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giovedì 17 settembre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 Settembre.
Il 17 settembre 1978, presso la Casa Bianca, furono firmati i cosiddetti "accordi di Camp David" tra il presidente egiziano Sadat e il primo ministro israeliano Begin, sotto l'auspicio del presidente degli Stati Uniti Carter.
Ci sono stati due accordi di Camp David nel 1978: un quadro per la Pace in Medio Oriente e un quadro per la Conclusione di un Trattato di pace tra Egitto e Israele.
Il primo accordo aveva tre parti. La prima parte mirava ad istituire una autonoma autorità auto-disciplinante in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ed attuare pienamente la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza ONU. Gli accordi riconoscevano "i diritti di legittimazione del popolo palestinese", un processo da implementare per garantire la piena autonomia del popolo entro cinque anni. Begin insistette sull'aggettivo "piena", per confermare che fosse il massimo diritto politico ottenibile. Questa piena autonomia doveva essere discussa tra Israele, Egitto, Giordania e Palestina. Fu concordato il ritiro delle truppe israeliane dalla Cisgiordania e Gaza non appena elezioni democratiche avessero portato a un'autorità che potesse rimpiazzare il governo militare israeliano della zona. Gli Accordi non menzionavano le alture di Golan, la Siria e il Libano. Questa non fu la pace completa che Kissinger, Ford, Carter o Sadat avevano in mente durante le precedenti mediazioni americane. Il destino di Gerusalemme, come avverrà in occasione degli accordi di Oslo del 1993, è stato deliberatamente escluso dal presente accordo.
La seconda parte, affrontava le relazioni israelo-egiziane. La terza parte dei "Principi associati" dichiarava i principi che devono applicarsi alle relazioni tra Israele e tutti i suoi vicini arabi.
Il secondo accordo delineava una base per il trattato di pace siglato sei mesi più tardi; in particolare, sul futuro della penisola del Sinai. Israele aveva accettato di ritirare le sue forze armate dal Sinai, evacuare i suoi 4.500 abitanti civili, ripristinare la sovranità dell'Egitto in cambio di normali relazioni diplomatiche, la garanzia della libertà di passaggio attraverso il Canale di Suez e di altri corsi d'acqua nelle vicinanze (come lo Stretto di Tiran), e una restrizione delle forze armate che l'Egitto poteva porre nella penisola del Sinai, in particolare entro 20-40 km da Israele. Israele ha altresì convenuto di limitare le proprie forze entro 3 km dal confine egiziano, e di garantire il libero passaggio tra l'Egitto e la Giordania. Con il ritiro, Israele restituiva all'Egitto anche i campi petroliferi di Abu-Rudeis nella parte occidentale del Sinai, che conteneva pozzi a lunga durata.
L'accordo ha portato anche gli Stati Uniti ad impegnare diversi miliardi di dollari di sovvenzioni annuali per i governi di Israele e d'Egitto, contributi che continuano tutt'oggi, sotto forma di sconti sull'acquisto di materiale dagli USA.
Dal 1979, l'Egitto e la Giordania ricevono circa 2 miliardi di $ l'anno, che hanno anche contribuito a modernizzare l'esercito egiziano. Israele ha ricevuto 3 miliardi di $ l'anno dal 1985 in sovvenzioni e aiuti militari.
Israele, che ha una popolazione inferiore agli 8 milioni di abitanti (1 milione in meno del New Jersey) ed è uno dei paesi più ricchi del mondo (disoccupazione al 5%), riceve più aiuti da parte degli Stati Uniti di quanto non ricevano tutti i paesi dell'Africa messi insieme.


sabato 5 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 marzo.
Il 5 marzo 1974 le truppe israeliane abbandonano la riva occidentale del Canale di Suez, ultimo e definitivo atto a suggellare la fine del conflitto del Kippur.
La “guerra del Kippur si svolse  tra il 6 e il 25 ottobre 1973 e rappresentò, da parte dell'Egitto, un tentativo di modificare il rapporto di forza politico-militare e psicologico sancito dalla guerra  del giugno 1967, la guerra dei sei giorni, come premessa per una soluzione negoziata.  Forti dell'effetto sorpresa, gli egiziani e i siriani rinforzati da contingenti giordani, iracheni, marocchini  e  palestinesi, penetrarono dapprima  profondamente nelle linee israeliane sul Canale di Suez e sul Golan, ma  furono successivamente costretti a ripiegare da contrattacchi israeliani (appoggiati dall’aviazione USA che sostituì l’aviazione israeliana distrutta). Gli israeliani non esitarono a compiere massacri anche di civili (uccisione di 270 lavoratori civili egiziani nel Sinai da parte delle truppe al comando di Ariel Sharon).
La cessazione del fuoco, ordinata dal Consiglio di sicurezza dell’ ONU trovò gli egiziani sulla riva Est del Canale ma gli israeliani padroni di un area assai più vasta sulla riva occidentale ma quasi circondati da forze nemiche. Sul fronte siriano Israele occupò un’altra porzione del Golan inclusa la posizione strategica del monte Hermon.
Se dal punto di vista psicologico, la buona preparazione degli eserciti arabi pose fine al mito dell’invincibilità israeliana, la guerra non modificò sostanzialmente il precedente stato di cose. L’ONU fallì nel tentativo di organizzare la pace. Gli sforzi unilateralmente avviati dagli Stati Uniti a suon di generose donazioni avrebbero portato nel 1978 l'Egitto alla pace separata di Camp David.
A Begin (ex capo terrorista dell’Irgoun) e a Sadat fu persino assegnato il premio Nobel per la pace. A seguito di questi accordi Israele restituì il Sinai all’Egitto ma contravvenendo agli accordi tenne per sé la piccola ma preziosa striscia di Taba sul mar Rosso. Per il suo accordo con Israele Sadat fu assassinato dagli integralisti islamici pochi anni dopo.
Tra Egitto e Israele vige a tutt’oggi una “pace fredda”. Sia durante la guerra del Libano sia recentemente l’Egitto ha ritirato il suo ambasciatore in Israele.
A tutt’oggi Israele occupa ancora il Golan siriano amministrandolo come una annessione unilaterale non riconosciuta dalle Nazioni Unite. Nella parte siriana del Golan sono ancora visibili le macerie della cittadina di Kuneitra che testimoniano degli indiscriminati bombardamenti di civili da parte dell’aviazione israeliana.
Tra Siria e Israele vige una tregua. La Siria, guidata da Hassad jr., quale condizione per sottoscrivere la pace con Israele, chiede la restituzione del Golan. Israele non vuole accettare questa condizione, ufficialmente per motivi di sicurezza (dal Golan si potrebbe colpire il territorio israeliano, sul monte Hermon ci sono importanti centri di spionaggio elettronico israeliani) ma anche perchè il Golan è una importante fonte di approvvigionamento idrico di cui Israele ha assolutamente bisogno nonchè per l’opposizione dei coloni ebrei (circa 7'000) che sono stati installati sul Golan, che sono dediti alla viticoltura e che hanno preso il posto dei 20'000 civili siriani che hanno dovuto rifugiarsi in territorio siriano e che ora non hanno diritto di recarsi nella parte occupata.

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