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martedì 4 settembre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 4 settembre.
Il 4 settembre 476 d.C. Odoacre depone l'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, sancendo la fine dell'impero romano d'occidente.
Nell’anno 400 Roma era ancora la più grande metropoli del mondo mediterraneo (Costantinopoli le toglierà il primato soltanto dopo il 450) con almeno 500-700 mila abitanti.  I suoi monumenti e i suoi edifici erano intatti e, accanto ai templi vetusti (e chiusi per legge), erano sorte numerose chiese e basiliche cristiane.
Apparentemente nulla faceva presagire che in capo a pochi decenni tutto il mondo che faceva capo alla metropoli sarebbe scomparso.   Ma, dietro l’apparente stabilità, la situazione generale dell’impero era molto difficile.   L’Oriente aveva subìto una tremenda disfatta militare ad Adrianopoli nel 378.   Lo stesso imperatore Valente era caduto in battaglia contro i Goti e i corpi di élite dell’esercito annientati.   E’ vero che Roma contava ancora su centinaia di migliaia di soldati, ma spesso non si trattava di truppe scelte e comunque queste forze erano disperse dal Marocco alla Scozia e dalla foce del Reno alla Mesopotamia.
Il secolo ebbe inizio con una grande crisi.  Nella notte di capodanno del 407 il Reno ghiacciò e orde di barbari affamati (Vandali, Alani, Svevi e altri) varcarono il fiume per disperdersi in bande nella Gallia saccheggiando fattorie, villaggi e città e arrivando perfino nella indifesa Spagna.  Il generalissimo Stilicone, “magister utriusque militiae”, per far fronte all’invasione fu costretto a richiamare l’armata della Britannia abbandonando i cittadini dell’isola al loro destino.   Ma l’armata britannica acclamò un usurpatore (Costantino III) e la Gallia divenne dunque teatro di un triplice conflitto: tra barbari ed esercito lealista, tra barbari e armata dell’usurpatore e tra le due armate romane. 
Stilicone, nel frattempo, era entrato in conflitto con gli ambienti più conservatori di Roma e di Costantinopoli che vedevano con crescenti sospetto e timore la progressiva immissione di barbari nell’impero e la germanizzazione delle sue forze armate.   La reazione dell’elemento romano ebbe come vittima proprio Stilicone, che pure era stato il reggente del giovanissimo augusto Onorio e che aveva grandi meriti nella difesa delle frontiere.  Il comandante supremo fu trucidato mentre centinaia di suoi soldati barbari venivano massacrati tra Pavia e Ravenna.   Ciò accadeva nel 408.
La conseguenza diretta della scomparsa del più grande condottiero di Roma (seppure di sangue germanico) fu l’invasione dei Goti di Alarico e il sacco di Roma (410), un evento inimmaginabile che segnò un trauma in tutte le province dell’impero in quanto l’inviolabilità dell’Urbe durava esattamente da otto secoli.
L’impero d’Occidente comunque si riprese grazie all’azione dell’energico generale Costanzo e, in seguito, grazie ai continui rastrellamenti effettuati in Gallia dal nuovo comandante supremo, Flavio Ezio.   Ma anche Ezio non poté nulla quando i Vandali e gli Alani che si erano stanziati nell’odierna Andalusia a partire dal 407 (e non ne erano stati mai sloggiati), decisero di passare in Nord Africa.   Tra il 429 e il 439 tutte le province più ricche e produttive di quel paese (allora molto più fertile del Nord Africa odierno) furono perdute.   Roma fu privata di rifornimenti alimentari e di un enorme introito fiscale e i traffici commerciali furono gravemente minacciati dai pirati vandalici in tutto il Mediterraneo occidentale.
Anche i successi militari di Ezio in Gallia avevano il loro risvolto negativo.  Il nuovo generalissimo non disponeva più di forze “romane” e dunque doveva ricorrere a intere tribù barbariche.   Il suo gioco – usare alcuni barbari contro altri e viceversa – non riuscì più quando gli Unni, che fino ad allora fornivano cavalleria mercenaria all’impero, crearono un vasto stato di nomadi lungo tutte le frontiere orientali, assoggettando la maggior parte delle popolazioni germaniche.
Fu quella l’epoca di Attila (tra il 440 e il 450).  Il terribile capo mongolo batté a più riprese le armate dell’impero d’Oriente e costrinse il governo di Costantinopoli a versargli onerosi tributi in oro.   Poi, quando un nuovo augusto orientale (Marciano) si rifiutò di pagare, Attila si rivolse contro Roma.
L’impero d’Occidente si trovò stretto in una morsa.   Da un lato i Vandali che occupavano il Nord Africa e bloccavano i traffici marittimi.  Dall’altra gli Unni che invasero la Gallia dove già i Visigoti si erano ritagliati un loro regno confederato a Roma (nell’area compresa tra Tolosa e Bordeaux).
Il genio militare e l’abilità diplomatica di Ezio, comunque, riuscirono ancora una volta a salvare l’impero (vittoria contro Attila nella Champagne, 451), ma l’anno successivo, quando gli Unni invasero l’Italia, il governo imperiale non aveva più fondi per assoldare un’altra armata mercenaria da dare a Ezio.   Roma fu salvata dal soccorso dell’esercito orientale e dalla missione diplomatica del Senato guidata da papa Leone Magno.  Ma due anni più tardi Ezio cadde vittima di un complotto il cui esecutore materiale sembra sia stato lo stesso imperatore Valentiniano III.
La vendetta dei veterani di Ezio non si fece attendere.  Pochi mesi più tardi (nel 455) anche Valentiniano III veniva ucciso.   Ma questo evento fornì al re dei Vandali, Genserico, il pretesto per invadere l’Italia al fine di “vendicare l’imperatore legittimo”.   L’obiettivo della spedizione barbarica fu la stessa Roma che venne saccheggiata per due settimane e completamente spogliata dei suoi tesori.
Dopo la scomparsa di Ezio, ultimo difensore dell’impero, e l’estinzione della dinastia teodosiana, l’Occidente visse un ventennio di caos.   Due augusti (Maggioriano e Antemio) tentarono invano di restaurare lo stato, ma ambedue furono battuti dai Vandali mentre tentavano di sbarcare in Africa. 
Nel 470 l’impero d’Occidente aveva ormai perduto le province più ricche.   La Gallia era contesa tra Visigoti, Burgundi e Franchi.   La Spagna tra Visigoti e Svevi.  L’Africa del Nord era dominata dai Vandali.   Le province balcaniche erano in preda al caos.   Fu un ventennio di agonia.   Quando, nel 476, l’ultimo imperatore venne deposto da Odoacre, nuovo comandante dell’armata d’Italia, nessuno si rese conto che un’epoca era tramontata.   Ma in realtà l’impero di Roma aveva incominciato a morire almeno un secolo prima.
Sopravvisse invece l’impero d’Oriente che rimase romano e latino – almeno nei vertici dello Stato, nella burocrazia e nell’esercito – fino al 600 circa.   Poi anche la Roma d’Oriente entrò in una spirale di rapida decadenza dalla quale uscì soltanto all’inizio del X secolo.  Ma ormai l’impero era romano soltanto di nome.   Era un regno medioevale abitato da popoli di lingua greca, strenuo difensore del cristianesimo ortodosso.

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