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giovedì 17 maggio 2018

#almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 maggio.
Il 17 maggio 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità toglie l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali.
Un discorso sull'omosessualità e  sulle sue implicazioni con le leggi penali che si sono succedute nei secoli non può prescindere dall'antropologia, oltre che dalla psichiatria, fino a giungere alla fisiologia sociale dei rapporti umani.
Etnologi e antropologi hanno osservato che alcune società riconoscono forme di omosessualità. Sembra che gli indiani nordamericani accettassero l'ambivalenza sessuale, che chiamavano "uomodonna", "berdache", "bote", "agokwa", "alyha" o "joya". Alcuni dei più nobili capi si dedicavano anche ad attività femminili, come il ricamare. A tutt'oggi su un'isola peruviana del Titicaca il lavorare a maglia è un'attività maschile. A missionari ed esploratori venivano offerti incontri con travestiti. Molti di loro erano rispettati, anche se gli effeminati erano considerati come una aberrazione ridicola.
All'inizio della civiltà la sessualità aveva una funzione ludica, come lo è ancora presso indios amazzonici durante la pubertà; ma anche relazionale, di riappacificazione, di scambio. In alcune culture si ritiene che la pratica omosessuale renda l'uomo più virile. Presso certi popoli delle isole del Pacifico c'è la convinzione che ingoiare lo sperma doni virilità. Presso gli antichi Greci, sperma, midollo e cervello erano considerati la stessa sostanza, residenza della psiche-anima.
Alla luce delle scoperte anche di medicina organica di inizio Novecento sulla bisessualità, definire "certa" un'identità è di per sé discutibile perché per l'identità sessuale non è mai possibile annunciare un carattere definitivo. Nell'inconscio nessuno è omosessuale o eterosessuale ma coesistono le due realtà a prescindere da come uno si definisce. La parola omosessuale è un'invenzione del medico ungherese Benkert, che nel 1869 coniò il termine.
L'anno 1990 è fondamentale giacché fino a quel momento, a causa di pregiudizi astiosi di alcuni psichiatri ottocenteschi, l'omosessualità era annoverata fra le malattie mentali: in quell’anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità finalmente riconobbe che non era una malattia.
Sostiene Freud in "Totem e tabù" (1906) che l'omosessuale "ha la pericolosa proprietà di tentare altri a seguire il suo esempio; egli desta invidia: perché a lui dovrebbe essere permesso ciò che ad altri è precluso?". Freud parla di "perversione" non in senso dispregiativo o morale ma nel senso di tutto ciò che si allontana dal classico rapporto fra uomo e donna. Inoltre tiene a sottolineare: "Non dobbiamo dimenticare che tra queste perversioni, la più abominevole ai nostri occhi, l'amore sensuale dell'uomo per l'uomo, fu presso un popolo di cultura molto superiore alla nostra, il popolo Greco, non solamente tollerata, ma anche coperta di importanti funzioni sociali". Gli amori fra maschi, compresi quelli paiderastici, venivano non soltanto rispettati ma anche esaltati, e l'eccellenza politica e intellettiva si univa ad essi.
Osserva Freud che l'omosessualità "fu un fenomeno frequente, quasi un'istituzione munita di importanti funzioni, presso i popoli antichi all'apice della loro civiltà".
Quindi, da dove l'omofobia? Tra le prime cause, la "soddisfazione al negativo" della voglia repressa di far l'amore con un altro soggetto dello stesso sesso: "Non posso averlo perché io sono 'normale'; quindi gli faccio del male, lo aggredisco, lo uccido." E poi c'è la perdita di controllo e di potere sugli esseri umani (Foucault). "L'assassino è collettivo", scrive Paolo Volponi, nel senso che tutti sono responsabili delle violenze dirette contro i gay, poiché la stessa inerzia, il non far niente è una responsabilità. Il sistema così a un tempo perseguita le vittime e fomenta gli assassini, ed è l'assassino, sempre impunito e che si atteggia al contempo a difensore delle proprie vittime (Girard). Lo psichiatra Vittorio Lingiardi fa notare: "Alla base di molti atteggiamenti omofobici si situa il timore di essere identificati e/o etichettati come omosessuali." Sono processi psichici e sociali che si traducono in veri e propri "hate crimes". Hate crime è stato l'omicidio del ragazzo 21enne Matthew Shepard, legato a un recinto, torturato e ucciso di botte, nel 1998 nel Wyoming. Un gruppo di cristiani, capeggiati dal pastore evangelico Phelps, protestò per il processo ai due assassini e ai funerali con slogan: "Matthew marcisce all'inferno" e "Dio ce l'ha a morte con i froci". Attualmente gli evangelici risultano essere fra i cristiani che più provano odio per i gay.  Il movente dunque può essere la malevolenza nutrita come rovescio del desiderio (auto)negato: li odiano perché quantomeno inconsciamente desiderano godere dei loro piaceri. Il disgusto livoroso maschera l'odio-invidia per quell'amore nonché la rimozione della pulsione proibita: la violenza, persino cruenta, proviene dalla non accettazione del piacere gay visto come eccessivo.
Da ciò le persecuzioni e le secolari legislazioni omofobiche. Ancora nel 1988, una legge del Regno Unito, la Clausola 28, vietava alle autorità scolastiche di nominare l'omosessualità e impediva di insegnare agli studenti che quella "cosa" innominabile poteva essere socialmente accettabile.
Dal 2005, è stata istituita il 17 maggio la giornata mondiale contro l'omofobia.

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