Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Il 17 novembre 1979 nell'ambito della crisi degli ostaggi americani a Teheran, l'ayatollah Khomeini ordina che 13 donne e un uomo tra i sequestrati vengano rilasciati.
Dal 4 novembre 1979 al 20 novembre 1980, l'America visse col fiato sospeso per la cattura di 52 diplomatici dell'ambasciata statunitense a Teheran, capitale dell'Iran. Nel 1979, l'Ayatollah Ruhollah Khomeini, massima autorità religiosa nell'Iran (paese islamico a maggioranza sciita), guidò la rivolta contro lo Shah (il re) di Persia (antico nome dell'Iran) Mohammad Reza Pahlavi, trasformando il paese da monarchia in teocrazia.
Le rivolte contro lo Shah iniziarono nel gennaio del 1978. Il 1° febbraio dell'anno successivo Khomeini ritornò a Teheran dove venne accolto come capo indiscusso del paese. Undici giorni dopo l'esercito fedele allo Shah si arrese alle truppe ribelli e il 1° aprile 1979, con un referendum popolare, l'Iran fu proclamata Repubblica Islamica.
Per molti storici, la rivoluzione iraniana costituì un evento di massima rilevanza per il fondamentalismo islamico che, per la prima volta nella storia, da movimento religioso d'opposizione, diventava forza politica. Sin dai primi scontri tra milizie governative e ribelli islamici, Pahlavi lasciò il paese per un primo periodo d'esilio in Egitto. Ma, nel 1979, quando le sue condizioni di salute si aggravarono, lo Shah dovette riparare negli Stati Uniti per ricevere un trattamento medico adeguato.
L'episodio ebbe un'eco molto pesante all'interno del movimento rivoluzionario iraniano, e con molta probabilità fu la scintilla che portò al rapimento dei 55 ostaggi americani. Il 4 novembre 1979 alle 6:30, un folto gruppo di studenti islamici, seguaci di Khomeini, irruppe nell'ambasciata americana a Teheran prendendo in ostaggio l'intero corpo diplomatico.
Sei americani riuscirono a riparare nelle vicine ambasciate svizzere e canadesi e tornarono negli States il 28 gennaio 1980 usando passaporti canadesi. I sequestratori, dichiarandosi solidali con le minoranze oppresse e per il ruolo speciale delle donne nell'Islam, liberano pochi giorni dopo un diplomatico afroamericano e 13 donne. Nel luglio 1980, fu liberato il viceconsole americano, Richard Queen, dopo che gli fu diagnosticata una forma di sclerosi multipla.
Subito iniziarono le trattative diplomatiche, ma senza grandi successi. Così, il 24 aprile 1980, l'amministrazione Carter lanciò l’operazione militare Eagle Claw per liberare gli ostaggi, ma fu l’ennesimo fallimento, se si considera che nelle operazioni persero la vita anche otto soldati. Solo il 19 gennaio 1981 la diplomazia americana e quella iraniana siglarono una serie di accordi ad Algeri, in cui gli Usa si impegnavano a non interferire nella politica interna del paese mediorientale. Artefice degli accordi fu Warren Minor Christopher, futuro segretario di stato della prima amministrazione Clinton. Il 20 gennaio 1981, poche ore dopo l’elezione del nuovo presidente Ronald Reagan, i 52 ostaggi tornarono negli Stati Uniti.
Nel 1989 la politologa Barbara Honegger pubblicò un libro, October Surprise, che fece molto scalpore. Ex collaboratrice per le pari opportunità dell'amministrazione Reagan dal 1980 al 1983, la Honegger accusava alcuni membri del comitato elettorale del futuro presidente di aver trattato un accordo segreto con la Repubblica Islamica di Iran, generalmente chiamato proprio October Surprise.
La Honegger accusava William Casey e altri collaboratori di Reagan di aver incontrato, tra luglio e agosto 1980 all'Hotel Ritz di Madrid, una delegazione iraniana per ritardare la consegna degli ostaggi fino al giorno delle elezioni presidenziali, il 20 novembre dello stesso anno. Nei sondaggi, Reagan era in netto vantaggio sul suo avversario, l’allora presidente Jimmy Carter. Secondo la Honegger il rischio di una consegna degli ostaggi avrebbe potuto aumentare la popolarità di Carter (una sorpresa d’ottobre, appunto), il cui team stava negoziando con le autorità iraniane. In cambio, Casey avrebbe promesso sostanziosi aiuti militari all'Iran.
Anche il settimanale Newsweek e il quotidiano New York Times intrapresero una serie di indagini, portando alla luce alcuni documenti appartenuti allo staff del presidente riguardanti la crisi iraniana del 1979. Ma diversamente da quanto era successo per lo scandalo Watergate, le indagini delle due testate giornalistiche non incrinarono minimamente la popolarità di Reagan che, anche dopo il più grave scandalo Iran-Contra, finì i suoi due mandati in un vero e proprio bagno di folla.
Secondo quanto riportato dai media americani nel 2005, tra i sequestratori del 1979 figurava anche un giovane Mahmoud Ahmadinejad, attuale presidente iraniano. Da Teheran giunse immediatamente la smentita. Anzi, Abbass Abdi, leader dell’operazione all’ambasciata americana, disse che Ahmadinejad "voleva unirsi a noi, ma ci rifiutammo di lasciarlo entrare nell’ambasciata". Le stesse deposizioni dei sequestrati sono discordi su un’ipotetica partecipazione dell’attuale presidente iraniano, oggi nemico numero uno di Washington.
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venerdì 17 novembre 2023
lunedì 1 febbraio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo febbraio.
Il primo febbraio 1979 torna a Teheran, dopo un esilio durato 15 anni, l'ayatollah Khomeini.
Ruhollah M. Khomeini, l'imam che guidò la rivolta degli sciiti iraniani contro lo scià Reza Pahlevi, era nato nel 1902. Studiò nella città santa di Qom e assistette alla profanazione della moschea di Fatima ad opera del fondatore della stessa dinastia dei Pahlevi, Reza Khan, nel 1927.
Contrastò sempre con molta forza l'occidentalizzazione e il conseguente "ammodernamento" dell'Iran, che provocava gravi problemi sociali. Tutto ha inizio nel 1945, quando lo Scià Reza Shah accusato di germanofilia, e dopo avere coinvolto il Paese nella seconda guerra mondiale, abdicò in favore del figlio Mohammad Reza, ritirandosi di fronte alla duplice occupazione anglo-russa. Cessata l'occupazione, l'Iran ebbe inizialmente una ripresa costituzionale e di libertà democratiche, subito soppresse però da Mohammad Reza. Ma una sorta di unanimità nazionale si costituì sul problema dell'indipendenza economica, culminata nella nazionalizzazione del petrolio e nel conflitto con la Gran Bretagna (1950-51). La vittoria ottenuta dal primo ministro M.H. Mussadeq (1951/53) con l'estromissione degli inglesi apriva nuove possibilità. Una grave crisi politica generata dal contrasto tra lo scià e il primo ministro si concluse nella primavera del 1953 con la caduta di Mussadeq: lo scià Mohammad Reza cominciò così ad assumere un ruolo sempre più attivo nell'amministrazione dello Stato grazie al cospicuo aiuto finanziario degli stati Uniti, in modo che l'Iran fu posto in condizioni di superare le gravi difficoltà finanziarie, poi ancor più sistemate grazie agli introiti derivanti dal petrolio. Nel complesso, dunque, si può dire che a quell'epoca l'Iran aveva senza dubbio un orientamento decisamente filo-occidentale.
Per altri versi, però, i cambiamenti avvenuti nella società iraniana erano del tutto insoddisfacenti. Ad esempio, la sperequazione sociale tendeva ad aumentare, escludendo dai profitti non solo gli strati popolari e la classe operaia, ma anche i ceti medi, professionisti e commercianti, già privati dell'accesso a qualsiasi forma di potere decisionale. A tutto ciò faceva riscontro una durissima repressione sulla vita culturale e politica del Paese da parte dello Scià. A partire dal 1977 si verificò una forte crescita del movimento di opposizione al regime, la cui direzione venne rapidamente conquistata dai religiosi sciiti dell'Ayatollah Khomeini che, a seguito della sua attività di opposizione era stato precedentemente arrestato ed espulso. Trovato rifugio in Francia, da lì continuava a produrre discorsi che poi faceva pervenire nel suo Paese, a sostegno di coloro che, dall'interno, lottavano contro il regime dispotico dei Pahlevi.
Nell'autunno 1978, nonostante sanguinose repressioni, lo scià si vide costretto a lasciare l'Iran mentre l'esercito si disgregava. Nel 1979 lo scià venne definitivamente deposto e Khomeini poté così insediare una Repubblica islamica. Il suo ritorno fu salutato da esplosioni di gioia tra gli sciiti. L'ayatollah nominò un governo provvisorio e assunse la direzione effettiva del Paese. Il 1° aprile, a seguito di referendum, fu proclamata la Repubblica Islamica dell'Iran e in dicembre un altro referendum approvò una nuova costituzione che prevedeva una guida religiosa del paese (tale carica fu attribuita a vita a Khomeini).
Intanto, nel settembre 1980 l'Iraq diede inizio alle ostilità contro l'Iran, riaprendo antiche questioni territoriali. L'offensiva venne bloccata e diede origine ad un sanguinoso conflitto terminato solo nel 1998. All'interno del Paese, intanto, le elezioni del 1980 videro la vittoria del Partito repubblicano islamico (PRI). Le elezioni legislative del 1984 sancirono il carattere di stato a partito unico ormai assunto di fatto dall'Iran, ma nel 1987 anche il PRI veniva sciolto dall'Ayatollah Khomeini, che dichiarava esauriti i suoi compiti.
Dal 1988 pertanto, le elezioni videro la partecipazione di candidati non più legati a vincoli di partito, anche se facenti parte a gruppi e correnti diverse nell'ambito del regime islamico. Le elezioni presidenziali dell'agosto 1985 confermarono capo dello stato Ali Khamenei (eletto per la prima volta nel 1981); nel 1989 questi succedeva a Khomeini, morto in giugno, quale guida religiosa del Paese, e, alla presidenza della Repubblica, veniva eletto A. RafsanJani. Una riforma costituzionale, approvata tramite referendum nello stesso anno, aboliva la carica di primo ministro e rafforzava i poteri presidenziali.
I negoziati di pace tra Iran e Iraq, avviati dopo il cessate il fuoco dell'agosto 1989, rimasero di fatto bloccati fino all'agosto 1990, quando la crisi internazionale apertasi con l'occupazione del Kuwait da parte dell'esercito iracheno induceva Baghdad a riconoscere la sovranità iraniana su alcuni territori. Ciò consentì la riapertura di relazioni diplomatiche fra i due paesi nel settembre del 1990.
Il primo febbraio 1979 torna a Teheran, dopo un esilio durato 15 anni, l'ayatollah Khomeini.
Ruhollah M. Khomeini, l'imam che guidò la rivolta degli sciiti iraniani contro lo scià Reza Pahlevi, era nato nel 1902. Studiò nella città santa di Qom e assistette alla profanazione della moschea di Fatima ad opera del fondatore della stessa dinastia dei Pahlevi, Reza Khan, nel 1927.
Contrastò sempre con molta forza l'occidentalizzazione e il conseguente "ammodernamento" dell'Iran, che provocava gravi problemi sociali. Tutto ha inizio nel 1945, quando lo Scià Reza Shah accusato di germanofilia, e dopo avere coinvolto il Paese nella seconda guerra mondiale, abdicò in favore del figlio Mohammad Reza, ritirandosi di fronte alla duplice occupazione anglo-russa. Cessata l'occupazione, l'Iran ebbe inizialmente una ripresa costituzionale e di libertà democratiche, subito soppresse però da Mohammad Reza. Ma una sorta di unanimità nazionale si costituì sul problema dell'indipendenza economica, culminata nella nazionalizzazione del petrolio e nel conflitto con la Gran Bretagna (1950-51). La vittoria ottenuta dal primo ministro M.H. Mussadeq (1951/53) con l'estromissione degli inglesi apriva nuove possibilità. Una grave crisi politica generata dal contrasto tra lo scià e il primo ministro si concluse nella primavera del 1953 con la caduta di Mussadeq: lo scià Mohammad Reza cominciò così ad assumere un ruolo sempre più attivo nell'amministrazione dello Stato grazie al cospicuo aiuto finanziario degli stati Uniti, in modo che l'Iran fu posto in condizioni di superare le gravi difficoltà finanziarie, poi ancor più sistemate grazie agli introiti derivanti dal petrolio. Nel complesso, dunque, si può dire che a quell'epoca l'Iran aveva senza dubbio un orientamento decisamente filo-occidentale.
Per altri versi, però, i cambiamenti avvenuti nella società iraniana erano del tutto insoddisfacenti. Ad esempio, la sperequazione sociale tendeva ad aumentare, escludendo dai profitti non solo gli strati popolari e la classe operaia, ma anche i ceti medi, professionisti e commercianti, già privati dell'accesso a qualsiasi forma di potere decisionale. A tutto ciò faceva riscontro una durissima repressione sulla vita culturale e politica del Paese da parte dello Scià. A partire dal 1977 si verificò una forte crescita del movimento di opposizione al regime, la cui direzione venne rapidamente conquistata dai religiosi sciiti dell'Ayatollah Khomeini che, a seguito della sua attività di opposizione era stato precedentemente arrestato ed espulso. Trovato rifugio in Francia, da lì continuava a produrre discorsi che poi faceva pervenire nel suo Paese, a sostegno di coloro che, dall'interno, lottavano contro il regime dispotico dei Pahlevi.
Nell'autunno 1978, nonostante sanguinose repressioni, lo scià si vide costretto a lasciare l'Iran mentre l'esercito si disgregava. Nel 1979 lo scià venne definitivamente deposto e Khomeini poté così insediare una Repubblica islamica. Il suo ritorno fu salutato da esplosioni di gioia tra gli sciiti. L'ayatollah nominò un governo provvisorio e assunse la direzione effettiva del Paese. Il 1° aprile, a seguito di referendum, fu proclamata la Repubblica Islamica dell'Iran e in dicembre un altro referendum approvò una nuova costituzione che prevedeva una guida religiosa del paese (tale carica fu attribuita a vita a Khomeini).
Intanto, nel settembre 1980 l'Iraq diede inizio alle ostilità contro l'Iran, riaprendo antiche questioni territoriali. L'offensiva venne bloccata e diede origine ad un sanguinoso conflitto terminato solo nel 1998. All'interno del Paese, intanto, le elezioni del 1980 videro la vittoria del Partito repubblicano islamico (PRI). Le elezioni legislative del 1984 sancirono il carattere di stato a partito unico ormai assunto di fatto dall'Iran, ma nel 1987 anche il PRI veniva sciolto dall'Ayatollah Khomeini, che dichiarava esauriti i suoi compiti.
Dal 1988 pertanto, le elezioni videro la partecipazione di candidati non più legati a vincoli di partito, anche se facenti parte a gruppi e correnti diverse nell'ambito del regime islamico. Le elezioni presidenziali dell'agosto 1985 confermarono capo dello stato Ali Khamenei (eletto per la prima volta nel 1981); nel 1989 questi succedeva a Khomeini, morto in giugno, quale guida religiosa del Paese, e, alla presidenza della Repubblica, veniva eletto A. RafsanJani. Una riforma costituzionale, approvata tramite referendum nello stesso anno, aboliva la carica di primo ministro e rafforzava i poteri presidenziali.
I negoziati di pace tra Iran e Iraq, avviati dopo il cessate il fuoco dell'agosto 1989, rimasero di fatto bloccati fino all'agosto 1990, quando la crisi internazionale apertasi con l'occupazione del Kuwait da parte dell'esercito iracheno induceva Baghdad a riconoscere la sovranità iraniana su alcuni territori. Ciò consentì la riapertura di relazioni diplomatiche fra i due paesi nel settembre del 1990.
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