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lunedì 7 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 maggio.
Il 7 maggio 1832 durante la Convenzione di Londra, Gran Bretagna, Russia, Francia e Baviera dettano le condizioni per l'indipendenza della Grecia, al termine di una guerra durata più di 10 anni.
 Dal 1821 al 1832 la Grecia combatte la sua guerra di liberazione contro il giogo Ottomano, iniziato 4 secoli prima con la caduta di Costantinopoli e la progressiva conquista dei turchi Ottomani di tutto il territorio greco.
Nel 1453 cade infatti Costantinopoli, la capitale dell'impero bizantino, conquistata dopo un lunghissimo assedio dal sultano Maometto II. Atene, che era la capitale culturale dell'impero medievale resistette fino al 1456, prima di soccombere alle armate ottomane.
L'ultimo stato a cadere fu l'erede legittimo dell'impero, cioè il despotato di Morea, nel Peloponnesso, che cadde nel 1460, ben 7 anni dopo Costantinopoli.
Da quella data la Grecia cessò di esistere e divenne una delle tante province del sultanato di Maometto II. I greci però non sopportarono mai il dominio ottomano, e molti fuggirono in Occidente, specialmente nelle città di Roma e Firenze, dando così vita all'umanesimo.
A Roma fuggirono pure gli eredi alla corona di Bisanzio, che conservarono lo stemma e il vessillo imperiale fino al matrimonio di una principessa bizantina con l'erede al trono russo Ivan, che poté così fregiarsi del titolo di Zar, e cioè Cesare, in perfetta continuità con la corona di Costantinopoli.
Diversi cittadini rimasti in territorio ellenico crearono però un'accanita resistenza verso il sultano, resistenza che fu soffocata nel sangue con violentissime rappresaglie. I greci 'liberi' però non scomparvero, ma si rifugiarono sulle montagne, agendo come partigiani attaccando i convogli turchi. Questi miliziani furono chiamati Clefti, cioè ladri, dal greco κλέπτω, ma in realtà per gran parte della popolazione erano degli eroi, e furono una spina nel fianco per l'esercito turco per tutti i secoli che durò l'occupazione.
Per contrastare tali patrioti, che godevano il favore delle popolazioni locali, specialmente quelle montane che non si abituarono mai al dominio turco, venne istituita la milizia greca degli armatoli, battaglioni irregolari di greci cristiani fedeli al sultano che avrebbero dovuto entrare nel cuore dei greci sostituendo i partigiani e contrastandoli sia ideologicamente che con le armi. Clefti e armatoli finirono però per collaborare e formare, nel seno del sultanato, un forte movimento armato di resistenza, che sarà determinante per riacquistare l'indipendenza.
L'embrione dell'indipendenza si sviluppò nell'Europa libera dall'Impero Ottomano, dove risiedevano molti greci che auspicavano un loro ritorno in patria come cittadini liberi e cristiani.
Nel 1814 fu fondata ad Odessa, sul Mar Morto, la Filiki Etairia, società segreta con lo scopo di riportare la penisola ellenica all'indipendenza, cacciando i turchi dal territorio che era stato di Alessandro Magno e degli imperatori bizantini.
A capo dell'Etairia vi era Alexandros Ypsilanti, greco fanariota, cioè del quartiere greco di Costantinopoli, dove risiedeva anche la guida spirituale suprema dell'Ortodossia, ossia l'erede al soglio di sant'Andrea il Patriarca di Costantinopoli.
Alexandros, che diverrà l'eroe nazionale greco, era cresciuto militarmente alla corte dello Zar Alessandro I di Russia, dove ricoprì la carica di aiutante di campo dello Zar durante la guerra contro Napoleone condotta vittoriosamente dal generale Kutuzov.
Il 6 marzo 1821 marciò con militanti dell'esercito russo e miliziani dell'Etairia contro Iasi, capitale del principato danubiano della Moldavia, che fu facilmente liberata. L'attacco a Iasi doveva favorire l'affrancamento delle popolazioni cristiano ortodosse dal giogo islamico rappresentato dall'impero Ottomano.
Le popolazioni cristiane dell'impero infatti insorsero, ma l'appoggio russo venne sempre meno fino a sparire in virtù degli accordi della Santa Alleanza che non volevano che moti rivoluzionari e liberali si propagassero in tutta Europa contro i legittimi sovrani stabiliti dopo il Congresso di Vienna.
Alexandros si trovò quindi solo a combattere, senza più l'aiuto della Russia che aveva fedelmente servito per anni.
Questo non fece demordere lo spirito di libertà né del condottiero né della sua armata volontaria, che fu battezzata con il nome di 'battaglione sacro' appunto per la sacralità dello scopo per cui combattevano, quasi come se fossero dei crociati che devono liberare le terre cristiane dagli infedeli islamici.
In Grecia la popolazione iniziò ad armarsi contro i turchi, aiutata dalle forze militari rappresentate dai Klefis e dagli armatoli comandanti dal Theodoros Kolokotronis. Alì Pascià, che governava sull'Epiro, grazie ad un accordo con Ypsilanti non marciò contro gli insorti in Grecia ma proclamò l'indipendenza dell'Epiro dall'Impero Ottomano.
Il tumulto doveva così scoppiare in tre luoghi, nei principati danubiani, nel Peloponneso e in Albania, in modo da trovare impreparato il Sultano a reprimerli tutti contemporaneamente.
L'impero della 'Sublime Porta', non era infatti militarmente così forte come si credeva, al contrario iniziava, al suo interno, a crollare. Non tutti i comandanti militari e i Pascià erano ormai fedeli al sultanato, e questo i membri dell'Eterìa lo sapevano bene e proprio su questo volevano lanciare il loro attacco per avere successo.
In Grecia la popolazione come anche le forze militari reclutate tra gli ortodossi, erano, come si è visto, a favore dell'indipendenza, creando le basi della riuscita dell'impresa.
 Il 1821 è l'anno degli scontri in Grecia. L'arcivescovo di Patrasso, la terza città greca dopo Atene e Salonicco, Germanos, benedice gli insorti quasi in ricordo delle crociate contro turchi e arabi. In effetti una crociata lo era, la croce doveva risplendere nuovamente sulle terre sottomesse dagli eserciti di Maometto.
L'Oriente, sede di 4 degli arcivescovati più importanti della cristianità, era ora sotto il dominio islamico, e Gerusalemme, Antiochia, Alessandria e Costantinopoli non godevano più del favore di Cristo ma di Maometto.
Il popolo greco più di quello egiziano e anatolico mal sopportava questo giogo, e la popolazione rimase sempre fortemente legata alle tradizioni ortodosse, respingendo quelle islamiche nonostante i quasi 400 anni di occupazione.
Il comandante Kolokotronis guidava gli insorti in Acaia e nel territorio ellenico, contando su circa 100000 volontari che si contrapposero ai 400000 coscritti turchi. Alì Pascià in Epiro intanto proclamava la sua indipendenza dall'impero, secondo l'accordo con il comandante dell'Etairia Ysilanti, creando un principato autonomo.
La reazione Ottomana fu però tremenda e sanguinosissima. Durante i primi mesi del 1822 ripresero il controllo dell'Epiro e ristabilirono l'ordine con il terrore.
Nell'isola di Chio, che aveva fortemente appoggiato la rivolta, la popolazione fu quasi interamente sterminata. Un atto tremendo che serviva per far desistere i Greci dal tentare nuovamente un'insurrezione. Ma ormai il fuoco della rivolta non si poteva spegnere, ed ogni atto di rappresaglia faceva accorrere sempre più volontari a favore degli insorti.
Il Patriarca di Costantinopoli, Eugenio II, che guidava la chiesa ortodossa dal quartiere greco del Fanar situato a Costantinopoli fu accusato di tradimento dal Sultano e pagò con la vita l'insurrezione del suo popolo.
Questi violentissimi atti fecero scalpore in tutta l'Europa cristiana, e migliaia di volontari accorsero ad infoltire le file di Kolokotronis che resistevano nel Peloponneso nonostante le numerosissime forze militari turche.
Tra questi vale la pena di ricordare il poeta inglese Byron e gli italiani Santorre di Santarosa e Giuseppe Rosaroll, che si sentirono vicini al popolo ellenico che combatteva per sottrarsi e secoli e secoli di occupazione islamica.
Lo spirito di crociata stava così risorgendo, e sarà proprio questo spirito che sancirà il ritorno della Grecia all'indipendenza.
Dal 1825 al 1827, la flotta egiziana alle dipendenze degli ottomani riconquistò tutte le principali città greche che si erano ribellate. La capitale Atene cadde nel 1827.
Quando ormai la resistenza sembrava sconfitta, intervennero le potenze europee di Francia, Inghilterra e soprattutto Russia, che più di chiunque altra si sentiva vicina al popolo greco per la fede religiosa comune e per i numerosissimi esuli greci accorsi nelle loro città.
In primis le potenze europee cercarono un compromesso con il Sultano per spingerlo a porre fine al conflitto. Vista l'ostilità degli islamici la flotta anglo-francese intervenne e distrusse quella egiziana, che era stata determinante per la riconquista dei territori insorti, a Navarino.
Nel 1828 la Morea era libera dai Turchi grazie alle flotte occidentali. Nel 1829 il trattato di Adrianopoli stabilì l 'autonomia della Grecia dall'impero Ottomano sotto il protettorato delle potenze Francia, Inghilterra e Russia.
Nel 1830 a Londra fu stabilità l'indipendenza della Grecia, che però era priva dei territori di Creta, della Tessaglia, della Macedonia e dell'Epiro, che rimanevano annessi all'impero turco. L'ordinamento fu repubblicano, con il presidente Giovanni Capodistria, che seguì una politica di favore nei confronti degli storici alleati rappresentati dalla Russia zarista.
Questo governo non piacque a molti greci che nel 1831 assassinarono il presidente, gettando la Grecia in una sorta di anarchia.
Francia ed Inghilterra ne approfittarono allora per sottrarre il neo stato ellenico dal protettorato russo, stabilendo come monarca il principe ereditario di Baviera, Ottone di Wittelsbach, eletto re dei greci a Nauplia nell'Agosto del 1832.
Alessandro Ypsilanti fu invece imprigionato in Austria, secondo la politica delle grandi potenze che non appoggiarono la società segreta Eteria, considerandola troppo pericolosa per l'ordine ricostituito dal Congresso di Vienna.
La Russia dovette così tradire un comandante che aveva perso un braccio per difenderla da Napoleone. Purtroppo a volte la ragion di stato impone scelte dolorose.
Lo Zar però non si dimenticò di Alessandro, che fu in fine liberato ma non poté tornare nella sua amata Grecia, terra per la quale aveva combattuto e in cui avrebbe desiderato vivere.

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