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mercoledì 27 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 giugno.
Alle sei del mattino del 27 giugno 1950 Milada Horáková, all'età di 48 anni, fu impiccata nel cortile del carcere di Pankrác a Praga, unica donna fra le 234 vittime politiche giustiziate in Cecoslovacchia dal 1948 al 1960.
Passeggiando a Praga, sulla strada che unisce lo splendido Castello della Capitale Ceca alla zona di Holesovice, ci si accorge del nome dato a questa importante arteria cittadina: Milady Horàkové. Si tratta dell’omaggio a una donna, Milada Horàkovà, una figura di eccezionale carisma che si oppose fieramente ai due totalitarismi che dilaniarono l’Europa e il mondo nel Novecento, vale a dire Nazi-fascismo e Comunismo.
Nata il giorno di Natale del 1901, cresce in parallelo col Secolo più sanguinoso e turbolento della storia, in cui allo straordinario sviluppo tecnologico e al progresso in tutti i campi del sapere fanno da contraltare guerre e violenze terribili; lei mostra sin da giovanissima idee rivoluzionarie e moderne abbinate a una straordinaria forza di volontà, subisce l’espulsione dal Liceo perché colpevole di aver preso parte ad una manifestazione pacifista, e, grazie alle nuove leggi susseguenti all’indipendenza ottenuta dalla Cecoslovacchia, prima legata all’Austria-Ungheria, può frequentare l’Università.
Col tempo diventa uno dei principali punti di riferimento nell’opposizione all’invasione della Germania del 1939, ma, catturata dai nazisti, viene condannata a morte; tuttavia la pena le viene commutata in ergastolo, e la Horàkovà, che nel 1934 era diventata madre di una bambina, viene mandata al campo di concentramento di Terezin e poi in altre prigioni tedesche. La coraggiosa donna ottiene la libertà nel maggio del 1945, viene eletta Presidente del Consiglio Nazionale delle donne cecoslovacche, ma il suo sogno di contribuire alla libertà e al benessere del proprio popolo subisce un altro durissimo affronto: nel febbraio del 1948 un colpo di Stato comunista impone il modello sovietico nella sua terra. Assolutamente contraria ad ogni tipo di dittatura, rimane costantemente in contatto con i membri dell’opposizione al nuovo regime, pur sapendo di essere in grandissimo pericolo; più volte esortata ad andarsene, decide di rimanere a combattere per il bene della sua nazione contro un nemico pressoché invincibile. E il 27 settembre 1949 il suo tragico destino inizia a materializzarsi sotto forma di arresto per spionaggio, mentre il marito riesce a fuggire all’estero.
La Horàkovà viene sottoposta a durissime torture fisiche e psicologiche al fine di farle confessare i delitti a lei imputati, fino a quando inizia il processo-farsa in cui lei sceglie di difendersi con una dignità, una lucidità e un coraggio mai visti prima: si tratta di un continuo attacco alla sua persona, anche per via della propaganda che la dipinge come una nemica del popolo e che porta la gente a chiedere nei suoi confronti la massima severità. In realtà, come sa la stessa imputata, il verdetto è già scritto da tempo: la Horàkovà viene difatti condannata a morte. Le principali personalità dell’epoca, tra cui Churchill ed Einstein, si battono per evitare che la terribile sentenza venga davvero messa in atto; la macchina del terrore però si è ormai messa in moto, travolgendo la giustizia e il buon senso. La mattina del 27 giugno 1950 Milada Horàkovà viene giustiziata, prima donna condannata con tanta crudeltà nonostante fosse anche madre di un’adolescente di sedici anni.
La tanto agognata sentenza di non colpevolezza avviene a distanza di 18 anni, nel 1968, durante la Primavera di Praga, anche se solo nel 1990 lo Stato della Cecoslovacchia provvede a riabilitare completamente la memoria di questa donna, una delle vittime più coraggiose e sfortunate della lotta contro quella terribile piaga rappresentata dalle dittature del Novecento. La sua coscienza civile, il suo impegno, il suo coraggio e la sua fede nei principi di pace e di libertà, insieme alla sua lotta instancabile contro le dittature pagata con la propria vita, fanno di Milada Horàkovà un esempio per tutte le generazioni di qualunque credo politico.

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