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venerdì 15 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 giugno.
Il 15 giugno 1479 nasce a Firenze Lisa Gherardini, la dama ritratta da Leonardo nel celebre dipinto del Louvre.
Lisa Gherardini, conosciuta anche come Lisa del Giocondo o Monna Lisa, è nata a Firenze il 15 giugno 1479 ed è morta nel capoluogo toscano il 15 luglio 1542, all'età di 63 anni. La donna apparteneva a una nobile e antica famiglia, sin dall'anno Mille si trovano tracce dei Gherardini, aristocratici fiorentini esiliati nel veronese nel periodo delle lotte tra guelfi bianchi e guelfi neri nei primi anni del XIV secolo. Nonostante l'allontanamento dei Gherardini dalla Toscana, un ramo della famiglia rimase sempre a Firenze e quando nacque Lisa, nel 1479, la casata aveva perso gran parte dell'importanza che l'aveva caratterizzata nei secoli precedenti, restando comunque facoltosa. Lo stemma nobiliare dei Gherardini è molto antico, e nella sua forma originaria è 'di rosso, a tre fasce di vaio', anche se numerose rappresentazioni dell'arma, su carta o pietra, presentano sottili varianti.
Il padre di Lisa, Antonmaria Gherardini, era un ricco mercante che in terze nozze sposò Lucrezia del Caccia, la madre di Lisa. La famiglia possedeva molte proprietà nelle campagne toscane, oltre ad una casa in città, in via Sguazza, una traversa di via Maggio, dove sembra che avvenne il parto. Primogenita di sette bambini, Lisa aveva tre sorelle e tre fratelli; quando era ancora piccola la famiglia si trasferì nell'attuale via dei Pepi, nei pressi della Basilica di Santa Croce, a pochi passi dalla casa di Piero da Vinci, padre di Leonardo. Alla morte del padre Lisa andò a vivere dal nonno materno, Mariotto Rucellai, che aveva buoni rapporti con la potente famiglia Medici. Alcuni studiosi credono che Giuliano de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, avesse avuto una relazione amorosa con Lisa Gherardini, ma non è provato.
Il 5 marzo 1495 la quindicenne sposò, su decisione del nonno, il trentenne Francesco di Bartolomeo di Zanobi del Giocondo, un facoltoso mercante di seta, divenendo così la sua terza moglie. La dote della ragazza era composta da poco meno di duecento fiorini e da un'azienda agricola vicino alla casa di campagna di famiglia. Francesco e Lisa ebbero cinque figli, Piero, Camilla, Andrea, Giocondo e Marietta, delle due figlie femmine si sa che divennero suore cattoliche: Camilla prese il nome di suor Beatrice ed entrò nel convento di San Domenico di Cafaggio (oggi San Domenico del Maglio), e Marietta prese il nome di suor Ludovica presso il convento francescano di Sant'Orsola. Rimasta vedova ed essendo malata (il marito Francesco muore di peste nel 1538), Lisa trascorrerà l'ultima parte della propria vita nel convento, assistita dalla figlia suor Ludovica fino alla morte, che avverrà all'età di 63 anni, nel 1542.
A riprova di ciò, vi è un documento di morte e sepoltura rinvenuto dallo storico Giuseppe Pallanti nel registro dei decessi della Basilica di San Lorenzo (che faceva capo al convento femminile di Sant'Orsola), in cui si legge: "Donna fu di Francesco del Giocondo morì addì 15 di luglio 1542 sotterrossi in Sant'Orsola tolse tutto il capitolo". Oltre a ciò sono state ritrovate diverse carte dell'epoca riguardanti il padre Antonmaria e il marito Francesco. Il ramo toscano dei Gherardini si estinse nel 1743 con la morte di Fabio Gherardini, ultimo gentiluomo della famiglia in Toscana. Un anno prima di morire, nel 1537, il marito di Lisa aveva fatto testamento (siglato tra l'altro da Piero da Vinci, il papà di Leonardo) e aveva stabilito che, alla sua scomparsa, venisse restituita a Lisa la dote, il suo abbigliamento personale e i suoi gioielli. Riguardo alle cure riservate alla moglie, scrisse delle precise disposizioni alla figlia Ludovica e al figlio Bartolomeo: "Dato l'affetto e l'amore del testatore nei confronti di Mona Lisa, la sua amata moglie; in considerazione del fatto che Lisa ha sempre agito con uno spirito nobile e come una moglie fedele; sperando che a lei venga dato tutto ciò di cui ha bisogno."
Attorno al 1501 o 1502 Francesco del Giocondo chiese a Leonardo da Vinci di ritrarre sua moglie Lisa, almeno secondo quanto riportato da Giorgio Vasari nelle 'Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri', una cinquantina d'anni più tardi: "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatevi, lo lasciò imperfecto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableo". In cinque secoli di storia, inutile sottolinearlo, sulla Gioconda è stato detto di tutto, intere schiere di studiosi hanno tentato di analizzarlo da un punto di vista artistico e non solo. A tutt'oggi è uno di quadri più 'copiati', discussi e amati del mondo. La cosa migliore è affidarsi alle 'lettere antiche' del Vasari, ancora una volta, e lasciarsi accompagnare tra le pieghe del dipinto dalle sue parole appassionate: "Avvenga che gli occhi avevano que' lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intorno a essi erano tutti que' rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con l'incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente. Nella fontanella della gola, chi intentissimamente la guardava, vedeva battere i polsi: e nel vero si può dire che questa fussi dipinta d'una maniera da far tremare e temere ogni gagliardo artefice e sia qual si vuole. Usovvi ancora questa arte, che essendo Monna Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico, che suol dar spesso la pittura a' ritratti che si fanno. Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti".

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