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martedì 11 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'11 febbraio.

L'11 febbraio 1916 Emma Goldman viene arrestata per aver tenuto alle donne una lezione sul controllo delle nascite.

Ci sono voci che si ergono più delle altre. Le loro parole sono strumenti che spronano le folle e le spingono laddove nessuno era stato mai prima di allora. Queste voci instillano odio e timore perché nulla è più potente degli ideali ed è per questo che piccoli uomini tentano di sopprimerle prima che penetrino nella mente dei sognatori. Emma Goldman ha plasmato i cuori di una generazione ed è stata degna rappresentante di quella schiera di anime che con le loro parole hanno segnato i destini di un'epoca.

Emma Goldman nasce in Lituania ma si trasferisce a San Pietroburgo negli anni dell'adolescenza. La sua famiglia è ebrea e risente del razzismo imperante in quel periodo. Non è però la Russia la terra di concime per la sua mente. A quindici anni infatti si trasferisce negli Stati Uniti d'America, laddove tutto inizia.

Non si sa cosa le abbia fatto scattare la molla del femminismo e quella dell'anarchia; forse la rigida educazione patriarcale del padre o forse un episodio che avvenne durante la sua adolescenza: l'impiccagione di cinque rivoluzionari che non avevano alcuna colpa se non quella di difendere i diritti di lavoratori sfruttati e sottopagati. Fatto sta che la Goldman cresce in uno spirito di rivolta anarchica e femminista con il solo obiettivo di combattere il potere pressante del capitalismo e del maschilismo.

La sua crescita morale avviene quando incontra Johann Most e Alexander Berkman, quest'ultimo suo compagno di ideali e di vita.

La frequentazione degli ambienti anarchici e la lettura di testi ribelli ne affinano la dialettica. Most la spinge a tenere conferenze in pubblico, inizialmente in russo e tedesco.

Ben presto Emma Goldman si allontana da Most e dal suo gruppo a causa di un evento significativo. Avviene nel 1892 un omicidio ad opera di Berkman. Le ragioni sono semplici e legate allo spirito anticapitalista della coppia. Un proprietario di fabbriche, Henry Clay Frick, ha deciso di ridurre tutti i salari in barba a qualsiasi sindacato e di licenziare gli operai qualora non si fossero sottomessi alla sua politica. Non bastano né gli scioperi né la stampa a fargli cambiare idea e non ci riesce nemmeno Berkman quando gli spara nel suo ufficio riducendolo in fin di vita.

Il giovane compagno della Goldman, al tempo solo ventunenne, viene arrestato e condannato. Il fatto divide l'opinione pubblica e politica tra chi osanna il coraggio e la concretezza del giovane contro il tiranno, chi ne condanna l'atto e chi rimane in una sorta di limbo, deciso a non prenderne le parti. Quest'ultimo era il caso di Most. Uno sgarbo troppo grande per Emma Goldman che decide così di troncare i rapporti.

Nel frattempo la sua dialettica migliora sempre di più. Emma presiede ai più grandi comizi del tempo grazie alla sua capacità di fomentare le folle e sostenere la lotta al regime capitalista. E' proprio per questo che il suo nome comincia a girare tra la polizia, impaurita dalla sua autorità. Ciò culmina con il suo arresto nel 1894 per "incitamento alla sovversione".

Rimane in carcere per un solo anno. Alla sua uscita non è più Emma ma "Red Emma" così come la chiamano i giornali, sempre più interessati alle sue vicende rocambolesche.

Nel 1906 Alexander Berkman esce di galera e finalmente insieme la coppia rafforza il proprio status, procedendo instancabile verso la propria lotta. Cominciano a pubblicare il giornale anarchico Mother Earth e a partecipare ai diversi comizi politici del tempo.

Ma è con la Prima Guerra Mondiale che la loro battaglia si indirizza con disprezzo e diniego verso il militarismo. Formano la Lega Anti-coscrizione e spingono i giovani chiamati in battaglia a disertare. E' la goccia che fa traboccare il vaso. Il governo americano - grazie al lavoro e alla pressione di J. Edgar Hoover - decide di arrestarli ed espellerli dal Paese. La Russia è la nuova meta della coppia.

Questa terra era vista come un miraggio socialista dagli americani, ma la realtà è molto lontana. Red Emma deve fare i conti con la verità. Ovvero che Lenin ha in atto un'aspra battaglia contro gli anarchici, arrestandone i principali esponenti. La rivoluzione sopravviveva ma non era viva.

Ciò spinge la coppia a lasciare la Russia, volando di città in città, battaglia dopo battaglia, alla ricerca di quella scintilla di vita capace di temprare le loro idee. Emma Goldman, in particolare, si avvicina alle idee femministe quando ancora non esiste un vero e proprio movimento. Di fatto la si può definire precorritrice dei tempi, grazie alla sua lotta per l'emancipazione femminile, in particolar modo sul tema del controllo delle nascite.

Emma Goldman sosta in diverse città (Stoccolma, Monaco, Londra, Barcellona) e in ognuna di esse lascia un pezzo di sé. Diventa un simbolo per la lotta. Partecipa ad ogni comizio anarchico per far valere ancora una volta la propria voce. La polizia continua ad arrestarla ma le parole sono più forti, più tenaci di qualsiasi reclusione.

L'anarchica riesce anche a trovare il tempo per dedicarsi alla sua autobiografia "Vivendo la mia vita", divisa in quattro volumi. Si tratta di uno scritto onesto, passionale e sincero. Un libro che rappresenta pienamente la Goldman, fiera, donna e combattente.

Risulta impossibile descrivere le sue gesta in poche righe, né rappresentare il suo spirito con l'ausilio del linguaggio. Emma Goldman è un concetto inspiegabile: ogni spiegazione ne riduce l'intensità.

Per inquadrare la sua persona basti pensare che muore durante un suo comizio, in preda a un discorso sentito e intenso, a Toronto, in Canada. E' il 14 maggio 1940 quando si spegne, poche settimane prima di compiere 71 anni. Ed è proprio il Canada la terra che ne ospita le spoglie.


martedì 23 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 luglio.
Il 23 luglio 1967, a Detroit, ha inizio la "rivolta della dodicesima strada".
Il 23 luglio 1967, alle 3, 37 di mattina, iniziava a Detroit, nel Michigan, una delle più violente rivolte popolari della storia degli Stati Uniti d’America. Ancora oggi è ricordata come “la rivolta della XII strada”, perché iniziò in un bar di quella via, oggi, ribattezzata Rosa Parks boulevard. La sommossa, violentissima, causò 43 morti, 1200 feriti, di cui alcuni gravi, circa 7200 arresti e 2000 edifici distrutti. Incalcolabili i danni. Gli scontri durarono dal 23 al 26 luglio 1967, e furono utilizzati anche carri armati, oltre a paracadutisti e Guardia nazionale. Le cose andarono così: nelle prime ore del mattino vi fu un’irruzione della polizia in un bar, The blind pig, che era privo di licenza, ma era chiaro che la tensione era altissima in quel quartiere, Near West Side, e che il raid fu solo l’evento scatenante. Inizialmente fu uno scontro tra i clienti del bar e gli agenti, ma poi si trasformò in poche ore in una autentica sommossa, per stroncare la quale il governatore George Romney e il presidente Lyndon Johnson fecero ricorso alla Guardia nazionale e poi all’esercito. Nel circolo la polizia trovò un centinaio di afroamericani che stavano festeggiando il ritorno di due di loro dalla guerra del Vietnam, e decisero di arrestarli tutti. Un giovane, Walter Scott, in seguito raccontò di aver scagliato una bottiglia contro la polizia scatenando il tutto.
Dopo che la polizia fu messa in fuga, la gente, alla quale si era unita anche una folla di curiosi, iniziò a saccheggiare i negozi vicini, distruggendo tutto quello che potevano. La rivolta della 12ma strada passa come rivolta afroamericana, ma in realtà anche moltissimi bianchi parteciparono ai disordini. La folla iniziò a gettare gli arredamenti degli edifici per strada e nel primo pomeriggio scoppiò il primo incendio, seguito da molti altri in varie parti della città. Furono uditi numerosissimi colpi di arma da fuoco, anche perché molti negozi di armi furono depredati. La rivolta, dopo un’iniziale esitazione della stampa per evitare emulazioni altrove (che ci furono comunque), ebbe ben presto una copertura mediatica notevole, tanto che il Detroit free press vinse in seguito il Premio Pulitzer proprio  per tale copertura.
Solo dal lunedì si capì la portata della rivolta, seconda solo a quella di Los Angeles del 1992, e reparti dell’esercito iniziarono ad affluire in città mentre si compivano gli arresti, l’80 per cento dei quali in effetti riguardò afroamericani. Non c’era spazio nelle prigioni, così si dovette ricorrere a celle improvvisate. Martedì arrivarono cinquemila parà delle forze speciali, mentre i pompieri tentavano di spegnere gli incendi. In seguito i rivoltosi denunciarono molti abusi e maltrattamenti di prigionieri da parte della polizia. Come accennato, furono utilizzati tank e mitragliatrici, ma mentre la Guardia nazionale, inesperta e violenta, non si dimostrò all’altezza della situazione, uccidendo ben 11 persone, i veterani del Vietnam non uccisero nessuno e riuscirono a riportare l’ordine in 48 ore. Il 28 le truppe iniziarono a ritirarsi e il 29 il ritiro era completato. Emarginazione, povertà, rifiuto dell’integrazione furono tra le cause scatenanti della rivolta, ma va anche detto che la 12ma strada era abitata dagli afroamericani più estremisti. Dei 43 morti, 33 erano neri e 10 bianchi. Ai fatti della XII strada sono stati dedicati articoli, documentari, ballate, film, e recentemente un docufilm su quei giorni, Detroit, diretto da Kathryn Bigelow.

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