. Questi rimane colpito molto positivamente dallo stile moderno della giovane artista tanto che la avvicina alla sua ala e la introduce nella scena politica e culturale messicana.
Frida diventa un'attivista del partito comunista partecipando a molteplici manifestazioni e nel frattempo si innamora dell'uomo che diventa la sua "guida" professionale e di vita; nel 1929 sposa Diego Rivera - per lui è il terzo matrimonio - pur sapendo dei continui tradimenti di cui sarebbe stata vittima. Lei, dal canto suo, lo ripagherà allo stesso modo, anche con esperienze bisessuali.
In quegli anni al marito Rivera sono ordinati alcuni lavori negli USA, come il muro all'interno del Rockefeller Center di New York, o gli affreschi per la fiera internazionale di Chicago. A seguito dello scalpore suscitato dall'affresco nel Rockefeller Center, in cui un operaio è raffigurato palesemente col volto di Lenin, gli vengono revocati i mandati di tali incarichi. Nello stesso periodo in cui la coppia soggiorna a New York, Frida rimane incinta: a gravidanza inoltrata avrà un aborto spontaneo a causa dell'insufficienza del suo fisico a sopportare una gestazione. Questo accaduto la sconvolge molto, tanto che decide di tornare in Messico con il marito.
I due decidono di vivere in due case separate collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi "artistici". Divorziano nel 1939 a causa del tradimento di Rivera con la sorella di Frida.
Non passa molto tempo e i due si riavvicinano; si risposano nel 1940 a San Francisco. Da lui assimila uno stile intenzionalmente "naïf" che porta Frida a dipingere piccoli autoritratti stimolati all'arte popolare e ai folclori precolombiani. Il suo obiettivo è di affermare in maniera inequivocabile la propria identità messicana ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native.
L'afflizione maggiore dell'artista è quella di non aver avuto figli. Dell'appassionata (e all'epoca discussa) storia d'amore con Diego Rivera è testimone un diario personale di Frida Kahlo. Le cronache dicono che abbia avuto numerosi amanti, di ambo i sessi, con personaggi di spicco che non passano inosservati come il rivoluzionario russo Lev Trotsky ed il poeta André Breton. E' molto amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti.
La vita e le opere della pittrice messicana Frida Kahlo esercitano un grandissimo fascino artistico e un forte impatto emotivo. Per alcuni questa artista coraggiosa sarà ricordata nei tempi come la più grande pittrice del Novecento.
Tre importanti esposizioni le sono dedicate nel 1938 a New York, nel 1939 a Parigi e nel 1953 a Città del Messico. Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, ormai in cancrena. Morì di polmonite bronchiale il 13 luglio 1954. Fu cremata e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo, meta di migliaia e migliaia di visitatori; è rimasta intatta, così come volle Diego Rivera che la lasciò al Messico. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: "Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più." Casa Azul è una casa meravigliosa, semplice e bellissima, con muri colorati, luce e sole, piena di vita e di forza interiore come fu la sua proprietaria.
Il titolo dell'album della band Britannica dei Coldplay del 2009 intitolato Viva la Vida or Death and All His Friends si ispira ad una celebre frase che la Kahlo scrisse sul suo ultimo quadro 8 giorni prima della sua morte. Il frontman della band Chris Martin commentò così la scelta del titolo: « Lei è sopravvissuta alla poliomielite, ad una spina dorsale rotta e un male cronico per decenni. Ha avuto un sacco di problemi e poi ha iniziato questo grande quadro a casa sua che diceva Viva La Vida. Mi è piaciuta questa audacia. »
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martedì 21 giugno 2022
lunedì 20 giugno 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 20 giugno.
Il 20 giugno 1963 viene istituita la cosiddetta "linea rossa", una linea telefonica che mettesse immediatamente e direttamente in comunicazione il Presidente degli Stati Uniti d'America con il Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, al fine di evitare un disastro planetario durante il periodo della Guerra Fredda.
Alla fine della seconda guerra mondiale le truppe americane, inglesi, francesi e sovietiche hanno occupato il suolo tedesco, una parte del quale fu ceduto alla Polonia. Fra il 1947 e il 1949 USA, Gran Bretagna e Francia hanno unificato le rispettive zone, mentre nella sua zona l’URSS ha dato il via a misure economiche e politiche miranti alla costituzione di una repubblica tedesca comunista. Nel 1949 si assisteva così alla formazione di due distinte Germanie: ad ovest veniva costituita la Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn, mentre ad est si formava la Repubblica Democratica Tedesca con capitale Berlino. L’aspetto che la Germania andava assumendo rispecchiava una situazione più generale: attorno alle due grandi potenze vincitrici si erano formati due blocchi di stati. Ad Occidente, Francia e Gran Bretagna erano economicamente dipendenti dal colosso USA, che faceva sentire il suo peso su paesi come l’Italia, da esso liberati. Ad Oriente sorgevano regimi comunisti nei paesi liberati dall’Armata Rossa.
Usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Stati Uniti costituivano ormai le due maggiori potenze del mondo. Ma, a causa della diversità dei loro sistemi politici ed economici, non riuscivano a trovare un accordo. La tensione tra i due blocchi tuttavia non si è mai trasformata in un conflitto militare diretto, pur restando forte per circa mezzo secolo.
Il termine “guerra fredda” è stato introdotto nel 1947 dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann, per descrivere il sorgere delle tensioni tra due alleati della seconda guerra mondiale. Il termine sintetizza in modo efficace la situazione che si stava delineando: in un pianeta dominato da due potenze, entrambe in lizza per il primato e per l’egemonia mondiale, e radicalmente contrapposte sul piano ideologico, il conflitto sembrava inevitabile. Il mondo dove due contendenti avevano armamenti tali che una guerra avrebbe avuto conseguenze intollerabili anche per il “vincitore”, il conflitto era impraticabile. Si determinò così una situazione di “guerra fredda”: guerra, perché la contrapposizione tra i contendenti sembrava un vero e proprio conflitto e perché all’interno dei paesi coinvolti si delineava una mobilitazione militare, economica e psicologica “di guerra”; Fredda, perché le armi, che continuavano ad essere prodotte e accumulate, non potevano essere usate. Con “guerra fredda” si indica quindi tutto l’assetto mondiale dall’immediato dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta. Questo lungo periodo ha avuto 3 fasi:
.- la prima di “guerra fredda” vera e propria, durata dal 1947 ai primi anni sessanta;
- la seconda, detta la fase di “distensione”, negli anni sessanta e nei primi anni settanta;
- la terza, dopo il 1973, che rappresenta una nuova fase di tensione internazionale basata però su strumenti in parte nuovi.
Negli anni della guerra fredda USA ed URSS cercarono di estendere le proprie zone di influenza, sostenendo governi a loro favorevoli in diverse parti del mondo. La fase più critica e potenzialmente pericolosa resta quella compresa fra gli anni cinquanta e gli anni settanta. Dai primi anni ottanta si è messo in moto fra i due blocchi un graduale processo di distensione e disarmo. Convenzionalmente si indica la fine di questo periodo con la caduta del Muro di Berlino avvenuta il 9 novembre 1989. Con la successiva caduta dell'Unione Sovietica nel 1991 la situazione di guerra fredda è stata considerata superata, anche se negli ultimi anni ci sono stati episodi di contrapposizione tra gli Stati Uniti e la Russia: tra il 2006 e 2007, ad esempio, i rapporti tra i due paesi sono diventati più tesi a causa di questioni riguardanti lo Scudo spaziale e il trattato Nato contro la proliferazione di armi convenzionali in Europa. Oggi, con le tensioni nella gestione della situazione in Siria, e la guerra russo-ucraina, nuovi attriti ricominciano a a minacciare il futuro del pianeta.
Il 20 giugno 1963 viene istituita la cosiddetta "linea rossa", una linea telefonica che mettesse immediatamente e direttamente in comunicazione il Presidente degli Stati Uniti d'America con il Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, al fine di evitare un disastro planetario durante il periodo della Guerra Fredda.
Alla fine della seconda guerra mondiale le truppe americane, inglesi, francesi e sovietiche hanno occupato il suolo tedesco, una parte del quale fu ceduto alla Polonia. Fra il 1947 e il 1949 USA, Gran Bretagna e Francia hanno unificato le rispettive zone, mentre nella sua zona l’URSS ha dato il via a misure economiche e politiche miranti alla costituzione di una repubblica tedesca comunista. Nel 1949 si assisteva così alla formazione di due distinte Germanie: ad ovest veniva costituita la Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn, mentre ad est si formava la Repubblica Democratica Tedesca con capitale Berlino. L’aspetto che la Germania andava assumendo rispecchiava una situazione più generale: attorno alle due grandi potenze vincitrici si erano formati due blocchi di stati. Ad Occidente, Francia e Gran Bretagna erano economicamente dipendenti dal colosso USA, che faceva sentire il suo peso su paesi come l’Italia, da esso liberati. Ad Oriente sorgevano regimi comunisti nei paesi liberati dall’Armata Rossa.
Usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Stati Uniti costituivano ormai le due maggiori potenze del mondo. Ma, a causa della diversità dei loro sistemi politici ed economici, non riuscivano a trovare un accordo. La tensione tra i due blocchi tuttavia non si è mai trasformata in un conflitto militare diretto, pur restando forte per circa mezzo secolo.
Il termine “guerra fredda” è stato introdotto nel 1947 dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann, per descrivere il sorgere delle tensioni tra due alleati della seconda guerra mondiale. Il termine sintetizza in modo efficace la situazione che si stava delineando: in un pianeta dominato da due potenze, entrambe in lizza per il primato e per l’egemonia mondiale, e radicalmente contrapposte sul piano ideologico, il conflitto sembrava inevitabile. Il mondo dove due contendenti avevano armamenti tali che una guerra avrebbe avuto conseguenze intollerabili anche per il “vincitore”, il conflitto era impraticabile. Si determinò così una situazione di “guerra fredda”: guerra, perché la contrapposizione tra i contendenti sembrava un vero e proprio conflitto e perché all’interno dei paesi coinvolti si delineava una mobilitazione militare, economica e psicologica “di guerra”; Fredda, perché le armi, che continuavano ad essere prodotte e accumulate, non potevano essere usate. Con “guerra fredda” si indica quindi tutto l’assetto mondiale dall’immediato dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta. Questo lungo periodo ha avuto 3 fasi:
.- la prima di “guerra fredda” vera e propria, durata dal 1947 ai primi anni sessanta;
- la seconda, detta la fase di “distensione”, negli anni sessanta e nei primi anni settanta;
- la terza, dopo il 1973, che rappresenta una nuova fase di tensione internazionale basata però su strumenti in parte nuovi.
Negli anni della guerra fredda USA ed URSS cercarono di estendere le proprie zone di influenza, sostenendo governi a loro favorevoli in diverse parti del mondo. La fase più critica e potenzialmente pericolosa resta quella compresa fra gli anni cinquanta e gli anni settanta. Dai primi anni ottanta si è messo in moto fra i due blocchi un graduale processo di distensione e disarmo. Convenzionalmente si indica la fine di questo periodo con la caduta del Muro di Berlino avvenuta il 9 novembre 1989. Con la successiva caduta dell'Unione Sovietica nel 1991 la situazione di guerra fredda è stata considerata superata, anche se negli ultimi anni ci sono stati episodi di contrapposizione tra gli Stati Uniti e la Russia: tra il 2006 e 2007, ad esempio, i rapporti tra i due paesi sono diventati più tesi a causa di questioni riguardanti lo Scudo spaziale e il trattato Nato contro la proliferazione di armi convenzionali in Europa. Oggi, con le tensioni nella gestione della situazione in Siria, e la guerra russo-ucraina, nuovi attriti ricominciano a a minacciare il futuro del pianeta.
domenica 19 giugno 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 giugno.
Il 19 giugno 1901 nasce a Torino Piero Gobetti.
Altissima figura di intellettuale liberale e antifascista, Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Vissuto solo venticinque anni, perché le aggressioni fasciste ne stroncano la giovane esistenza, Piero Gobetti ha lasciato indubbiamente un segno indelebile nella storia nazionale, come intellettuale e come organizzatore di cultura.
Figlio di genitori di origine contadina trasferitisi da pochi anni nel capoluogo piemontese per iniziare un piccolo commercio, dopo una brillantissima carriera scolastica, nel 1918 Piero si diploma al liceo Gioberti.
Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza ma già nel novembre dello stesso anno fa uscire il primo numero di "Energie Nove", rivista di ispirazione salveminiana e crociana, di cui è fondatore e direttore.
Nel 1919 è animatore del gruppo torinese degli unitari, che rappresenta al congresso fiorentino dell'aprile, ove nasce la Lega democratica per il rinnovamento della politica nazionale. Rifiuta la direzione de "l'Unità" propostagli da Salvemini, e riprende la pubblicazione di "Energie Nove", interrotta alcune settimane prima (in questa seconda serie, come ricorderà alcuni anni più tardi, "cercò di chiarire concetti e problemi che rimanevano oscuri nell'insegnamento de "l'Unità""); nel luglio scrive sulla rivoluzione russa, proponendone una originalissima interpretazione (la rivoluzione bolscevica come rivoluzione liberale).
La sua collaborazione a numerosi giornali e periodici del tempo, tra cui sono da annoverare "Conscientia", "Il Lavoro", "L'Educazione nazionale", "Poesia ed arte", "L'Ora" di Palermo, "Il Popolo romano" e "Il Resto del Carlino", è sempre intensissima.
Nel 1921 approda all"'Ordine Nuovo", organo della minoranza comunista della sezione torinese del Psi. Sulle pagine del quotidiano comunista Gobetti (che si firma con lo pseudonimo di Giuseppe Baretti) scrive di letteratura e di teatro. Famose sono le sue stroncature che colpiscono alcuni fra i maggiori attori dell'epoca, da Ermete Zacconi ad Alda Borelli, da Maria Melato a Gandusio. Fanno eccezione soltanto la Duse e la Gramatica. Degne di nota sono le sue originali intuizioni attorno ai drammi ibseniani e shakespeariani, dei quali egli riesce a fornire sempre inedite chiavi interpretative attraverso un acuto processo di composizione e ricomposizione.
Nel 1922, ricollegandosi idealmente all'esperienza di "Energie Nuove", fonda il settimanale "Rivoluzione Liberale" che intende porsi come voce di un'opera rinnovatrice, in cui siano protagoniste sia le élites intellettuali della borghesia, sia le coscienze più attive del proletariato. Sotto il fascismo la rivista diviene organo dell'antifascismo militante e subisce una forte repressione. Nel settembre 1924 Gobetti viene selvaggiamente aggredito, tuttavia due mesi dopo dà vita ad una nuova rivista, "Il Baretti", oltre a nuova casa editrice, la "Piero Gobetti editore", con la quale pubblicherà, fra l'altro, la prima edizione della raccolta poetica "Ossi di seppia" di Eugenio Montale. Con questa rivista Gobetti mira a trasferire sul piano culturale e letterario quella opposizione che sul piano politico è ormai impossibile.
Non a caso attorno a "Il Baretti" si raccolgono le migliori menti della giovane letteratura. Gobetti in poco meno di un anno riesce a catalizzare intorno alla rivista e alle sue attività editoriali le firme di Amendola, Debenedetti, Sapegno, Tilgher, Missiroli, Pea e il già citato Montale. "Il Baretti" si segnala come erede di quella tradizione illuminista che aveva guidato il paese fino alle soglie della vicenda risorgimentale.
Oltre all'intenso impegno culturale svolto in campo pubblicistico, Piero Gobetti si dedica anche agli studi su Vittorio Alfieri e a un'interessante ricognizione sulla letteratura russa. Spiccato è inoltre il suo interesse nei confronti della pittura, in particolare dell'arte di Casorati. Dopo una vita svolta all'insegna di un impegno costantemente militante e di un'assoluta integrità morale, accompagnata da una grande sensibilità verso le più importanti problematiche sociali, e dopo un ulteriore pestaggio fascista dell'anno prima, in cui viene lasciato esanime sulla porta di casa, nel 1926 sceglie l'esilio a Parigi. Mai più riavutosi dalle ferite, una bronchite lo stronca nella notte del 15 febbraio.
È sepolto nel cimitero parigino del Père Lachaise.
Il 19 giugno 1901 nasce a Torino Piero Gobetti.
Altissima figura di intellettuale liberale e antifascista, Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Vissuto solo venticinque anni, perché le aggressioni fasciste ne stroncano la giovane esistenza, Piero Gobetti ha lasciato indubbiamente un segno indelebile nella storia nazionale, come intellettuale e come organizzatore di cultura.
Figlio di genitori di origine contadina trasferitisi da pochi anni nel capoluogo piemontese per iniziare un piccolo commercio, dopo una brillantissima carriera scolastica, nel 1918 Piero si diploma al liceo Gioberti.
Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza ma già nel novembre dello stesso anno fa uscire il primo numero di "Energie Nove", rivista di ispirazione salveminiana e crociana, di cui è fondatore e direttore.
Nel 1919 è animatore del gruppo torinese degli unitari, che rappresenta al congresso fiorentino dell'aprile, ove nasce la Lega democratica per il rinnovamento della politica nazionale. Rifiuta la direzione de "l'Unità" propostagli da Salvemini, e riprende la pubblicazione di "Energie Nove", interrotta alcune settimane prima (in questa seconda serie, come ricorderà alcuni anni più tardi, "cercò di chiarire concetti e problemi che rimanevano oscuri nell'insegnamento de "l'Unità""); nel luglio scrive sulla rivoluzione russa, proponendone una originalissima interpretazione (la rivoluzione bolscevica come rivoluzione liberale).
La sua collaborazione a numerosi giornali e periodici del tempo, tra cui sono da annoverare "Conscientia", "Il Lavoro", "L'Educazione nazionale", "Poesia ed arte", "L'Ora" di Palermo, "Il Popolo romano" e "Il Resto del Carlino", è sempre intensissima.
Nel 1921 approda all"'Ordine Nuovo", organo della minoranza comunista della sezione torinese del Psi. Sulle pagine del quotidiano comunista Gobetti (che si firma con lo pseudonimo di Giuseppe Baretti) scrive di letteratura e di teatro. Famose sono le sue stroncature che colpiscono alcuni fra i maggiori attori dell'epoca, da Ermete Zacconi ad Alda Borelli, da Maria Melato a Gandusio. Fanno eccezione soltanto la Duse e la Gramatica. Degne di nota sono le sue originali intuizioni attorno ai drammi ibseniani e shakespeariani, dei quali egli riesce a fornire sempre inedite chiavi interpretative attraverso un acuto processo di composizione e ricomposizione.
Nel 1922, ricollegandosi idealmente all'esperienza di "Energie Nuove", fonda il settimanale "Rivoluzione Liberale" che intende porsi come voce di un'opera rinnovatrice, in cui siano protagoniste sia le élites intellettuali della borghesia, sia le coscienze più attive del proletariato. Sotto il fascismo la rivista diviene organo dell'antifascismo militante e subisce una forte repressione. Nel settembre 1924 Gobetti viene selvaggiamente aggredito, tuttavia due mesi dopo dà vita ad una nuova rivista, "Il Baretti", oltre a nuova casa editrice, la "Piero Gobetti editore", con la quale pubblicherà, fra l'altro, la prima edizione della raccolta poetica "Ossi di seppia" di Eugenio Montale. Con questa rivista Gobetti mira a trasferire sul piano culturale e letterario quella opposizione che sul piano politico è ormai impossibile.
Non a caso attorno a "Il Baretti" si raccolgono le migliori menti della giovane letteratura. Gobetti in poco meno di un anno riesce a catalizzare intorno alla rivista e alle sue attività editoriali le firme di Amendola, Debenedetti, Sapegno, Tilgher, Missiroli, Pea e il già citato Montale. "Il Baretti" si segnala come erede di quella tradizione illuminista che aveva guidato il paese fino alle soglie della vicenda risorgimentale.
Oltre all'intenso impegno culturale svolto in campo pubblicistico, Piero Gobetti si dedica anche agli studi su Vittorio Alfieri e a un'interessante ricognizione sulla letteratura russa. Spiccato è inoltre il suo interesse nei confronti della pittura, in particolare dell'arte di Casorati. Dopo una vita svolta all'insegna di un impegno costantemente militante e di un'assoluta integrità morale, accompagnata da una grande sensibilità verso le più importanti problematiche sociali, e dopo un ulteriore pestaggio fascista dell'anno prima, in cui viene lasciato esanime sulla porta di casa, nel 1926 sceglie l'esilio a Parigi. Mai più riavutosi dalle ferite, una bronchite lo stronca nella notte del 15 febbraio.
È sepolto nel cimitero parigino del Père Lachaise.
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