Buongiorno, oggi è il 19 maggio.
Il 19 maggio 1536, nella Torre di Londra, Anna Bolena, seconda moglie del re Enrico VIII viene decapitata con l'accusa di adulterio, incesto, stregoneria ed alto tradimento.
La data di nascita di Anna Bolena (Anne Boleyn) è incerta. L'opinione generale propende per il 1501 o 1502, anche se qualche storico la ritiene nel 1507. Nacque probabilmente a Norfolk; suo padre era Sir Thomas Boleyn, conte del Wiltshire, un nobile minore con uno forte talento per le lingue straniere; lavorava al mercato di Londra e nutriva una spiccata vocazione a diventare qualcuno. Decise pertanto di sposarsi bene: sua moglie fu Elizabeth Howard, figlia del secondo duca di Norfolk e sorella del terzo duca.
Anna ebbe due fratelli, Mary e George. Anche la loro data di nascita è ignota, sappiamo solo che erano tutti e tre quasi coetanei.
Nel 1514 Enrico VIII, re di Inghilterra, diede in sposa la sorella più giovane, Mary, all'anziano re di Francia. Anna accompagnò la principessa di Tudor e rimase in Francia anche dopo la morte del re e il ritorno in patria di Mary. Di conseguenza Anna ebbe l'onore di essere educata sotto l'occhio attento della nuova regina di Francia Claude. La sua educazione dunque fu improntata all'enfasi tipicamente francese per la moda e la seduzione, senza lesinare su altre abilità più intellettuali. Anna imparò a cantare, suonare e danzare.
Nel 1521 o forse all'inizio del 1522 Anna tornò a casa, essendo incombente la guerra tra Francia e Inghilterra. Non si sa di preciso quando gli sguardi di Enrico e Anna si incrociarono. Il re, già sposato con Caterina d'Aragona, era inizialmente attratto dalla sorella Mary, tornata a corte prima di Anna. Era diventata la concubina reale all'inizio del 1520 e il padre venne elevato al rango di visconte di Rochford come dono del re a Mary. In seguito Mary avrebbe dovuto lasciare la corte per un matrimonio insignificante e con un figlio illegittimo del re come ricompensa. Anna fece tesoro dell'esempio di sua sorella.
Anna trascorse il suo primo anno a corte ai servizi della prima moglie di Enrico VIII, Caterina di Aragona. Divenne subito popolare tra i ragazzi. Non era considerata una gran bellezza, dote riservata a sua sorella (alla quale tuttavia non se ne riconoscevano altre). Alcuni cronisti la descrissero come una donna ordinaria, giallognola, e con due vistosi difetti: un grosso neo sul lato del collo e un sesto dito alla mano sinistra. Lodavano altresì il suo stile, il suo spirito e il fascino; le qualità fisiche più ragguardevoli erano i grandi occhi scuri e i lunghi capelli neri.
L'attrazione del re era dovuta principalmente alla sua dialettica, al suo sarcasmo e alla sua indisponibilità spesso rimarcata. Giorno dopo giorno il Re bravama sempre più ciò che non riusciva ad ottenere, cosa che non gli capitava molto spesso. Inoltre Anna era seriamente innamorata di Henry Percy, figlio ed erede del conte di Northumberland; a corte si vociferava di un fidanzamento e di una dichiarazione d'amore. Il re ordinò al primo ministro, il Cardinale Thomas Wolsey, di chiudere la questione. Wolsey lo fece, assicurandosi che Percy sposasse la figlia del conte di Shrewsbury, odiata da Anna. La gelosia e l'odio per la contessa fecero scattare nella Bolena un pensiero: se non posso essere la moglie di un conte, perché non provare ad essere la moglie del re?
Tuttavia Anna continuava a eludere la compagnia di Enrico, e a mantenere un comportamento cupo e sfuggente; Enrico allora la allontanò da corte. Sperava che qualche mese in campagna le facesse cambiare idea sul suo corteggiamento. Non funzionò. Anna stava giocando le sue carte con spietata lucidità. Qualche anno più tardi, dopo il suo arresto, Enrico ebbe a dire che era stato "stregato" da lei, e il termine utilizzato non era poca cosa nel sedicesimo secolo. Ma forse era solo il contrasto tra la sua vivacità e la solennità di Caterina, oppure il re aveva scambiato l'inesplicabile ardore dell'amore per qualcosa di più inquietante, quando l'amore svanì.
Non si può spiegare il mistero dell'attrazione tra due persone. Né tantomeno come Anna abbia potuto, nonostante i tanti ostacoli e la presenza costante di malevoli chiacchere di corte, catturare e mantenere l'attenzione del re per così tanto tempo. Enrico era testardo e petulante, ma per parecchi anni rimase fedele ai suoi sentimenti per Anna e al desiderio di ottenere un erede maschio.
Non si possono scindere il desiderio di un figlio, anzi la sua reale necessità, dal desiderio di avere Anna. I due interessi combaciarono nel 1527. Enrico venne a conoscenza dell'invalidità del matrimonio con Caterina. Era dunque possibile annullarlo e assicurarsi la mano di Anna e il tanto desiderato erede.
Il cardinal Wolsey da tempo lavorava per un'alleanza anglo-francese, perciò non vedeva di buon occhio la spagnola Caterina di Aragona. L'annullamento del matrimonio con lei apriva le porte a un'unione con una principessa francese, o perlomeno con una grande signora della corte inglese. A Wolsey non piaceva Anna, e lei lo disprezzava per averle allontanato Percy. Fece tutto il possibile per tramare contro il cancelliere, alleandosi con l'ambizioso protetto di Wolsey, Thomas Cromwell.
Ma non fu solo Anna a causare la caduta in disgrazia di Wolsey, sebbene le venne addossata tutta la colpa. In effetti, divenne il capro espiatorio di qualsiasi decisione impopolare del re. Tuttavia è utile ricordare che nessuno, né Wolsey, o Cromwell, o tantomeno Anna Bolena, manipolò mai Enrico VIII, o lo costrinse a fare qualcosa che lui non volle. Era un re che conosceva profondamente e amava la sua posizione.
Per il popolo era più facile odiare Anna che il proprio re. Venne criticata e condannata in tutta Europa per l'imbarazzo suscitato dal desiderio del re di annullare il suo matrimonio. Non era popolare nemmeno a corte. La sua situazione equivoca e la sua personalità così esuberante offendeva molti, quando al contrario la solenne pietà di Caterina aveva permeato la corte d'Inghilterra per trent'anni. Aveva anche numerosi estimatori, tuttavia non inclini ad affrontare la più che nota ira del re. Solo l'affetto del re la sosteneva, e non è improbabile che persino lei fosse sorpresa da tanta fedeltà.
Intanto la lotta per l'annullamento procedeva, mentre il papa tentava di mediare tra Enrico e il nipote di Caterina, l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V. La posizione a corte di Anna diventava via via più importante: mangiava da sola col re, riceveva regali costosi; cominciò a vestirsi con abiti sontuosi e alla moda, il re le pagava i debiti di gioco dato che Anna, come tanti altri a corte, amava i dadi e le carte.
Inizialmente tutto ciò accadeva lontano dai riflettori, ché Enrico non aveva alcun'intenzione di pregiudicare la decisione del papa sbandierando il suo nuovo amore. Ma i mesi passavano, e le voci correvano. Enrico si rese conto che non aveva più alcun senso nascondere la verità. Nel 1530 Anna venne apertamente onorata dal re a corte; aveva la precedenza su tutte le altre signore di corte, e presenziava ai banchetti e alle battute di caccia mentre Caterina veniva sostanzialmente ignorata. Nonostante ciò la finzione del primo matrimonio veniva mantenuta: Caterina continuava personalmente a riparare le sue camicie e ad inviargli doni e messaggi; ma la situazione era ormai insostenibile e Anna non poteva più sopportarla. Per placarla Enrico la nominò marchesa di Penbroke il 4 settembre 1532 al castello di Windsor; lei indossava un bellissimo abito rosso e portava i suoi lunghi capelli sciolti. Elevata dunque al rango di nobildonna, adesso aveva potere e terre personali. Ciononostante durante un viaggio di stato in Francia nel quale aveva accompagnato Enrico, le dame della corte francese si rifiutarono di incontrarla.
Si ritiene che l'elevazione alla nobiltà sia dovuta al matrimonio segreto e all'aver consumato fisicamente la loro relazione. La prova indiziaria è la nascita l'anno successivo di Elisabetta, futura regina di Inghilterra.
Il re aveva finalmente i suoi più profondi desideri a portata di mano. Anna era incinta del suo figlio a lungo atteso, ed era necessario legittimarlo. Non poteva più aspettare il papa. Enrico perciò rifiutò l'autorità della Santa Sede e fece annullare il suo matrimonio con Caterina da Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury. Infine Anna ed Enrico si sposarono nel gennaio del 1533 con una modesta cerimonia.
L'incoronazione di Anna fu una cosa sontuosa senza che si badasse a spese, ma i londinesi non ne rimasero impressionati. Gridarono al loro passaggio HA HA HA leggendo come una sorta di risata beffarda le iniziali di Enrico e Anna. Il re le chiese se le era piaciuta la città, ed Anna rispose: "Mio signore, ho apprezzato molto la città, ma ho visto tanti cappelli sulle teste ed udito poche lingue".
Anna tentò di godere del suo trionfo più che poté. Ordinò nuove livree blu e porpora per i servi, e sostituì lo stemma del melograno di Caterina col suo simbolo del falco. Scelse come motto "il più felice possibile" in netto contrasto con il precedente "umile e leale". La madre di Enrico, Elisabetta, aveva scelto per lei "umile e riverente", ma l'umiltà non era decisamente una caratteristica di Anna Bolena.
Fu pia e devota, sebbene non in modo rigido e inflessibile come Caterina. Le simpatie di Anna si rivolgevano al pensiero progressista che andava sfidando l'ortodossia cattolica. Enrico, avendo rifiutato il papato e creato una nuova Chiesa di Inghilterra, diede inizio alla Riforma anglicana. Non fu un atto rivoluzionario come il movimento di Lutero in Germania; rimase in effetti un devoto cattolico, limitandosi a negare ciò che definiva l'illegittima autorità del papato. Anna sapeva che il suo matrimonio e i figli futuri non sarebbero stati mai considerati legittimi dall'Europa Cattolica, ma doveva stare dalla parte della nuova chiesa per assicurarsi di rimanere la preferita del re.
La sua natura era ammaliata dalla nuova enfasi con cui si dibatteva su ogni singolo elemento teologico. Era sempre curiosa e aperta alle nuove idee; non accettava mai nulla ciecamente. Come regina divenne buona amica di Thomas Cranmer e finanziò parecchi libri di religione. Non aveva nulla del profondo pragmatismo di sua figlia Elisabetta; la fede religiosa era una parte importante della sua vita, come di qualsiasi persona del sedicesimo secolo.
Sua figlia nacque il 7 settembre del 1533. I medici e gli astrologi si erano sbagliati: non era un principe. Ma la nascita della bimba in salute non fu una terribile delusione, né la causa della caduta in disgrazia della madre. La nascita fu facile e veloce. La regina si riprese in fretta. Enrico non aveva dubbi nel ritenere che sarebbero presto arrivati principi robusti. Furono i due successivi aborti a farlo dubitare della validità del suo secondo matrimonio.
Il battesimo di Elisabetta fu una grande cerimonia. Enrico la dichiarò sua erede, dandole dunque la precedenza sulla sorellastra di 17 anni Mary.
Enrico scrisse a Mary chiedendole di rinunciare al titolo di Principessa del Galles, che appartiene da sempre all'erede. Le chiese inoltre di avallare la validità del suo matrimonio e la legittimità della sua sorellastra. Mary, ostinata come la madre, rifiutò. Mosso dall'ira, Enrico scacciò Mary da casa sua, il maniero Beaulieu, per darlo a George, fratello di Anna. La costrinse ad andare presso la casa di Elisabetta sotto il controllo di Lady Anne Shelton, una zia di Anna. Quando le fu chiesto di portare rispetto alla Principessa bambina, rispose che non conosceva altra principessa di Inghilterra che se stessa, scoppiando in lacrime.
Enrico si infuriò e Anna incoraggiò la sua furia: lo status di sua figlia dipendeva dalla disgrazia di Mary. Nei due anni e mezzo in cui visse dopo la nascita di Elisabetta, Anna si dimostrò una madre devota.
Il conflitto con Mary occupava buona parte dei pensieri di Anna ed Enrico. Nel gennaio 1534 il nuovo primo ministro del re, Thomas Cromwell, andò da Mary per indurla a rinunciare al suo titolo e avvisarla di quanto fosse pericoloso per lei stessa il suo comportamento. Lei rispose che voleva solo la benedizione di suo padre e l'onore di baciargli la mano. Mary, e il popolo con lei, riteneva Anna la causa del distacco di Enrico dalla sua prima figlia. In verità era quasi completamente un'idea di Enrico, come fu provato dopo l'esecuzione di Anna. Alla fine Mary, sotto minaccia di morte, scrisse la lettera che Enrico aveva a lungo desiderato.
I coniugi tentarono di riappacificarsi con Mary; durante una visita a Hatfield dove viveva, Anna organizzò un incontro e la invitò a corte a "visitarla come la Regina". Mary rispose con un insulto crudele, dicendole "io non conosco alcuna regina in Inghilterra eccetto mia madre. Ma se voi, in qualità di favorita del re, voleste intercedere per me con lui, ve ne sarei grata". Anna non perse la calma, le fece notare l'assurdità della sua richiesta e ripeté la propria offerta. Mary rifiutò ancora ed Anna se ne andò infuriata. Da allora non tentò più di guadagnarsi la sua amicizia.
Il problema con Mary evidenziò l'insostenibile posizione che Anna ed Elisabetta avevano a corte. Molti non sapevano chi chiamare Principessa, chi fosse il legittimo erede e chi la legittima sposa. Caterina era ancora viva, e chiamava ancora se stessa Regina e Mary, incoraggiata dall'ambasciatore imperiale Eustace Chapuys, chiamava ancora se stessa Principessa. Inoltre Chapuys, che disprezzava apertamente Anna, disse a Mary che Anna stava pianificando il suo omicidio. Era una terribile bugia che tuttavia Mary, nel suo stato isterico, era incline a credere. Quando venne a sapere che lei e la corte di Elisabetta lasciavano Hatfield per un altra residenza, si rifiutò di andare, credendo che fosse il pretesto per ucciderla. Le guardie dovettero di fatto catturarla e trascinarla nella carrozza, gettandola ancor più nella disperazione.
Nel frattempo Elisabetta era troppo piccola per notare questi avvenimenti, tuttavia gli eventi aiutarono a cementare l'odio di Mary verso la sua sorellastra. I suoi amici spagnoli spargevano pettegolezzi su Anna ed Elisabetta, sostenendo che la bimba fosse fisicamente deforme e mostruosa all'aspetto. Per dimostrare la falsità di queste accuse, nell'aprile 1534 Enrico mostrò la bimba nuda a parecchi ambasciatori stranieri. Nello stesso mese Anna annunciò di essere nuovamente incinta. Nulla poteva dare maggior piacere al re. Egli doveva incontrare Francesco I di Francia a giugno a Calais per firmare un trattato di pace, ma decise di non partecipare, scrivendogli che Caterina e Mary, colme di rancore verso la sua amata Regina Anna, potrebbero approfittare della sua assenza per mettere in pratica azioni pericolose verso di lei e il nascituro.
Tuttavia le sue attenzioni verso Anna non aiutarono la sua salute. In settembre abortì un feto di sei mesi; era abbastanza formato da mostrare di essere un maschio, per il grande disappunto di Enrico. Anna era arrabbiata anche perché lui aveva avuto una relazione quell'estate. Lo rimproverò, e il re rispose "dovresti essere felice per quello che ho fatto per te, e che non rifarei se dovessi cominciare ora. Ricordati da dove sei venuta". Il litigio fu furioso ed udito da molti servitori. Ma fu una lite passeggera: Enrico si era già stancato di quella nuova cortigiana e pochi giorni dopo Chapuys scriveva tristemente a Carlo V che Enrico era ancora innamorato di Anna. Ma altri segnali indicavano che gli eventi volgevano al peggio.
Enrico sperava di cementare la relazione con Francesco I facendo fidanzare Elisabetta con il figlio di lui, il Duca di Angouleme. Ma dopo il secondo aborto di Anna, il re francese era contrario a questo fidanzamento. Ai suoi occhi era evidente che la posizione di Anna si stava indebolendo; dopo tutto, Enrico aveva abbandonato una moglie perché non gli aveva dato figli maschi: avrebbe fatto lo stesso con Anna? E se sì, sarebbe stato un bene il matrimonio con Elisabetta? Naturalmente il re francese aveva tutto l'interesse a promuovere Anna poiché Caterina di Aragona e sua figlia erano pedine di Carlo V. Tuttavia rimaneva dubbioso sulla precarietà della posizione di Anna, e ciò ferì ulteriormente la regina provocandole un maggiore cedimento fisico e mentale.
Enrico non fu mai l'adultero incallito con cui lo si dipinse. Al contrario, era incredibilmente convenzionale nei suoi appetiti sessuali. Ogni flirt avveniva alla luce del sole e durante il lungo matrimonio con Caterina non vi furono che un pugno di concubine. Amava circondarsi di belle donne, flirtare e giocare con loro, ma raramente ciò evolveva in una relaziona carnale.
Per Anna però ogni corteggiamento la devastava, specialmente se seguiva a breve un suo aborto.
In seguito vi fu uno scandalo, che portò ulteriore danno alla sua reputazione; sua sorella Mary, che come sappiamo era stata una concubina di Enrico anni prima, sposò Sir William Stafford senza il permesso della sua famiglia e del re. Stafford era povero, e l'ira del padre di Mary lo portò a tagliarle i fondi. Si rivolse allora ad Anna e al re, senza ottenere aiuto.
Gli amici di Anna diminuivano; nel frattempo Enrico aveva cominciato a flirtare apertamente con un'altra donna. Stavolta era la cugina di Anna, Madge Shelton. Anna aveva ancora una buona influenza sul marito, ma sapeva che l'unico modo per renderla permanente era di dargli un figlio maschio. Enrico non avrebbe mai ripudiato la madre del suo erede così a lungo atteso. I nemici di lei sarebbero stati annientati una volta per tutte.
Intanto la salute di Enrico cominciò a peggiorare, e comparvero i primi segnali della malattia che poi lo porterà alla morte (trombosi femorale). Aveva spesso forti emicranie, e impotenza. Era un quarantenne sempre più obeso, il che non aiutava la sua virilità. Ma gli aborti di Anna lo portarono ad incolpare lei per il mancato concepimento o il non portare a termine la gravidanza.
Thomas Cromwell, uomo brillante e influente, decise di tenersi aperte tutte le opzioni: andò a visitare Mary e le promise supporto al suo reinsediamento. La perdita di colui che un tempo era un suo grande alleato ed ora un fidato consigliere del re spaventò molto Anna; tuttavia le si prospettò una nuova opportunità: nel giugno del 1535 rimase incinta di nuovo. Ma nel gennaio del 36 perse anche quel bambino. Si dice che abbia detto "ho abortito il mio salvatore".
La sua fine giunse rapida. Enrico da sempre pretendeva da tutti lealtà, ma non disdegnava di complottare contro i suoi nemici. Anna subì lo stesso fato di Caterina. Lei sapeva che lui era insoddisfatto di lei, e che pur mantenendo inalterato il suo atteggiamento, stava in realtà cercando il miglior modo per distruggerla. Caterina di Aragona morì in gennaio, pochi giorni prima dell'aborto di Anna. Questi eventi, presi insieme, convinsero Enrico ad agire. Con Caterina in vita quasi tutta l'Europa (e buona parte degli inglesi), considerava lei la legittima regina, e non Anna. Ora si era liberato di Caterina; se si fosse liberato anche di Anna avrebbe potuto sposarsi ancora, senza lo spettro della bigamia.
La decisione di Enrico di annientare completamente Anna fu spietata. La fece arrestare con l'accusa di adulterio, stregoneria ed incesto, accuse ridicole persino per i nemici di lei. Fece arrestare anche George, suo fratello. L'odiata moglie, Jane Rochford, testimoniò che li vide unirsi carnalmente in modo incestuoso. Tutti ritennero le sue accuse non attendibili, ma Enrico VIII la voleva condannata e uccisa. Fece uccidere George e tre suoi amici. Un quarto amico, sotto tortura, confessò le accuse: tanto bastava per condannarli tutti.
Essendo regina di Inghilterra, Anna fu processata dai Pari. L'accusa principale era adulterio, che per una regina era anche alto tradimento. Nessun membro della nobiltà le venne in aiuto; il suo vile zio Norfolk pronunciò la sentenza di morte. Il povero Henry Percy, il suo primo amore, svenne durante il processo e fu necessario portarlo fuori dall'aula. Come concessione per la sua posizione, non fu decapitata con un'ascia. Fu chiamato dalla Francia un abile spadaccino, assicurandole che avrebbe provato poco dolore. Ella rispose, con il suo tipico spirito: "ho sentito che il boia è molto bravo, e io ho un collo tanto sottile".
Andò incontro alla sua fine con coraggio. Fu portata al patibolo alle 8 del mattino del 19 maggio 1536, per quello che fu uno spettacolo mai avvenuto prima, la pubblica esecuzione di una regina di Inghilterra. Scelse le sue ultime parole con cura: "popolo di buoni cristiani, sono qui giunta a morire, secondo la legge, perché per la legge sono stata condannata a morte, e dunque non dirò nulla contro di essa. Sono qui giunta senza accusare nessuno, né a parlar male di alcuno, e tuttavia sono stata accusata e condannata a morte; ma prego Dio che salvi il re e gli dia un lungo regno su di voi, poiché non esiste un principe più gentile e misericordioso di lui. Ed egli è stato per me un signore e sovrano buono e gentile. E se qualcuno volesse interessarsi alla mia causa, gli chiedo di giudicarmi in modo onesto. In questo modo mi congedo dal mondo e da tutti voi, desiderando dal profondo del cuore che preghiate per me. O Signore abbi pietà di me, a Dio affido la mia anima".
Poi venne bendata e fu fatta inginocchiare sul ceppo. Ripeté varie volte "a Gesù Cristo affido la mia anima; Signore Gesù ricevi la mia anima".
Il re sposò Jane Seymour 10 giorni dopo l'esecuzione.
Elisabetta aveva solo tre anni e mezzo quando sua madre morì. Tuttavia era una bambina precoce: quando la governante la visitò pochi giorni dopo l'esecuzione, Elisabetta le chiese: "come mai ieri mi chiamavi Signora principessa, e oggi mi chiami Signora Elisabetta?".
Anna fu sepolta in una vecchia cassa, poiché non era stata prevista una bara. La cassa era troppo corta, pertanto la testa le fu appoggiata al fianco. I resti furono portati a San Pietro in Vincula, la chiesa della Torre di Londra, dove furono qualche anno dopo raggiunti da quelli di sua cugina, e quinta moglie di Enrico, Catherine Howard.
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martedì 19 maggio 2026
giovedì 23 novembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 23 novembre.
Il 23 novembre 1499 Perkin Warbeck, pretendente al trono inglese, viene impiccato per aver tentato di evadere dalla Torre di Londra.
La storia della Torre di Londra è lunga e a tratti oscura. È una storia attraversata da spietate esecuzioni ad opera di re sanguinari e avidi di potere tanto da farle guadagnare (forse immeritatamente) la reputazione di luogo di sofferenza e tortura.
La Torre di Londra è una fortificazione formata da un complesso di edifici che ha subito modifiche ed ampliamenti rispetto alla pianta originaria, almeno per due secoli. La struttura che vediamo oggi è quella del tardo tredicesimo secolo.
La Torre di Londra è molto antica. La sua storia comincia con la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni che la fecero erigere a simbolo del loro potere, dopo aver strappato il trono d’Inghilterra ai Sassoni nel 1066 con la vittoria nella famosa battaglia di Hastings.
Il protagonista dell’impresa fu il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, che fece capitolare Londra dopo una serie di vittorie portate a segno contro le truppe Sassoni in varie parti del Sud. L’invasione normanna portò all’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore con il nome di Guglielmo I. Fu lui, infatti, intorno al 1078 ad ordinare la costruzione della White Tower, l’edificio centrale della Torre di Londra che avrebbe poi dato il nome a tutto il castello. Questa costruzione in realtà fece parte di un’operazione molto più ampia di consolidamento del potere che portò alla progettazione e realizzazione di oltre 35 castelli tra il 1066 e il 1087. Castelli che servirono da fortificazioni, residenze o centri del potere amministrativo.
La Torre di Londra, in particolare, rivestiva un ruolo centrale perché rappresentava l’avamposto per il controllo di Londra, la più grande città dell’Inghilterra e sede del potere politico. Il luogo dell’insediamento fu scelto accuratamente tra le originarie mura romane e il fiume Tamigi che avrebbe costituito una valida difesa naturale dai nemici. La White Tower (Torre Bianca) fu iniziata presumibilmente nel 1078 anche se la data è incerta e non fu probabilmente finita prima della morte di Guglielmo I stesso, avvenuta nel 1087. La White Tower è inoltre la prima fortezza in pietra d’Inghilterra – del resto il primo muro di protezione in pietra, che avrebbe sostituito la palizzata in legno intorno alla Torre, fu costruito solo intorno al 1100 per ordine di Guglielmo II.
Il castello mantenne la sua forma originaria probabilmente fino al regno di Riccardo Cuor di Leone (fine del 12° secolo) quando William Longchamp, reggente mentre il re Riccardo era alle crociate, ampliò la fortezza facendo costruire anche un fossato. Fu in assenza di Riccardo che suo fratello, il principe John, tentò con successo un assalto al potere e fu proprio in quell’occasione che la Torre di Londra subì il suo primo assedio. Longchamp alla fine capitolò e John successe a Riccardo nel 1199. Il suo regno incontrò tuttavia molte resistenze interne e questo portò ad una forte instabilità negli anni successivi.
La fortificazione venne ulteriormente modificata ed ampliata nel 13° secolo, sotto i regni di Enrico III ed Edoardo I. Fu alla fine di questo secolo che finalmente raggiunse la forma che presenta ai giorni nostri.
Enrico III era piuttosto slegato dai suoi Baroni e il timore di attacchi fu la ragione per cui volle che la Torre venisse fortificata al massimo. Essendo anche un esteta ordinò che il castello fosse un posto estremamente confortevole in cui vivere. Dal 1238 il castello si espanse ad Est, Nord e Nord-Ovest. Furono costruiti nuovi torrioni difensivi, un secondo fossato e presto il castello si estese ad est oltre l’originario insediamento romano fino ad incorporare il muro difensivo della city.
Edoardo I, dal canto suo, spese sulla Torre in pochi anni più di quanto Enrico III avesse speso durante tutto il suo regno. La sua esperienza negli assedi accumulata durante le crociate gli permise di apportare importanti migliorie alla sicurezza del castello. Fu ricostruito uno dei fossati iniziati da Enrico III, fu eretto un nuovo muro di cinta e un nuovo fossato fu scavato lungo il perimetro esterno del muro. Fu anche creato un nuovo ingresso dotato di avanzate strutture difensive.
Durante il tardo Medioevo la Torre fu usata molto come prigione e come rifugio per i reali. Il 14° secolo fu il secolo dei re Edoardo II, Edoardo III e Riccardo II. Quest’epoca fu caratterizzata da guerre e rivolte interne e spesso la Torre di Londra servì ai regnanti da rifugio, come nel 1387, quando Riccardo II passò il Natale barricato tra le mura del castello Londinese piuttosto che nel castello di Windsor, come si usava di più allora.
Nel 15° secolo non furono apportate molte migliorie alla fortezza e questa continuò a svolgere un duplice ruolo di rifugio per i reali e prigione, dove spesso i detenuti avevano nomi illustri. La seconda parte di questo secolo fu caratterizzata dalla Guerra delle Due Rose (1455-1485) scoppiata tra i casati dei Lancaster e degli York che si contendevano il trono. Fu alla fine di questo periodo che si consumò l’evento forse più infamante legato al nome della Torre di Londra: l’assassinio dei Principi nella Torre. I due giovani, Edoardo V e Riccardo erano figli di Edoardo IV e alla morte del re il loro zio, Riccardo di Gloucester, allontanò tutti i loro parenti, inclusa la madre, convincendo i ragazzi ad alloggiare nella Torre in attesa dell’incoronazione di Edoardo, il maggiore dei due. Quest’incoronazione non ebbe mai luogo e i due giovani non furono mai più rivisti vivi. Lo zio Riccardo fece inoltre dichiarare il matrimonio di Edoardo IV illegittimo e quindi illegittimi anche i suoi figli morti. Con quell’atto prese il trono come Riccardo III nel 1483. Costui fu l’ultimo re del casato York e regnò fino alla sua morte nel 1485, avvenuta nella battaglia di Bosworth persa contro Enrico Tudor, incoronato Enrico VII nello stesso anno. Questo evento diede inizio all’era dei Tudor.
Con l’avvento dei Tudor la Torre di Londra cominciò a perdere il suo ruolo di residenza reale, ma fu maggiormente usata come arsenale e prigione. Molti furono i lavori fatti per migliorarne la sicurezza nel’500, soprattutto durante il regno di Enrico VIII. Lo stesso secolo vide nascere anche il corpo degli Yeoman Warders, guardie del corpo del re almeno dal 1509. Fino alla metà del ’600 la Torre fu molto usata come prigione e luogo di tortura e questo ne cambiò anche la reputazione che cominciò a diventare quella che in parte la storia ci ha restituito. Tra gli ospiti illustri imprigionati nella fortezza durante questi anni ricordiamo Anna Bolena, Lady Jane Grey ed Elisabetta I. Il 1600 fu l’era degli Stuart e durante questo periodo la Torre subì diversi lavori di ristrutturazione perché versava in pessime condizioni. Pare che Carlo II non vi abbia speso nemmeno la notte prima dell’incoronazione nel 1660.
Il ’700 fu il secolo in cui salì al potere il casato di Hannover. Data l’incertezza circa una rivolta scozzese, la Torre di Londra fu rimessa a posto per reggere ad un nuovo eventuale assedio da parte dei potenziali nemici. I lavori si svolsero spasmodici durante la maggior parte del 18° secolo.
Nel secolo successivo altri lavori furono eseguiti. Dal 1843 al 1845 fu drenato e riempito di terra il fossato esterno dato che pochi anni prima aveva causato un’epidemia dovuta all’accumulo di materiale argilloso. Nello stesso periodo furono costruiti ulteriori edifici per l’alloggiamento di soldati prevalentemente in vista di temuti sommovimenti popolari. Questo fu l’ultimo grande intervento di fortificazione della Torre e la maggior parte delle strutture adibite all’artiglieria sopravvissute fino ad oggi risalgono a quell’epoca.
Durante le due guerre mondiali del ’900 la Torre conobbe di nuovo, e per l’ultima volta, il suo ruolo di prigione e luogo di esecuzioni. Durante quel periodo furono eseguite 11 condanne a morte e l’ultima fu quella inflitta per spionaggio a Josef Jakobs, il 14 agosto del 1941. Dopo le guerre, i danni subiti dai sostenuti bombardamenti dei Nazisti furono riparati e la Torre fu riaperta al pubblico.
Come si è visto la Torre di Londra nei secoli ha svolto un ruolo molto importante nella storia inglese. È stata più volte assediata e difenderla è sempre stato cruciale per il controllo del paese. La Torre è servita a molti scopi: è stata un deposito di armi, una tesoreria, sede della Zecca, nonché prigione e residenza reale, oltre che casa dei Gioielli della Corona. La storia di diversi personaggi famosi, caduti in disgrazia e mandati alla Torre, ha alimentato la fama del castello come luogo di tortura e morte. La verità è però che, fino alle guerre mondiali, solo sette persone sono state giustiziate tra le mura della Torre di Londra. Le esecuzioni avevano invece luogo a Nord della Torre, su Tower Hill. Se ne sono infatti contate 112 in un periodo di 400 anni.
Oggi la torre di Londra è una delle attrazioni turistiche più popolari del paese, nonché patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco dal 1988.
Il 23 novembre 1499 Perkin Warbeck, pretendente al trono inglese, viene impiccato per aver tentato di evadere dalla Torre di Londra.
La storia della Torre di Londra è lunga e a tratti oscura. È una storia attraversata da spietate esecuzioni ad opera di re sanguinari e avidi di potere tanto da farle guadagnare (forse immeritatamente) la reputazione di luogo di sofferenza e tortura.
La Torre di Londra è una fortificazione formata da un complesso di edifici che ha subito modifiche ed ampliamenti rispetto alla pianta originaria, almeno per due secoli. La struttura che vediamo oggi è quella del tardo tredicesimo secolo.
La Torre di Londra è molto antica. La sua storia comincia con la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni che la fecero erigere a simbolo del loro potere, dopo aver strappato il trono d’Inghilterra ai Sassoni nel 1066 con la vittoria nella famosa battaglia di Hastings.
Il protagonista dell’impresa fu il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, che fece capitolare Londra dopo una serie di vittorie portate a segno contro le truppe Sassoni in varie parti del Sud. L’invasione normanna portò all’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore con il nome di Guglielmo I. Fu lui, infatti, intorno al 1078 ad ordinare la costruzione della White Tower, l’edificio centrale della Torre di Londra che avrebbe poi dato il nome a tutto il castello. Questa costruzione in realtà fece parte di un’operazione molto più ampia di consolidamento del potere che portò alla progettazione e realizzazione di oltre 35 castelli tra il 1066 e il 1087. Castelli che servirono da fortificazioni, residenze o centri del potere amministrativo.
La Torre di Londra, in particolare, rivestiva un ruolo centrale perché rappresentava l’avamposto per il controllo di Londra, la più grande città dell’Inghilterra e sede del potere politico. Il luogo dell’insediamento fu scelto accuratamente tra le originarie mura romane e il fiume Tamigi che avrebbe costituito una valida difesa naturale dai nemici. La White Tower (Torre Bianca) fu iniziata presumibilmente nel 1078 anche se la data è incerta e non fu probabilmente finita prima della morte di Guglielmo I stesso, avvenuta nel 1087. La White Tower è inoltre la prima fortezza in pietra d’Inghilterra – del resto il primo muro di protezione in pietra, che avrebbe sostituito la palizzata in legno intorno alla Torre, fu costruito solo intorno al 1100 per ordine di Guglielmo II.
Il castello mantenne la sua forma originaria probabilmente fino al regno di Riccardo Cuor di Leone (fine del 12° secolo) quando William Longchamp, reggente mentre il re Riccardo era alle crociate, ampliò la fortezza facendo costruire anche un fossato. Fu in assenza di Riccardo che suo fratello, il principe John, tentò con successo un assalto al potere e fu proprio in quell’occasione che la Torre di Londra subì il suo primo assedio. Longchamp alla fine capitolò e John successe a Riccardo nel 1199. Il suo regno incontrò tuttavia molte resistenze interne e questo portò ad una forte instabilità negli anni successivi.
La fortificazione venne ulteriormente modificata ed ampliata nel 13° secolo, sotto i regni di Enrico III ed Edoardo I. Fu alla fine di questo secolo che finalmente raggiunse la forma che presenta ai giorni nostri.
Enrico III era piuttosto slegato dai suoi Baroni e il timore di attacchi fu la ragione per cui volle che la Torre venisse fortificata al massimo. Essendo anche un esteta ordinò che il castello fosse un posto estremamente confortevole in cui vivere. Dal 1238 il castello si espanse ad Est, Nord e Nord-Ovest. Furono costruiti nuovi torrioni difensivi, un secondo fossato e presto il castello si estese ad est oltre l’originario insediamento romano fino ad incorporare il muro difensivo della city.
Edoardo I, dal canto suo, spese sulla Torre in pochi anni più di quanto Enrico III avesse speso durante tutto il suo regno. La sua esperienza negli assedi accumulata durante le crociate gli permise di apportare importanti migliorie alla sicurezza del castello. Fu ricostruito uno dei fossati iniziati da Enrico III, fu eretto un nuovo muro di cinta e un nuovo fossato fu scavato lungo il perimetro esterno del muro. Fu anche creato un nuovo ingresso dotato di avanzate strutture difensive.
Durante il tardo Medioevo la Torre fu usata molto come prigione e come rifugio per i reali. Il 14° secolo fu il secolo dei re Edoardo II, Edoardo III e Riccardo II. Quest’epoca fu caratterizzata da guerre e rivolte interne e spesso la Torre di Londra servì ai regnanti da rifugio, come nel 1387, quando Riccardo II passò il Natale barricato tra le mura del castello Londinese piuttosto che nel castello di Windsor, come si usava di più allora.
Nel 15° secolo non furono apportate molte migliorie alla fortezza e questa continuò a svolgere un duplice ruolo di rifugio per i reali e prigione, dove spesso i detenuti avevano nomi illustri. La seconda parte di questo secolo fu caratterizzata dalla Guerra delle Due Rose (1455-1485) scoppiata tra i casati dei Lancaster e degli York che si contendevano il trono. Fu alla fine di questo periodo che si consumò l’evento forse più infamante legato al nome della Torre di Londra: l’assassinio dei Principi nella Torre. I due giovani, Edoardo V e Riccardo erano figli di Edoardo IV e alla morte del re il loro zio, Riccardo di Gloucester, allontanò tutti i loro parenti, inclusa la madre, convincendo i ragazzi ad alloggiare nella Torre in attesa dell’incoronazione di Edoardo, il maggiore dei due. Quest’incoronazione non ebbe mai luogo e i due giovani non furono mai più rivisti vivi. Lo zio Riccardo fece inoltre dichiarare il matrimonio di Edoardo IV illegittimo e quindi illegittimi anche i suoi figli morti. Con quell’atto prese il trono come Riccardo III nel 1483. Costui fu l’ultimo re del casato York e regnò fino alla sua morte nel 1485, avvenuta nella battaglia di Bosworth persa contro Enrico Tudor, incoronato Enrico VII nello stesso anno. Questo evento diede inizio all’era dei Tudor.
Con l’avvento dei Tudor la Torre di Londra cominciò a perdere il suo ruolo di residenza reale, ma fu maggiormente usata come arsenale e prigione. Molti furono i lavori fatti per migliorarne la sicurezza nel’500, soprattutto durante il regno di Enrico VIII. Lo stesso secolo vide nascere anche il corpo degli Yeoman Warders, guardie del corpo del re almeno dal 1509. Fino alla metà del ’600 la Torre fu molto usata come prigione e luogo di tortura e questo ne cambiò anche la reputazione che cominciò a diventare quella che in parte la storia ci ha restituito. Tra gli ospiti illustri imprigionati nella fortezza durante questi anni ricordiamo Anna Bolena, Lady Jane Grey ed Elisabetta I. Il 1600 fu l’era degli Stuart e durante questo periodo la Torre subì diversi lavori di ristrutturazione perché versava in pessime condizioni. Pare che Carlo II non vi abbia speso nemmeno la notte prima dell’incoronazione nel 1660.
Il ’700 fu il secolo in cui salì al potere il casato di Hannover. Data l’incertezza circa una rivolta scozzese, la Torre di Londra fu rimessa a posto per reggere ad un nuovo eventuale assedio da parte dei potenziali nemici. I lavori si svolsero spasmodici durante la maggior parte del 18° secolo.
Nel secolo successivo altri lavori furono eseguiti. Dal 1843 al 1845 fu drenato e riempito di terra il fossato esterno dato che pochi anni prima aveva causato un’epidemia dovuta all’accumulo di materiale argilloso. Nello stesso periodo furono costruiti ulteriori edifici per l’alloggiamento di soldati prevalentemente in vista di temuti sommovimenti popolari. Questo fu l’ultimo grande intervento di fortificazione della Torre e la maggior parte delle strutture adibite all’artiglieria sopravvissute fino ad oggi risalgono a quell’epoca.
Durante le due guerre mondiali del ’900 la Torre conobbe di nuovo, e per l’ultima volta, il suo ruolo di prigione e luogo di esecuzioni. Durante quel periodo furono eseguite 11 condanne a morte e l’ultima fu quella inflitta per spionaggio a Josef Jakobs, il 14 agosto del 1941. Dopo le guerre, i danni subiti dai sostenuti bombardamenti dei Nazisti furono riparati e la Torre fu riaperta al pubblico.
Come si è visto la Torre di Londra nei secoli ha svolto un ruolo molto importante nella storia inglese. È stata più volte assediata e difenderla è sempre stato cruciale per il controllo del paese. La Torre è servita a molti scopi: è stata un deposito di armi, una tesoreria, sede della Zecca, nonché prigione e residenza reale, oltre che casa dei Gioielli della Corona. La storia di diversi personaggi famosi, caduti in disgrazia e mandati alla Torre, ha alimentato la fama del castello come luogo di tortura e morte. La verità è però che, fino alle guerre mondiali, solo sette persone sono state giustiziate tra le mura della Torre di Londra. Le esecuzioni avevano invece luogo a Nord della Torre, su Tower Hill. Se ne sono infatti contate 112 in un periodo di 400 anni.
Oggi la torre di Londra è una delle attrazioni turistiche più popolari del paese, nonché patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco dal 1988.
martedì 9 maggio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 9 maggio.
Il 9 maggio 1671 Thomas Blood tentò, senza successo, di rubare il tesoro della Corona dalla Torre di Londra.
Un colpo non riuscito per poco, con risvolti assai comici, quello tentato da Thomas Blood, ufficiale inglese che aveva combattuto con il grado di colonnello per e contro il Re durante la rivolta di Cromwell. Per questo al ritorno della monarchia, gli furono confiscate tutte le proprietà. Il furto dunque sarebbe stato una sorta di risarcimento. Catturato e portato davanti al Sovrano, egli spiegò le sue ragioni, nonché la facilità con cui era penetrato nella Torre, e venne non solo perdonato ma reintegrato dei suoi beni.
Nato in Irlanda nel 1618 in una famiglia benestante, nel 1642 si trasferì in Inghilterra per combattere tra le file dell'esercito di Carlo I contro Oliver Cromwell. Forse convinto della bontà dell'azione rivoluzionaria del capo delle «teste rotonde», così chiamati perché portavano i capelli molto corti, forse avendo capito che aria tirava, fece il salto della quaglia e passò al nemico. Alla fine della ostilità, come ricompensa per i suoi servigi, Cromwell donò al colonnello Blood alcuni terreni e lo elesse giudice di pace. Tutto bene fino a quando Cromwell morì nel 1658 e due anni dopo il figlio del deposto, e decapitato, Carlo I fece ritorno in patria. E sul trono. Ovviamente Blood fu spogliato di tutti i suoi beni e lui per ripicca decise un colpo mai tentato prima o dopo.
A onor del vero i gioielli un furto lo avevano già subito. Nel 1303 corone, globi e scettri d'oro sparirono dall'Abbazia di Westminster per ricomparire qualche tempo dopo nella bottega di un gioielliere di Londra. Che non se la passò tanto bene. Subito dopo si decise di conservarli nella famosa Torre di Londra, dove si trovano tuttora. A fare la guardia al tesoro, robusti armigeri che, per essere ben in salute ricevono doppia razione di carne. Da qui il loro nomignolo: beef (carne) eater (mangiatore). Ma quel lontano 9 maggio del 1671 i «beefeaters» non c'erano e a guardia dei gioielli c'era solo un custode un po' stordito che, come raccontò in seguito Blood, venne così gabbato. «Quella mattina mi recai con altri tre amici alla tristemente famosa Torre di Londra. Talbot Edwards, custode dei gioielli della Corona e babbeo della più bell'acqua, venne ad aprirmi chiedendomi con indolenza che cosa mai desiderassi a quell'ora. Con una faccia di bronzo che solo un irlandese può avere, gli dissi che ero venuto a chiedere la mano della sua dilettissima figlia Rebecca». E il pover'uomo aprì, trovandosi subito con un sacco in testa e ancor più stordito, questa volta da una gragnuola di legnate.
Tutto stava andando per il meglio: Blood nascose una corona sotto la giubba, un compare un globo d'oro nei pantaloni ma a mentre stavano segando uno scettro, troppo lungo per essere nascosto sotto i vestiti, apparve il figlio di Talbot Edwards che vista la scena si mise a urlare come un matto. Blood e i suoi complici tentarono una precipitosa fuga ma furono presi. Qualcuno dice che l'avventuriero irlandese era comunque troppo ubriaco per riuscire nell'impresa.
Qualche giorno dopo fu portato al cospetto del re al quale l'ex ufficiale raccontò le sue peripezie, il suo desiderio di ottenere una sorta di risarcimento ma soprattutto, con particolari esilaranti, la stupidità del custode nell'aprirgli la porta. Il racconto divertì particolarmente Carlo II che si sarebbe messo a ridire a crepapelle per poi decidere di punire non il ladro ma il povero Talbot Edwards. Nonché di rafforzare i controlli attorno ai gioielli per evitare che un altro Thomas Blood ne riprovasse l'impresa. E premiò l'avventuriero per avergli così svelato la clamorosa falla nel sistema di sicurezza con la restituzione dei beni confiscati. Blood campò altri 9 anni servito e riverito e si spense serenamente il 23 agosto 1680 a Westminster, quartiere centralissimo di Londra, attorniato da uno stuolo di figli e nipoti a cui aveva tramandato la sua fantastica avventura.
Il 9 maggio 1671 Thomas Blood tentò, senza successo, di rubare il tesoro della Corona dalla Torre di Londra.
Un colpo non riuscito per poco, con risvolti assai comici, quello tentato da Thomas Blood, ufficiale inglese che aveva combattuto con il grado di colonnello per e contro il Re durante la rivolta di Cromwell. Per questo al ritorno della monarchia, gli furono confiscate tutte le proprietà. Il furto dunque sarebbe stato una sorta di risarcimento. Catturato e portato davanti al Sovrano, egli spiegò le sue ragioni, nonché la facilità con cui era penetrato nella Torre, e venne non solo perdonato ma reintegrato dei suoi beni.
Nato in Irlanda nel 1618 in una famiglia benestante, nel 1642 si trasferì in Inghilterra per combattere tra le file dell'esercito di Carlo I contro Oliver Cromwell. Forse convinto della bontà dell'azione rivoluzionaria del capo delle «teste rotonde», così chiamati perché portavano i capelli molto corti, forse avendo capito che aria tirava, fece il salto della quaglia e passò al nemico. Alla fine della ostilità, come ricompensa per i suoi servigi, Cromwell donò al colonnello Blood alcuni terreni e lo elesse giudice di pace. Tutto bene fino a quando Cromwell morì nel 1658 e due anni dopo il figlio del deposto, e decapitato, Carlo I fece ritorno in patria. E sul trono. Ovviamente Blood fu spogliato di tutti i suoi beni e lui per ripicca decise un colpo mai tentato prima o dopo.
A onor del vero i gioielli un furto lo avevano già subito. Nel 1303 corone, globi e scettri d'oro sparirono dall'Abbazia di Westminster per ricomparire qualche tempo dopo nella bottega di un gioielliere di Londra. Che non se la passò tanto bene. Subito dopo si decise di conservarli nella famosa Torre di Londra, dove si trovano tuttora. A fare la guardia al tesoro, robusti armigeri che, per essere ben in salute ricevono doppia razione di carne. Da qui il loro nomignolo: beef (carne) eater (mangiatore). Ma quel lontano 9 maggio del 1671 i «beefeaters» non c'erano e a guardia dei gioielli c'era solo un custode un po' stordito che, come raccontò in seguito Blood, venne così gabbato. «Quella mattina mi recai con altri tre amici alla tristemente famosa Torre di Londra. Talbot Edwards, custode dei gioielli della Corona e babbeo della più bell'acqua, venne ad aprirmi chiedendomi con indolenza che cosa mai desiderassi a quell'ora. Con una faccia di bronzo che solo un irlandese può avere, gli dissi che ero venuto a chiedere la mano della sua dilettissima figlia Rebecca». E il pover'uomo aprì, trovandosi subito con un sacco in testa e ancor più stordito, questa volta da una gragnuola di legnate.
Tutto stava andando per il meglio: Blood nascose una corona sotto la giubba, un compare un globo d'oro nei pantaloni ma a mentre stavano segando uno scettro, troppo lungo per essere nascosto sotto i vestiti, apparve il figlio di Talbot Edwards che vista la scena si mise a urlare come un matto. Blood e i suoi complici tentarono una precipitosa fuga ma furono presi. Qualcuno dice che l'avventuriero irlandese era comunque troppo ubriaco per riuscire nell'impresa.
Qualche giorno dopo fu portato al cospetto del re al quale l'ex ufficiale raccontò le sue peripezie, il suo desiderio di ottenere una sorta di risarcimento ma soprattutto, con particolari esilaranti, la stupidità del custode nell'aprirgli la porta. Il racconto divertì particolarmente Carlo II che si sarebbe messo a ridire a crepapelle per poi decidere di punire non il ladro ma il povero Talbot Edwards. Nonché di rafforzare i controlli attorno ai gioielli per evitare che un altro Thomas Blood ne riprovasse l'impresa. E premiò l'avventuriero per avergli così svelato la clamorosa falla nel sistema di sicurezza con la restituzione dei beni confiscati. Blood campò altri 9 anni servito e riverito e si spense serenamente il 23 agosto 1680 a Westminster, quartiere centralissimo di Londra, attorniato da uno stuolo di figli e nipoti a cui aveva tramandato la sua fantastica avventura.
sabato 5 novembre 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 5 novembre.
Il 5 novembre 1605 viene sventata a Londra la cosiddetta "congiura delle polveri".
Il complotto conosciuto come Congiura delle Polveri viene orchestrato nel 1604 da un gruppo di cattolici inglesi guidati da Robert Catesby. L’intento con cui agiscono è quello di liberarsi del re Giacomo I, favorendo così l’incoronazione della figlia diciannovenne Elisabetta. L’ascesa al trono di Giacomo fa nascere inizialmente nei cattolici la speranza che le persecuzioni subite fino ad allora possano finalmente cessare.
La madre del re, Maria Stuarda, è stata infatti una fervente cristiana e la politica iniziale della corona appare moderata. Ma le cose cambiano presto, e Giacomo assume un atteggiamento assolutista e reazionario. Di fronte al rinnovarsi del pericolo di nuove persecuzioni Catesby decide di reagire con la forza, e insieme ad altri quattro gentiluomini, Thomas Percy, Thomas Wintour, Guy Fawkes e John Wright, vittime anch’essi di numerose angherie, passa all’azione.
Il piano architettato dai cinque prevede di far saltare in aria il parlamento e l’adiacente abbazia di Westminster nel giorno dell’apertura dei lavori, lo State Opening, fissato per il 5 novembre 1605. L’esecuzione materiale del complotto è affidata a Fawkes, ex-soldato con una certa dimestichezza in materia di esplosivi.
Per poter mettere in atto le loro intenzioni, i cinque affittano una casa la cui cantina è adiacente al Parlamento, e progettano dei lavori di scavo di una galleria che dovrebbe consentire il posizionamento dell’esplosivo. Ben presto gli scavi si rivelano più complicati del previsto, e viene acquistata un’altra cantina. La necessità di reperire risorse fa aumentare il numero dei congiurati; i nuovi affiliati sono per lo più parenti dei cinque, tra questi: John Grant, sir Everard Digby, Robert Keyes, Ambrose Rookwood e Mark Tresham. Nel gruppo di cattolici rientrano anche padre Thomas Garnet e padre John Gerard, entrambi gesuiti. Il secondo in particolare, pur subendo la persecuzione della corona, informa le autorità del complotto in atto.
I cospiratori sono costretti intanto ad abbandonare l’idea della galleria, e decidono semplicemente di riempire le stanze di esplosivo. Gli altri cattolici a conoscenza del complotto cominciano ad agitarsi, e uno di questi, Mark Tresham, informa Lord Monteagle dell’imminente pericolo. La seduta dello State Opening viene aperta ugualmente alla mezzanotte del 4 novembre del 1605 come da prassi.
Proprio nel momento in cui si pronunciano i discorsi di apertura, Fawkes è pronto a dar fuoco all’esplosivo. Prima però che possa farlo, le guardie reali lo arrestano cogliendolo praticamente sul fatto. Dopo essere stato tradotto al cospetto del re, davanti al quale mantiene un atteggiamento fiero e sprezzante, Fawkes viene imprigionato nella Torre di Londra e sottoposto a tortura affinché riveli i dettagli della congiura e i nomi degli altri cospiratori. Nonostante il terribile supplizio, riesce a rimanere in silenzio fino all’8 novembre quando, stremato, rivela tutto e firma una confessione quasi in punto di morte.
Dopo un processo sommario, i congiurati vengono tutti condannati compreso Fawkes, tenuto in vita nelle carceri solo per essere giustiziato. Il 31 gennaio del 1606 viene condotto insieme agli altri condannati all’Old Palace Yard di Westminster, e qui provvedono prima a impiccarlo e poi a squartarlo e a decapitarlo. A causa dell’eroismo dimostrato e dell’estrema crudeltà di cui è stato vittima, Fawkes diventa presto il simbolo della resistenza cattolica contro le persecuzioni reali.
Ancora oggi, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, i bambini britannici accendono un piccolo falò e bruciano un fantoccio che rappresenta il fallimento della congiura.
L’emblematica figura di Guy Fawkes continua a essere esempio dell’importanza della resistenza contro tutte le forme di tirannia. Al suo eroismo è ispirato, infatti, il film “V per Vendetta” di James McTeigue uscito nelle sale nel 2005. Il protagonista, V, coinvolto in una sanguinosa lotta contro un regime crudele e dispotico indossa una maschera che riprende le stesse fattezze di Guy Fawkes, protagonista della congiura delle polveri. Anche V progetta un attentato contro il parlamento che avviene, non a caso, il 5 novembre del 2020.
La Congiura delle polveri è ancora oggi vista come l'evento più drammatico nella storia del Parlamento inglese.
Il 5 novembre 1605 viene sventata a Londra la cosiddetta "congiura delle polveri".
Il complotto conosciuto come Congiura delle Polveri viene orchestrato nel 1604 da un gruppo di cattolici inglesi guidati da Robert Catesby. L’intento con cui agiscono è quello di liberarsi del re Giacomo I, favorendo così l’incoronazione della figlia diciannovenne Elisabetta. L’ascesa al trono di Giacomo fa nascere inizialmente nei cattolici la speranza che le persecuzioni subite fino ad allora possano finalmente cessare.
La madre del re, Maria Stuarda, è stata infatti una fervente cristiana e la politica iniziale della corona appare moderata. Ma le cose cambiano presto, e Giacomo assume un atteggiamento assolutista e reazionario. Di fronte al rinnovarsi del pericolo di nuove persecuzioni Catesby decide di reagire con la forza, e insieme ad altri quattro gentiluomini, Thomas Percy, Thomas Wintour, Guy Fawkes e John Wright, vittime anch’essi di numerose angherie, passa all’azione.
Il piano architettato dai cinque prevede di far saltare in aria il parlamento e l’adiacente abbazia di Westminster nel giorno dell’apertura dei lavori, lo State Opening, fissato per il 5 novembre 1605. L’esecuzione materiale del complotto è affidata a Fawkes, ex-soldato con una certa dimestichezza in materia di esplosivi.
Per poter mettere in atto le loro intenzioni, i cinque affittano una casa la cui cantina è adiacente al Parlamento, e progettano dei lavori di scavo di una galleria che dovrebbe consentire il posizionamento dell’esplosivo. Ben presto gli scavi si rivelano più complicati del previsto, e viene acquistata un’altra cantina. La necessità di reperire risorse fa aumentare il numero dei congiurati; i nuovi affiliati sono per lo più parenti dei cinque, tra questi: John Grant, sir Everard Digby, Robert Keyes, Ambrose Rookwood e Mark Tresham. Nel gruppo di cattolici rientrano anche padre Thomas Garnet e padre John Gerard, entrambi gesuiti. Il secondo in particolare, pur subendo la persecuzione della corona, informa le autorità del complotto in atto.
I cospiratori sono costretti intanto ad abbandonare l’idea della galleria, e decidono semplicemente di riempire le stanze di esplosivo. Gli altri cattolici a conoscenza del complotto cominciano ad agitarsi, e uno di questi, Mark Tresham, informa Lord Monteagle dell’imminente pericolo. La seduta dello State Opening viene aperta ugualmente alla mezzanotte del 4 novembre del 1605 come da prassi.
Proprio nel momento in cui si pronunciano i discorsi di apertura, Fawkes è pronto a dar fuoco all’esplosivo. Prima però che possa farlo, le guardie reali lo arrestano cogliendolo praticamente sul fatto. Dopo essere stato tradotto al cospetto del re, davanti al quale mantiene un atteggiamento fiero e sprezzante, Fawkes viene imprigionato nella Torre di Londra e sottoposto a tortura affinché riveli i dettagli della congiura e i nomi degli altri cospiratori. Nonostante il terribile supplizio, riesce a rimanere in silenzio fino all’8 novembre quando, stremato, rivela tutto e firma una confessione quasi in punto di morte.
Dopo un processo sommario, i congiurati vengono tutti condannati compreso Fawkes, tenuto in vita nelle carceri solo per essere giustiziato. Il 31 gennaio del 1606 viene condotto insieme agli altri condannati all’Old Palace Yard di Westminster, e qui provvedono prima a impiccarlo e poi a squartarlo e a decapitarlo. A causa dell’eroismo dimostrato e dell’estrema crudeltà di cui è stato vittima, Fawkes diventa presto il simbolo della resistenza cattolica contro le persecuzioni reali.
Ancora oggi, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, i bambini britannici accendono un piccolo falò e bruciano un fantoccio che rappresenta il fallimento della congiura.
L’emblematica figura di Guy Fawkes continua a essere esempio dell’importanza della resistenza contro tutte le forme di tirannia. Al suo eroismo è ispirato, infatti, il film “V per Vendetta” di James McTeigue uscito nelle sale nel 2005. Il protagonista, V, coinvolto in una sanguinosa lotta contro un regime crudele e dispotico indossa una maschera che riprende le stesse fattezze di Guy Fawkes, protagonista della congiura delle polveri. Anche V progetta un attentato contro il parlamento che avviene, non a caso, il 5 novembre del 2020.
La Congiura delle polveri è ancora oggi vista come l'evento più drammatico nella storia del Parlamento inglese.
venerdì 12 febbraio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 12 febbraio 1554 muore Jane Grey, regina d'Inghilterra per nove giorni.
Figlia del Duca di Suffolk, Jane aveva appena diciassette anni quando venne nominata erede al trono dal cugino Edoardo, ormai in punto di morte. La sua infanzia era stata segnata dai maltrattamenti della madre Frances Brandon, disgustata dal suo carattere eccessivamente remissivo, e dagli intrighi di Thomas Seymour, marito infedele della sfortunata Catherine Parr, ultima compagna ufficiale dell’irascibile Enrico VIII. In particolare, la morte di Catherine nel 1548 fu un duro colpo per la ragazzina, che aveva finito per considerare la donna come un’autentica seconda madre, piena di amorevoli cure nei suoi confronti; da lì in poi iniziarono i tormenti ad opera di Seymour, intenzionato forse a darla in sposa al proprio fratello minore Edward, Duca di Somerset.
Quest’ultimo non gradì le attenzioni interessate di Thomas, e contribuì alla sua definitiva caduta politica alcuni mesi più tardi. Nel frattempo il padre di Jane cercò di accasarla con diversi esponenti dell’alta aristocrazia inglese, ma senza successo: nel maggio 1553 essa si sposò infine con Lord Guilford Dudley, ultimogenito del Duca di Northumberland, vicinissimo alla cerchia più ristretta di Edoardo VI. Le nozze rappresentarono l’ennesima prepotenza della Brandon nei confronti della figlia, poco propensa alla vita coniugale per motivi religiosi, e catapultarono la povera Jane al centro degli intrighi politici per la successione al trono d’Inghilterra.
Grazie alla pedanteria di Northumberland, infatti, Edoardo modificò le proprie disposizioni testamentarie in favore della ragazza, così da evitare un ritorno del paese al cattolicesimo romano praticato dalla sorellastra Maria, figlia di Caterina d’Aragona. Alla sua morte, nel luglio 1553, Jane divenne quindi regina d’Inghilterra, assicurando alla famiglia del marito una pesante ipoteca sul futuro della monarchia britannica; ma gli intrighi di Northumberland non avevano fatto i conti con la determinazione di Maria, che riuscì a radunare un vasto esercito di sostenitori nell’East Anglia e a marciare poi trionfalmente su Londra. La presenza di tale forza militare convinse il Parlamento a revocare il proprio riconoscimento formale nei confronti di Jane, condannandola di fatto alla pena capitale come usurpatrice. Inizialmente, però, l’intervento conciliatore di Carlo V sembrò convincere Maria a risparmiare la vita della giovane rivale, tenendola segregata nella Torre di Londra.
Tuttavia lo scoppio della rivolta protestante di Thomas Wyatt - contraria ai rinnovati rapporti di amicizia con la cattolicissima Spagna - fece ritornare presto la regina sulle sue decisioni, destinando l’infelice ragazzina al patibolo. Il 12 febbraio 1554 Jane venne così decapitata nel cortile della Torre, al termine di una cerimonia lunga e straziante; aveva solo 17 anni. Una settimana più tardi anche il padre subì la stessa sorte, probabilmente per via dei rapporti troppo stretti con Northumberland. Per ironia della sorte l’unica a cavarsela fu l’arcigna Frances Brandon, che poté continuare a frequentare la corte con le figlie supestiti.
Nel 1834 Paul Delaroche presentò al Salon parigino una grande tela melodrammatica dedicata all’esecuzione di Lady Jane Grey, regina d’Inghilterra per pochi giorni durante il caos istituzionale seguito alla morte di Edoardo VI, unico erede maschio della dinastia Tudor. Carica di forti emozioni, l’opera ricevette il plauso incondizionato del pubblico contemporaneo, infatuato di epica storico-romantica, ma finì ben presto per cadere nel dimenticatoio con l’avvento degli Impressionisti nella seconda metà del XIX secolo.
In particolare, il ritratto di Jane Grey venne acquistato dalla Tate Gallery londinese nei primi anni del Novecento, ma dovette subire lunghi periodi di “reclusione” a causa della sua impopolarità critica. Nel 1974 esso venne infine ceduto alla National Gallery, che gli dedicò un piccolo spazio espositivo all’interno della sezione dedicata all’arte romantica. Sorprendentemente il quadro ritornò ad essere estremamente popolare, guadagnandosi il consenso silenzioso di centinaia e centinaia di spettatori, capaci addirittura di consumare il pavimento della sala pur di ammirarlo ancora una volta.
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