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giovedì 6 settembre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi



Buongiorno, oggi è il 6 settembre.
Il 6 settembre 1936 muore l'ultimo esemplare della Tigre della Tasmania.
Benjamin era l’ultimo della sua specie e l’ultimo della sua famiglia. Motivo per cui il suo decesso, avvenuto nella notte troppo fredda tra il 6 e il 7 settembre 1936, non fu solo un triste evento per tutti quelli che lo avevano conosciuto, ma una vera e propria tragedia sistematica e filogenetica. La sua scomparsa fece infatti segnare il simbolo rosso Ex sulla tabella che, per ogni categoria animale, indica lo stato di conservazione. Ex sta per estinto. Addio. Tutte le Tigri della Tasmania erano andate per sempre, dopo 4 milioni di anni di gloriosa esistenza sulla Terra: “Pliocene Inferiore – 1936”, riportano i libri di scienze e le enciclopedie.
La specie di Benjamin era Thylacinus cynocephalus e la famiglia quella delle Thylacinidae, un gruppo di marsupiali carnivori con una storia (naturale) piuttosto tormentata. La saga familiare comincia molto prima della comparsa della tigre della Tasmania, ovvero più o meno 23 milioni di anni fa (tra la fine del periodo che i paleontologi chiamano Oligocene e l’inizio di quello noto come Miocene): in una decina di milioni di anni comparvero e scomparvero 13 specie di tilacinidi, tutte estinte molto prima che i precursori degli esseri umani si evolvessero da qualche parte in Africa.
L’ultimo membro della famiglia, la 14sima specie, era, appunto, Benjamin. Reperti fossili e disegni rupestri di questo animale si trovano in Australia e in Nuova Guinea, ma solo fino a 3mila anni fa, poi più nulla. La Tasmania è la sola terra in cui siano stati trovati degli esemplari viventi, e la storia di questa isola coincide in parte con quella dello sfortunato marsupiale.
Il primo a scoprire e descrivere il Thylacinus cynocephalus fu infatti Abel Tasman in persona, l’esploratore olandese che per primo mise piede, senza saperlo, in Tasmania, nel 1642. Tasman pensava infatti che si trattasse della parte meridionale dell’Australia e la battezzò Terra di Van Diemen, in onore del governatore generale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (che si trattava di un’isola si scoprì solo nel 1798).
Esplorando le coste di quelle terre, un membro dell’equipaggio di Tasman aveva trovato delle impronte che potevano ricordare quelle di una tigre. Per una prima documentazione ufficiale, però, bisogna aspettare fino al 1805. “ Un animale veramente singolare è stato ucciso da un cane il 30 marzo su una collina vicina all’insediamento di Yorkton Port Dalrymple; dalla seguente descrizione, per pugno del Vice Governatore Paterson, deve essere considerato una specie completamente distinta da ogni altra creatura animale finora conosciuta”, riportarono la Sydney Gazette e il New South Wales Advertiser.
Nel tardo Pleistocene e nel primo Olocene, il tilacino era diffuso in tutta l'Australia. Quando però l'uomo, circa 5000 anni fa, introdusse il dingo, un cane reinselvatichito, i tilacini furono incapaci di competere e si estinsero. Non si sa per certo quando l'ultimo tilacino in Australia (Tasmania esclusa) si estinse, anche se si ritiene possa essere accaduto 1000 anni fa.
In Tasmania, dove il dingo non si era diffuso, il tilacino sopravvisse fino a circa il 1930. La sua completa estinzione fu causata dalla spietata caccia messa in atto dagli allevatori, dalle taglie messe dal governo locale e, negli ultimi anni, dall'avidità dei giardini zoologici d'oltremare. L'ultimo avvistamento ufficiale di un tilacino in libertà risale al 1932, mentre Benjamin, l'ultimo tilacino, morì in cattività nello zoo di Hobart il 6 settembre del 1936. Prima della sua morte fu realizzato un breve filmato in bianco e nero che lo ritrae mentre si aggirava per la sua gabbia.
Karl Shuker,  un noto criptozoologo, dice che dopo il 1936 ci sono stati  diversi avvistamenti non confermati di tilacini sia in Tasmania che in Australia, ma a lui interessano molto di più le notizie ignorate dai media che provengono dalla Nuova Guinea, soprattutto in quella che si chiamava Irian Jaya, la Papua occupata dagli indonesiani che la chiamano semplicemente Provincia orientale, mentre gli indipendentisti la chiamano West Papua, e dove creature che sembrano tigri della Tasmania sono conosciute dalle tribù papua che le chiamano dobsegna.
Shuker ricorda che durante i primi anni '90 l'allevatore australiano Ned Terry visitò l'Irian Jaya per raccogliere testimonianze sulla presenza di questo animale. Gli indigeni gli dissero che i dobsegna si vedevano raramente di giorno e che emergevano dalle loro tane nelle rocce o  nelle grotte all'alba o al tramonto, andando a caccia di piccole prede. La testa e le spalle di questo mammifero sono simili a quelle di un cane, ma la sua bocca sarebbe più grande e forte, e la sua coda è molto lunga e sottile. I papuasi dicono che questo "cane" ha i fianchi così sottili perché non ha intestini, inoltre la parte posteriore del corpo è a strisce. «Inutile dire - sottolinea sul suo blog Shuker  - che questo è un ritratto verbale notevolmente accurato di un tilacino, dalla testa canina ed alle eccezionalmente potenti mascelle, ai sottili arti posteriori striati ed ornati ed alla lunga coda.
Inoltre, nel 2003 il veterano degli esploratori dell'Irian Jaya, Ralf Kiesel ha confermato che dal 1995 ci sono voci persistenti dell'esistenza di tilacini in almeno due sezioni della Baliem Valley dell'Irian Jaya: l'area di Yali nella regione nord-est della valle, e il National Park Carstenz nel sud-ovest. Quest'ultima zona è di particolare importanza perché di nuovo nei primi anni ‘70 Jan Sarakang, un amico papuano di Kiesel, ha avuto una esperienza ancora  più sorprendente mentre  lavorava con un collega in una montagna appena ad ovest del National Park Carstenz. Avevano costruito un campo per alcuni geologi vicino Puncac Jaya, a un'altitudine di circa 2.500 metri e quella sera erano seduti nelle loro tende, a mangiare il loro pasto quando due animali sconosciuti simili a cani emersero  dal bosco. Uno era un adulto, l'altro un cucciolo ed apparivano di un colore pallido, ma quel che li colpì di più era stata la rigidità delle code inflessibili, e l'incredibile estensione delle loro mascelle quando sbadigliarono spasmodicamente. Chiaramente attratti dall'odore del cibo, i due animali camminavano nervosamente da un lato all'altro, guardando gli uomini e le loro scorte di cibo, e si avvicinavano entro un raggio di una ventina di metri. Alla fine, il cucciolo si fece coraggio e camminò fino agli uomini, che cercarono di dargli da mangiare, ma quando uno di loro cercò anche di prendere il cucciolo, corsero di nuovo nella boscaglia e non sono stati più visti».
Ad esclusione del loro mantello, che apparentemente non aveva strisce, ancora una volta l'avvistamento ricorda dei tilacini, soprattutto per quanto riguarda le code rigide e le fauci enormi. Infatti le tigri della Tasmania poteva aprire la bocca oltre i 120 gradi, molto di più di qualunque cane o lupo.
Mentre le ricerche di qualche tilacino superstite continuano senza successo in Tasmania e in Australia, per Shuker «Forse è il momento che i cercatori Tassie (gli abitanti della Tasmania) rivolgano la loro attenzione altrove:  alle verdeggianti, ombrose foreste di montagna ed alle grotte dell'Irian Jaya».
La presenza preistorica del tilacino in Nuova Guinea è venuta alla luce negli anni '60, quando degli archeologi scoprirono la mascella inferiore di una tigre della Tasmania. Shuker ha detto a Mongbay.com che «Resti fossili che confermano ulteriormente la  presenza, risalenti ad oltre 2 milioni di anni, sono stati successivamente trovati in Nuova Guinea. Anche negli anni successivi, avvistamenti non confermati di bestie simili al tilacino sono stati riportati sia in Papua Nuova Guinea che nell'Irian Jaya».
Le tigri della Tasmania potrebbero essere quindi sopravvissute nelle remote montagne della Nuova Guinea  dove ci sono alcuni degli habitat meno conosciuti del mondo. Shuker è convinto che «La Nuova Guinea, specialmente l'Iran Jaya, è molto meno esplorata sia rispetto alla Tasmania che alla terraferma australiana, come confermato per esempio dalle recenti spedizioni nei Monti Foja dell'Irian Jaya dove sono state scoperte diverse nuove e potenzialmente nuove specie, tra le quali un ratto gigante e un piccolo wallaby . Quindi, all'interno dell'area di originale distribuzione del tilacino c'è una maggiore possibilità di trovare novità zoologiche che altrove e una di queste novità potrebbe essere il tilacino stesso».
Shuker dice che non crede che gli indigeni papuani quando parlano del dobsegna  si riferiscano ad un cane selvatico che vive sulla grande isola: «Il singing dog della Nuova Guinea (Canis lupus dingo, il dingo della Nuvova Guinea) non è a strisce, a differenza del misterioso dobsegna e del  tilacino, e non ha una coda rigida del dobsegna,  proprio come il tilacino. Inoltre, le tribù indigene hanno molta familiarità con il singing dog, che in passato, quando era ancora comune,  cacciavano per cibarsene, mentre sembrano molto più cauti con il dobsegna, del quale hanno anche paura».
Ma finora queste segnalazioni, anche se allettanti, non sono corroborate da nessuna prova fotografica e tantomeno da video o campioni. Shuker crede che nei racconti delle tribù papuane ci sia la chiave per trovare il Santo Graal della criptozoologi: un animale vivente e dice che «Il prossimo passo è quello di inviare spedizioni dedicate nell'Irian Jaya e nella Papua Nuova Guinea alla ricerca della tigre della Tasmania, o in cerca di sue reliquie conservate in villaggi dei nativi». Anche nella Papua Nuova Guinea ci sarebbero aree promettenti, come le foreste intorno al Monte Giluwe nelle Southern Highlands.
Con le nuove tecniche si potrebbe facilmente determinare lo stato della tigre della Tasmania in Nuova Guinea: trappole fotografiche a controllo remoto hanno già rivelato in altre foreste del pianeta la presenza di animali rarissimi o  critici ed addirittura nuove specie e sarebbero ottime per capire cosa sia (e se esista) il dobsegna o per confermare la totale estinzione del tilacino. Mongbay.com sottolinea che «Un altro più recente progresso nella conservazione sta utilizzando il Dna raccolto dagli invertebrati ematofagi, come le sanguisughe e i tafani, per determinare ciò di cui si sono alimentati. Gli scienziati mescolano insieme  i pasti di sangue ed estraggono i vari marcatori del Dna. Gli scienziati hanno già il Dna preso dalle pelli di tigre della Tasmania, rendendo il match possibile».
Anche se in Nuova Guinea sopravvivesse una popolazione relitta di tigri della Tasmania, potrebbe avere comunque i giorni contati. Negli ultimi 10 anni sia nella Papua Nuova Giunea indipendente che nella West Papua occupata dall'Indonesia, c'è stata una deforestazione galoppante e spesso illegale, insieme a  costruzione di strade, monocolture e grandi progetti minerari che hanno devastato molti habitat e portato a conflitti tra la popolazione autoctona, i governi centrali, i coloni e le multinazionali. Ma Shuker dice che «Ci sono ancora aree molto consistenti attualmente incontaminate dalla deforestazione. Chiaramente, a causa di tali minacce alla loro esistenza, questo dovrebbe fornire un importante incentivo per la ricerca e la conferma della loro esistenza (dei tilacini), se dovessero esistere realmente, affinché il loro habitat possa quindi,  ricevere una protezione ufficiale, in modo da garantire la loro sopravvivenza».
Se la tigre della Tasmania vive  ancora nella natura selvaggia della Nuova Guinea, ritrovarla sarebbe certamente una delle più sorprendenti scoperte zoologiche degli ultimi cento anni e chiunque lo facesse, sia scienziato, avventuriero o criptozoologo, sarebbe immortalato negli annali della scienza. E' per questo che in molti sperano che le storie sui dobsegna raccontate dalle tribù papuane siano vere, e che il tilacino risorga e che cacci ancora nella notte delle foreste di un'isola dove la scienza dice che è scomparso da quasi 12.000 anni.  

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