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mercoledì 6 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 giugno.
Il 6 giugno 1984 viene presentato in Russia il videogioco Tetris.
Siamo a Mosca, in un momento in cui il sistema economico sovietico non funziona granché bene. C’era però una piccola isoletta felice che funzionava bene chiamata Darodnicyn Computing Center, un centro di ricerca e sviluppo del governo dove le persone più intelligenti del paese erano libere di dire la propria e liberare la propria creatività senza alcun ostacolo. Lì, c’era anche la libertà d’espressione e chi lavorava per il Darodnicyn poteva sapere cosa succedeva oltre il confine; Come per l’appunto, Alexey Pajitnov.
Il 29enne Alexey era come tutti lì dentro un ingegnere elettronico, felice di essere “libero” di pensare e di sapere. L’industria aerospaziale del paese gli dava molti spunti per lavorare e in quel periodo studiava le traiettorie dei satelliti artificiali orbitanti: gli sputnik. Ma oltre allo spazio e all’elettronica Alexey era anche un amante dei giochi da tavolo che lo portavano a passare grandi quantità di tempo dietro alla dama, gli scacchi, i puzzle, e un gioco a noi poco conosciuto chiamato pentomino che consisteva nell’unire dodici forme differenti fino a che non si riusciva a realizzare un quadrato perfetto. Da lì la storia è facile da immaginare, Alexey comincia a trasferire il pentomino sul suo processore perdendoci molto tempo e fumando quantità industriali di sigarette. Un’impresa veramente ardua che lo portò a diminuire i pezzi da dodici a quattro, speculandoli anche. Una volta colorati tutti diversamente, il primo problema. Cosa fare di questi pezzi? Alexey ispirandosi come spesso faceva a menti come Newton, Einstein e Galileo arrivò subito alla soluzione: la gravità. I pezzi, chiamati tetramini cadevano dall’alto per posarsi sul fondo. Ogni volta che i tetramini riuscivano a riempire una linea interamente da destra a sinistra questa veniva eliminata e assegnando al giocatore un punteggio. Due righe in un solo colpo? Punteggio più alto, e così via. Ovviamente come ben sapete i pezzi potevano anche essere ruotati. La regola che Alexey decise già da subito fu quella del tempo infinito: un giocatore più era bravo e più avrebbe continuato la propria partita.
In poco, pochissimo tempo quel gioco divenne una droga per Alexey che per un attimo pensò di essere prossimo alla pazzia.
Un videogioco davvero poteva avere su di lui il potere di incollarlo allo schermo? I colleghi lo rassicurarono, succedeva anche a loro. Ci furono addirittura dei momenti in cui tutto il Computing Center si trovò a giocare a Tetris (fusione delle parole tetra e tennis). Il direttore di Alexey si soffermò a riflettere: perché i miei dipendenti giocano a Tetris così tanto da trascurare le proprie priorità lavorative? Semplice, la differenza tra questo diabolico videogioco e quelli americani è che in questi ultimi bisogna uccidere e distruggere, la creazione di Alexey è invece un qualcosa che necessita logica e abilità. In più, la voglia di giocare viene amplificata dal fatto che il Tetris non premia, ovvero ciò che si fa di buono viene eliminato e rimangono sul fondo solo gli errori che mettono nella testa la voglia di cercare di risolvere.
Il gioco passò di mano in mano fino a che tutta Mosca si mise a giocare a Tetris. Alexey sinceramente non aveva mai pensato a un’esclusiva sul videogioco e la possibilità di guadagnarci, anche perché nell’Unione Sovietica sarebbe stato punito con la prigione. E il Tetris addirittura attraversò i confini passando per le mani di una società britannica chiamata Maxwell Corporation. In un epoca in cui il pubblico era impressionato dal potersi svagare utilizzando una nuova tecnologia la Maxwell contattò la Atari per potere produrre il Tetris su consolle. Nel 1988 Tetris era un vero e proprio must per tutti e la Maxwell lo pubblicizzava con lo slogan “Dalla Russia con amore”. E Alexey come la prese? Alexey se ne fregava altamente, lui era impegnato con questioni più importanti come le guerre nucleari e le missioni spaziali.
Mentre tutto ciò succedeva, un giovane designer chiamato Henk Rogers che era seduto a un tavolo mangiando sushi a Tokio con il dirigente di un’azienda chiamata Nintendo discuteva su una fiera che avrebbe visitato il giorno dopo a Las Vegas, la Consumer Electronic Show. In effetti il suo lavoro consiste proprio in questo, girare il mondo e trovare prodotti accattivanti per questa azienda che sta per lanciare una grandissima novità sul mercato ovvero una consolle portatile: Il Game Boy. Henk rimane stupefatto da quel videogioco così tranquillo che non riesce a farlo smettere di giocare mentre dietro di lui si crea una fila di altri visitatori intenti a provare il Tetris. Ne compra una confezione e sposta il suo volo di ritorno in Giappone al giorno dopo, un prodotto così va sfruttato subito, il tempo è poco perché il Game Boy è quasi pronto. Henk chiama subito la Spectrum Electronics, azienda che compare sulla scatola del videogioco ma con grande sorpresa scopre che non sono loro a possedere i diritti; saranno loro stessi a dire che chi ha quei diritti è una società ungherese chiamata Andromeda. Henk non perde tempo, li contatta e scopre che c’è un accordo tra loro e il governo sovietico. Con le spalle coperte dalla Nintendo il ragazzo cerca in tutti i modi di bloccare il commercio per avere l’esclusiva spendendo qualsiasi cifra possibile, ma la Andromeda che prima era molto presa dalla proposta cambiò idea, portando per le lunghe la questione. Un fax a settimana per sollecitare e così per tre mesi, perché ci mettevano così tanto? Semplicemente perché l’azienda ungherese non aveva mai ripagato il governo sovietico. Henk questo non lo sapeva però e arrivò a pensare che forse la Andromeda stava portando avanti la trattativa con altri. Che fare? La soluzione migliore, saltare un passaggio e volare a Mosca, senza un indirizzo, senza un appuntamento. In quella città grigia senza un cartellone pubblicitario e le insegne luminose spente e soprattutto violando le leggi sovietiche che impongono agli stranieri di programmare preventivamente gli incontri d’affari motivando dove, quando e perché, riesce a farsi ricevere dal responsabile del ministero dove scopre che il Tetris beh, non è di nessuno. Fissa un appuntamento per il giorno dopo per chiudere l’affare quando andandosene, nei corridoi, intravede il Signor Maxwell della Maxwell Corporation. La Russia stava facendo il doppio gioco. Henk allora, uscito da lì chiamò immediatamente Alexey dicendogli il motivo per cui si trovava lì, ovvero produrre la sua creazione assieme al Game Boy. Alexey trovò Henk simpatico e nacque subito un’amicizia. Vederli assieme non sembrava assolutamente di guardare due persone che stavano facendo affari, sembravano più due ragazzi appassionati di videogiochi e nient’altro. Henk propone un contratto onesto cristallino con conteggi precisi sulle vendite e promette di non sgarrare sulla percentuale pattuita. Alexey è convinto, il progetto era interessante e ambizioso. L’accordo viene firmato dopo che Pajitnov riceve l’approvazione dal ministero. Henk è felicissimo di essere riuscito nel suo intento. L’unico problema è che la Atari stava già producendo il Tetris su una propria consolle portatile arrivando a vendere mezzo milione di unità su licenza della Mirrosoft, azienda del Signor Maxwell. Si andò per avvocati, una causa che diventò di dominio pubblico che forse oggi potremmo paragonare alla vicenda Apple-Samsung. La Nintendo era la Apple. Henk, felice di avere un lieto fine ricorda però l’amico Alexey, che non ha mai visto un soldo per colpa del governo sovietico che si intasca tutto senza lasciare nemmeno una minima parte al giovane programmatore russo. Inaccettabile. Lui aveva promesso un contratto trasparente che non per colpa sua non è stato mantenuto. Henk che comunque si sente in colpa lo convince a trasferirsi: destinazione Seattle, Microsoft.
Alexey programma giochi ed è felice, senza alcun risentimento per avere lasciato l’Unione Sovietica.
Come tutti sappiamo poi l’URSS cessò di esistere e dopo dieci anni il contratto della Nintendo si sciolse facendo tornare tutti i diritti ad Alexey che dal 1996 comincia a ricevere i suoi proventi. Inutile dire che nel giro di poco tempo Alexey divenne ricco.
Il russo, felicissimo, assieme all’amico Henk, decise poi di formare la Tetris Company con sede alle Hawaii, la società che ancora oggi detiene tutti i diritti del videogioco.
Ancora oggi il Tetris continua a vendere dopo oltre 30 anni. Nonostante sia un gioco oramai “antiquato” è disponibile per tutti i telefoni cellulari di ultima generazione e ogni anno si disputano un gran numero di tornei in tutto il mondo (da menzionare il campionato mondiale che avviene presso il campus dell’università della South California dove partecipano i più grandi campioni provenienti da ogni angolo terrestre, con un premio di cinque mila dollari e un trofeo ispirato al tetramino T). Un prodotto così diffuso che attira l’attenzione di psicologi, sociologi, comportamentisti ed esperti di salute sociale. Un recente studio dimostra addirittura che il Tetris farebbe bene al cervello producendo una corteccia cerebrale più spessa.

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