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sabato 12 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 marzo.
Il 12 marzo 515 a.C. viene completata la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme.
Uno dei posti al mondo più carichi di storia è senza dubbio un fazzoletto di terra che si trova a Gerusalemme, oggi denominato “spianata del Tempio” o “delle Moschee” perché sorgono due dei più importanti centri di culto dell'Islam: la moschea di Al-Aqsa e quella della Roccia con la sua caratteristica cupola dorata. Secondo la tradizione coranica da lì Maometto ascese al cielo per il suo viaggio mistico.
Proprio qui sorgeva il Tempio di Gerusalemme di cui parla la Bibbia, il luogo più sacro per gli Ebrei, dove Dio aveva costituito la sua “stabile dimora”.
Il punto dove edificare il Tempio venne scelto da re David.
Perché proprio lì? Perché secondo la tradizione ebraica quella era la vetta del monte Moriah, dove Abramo era salito per sacrificare Isacco. Il primo tempio non fu portato a realizzazione da re Davide, ma dal figlio Salomone. Siamo circa mille anni prima di Cristo. Però chi pensa che queste vicende appartengano alla sfera mitologica dovrebbe cominciare a rivedere le sue posizioni, perché di recente gli archeologi a Gerusalemme hanno riportato alla luce interessantissimi reperti risalenti appunto all'epoca davidica.
Nel primo Tempio venne collocata l'Arca dell'Alleanza, una sorta di tempietto mobile che gli Ebrei avevano trasportato nella loro peregrinazione attraverso il deserto verso la terra promessa. Venne completamente distrutto questo primo Tempio di Gerusalemme, nell'anno 586 a.C., per mano di Nabucodonor e moltissimi ebrei vennero deportati a Babilonia. Anche l'Arca dell'Alleanza andò perduta.
La ricostruzione del Tempio, nello stesso punto di quello precedente, fu il principale obiettivo degli ebrei rientrati in patria dopo l'editto di Ciro (538 a.C) che pose fine all'esilio. Seguono altri cinque tormentati secoli di attività in mezzo a sconvolgimenti politici, invasioni, guerre e saccheggi. Una ventina di anni prima della nascita di Gesù il re Erode, grande costruttore di palazzi e fortezze, pose mano al restauro e all'ampliamento di tutto il complesso, forse anche per cercare di accattivarsi la simpatia del popolo ebreo al quale lui – di origini idumee – era inviso. In pratica lo ricostruì completamente insieme ad imponenti lavori di sistemazione dell'area esterna con la realizzazione di muraglioni di contenimento della “spianata”. E' questo Tempio ristrutturato, al culmine del suo splendore architettonico, che vede il passaggio di Gesù. In alcuni passi dei Vangeli i discepoli mostrano di apprezzare questo capolavoro. Gesù li stronca: “verranno giorni in cui qui non rimarrà pietra su pietra”.
Il cantiere avviato da Erode il Grande terminò nel 64 d.C. Nell'agosto del 70 d.C le legioni romane di Tito, per stroncare la ribellione giudaica contro Roma, incendiarono il Tempio e poi lo rasero al suolo. Lo storico ebraico-romano Giuseppe Flavio narrò in dettaglio questo assedio. Restò in piedi solo un pezzo del muraglione di contenimento della spianata, quello che oggi è denominato “muro del pianto”, meta di pellegrinaggio e di preghiera per gli ebrei.
Gerusalemme diventò città romana, poi bizantina, persiana, musulmana. Dopo la conquista dei Crociati la moschea di Al Aqsa divenne il quartier generale dei cavalieri “Templari”. Una breve parentesi e poi la città ritornò in mano ai musulmani.
In età moderna l'area dove sorgeva il Tempio resta più che mai luogo ad altissima tensione. Nel 1967 nella Guerra dei sei Giorni l'esercito israeliano è entrato nella Gerusalemme vecchia e ha dichiarato il territorio come facente parte dello Stato di Israele, ma la “spianata” ha continuato ad essere amministrata dall'autorità religiosa islamica e per i non musulmani è molto difficile accedere. Il resto è cronaca recente, spesso tragica.
Davvero questo fazzoletto di terra a Gerusalemme è un crocevia e un condensato impressionante della storia dell'umanità.
L’accesso al Monte del Tempio oggi è gratuito. Aperto a tutti. E sono tanti i turisti che vi arrivano da ogni parte del mondo. In generale, gli ebrei però non mettono piede sul Monte del Tempio di Gerusalemme, concentrando le loro preghiere davanti al Muro del Pianto.
Per accedere all’area che circonda il Monte del Tempio di Gerusalemme – gestita dai musulmani – bisogna varcare un cancello vicino al Muro del Pianto. Le regole per la visita al sito sono molto restrittive. Conviene informarsi per bene, per non incorrere in problemi. Tra queste regole vi è sez’altro il vestire con misura e il non praticare alcuna attività religiosa.
La posizione dell’antico Tempio di Gerusalemme non è stata identificata con certezza. Molti studiosi ritengono, tuttavia, che il Tempio si trovasse dove ora sorge la Cupola della Roccia.

venerdì 11 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 marzo.
L'11 marzo 2004 una serie di attentati terroristici a Madrid portano a 191 morti e più di 2000 feriti.
Ora di punta, treni affollati di pendolari, è il momento perfetto per un attentato. A ripetizione scoppiano sui treni 10 delle 13 bombe che erano state piazzate. Sono 191 i morti e 2057 i feriti, un disastro totale. Tra i centri colpiti, c'è Atocha, snodo fondamentale del traffico cittadino. E' stato proprio qui l' attentato più violento, dove sono stati distrutti 4 vagoni della linea C1 in entrata in questa stazione. Essa è stata isolata dalle forze dell'ordine che hanno improvvisato per necessità un ospedale all'aperto. Secondo testimoni e autorità gli attentatori apparterrebbero al gruppo terrorista separatista basco Eta. Ma il braccio politico dell'organizzazione basca, Batasuna, ha prima negato la responsabilità della stessa e, successivamente, condannato l'attentato. Inizialmente, vi sono stati dubbi sulla colpevolezza dell' Eta, poiché essa di norma annuncia l' attentato prima di metterlo in atto, ma l'esplosivo usato a Madrid, uguale a quello dell' Eta, è un'inconfutabile prova a suo svantaggio. Da tenere in considerazione il fatto che l'attentato è stato fatto a soli 4 giorni dalle elezioni. E' il caos totale, non sono bastate neanche le ambulanze per trasportare tutti i feriti, e sono migliaia le persone che sono accorse in aiuto degli stessi nei campi attrezzati come ospedali attorno alle stazioni colpite, altrettanti sono andati a donare il sangue, in una sola giornata si sono raccolte 500 sacche di plasma.
Nel settimanale tedesco "Der Spiegel" del 15 marzo viene dedicato un articolo alla figura di Jamal Zougam, il marocchino arrestato in Spagna con l’accusa di aver partecipato all’attentato di Madrid. Ciò che sconcerta è che le autorità marocchine avessero già avvisato quelle spagnole della presenza in Spagna di quel terrorista, ritenuto implicato anche nel sanguinoso attentato di Casablanca. Ma quel che ancor di più ci stupisce è che Zougam era noto all’autorità giudiziaria spagnola per essere un affiliato all’organizzazione terroristica di Imad Yarkas, ritenuto il capo della cellula spagnola di Al Qaeda. Infatti nei confronti di Yarkas e di altre 34 persone, tra le quali Zougam, era stato avviato un procedimento penale nel quale ci si basava su indizi alquanto pesanti e informativi sugli organi inquirenti statunitensi, che marcavano gli imputati come complici degli artefici dell’attentato dell’11 settembre. Ma da quel processo Zougam se ne era uscito con un’archiviazione.
Nonostante la drammaticità dell'attentato di Madrid, le conseguenze economiche dell'atto terroristico si sono rivelate molto più contenute rispetto al crollo dei mercati seguito all'11 settembre. Il segno rosso si è protratto sull'indice spagnolo per diverso tempo ma, a fine mese, il mercato aveva interamente assorbito il colpo dell'attentato.
Qual è, allora, la possibile spiegazione di questo diverso atteggiamento dei mercati? "Esistono numerose ragioni per spiegare il fenomeno", dicono gli esperti del Fondo Monetario Internazionale. "Mentre gli attacchi di New York hanno creato un senso di incertezza sulle sorti del mondo, gli attacchi di Madrid sono stati percepiti come un fattore locale che non avrebbe prodotto conseguenze rilevanti a livello globale". Bisogna, infine, considerare i dubbi post 11 settembre sull'effettiva capacità degli Usa di continuare a proporsi come traino della crescita globale. La risposta forte della Federal Riserve, in questo caso, è stata fondamentale per la  ripresa di fiducia degli americani che, con i 100 miliardi di liquidità iniettati nel sistema da Greenspan, hanno sostenuto il rilancio dell'economia.
Viceversa, la risposta della Banca centrale agli attentati dell'11 marzo è stata di totale passività. Le autorità monetarie di Francoforte si sono limitate ad affermare che "i tassi di interesse si trovavano già sui livelli di minimo storico e, per questo, non ci sarebbe stata ragione di modificare lo stato attuale delle leve monetarie". A questo si aggiunga la scarsa propensione dei governi a ridurre il fardello fiscale o a incentivare gli strumenti di stimolo della domanda interna. Risultato, nonostante il crollo del centro nevralgico della finanza americana, in pochi mesi gli Stati Uniti sono tornati a crescere a ritmi prossimi al 4%. Il Vecchio continente, invece rimane stabile.
Le indagini della magistratura conclusero che l'attentato fu ispirato ma non eseguito direttamente da al-Qa'ida, e considerato come castigo alla partecipazione spagnola alla guerra in Iraq. Il giudice istruttore attribuì l'esecuzione degli attentati al Grupo Islámico Combatiente Marroquí (GICM), riferito come massimo referente del Movimento Salafista Yihadista in Spagna.
Vennero imputati per il giudizio di primo grado 28 degli oltre 100 investigati (ricordiamo che parte degli implicati si sono suicidati successivamente). Jamal Zougam e Abdelmajid Bouchar furono gli imputati principali. Li si accusò di 191 omicidi e 1755 tentati omicidi. Nove spagnoli furono inclusi nei 29 imputati. Tutti erano vincolati alla 'trama asturiana' che rifornì di esplosivi e che faceva riferimento al'ex minatore José Emilio Suárez Trashorras. I supposti ideologi Rabei Osman 'Mohamed El Egipcio', Hassan el Haski e Youssef Belhadj 'Abu Dujan', furono processati per cospirazione.
A partire dal 15 febbraio 2007, il tribunale presieduto dal giudice Javier Gómez Bermúdez in Madrid, ha ascoltato in oltre 400 ore di dichiarazioni, i 28 imputati e circa 300 testimoni. L'investigazione, che ha utilizzato una sessantina di prove, ha generato una documentazione di circa 80.000 pagine. Dopo oltre 4 mesi in 57 sedute il processo è terminato il 2 luglio 2007.
Le richieste dell'accusa e degli avvocati delle vittime, sommano condanne per migliaia di anni di prigione. Nel corso del processo si sono verificati episodi molto discussi, come il ripetuto tentativo da parte degli avvocati di alcuni accusati e dell'associazione delle vittime del terrorismo AVT, vicina alle posizioni politiche del PP, e di ex funzionari pubblici sotto il governo Aznar, come l'ex capo della polizia Agustín Díaz de Mera, oggi deputato europeo del PP, di implicare i terroristi baschi dell'ETA nel massacro. Questa ipotesi, in linea con la teoria della cospirazione, non ha però avuto il conforto di nessuna prova tangibile.
Il tribunale (Audiencia Nacional) ha pubblicato la sentenza il 31 ottobre 2007. Il tribunale ha stabilito che gli attentati dell'11 marxo 2004 furono compiuti da una cellula terrorista di tipo jihadista, e che nell'attentato non ci fu partecipazione della organizzazione terrorista basca ETA. Riconosciuti come esecutori dell'attentato insieme ai 'suicidi di Leganes', Jamal Zougam y Otman El Gnaoui, sono stati condannati a pene molto elevate, così come alcuni cooperatori indispensabili come José Emilio Suárez Trashorras che fornì l'indispensabile esplosivo.
Gli imputati come ispiratori Rabei Osman El Sayed, "Mohamed el Egipcio", Hassan El Haski y Youssef Belhadj sono stati invece assolti data l'insufficienza di prove dirette, che stabilissero sopra ogni dubbio la loro partecipazione effettiva nell'organizzazione degli attentati, benché riconosciuti colpevoli di partecipazione a organizzazione terrorista. La sentenza riconosce nella sostanza quasi tutta l'impostazione accusatoria dell'indagine preliminare del giudice istruttore Juan del Olmo, e del pubblico ministero (Fiscal) Olga Sánchez.
Gli imputati principali sono stati condannati a oltre 42000 anni di carcere (42.922 anni per partecipazione a organizzazione terrorista, 191 omicidi, 1856 tentativi di omicidio, 4 stragi terroriste).
Nel processo in Cassazione si conferma la matrice islamista del gruppo terrorista, e quasi tutta la struttura logica della sentenza di primo grado. Nessun cambio nelle condanne principali.
Dal 2005, l'Unione Europea ha stabilito che l'11 marzo sia la Giornata Europea delle Vittime del Terrorismo.

giovedì 10 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 marzo.
Il 10 marzo 241 a.C. ebbe luogo la battaglia delle Egadi, che segnò la definitiva sconfitta di Cartagine nella prima guerra punica.
La battaglia delle Egadi fu vinta dalla flotta romana sotto la guida del console Gaio Lutazio Catulo. Cartagine dovette subire la perdita della maggior parte delle navi, gli storici parlano di 125 navi affondate o catturate con tutti gli equipaggi, e, ormai con le finanze esauste, non fu in grado di allestire un'altra flotta o di trovare nuovi equipaggi di mercenari e si vide costretta a chiedere la pace alla città-stato nemica, Roma.
Erano trascorsi ventiquattro anni di battaglie dai risultati alterni per le due parti in guerra e gli effetti erano divenuti insopportabili tanto per Roma quanto per Cartagine. Sia una che l’altra delle due città-stato aveva a che fare con enormi problemi finanziari ma Roma ebbe la fortuna di poter contare su una classe politica compatta contro le minacce esterne. Una sottoscrizione di cittadini, forse addirittura forzosa, finanziò una nuova flotta di duecento quinquiremi complete di equipaggio. I finanziatori non fecero della beneficenza perché furono assicurati che alla fine della guerra sarebbero stati risarciti rivalendosi sul bottino. Una storica anticipazione di quanto avviene ora quando il “Pubblico” chiede aiuto economico al “Privato”. Certo, se l'esito fosse stato negativo i patrimoni personali sarebbero stati pesantemente decurtati, ma il gioco valeva la candela.
Roma, quindi, e per la terza volta, decise di tornare sul mare e cercare di chiudere la partita. A capo della flotta fu posto Gaio Lutazio Catulo che, nell'estate del 242 a.C., prese il mare in direzione delle coste siciliane.
Catulo, tenuto conto delle mosse dell’avversario, rinforzò le truppe che procedevano all'assedio di Lilibeo e occupò tranquillamente il porto di Trapani e il territorio attorno alla città.
Cartagine, corse ai ripari e caricate le proprie navi di grano e altri aiuti inviò rinforzi e provviste alle truppe di Amilcare impegnate nella battaglia alle falde del Monte Erice.
Capo della flotta cartaginese fu Annone che condusse la flotta ad ancorarsi all'isola chiamata "Sacra", una delle Isole Egadi oggi conosciuta come Marèttimo.
La battaglia ebbe luogo il 10 marzo e la vittoria arrise a Catulo che, anticipando le mosse del nemico, lo attaccò in stato di difficoltà e ne ebbe ragione con relativa facilità.
In breve oltre cinquanta navi cartaginesi furono affondate e oltre settanta catturate con tutto l’equipaggio. La flotta cartaginese sarebbe stata annientata completamente, se per loro fortuna il vento non avesse cambiato direzione verso Occidente. Annone diede allora l’ordine di alzare le vele e il resto della flotta si diresse di nuovo a Marèttimo. Il Console Lutazio Catulo vittorioso non ritenne opportuno inseguire il nemico e ritentare la sorte che gli era già stata così favorevole, e fece rotta verso Marsala.
Catulo, rinnovò l'assedio di Lilibeo e riuscì ad espugnare la città. I Cartaginesi intanto si affidarono, nel proseguimento della Guerra, nelle mani di Amilcare che dapprima resistette, poi, tagliato fuori da ogni possibilità di rifornimento con la caduta di Lilibeo e in condizioni operative disperate, mandò ambasciatori a Catulo per trattare la cessazione delle ostilità. Il console romano, saggiamente, rendendosi conto che anche Roma era sfinita da ventiquattro anni di guerra continua, pose fine alla contesa, dopo che furono redatti i seguenti patti: "Ci sia amicizia fra Cartaginesi e Romani a queste condizioni, se anche il popolo dei Romani dà il suo consenso. I Cartaginesi si ritirino da tutta la Sicilia e non facciano la guerra a Gerone né impugnino le armi contro i Siracusani né contro gli alleati dei Siracusani. I Cartaginesi restituiscano ai Romani senza riscatto i prigionieri. I Cartaginesi versino ai Romani in vent'anni duemiladuecento talenti euboici d'argento.
Per celebrare la sua vittoria Gaio Lutazio Catulo eresse un tempio a Giuturna presso il Campo Marzio nell'area oggi nota come Largo di Torre Argentina.
Nel corso del 2011, in una ricerca coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, due sub, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, hanno recuperato nei fondali delle Isole alcuni elmi di legionari romani: "Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un'area di soli 200 metri quadrati, a 75 metri di profondita', c'erano altri 10 elmi", spiega Ruia.
"Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a 'pigna'. Non molto distante -aggiunge Ruia- abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi".
Le ricerche subacquee sono iniziate nel 2006 con il determinante contributo della Rpm Nautical Foundation, una fondazione statunitense che ha messo a disposizione la nave Hercules, dotata delle piu' moderne strumentazioni per la ricerca subacquea.
Finora le ricerche hanno portato al ritrovamento di sei rostri di navi affondate.
Due sono cartaginesi, mentre quattro sono romani, e portano iscrizioni latine che ne certificano la qualita'.

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