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mercoledì 12 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 12 febbraio.

Il 12 febbraio 1914 viene posata a Washington la prima pietra del "Lincoln Memorial".

Il Lincoln Memorial, un punto di riferimento iconico sul National Mall di Washington DC, è un tributo al sedicesimo presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln. Quello che si presenta agli occhi del visitatore è un’imponente struttura, ideata dall’architetto Henry Bacon, che riproduce le fattezze di un antico tempio dorico, su ispirazione del Tempio di Zeus ad Olimpia. Una volta superate le colonne di 10 metri, che circondano l’edificio, al suo interno si trova la statua di Lincoln (alta 3 metri), situata al centro del monumento, scolpita dai fratelli Piccirilli sotto la supervisione dello scultore Daniel Chester French. Dietro di essa sono incisi sulle pareti del Memorial i suoi discorsi più famosi, ad opera di Jules Guérin. Questo memorial, non è famoso solo per la sua architettura ma anche perchè è stato il sito di molti famosi discorsi ed eventi, in particolare il discorso di Martin Luther King Jr, nel 1963.

Circa 2 anni dopo l'assassinio di Abraham Lincoln, intorno al 1867, il Congresso degli Stati Uniti creò la Lincoln Monument Association con l'obiettivo di costruire un memoriale in onore di Lincoln. Tuttavia, i lavori non iniziarono fino al 1901 quando, alla fine, venne selezionata la posizione del memoriale. Poi ci sono voluti altri 10 anni perché i finanziamenti venissero rilasciati per costruire questa enorme struttura, costata 2 milioni di dollari. L'allora presidente degli Stati Uniti, William Howard Taft, firmò il "Lincoln Memorial Bill" a questo riguardo. Nello stesso anno, il giorno del compleanno di Lincoln, iniziò la costruzione, il 12 febbraio del 1914. Nonostante le continue revisioni, il 30 maggio 1922, il memoriale fu completato come da programma e fu dedicato al popolo americano. Questa cerimonia fu guidata dall’ex presidente degli Stati Uniti Taft e l'unico figlio sopravvissuto di Lincoln, Robert. I materiali che sono stati procurati per rendere questo memoriale sono stati portati da diverse parti del mondo perché c'era la necessità di offrire uno dei migliori tributi al presidente che ha plasmato il modo di vedere e di vivere di un paese. È stata prestata la massima attenzione per garantire che il monumento non fosse solo monumentale, ma potesse evocare sentimenti di libertà e uguaglianza in chi lo guardava. Questo perché Lincoln è stato una figura importante della storia americana e il memoriale era solo un mezzo per ristabilire la convinzione di come un uomo semplice potesse avere il potere di mostrare al mondo quale fosse il vero cambiamento per un paese migliore. La storia di questo monumento non finisce qui. Nel corso degli anni infatti, altri eventi storici hanno amplificato il valore di questo grande monumento e dell'uomo che rappresenta. Come per esempio "Il concerto della domenica di Pasqua", "La marcia su Washington" e l'ormai "I Have A Dream" di Martin Luther King, che ha cambiato il destino della nazione.

 La statua di Lincoln è alta 6 metri ed è formata da 28 blocchi di marmo, provenienti dalla Georgia.

 Le 36 colonne della struttura rappresentano i 36 stati dell'Unione al momento della morte di Lincoln.

 Il Lincoln Memorial è stato progettato in uno stile simile a un tempio greco.

 Sopra la testa di Lincoln c'è l'iscrizione: «In questo tempio come nei cuori della gente per le quali egli salvò l’Unione, la memoria di Abraham Lincoln è per sempre preservata».

lunedì 9 dicembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 dicembre.
Il 9 dicembre 1982 Norman Mayer viene freddato dalla polizia perché minacciava di far esplodere l'obelisco del Monumento a Washington.
Mayer era nato a El Paso, Texas, da Jesse e Margott Mayer. Dopo la morte del padre, quando aveva due anni, a causa della povertà la madre dovette trasferirsi a New Orleans, portando con sé Norman e suo fratello Aubrey; lì si iscrisse a una scuola per infermiere e lasciò i bambini in un orfanotrofio.
In adolescenza Mayer studiò in una scuola commerciale nella quale imparò a costruire dadi e bulloni. Lasciò New Orleans facendo ogni genere di lavoro tra Nome, Alaska, Caraibi, persino il minatore.
Fu arruolato nella Marina degli Stati Uniti nel 1944, rimanendo due anni alla Stazione Navale di San Diego. Fu congedato come pompiere di prima classe e tornò a fare ogni genere di lavoro: macchinista a Miami negli anni 50, addetto alla manutenzione di hotel a Porto Rico, Isole Vergini e Giamaica negli anni 60, fino a diventare meccanico di elicotteri alla fine degli anni 60.
Nel 71 si ferì seriamente lavorando a una piattaforma petrolifera in Brunei; fu curato a Singapore e in seguito viaggiò per l'Asia meridionale. Fu arrestato nel 76 a Hong Kong per possesso di 20 kg di Marijuana, che stava tentando di vendere. Studiò Legge in carcere e riuscì per un cavillo ad annullare la sua sentenza. Fu estradato nuovamente negli Stati Uniti dove riprese a lavorare negli hotel.
Nel 1978 Mayer iniziò a focalizzarsi sulla protesta per le armi nucleari. La sua intenzione era quella di organizzare qualcosa di distruttivo e drammatico per catturare l'attenzione dei media sulla sua Causa; tentò senza successo di acquistare dell'esplosivo ad Hazard, nel Kentucky, nel maggio 1982. Successivamente si trasferì a Washington e per diversi mesi si piazzò davanti alla Casa Bianca ogni giorno con grandi cartelli per perorare la causa del disarmo nucleare davanti ai turisti. Frustrato per l'insuccesso di questo tipo di protesta, decise di catturare l'attenzione in altro modo.
L'8 dicembre 1982 Mayer portò un furgoncino sotto al basamento del Monumento a Washington. Il furgone era bianco con una grande scritta sui lati: "Priorità n. 1: mettere al bando le armi nucleari".
Mayer si mise al fianco del furgone indossando una brillante tuta da neve azzurra e un casco da motociclista nero; con un telecomando in mano, iniziò a urlare che avrebbe distrutto il monumento facendo esplodere i 500 kg di tritolo contenuti nel furgone se non si fosse aperto un dialogo a livello nazionale sulla minaccia nucleare. Disse inoltre di avere un complice nascosto che avrebbe potuto far esplodere il furgone se lui fosse stato colpito.
La Polizia dei Parchi degli Stati Uniti, competente per la zona, fece evacuare gli edifici limitrofi e chiuse le strade adiacenti. Inizialmente 8 turisti rimasero intrappolati nel Monumento, poi vennero rilasciati quando fu iniziato il negoziato con Mayer.
Dopo dieci ore di negoziato, Mayer salì sul furgone tentando di partire, minacciando di diventare una "minaccia esplosiva che si muove per il centro di Washington". La polizia aprì il fuoco, colpendolo 4 volte, di cui 2 alla testa, che lo uccisero.
La polizia in seguito dichiarò che non era loro intenzione colpire Mayer, ma il motore del furgone. Le indagini successivamente dimostrarono che non c'era traccia di esplosivi sul furgone, né tantomeno un complice.

sabato 28 agosto 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno. Oggi è il 28 agosto.
Il 28 agosto 1963 Martin Luther King tenne al Lincoln Memorial di Washington il famoso discorso "I have a dream".
Pacifista convinto e grande uomo del Novecento, Martin Luther King Jr. nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta (Georgia), nel Profondo sud degli States. Suo padre era un predicatore della chiesa battista e sua madre una maestra. I King inizialmente vivono nella Auburn Avenue, soprannominata il Paradiso Nero, dove risiedono i borghesi del ghetto, gli "eletti della razza inferiore", per dirla con un'espressione paradossale in voga al tempo. Nel 1948 Martin si trasferisce a Chester (Pennsylvania) dove studia teologia e vince una borsa di studio che gli consente di conseguire il dottorato di filosofia a Boston.
Qui conosce Coretta Scott, che sposa nel '53. A partire da quell'anno, é pastore della Chiesa battista a Montgomery (Alabama). Nel periodo '55-'60, invece, è l'ispiratore e l'organizzatore delle iniziative per il diritto di voto ai neri e per la parità nei diritti civili e sociali, oltre che per l'abolizione, su un piano più generale, delle forme legali di discriminazione ancora attive negli Stati Uniti.
Nel 1957 fonda la "Southern Christian Leadership Conference" (Sclc), un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza di stampo gandhiano, suggerendo la nozione di resistenza passiva. Per citare una frase di un suo discorso: "...siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Non abbiamo altra scelta che la protesta. Il nostro metodo sarà quello della persuasione, non della coercizione... Se protesterete con coraggio, ma anche con dignità e con amore cristiano, nel futuro gli storici dovranno dire: laggiù viveva un grande popolo, un popolo nero, che iniettò nuovo significato e dignità nelle vene della civiltà.". Il culmine del movimento si ha il 28 agosto 1963 durante la marcia su Washington quando King pronuncia il suo discorso più famoso "I have a dream...." ("Ho un sogno").
"[...] E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi! [...]"
Nel 1964 riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace.
Durante gli anni della lotta, King viene più volte arrestato e molte manifestazioni da lui organizzate finiscono con violenze e arresti di massa; egli continua a predicare la non violenza pur subendo minacce e attentati.
"Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà piena.
Nel 1966 si trasferisce a Chicago e modifica parte della sua impostazione politica: si dichiara contrario alla guerra del Vietnam e si astiene dal condannare le violenze delle organizzazioni estremiste, denunciando le condizioni di miseria e degrado dei ghetti delle metropoli, entrando così direttamente in conflitto con la Casa Bianca.
Nel mese di aprile dell'anno 1968 Luther King si recò a Memphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda dell'albergo, s'intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: King cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di panico che seguirono, l'assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del 4 aprile. Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray.
 Il 10 marzo 1969 venne condannato a 99 anni di reluclusione. Il 10 giugno 1977, Ray e altri 6 carcerati evasero dal penitenziario di stato Brushy Mountain (a Petros, in Tennessee). I sette furono ritrovati tre giorni dopo e ricondotti in prigione. Morì in carcere di epatite C il 23 aprile 1998.

giovedì 5 novembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 novembre
Il 5 novembre 2008 Barack Obama diviene il 44esimo presidente degli Stati Uniti d'America, il primo afroamericano della storia.
Barack Hussein Obama Jr. nasce a Honolulu (Hawaii, USA) il 4 agosto 1961.
Il padre, keniota agnostico ed ex pastore, emigrato negli Stati Uniti per studiare conosce la studentessa Ann Dunham (di Wichita, Kansas); la coppia frequenta ancora l'università quando il piccolo Barack nasce.
Nel 1963 i genitori si separano; il padre si trasferisce ad Harvard per completare gli studi, poi fa ritorno in Kenya. Rivedrà il figlio solo in un'occasione poi morirà nel suo paese natale nel 1982. La madre si risposa: il nuovo marito è Lolo Soetoro, indonesiano, altro ex collega universitario, da cui avrà una figlia. Soetoro muore nel 1993 e Ann si trasferisce a Giakarta con il piccolo Obama. Qui nasce la figlia Maya Soetoro-Ng. Obama frequenta le scuole elementari fino ai suoi 10 anni, poi torna ad Honolulu per ricevere una migliore istruzione.
Viene cresciuto inizialmente dai nonni materni (Madelyn Dunham) e poi dalla madre che li raggiunge.
Dopo il liceo studia all'Occidental College prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Qui consegue una laurea in scienze politiche con una specializzazione in relazioni internazionali. Inizia quindi a lavorare per la "Business International Corporation" (poi diverrà parte del "The Economist Group"), agenzia fornitrice di notizie economiche di carattere internazionale.
Obama si trasferisce poi a Chicago per dirigere un progetto non profit che assiste le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side. Lascia Chicago nel 1988 per andare ad Harvard, per tre anni, dove approfondisce gli studi di giurisprudenza. Nel febbraio 1990 è il primo afroamericano presidente della celebre rivista "Harvard Law Review".
Nel 1989 conosce Michelle Robinson, avvocato associato nello studio dove Obama sta facendo uno stage estivo. Ottiene il dottorato magna cum laude nel 1991 e l'anno seguente sposa Michelle.
Tornato a Chicago dirige il movimento "voter registration drive", per far registrare al voto quanti più elettori possibili. Diviene avvocato associato dello studio legale Miner, Barnhill & Galland e lavora per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto.
Nel 1995 scrive un libro dal titolo "Dreams from My Father", in cui descrive l'esperienza di crescere con la famiglia della madre, famiglia bianca, di ceto medio. La madre morirà solo poco tempo dopo la pubblicazione del libro. Intanto nel 1993 inizia a insegnare Diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Università di Chicago, attività che porta avanti fino al 2004 quando si candida per il Partito Democratico e viene eletto al Senato federale.
Sin dal suo discorso inaugurale riceve una vasta notorietà a livello nazionale. E' l'unico senatore afroamericano quando a Springfield, capitale dell'Illinois, il 10 febbraio 2007 annuncia ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008. Membro del suo stesso partito e anche lei in corsa per la Casa Bianca è Hillary Clinton, moglie dell'ex Presidente USA. Dopo una lunga cavalcata testa a testa, le primarie si concludono all'inizio del mese di giugno 2008 con la vittoria di Obama.
Il suo rivale alle elezioni del mese di novembre 2008 è John McCain. Obama stravince: è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero.

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