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sabato 26 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 maggio.
Il 26 maggio 1940 ha luogo la battaglia di Dunkerkque.
Il 10 maggio 1940, nel mese delle rose e degli amori, si scatena a occidente la macchina da guerra tedesca. Hitler, dopo la "finta guerra" dell'inverno, fa sul serio. Il 14 capitola l'Olanda, il 17 cade Bruxelles. Le divisioni corazzate della Wehrmacht puntano verso il cuore della Francia, quella "douce France" che si credeva invulnerabile dietro la Maginot. Bella e ricca è la campagna francese e, dove crescono le ciliegie, domani ci sarà battaglia. «I tedeschi avanzano - annota Leo Longanesi con distaccata ironia nel suo diario - ma la Francia ha sempre André Gide».
L'esercito francese si sfalda, smentendo il maresciallo Badoglio che il 9 maggio aveva confermato la sua reputazione di "stratega" giurando che «un attacco alla Maginot sarebbe stato un sicuro insuccesso». I tedeschi avanzano a 50 chilometri al giorno. La Francia - milioni di profughi, uomini esausti, bambini spauriti, masserizie stipate nei carri bestiame, povere cose abbandonate - attraversa l'ora più amara della sua storia: non ritornerà più quella di un tempo. A Palazzo Venezia Mussolini si agita, vuole la sua parte di bottino. L'avanzata a rullo compressore dei panzer tedeschi dà l'illusione che il cavallo vincente sia quello nazista, che la potenza inglese sia un mito tramontato e che la guerra sia un gioco a basso tasso di rischio in cui la furbizia italiana possa cogliere senza fatica un frutto maturo. Un'illusione traditrice che, entrando in guerra il 10 giugno, Mussolini pagherà cara.
L'invasione tedesca è un coltello nel burro, il dio delle armi non è francese. L'Armée, considerato il più forte esercito d'Europa, si scioglie come neve al sole e il corpo di spedizione inglese, che si batte bene ma senza speranza, sogna un apparentemente impossibile reimbarco. Il 23 maggio i panzer tedeschi sono pronti a sferrare l'attacco contro la sacca di Dunkerque, dove convergono gli inglesi in ritirata e reparti francesi ormai battuti. Improvviso, arriva l'ordine di von Rundstedt, comandante del gruppo di armate: un giorno di riposo alle divisioni corazzate. Hitler, in visita al comando di Charleville, approva, anzi rincara: «Bisogna risparmiare i carri armati». Estendendo l'ordine di von Rundstedt, le disposizioni del Fuehrer non lasciano dubbi: «Dunkerque deve essere affidata all'aviazione». I generali, increduli, premono. Guderian, il «genio dei panzer» che ha sfondato a Sedan e che è a 16 chilometri da Dunkerque, vuole attaccare subito. Il comandante in capo della Wehrmacht, von Brauchitsch, si scontra con Hitler: vuole la massima pressione sulla sacca e la cattura del corpo di spedizione inglese, al cui soccorso Londra sta muovendo le prime navi.
Mentre i tedeschi litigano, gli inglesi danno il via all' "Operazione Dynamo". Guderian, che assiste impotente ai primi reimbarchi sulla costa, scalda i motori dei panzer. Brauchitsch acconsente all'attacco, Halder, il capo di stato maggiore, è con lui ma Hitler interviene ancora, bluffando: «Non voglio decidere io - dice - Mi rimetto al giudizio di Rundstedt». E, per nulla perplesso di fronte all'assurdità che il comandante di un fronte debba fungere da arbitro fra il suo comandante in capo e il Fuehrer, Rundstedt non esita e dà ragione a Hitler. «Le divisioni sono stremate e vanno riequipaggiate per continuare l'offensiva verso Parigi, per Dunkerque basta la fanteria».
Ma non sarà così. I fanti non basteranno e la Luftwaffe di Goering, che ha premuto su Hitler per avere l'onore di annientare gli inglesi dal cielo, deluderà. Sarà Rundstedt, anni dopo, a dire: «A Dunkerque abbiamo commesso un grosso errore, è stata una delle svolte del conflitto». Gli inglesi, ammassati sulla spiaggia, si imbarcano giorno dopo giorno: più di 17mila il 28 maggio, più di 47mila il 29, quasi 54mila il 30, 68mila il 31. La mobilitazione dei mezzi navali inglesi e francesi è generosa: al largo le navi da guerra e a fare la spola con la spiaggia pescherecci, yacht, rimorchiatori, chiatte, barche da diporto, quasi 700 unità in tutto, esposte alle bombe della Luftwaffe. Gli Stuka picchiano senza pietà e i cadaveri danzano sull'acqua, ma Hurricane e Spitfire della Raf, entrati in battaglia coperti dai radar, hanno la meglio sui bombardieri tedeschi, che perderanno tre aerei per ogni aereo inglese caduto. Il cielo tradisce i tedeschi, come il mare, vecchio amico dell'Inghilterra.
«Gli inglesi se la squagliano sotto il nostro naso», scrive sul suo diario Halder. «Ce li troveremo contro appena riarmati», dice scoraggiato un altro generale tedesco, costretto a fare da spettatore. Dunkerque brucia, il perimetro si è ristretto ma la nube di fumo che grava sulla città costituisce il miglior schermo antiaereo. Il primo giugno il 5° corpo inglese, abbandonato tutto il materiale, si è imbarcato e il 2° sta per partire. La fanteria tedesca avanza e il 3 è a due chilometri dalla città. Gli ultimi battelli, il 4, mollano gli ormeggi. L' "Operazione Dynamo" si è conclusa con un successo insperato: 340mila uomini, di cui 115mila francesi, sono usciti dalla sacca e formeranno l'ossatura della difesa della Gran Bretagna. Trentaquattromila non ce l'hanno fatta e sono rimasti a terra, in un doloroso abbandono. Il 4 i tedeschi entrano in una città demolita: intatta, fra le rovine, spicca orgogliosa la grande torre. Il 5 la Wehrmacht attacca a fondo sulla Somme, destinazione Parigi. Dunkerque, nel bene e nel male, appartiene già al passato.
Perché Dunkerque? Perché il caporale stratega ha fermato i panzer, commettendo il primo dei suoi gravi errori? La ragione è semplice: Hitler non è interessato a Dunkerque, la considera una diversione, è ossessionato dal desiderio di dare il colpo di grazia alla Francia e di prendere Parigi. L'impazienza, l'incapacità di valutare le risorse navali inglesi e la sopravvalutazione della Luftwaffe lo inducono a sbagliare. Si parlerà anche di ipotesi politica: pensando di trattare con Londra una pace di compromesso, Hitler avrebbe risparmiato agli inglesi l'umiliazione della cattura del loro esercito. Ipotesi suggestiva e plausibile ma non supportata da testimonianze sicure.
Il 14 giugno i tedeschi entrano a Parigi. Risuona accorata la voce del maresciallo Pétain, pallido come una maschera di gesso: «Con il cuore spezzato vi dico di deporre le armi». Il 25 la Francia, annientata, capitola. L'Europa è un comodo sofà su cui Hitler si stende senza togliersi gli stivali. Ma nel trionfo del "signore della guerra", espresso con una gioia vendicativa e sprezzante, resterà la macchia di Dunkerque.

venerdì 25 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 maggio.
Il 25 maggio 567 a.C. Servio Tullio, re di Roma, celebra la sua vittoria sugli Etruschi.
Tra il terzo ed il primo millennio a.C. la penisola italiana fu abitata da due generi di popolazioni: gli Italici (come i Liguri, Sardi, Piceni, Elimi, Sicani), che erano di origine italiana, e gli Indo-Europei (come i Veneti, Osco-Umbri, Latini, Sabini, Sanniti, Mesatti, Iapigi, Lucani, Bruzi, Siculi), arrivati in Italia dall'Europa centrale attraverso il nord della penisola ed il Mare Egeo. Ancora ignota è l'origine degli Etruschi, una delle civiltà maggiori dell'Italia centrale a quel tempo. Inoltre, dal VIII secolo a.C. a sud furono fondate colonie di altre popolazioni del Mediterraneo, come quelle fenicie fondate da Cartagine in Sicilia e Sardegna e quelle greche che formarono la Magna Grecia.
Nel primo millennio a.C., nelle coste occidentali dell'Italia centrale, il Tevere separava le genti Italiche dagli Etruschi. Roma fu fondata sulle colline della riva orientale del Tevere, che rappresentava un posto sicuro e salubre per vivere, essendo al riparo dai rischi della malaria che rappresentava il pericolo delle pianure del Lazio. I sette colli sui quali Roma fu fondata erano il Palatino al centro e, da nordovest a sud, il Capitolino, il Quirinale, il Viminale, l'Esquilino, il Celio e l'Aventino.
La tradizione vuole che Roma venne fondata da Romolo il 21 Aprile 753 a.C.. Romolo, dal cui nome deriva quello di Roma, fu il primo dei Sette Re di Roma, l'ultimo dei quali, Tarquinio il Superbo, venne deposto nel 509 a.C. quando venne instaurata la Repubblica Romana. I 244 anni della monarchia non sono in accordo con il numero dei re dato che un tempo medio di 35 anni per regno era sicuramente eccessivo per la vita media del tempo.
E' opinione diffusa che la storia della fondazione di Roma fu scritta nel III secolo a.C. come leggenda sotto l'influenza della cultura greca delle colonie del sud della penisola.
Secondo la leggenda, quando Amulio usurpò il trono del fratello Numitore, re di Alba Longa, forzò la sorella di Numitore, Rea Silvia, a diventare una vergine vestale, in modo che non avesse figli. Comunque, Marte si innamora della vestale e lei divenne madre di due gemelli, Romolo e Remo. Amulio quindi fece arrestare Rea Silvia e mise i gemelli in una cesta che venne abbandonata sul Tevere. La cesta si arenò sulla riva del fiume dove una lupa li allattò fino a che il pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia li trovò e li portò al sicuro.
Quando crebbero, i gemelli conobbero la loro origine, uccisero Amulio e ripristinarono al trono Numitore. Poi decisero di fondare una nuova città dove vennero salvati dal Tevere. Romolo scelse il Palatino come sede della nuova città, mentre Remo l'Aventino. Non potendosi affidare  al diritto della primogenitura essendo gemelli, scelsero di affidarsi ad un presagio per scegliere una delle due sedi, ma questo (l'avvistamento di uno stormo di avvoltoi, visto per primo da Romolo ma con un numero maggiore di uccelli da Remo) causò una lite tra i due, durante la quale Romolo uccise Remo.
Dopo Romolo, secondo lo storico Livio, i Re di Roma furono inizialmente tre Romano-Sabini (Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio), seguiti da tre re Etruschi (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo).
Romolo  753 a.C.-716 a.C.
Numa Pompilio  715 a.C.-674 a.C.
Tullo Ostilio  673 a.C.-642 a.C.
Anco Marzio  642 a.C.-617 a.C.
Lucio Tarquinio Prisco  616 a.C.-579 a.C.
Servio Tullio  578 a.C.-535 a.C.
Lucio Tarquinio il Superbo  535 a.C.-509 a.C.
Si deve a Romolo la creazione del Senato, formato dalle persone più influenti e con il ruolo di consiglieri. La struttura definitiva del Senato fu quella nei quali 100 Senatori, scelti dal re, erano rappresentanti delle tre antiche tribù dei Ramnes (Latini), Tities (Sabini) e Luceres (Etruschi).
Alla morte del re, il senato aveva il compito di eleggere il successore. Nel periodo di interregno, un senatore veniva eletto come reggente per una durata di cinque giorni in attesa della nuova elezione. Trovato un candidato, questo veniva discusso nei comizi curiati, le assemblee delle curie, cioè le 10 parti nelle quali venivano suddivise le tribù principali. Nel caso di accettazione da parte dei comizi curiati, il nuovo re doveva innanzitutto ottenere l'approvazione divina tramite il controllo degli auspicia da parte dell'augure. Dopodiché il procedimento di investitura prevedeva il conferimento del potere con un atto detto lex curiata de imperio.
Come detto, il primo re di Roma fu Romolo, dopo la morte di suo fratello Remo. La sua città venne popolata da persone che fuggivano dalle terre vicine; per avere delle mogli, i romani rapirono le donne delle tribù sabine confinanti (Ratto delle Sabine). Dopo un lungo regno, Romolo sparì in una tempesta e venne successivamente onorato come il dio Quirino.
L'origine delle regole e riti religiosi a Roma si fa risalire al successore di Romolo: Numa Pompilio. A lui si deve l'istituzione  della figura del Pontefice, cui spettava il compito di vigilare sull'applicazione di tutte le prescrizioni di carattere sacro. Sempre Numa Pompilio creò l'ordine dei Flamini, preti sacri dedicati al culto della Triade Capitolina costituita da Giove, Giunone e Minerva. Scelse le prime vergini Vestali per la cura del tempio in cui era custodito il fuoco sacro della città. Introdusse il culto di Termine, dio dei confini, e costruì il tempio di Giano. Riorganizzò il calendario, basato sui cicli lunari, che passò da 10 a 12 mesi (355 giorni), con l'aggiunta di gennaio, dedicato a Giano, e febbraio dal latino februltus, che significa "un rimedio agli errori" dato che nel calendario romano febbraio era il periodo dei rituali di purificazione; questi furono posti alla fine dell'anno, dopo dicembre, mentre l'anno iniziava con il mese di marzo.
Tullo Ostilio è il terzo re di Roma. Considerando Romolo e Numa rappresentanti dei Ramnes e dei Tities, Tullo fu il rappresentante dei Luceres. Le sue guerre vittoriose contro Alba Longa, Fidene e Veio rappresentano le prime conquiste di Roma al di fuori delle mura delle città. Sotto il suo regno avvenne il combattimento tra Orazi e Curiazi come rappresentanti di Roma e Alba Longa. Si dice che morì colpito da un fulmine come punizione del suo orgoglio.
Le prime tracce di insediamenti nell'area risalgono alla cultura dell'uomo di Neanderthal.
Nella zona di Roma sono stati effettuati diversi ritrovamenti, il più antico dei quali si riferisce al sito della Valchetta, con resti risalenti a 65.000 anni fa. Nella zona di Casal de' Pazzi, uno scavo ha restituito ossa di animali risalenti a circa 20.000 anni fa; mentre in via di Torre Spaccata, lo scavo per la costruzione di un istituto tecnico ha portato alla luce resti di un insediamento umano risalente a circa 6.000 anni fa.
Le tracce successive risalgono all'età del ferro e sono riferibili all'arrivo di genti di stirpe indoeuropea (Latini), nel quadro di un generale fenomeno di migrazione che sembra essersi svolto verso la penisola italiana in due ondate successive (prima il gruppo latino-falisco e quindi il gruppo umbro-sabello).
Le genti del gruppo latino-falisco si spostarono dall'Europa centrale oppure dalla penisola balcanica in seguito all'arrivo delle popolazioni illiriche, e in epoca protostorica si insediarono nella parte occidentale tirrenica dell'Italia centro-meridionale.
I Falisci occupavano la valle del Tevere, tra i monti Cimini e i Sabatini, mentre i Latini si erano stanziati nel Latius vetus ("Lazio antico"), che andava dalla riva destra del corso finale del Tevere ai Colli Albani.
Il loro territorio confinava con quello di diverse altre popolazioni, la più importante delle quali era sicuramente quella degli Etruschi, a nord del Tevere.
I Volsci, di origine osca, occupavano la parte meridionale del Lazio e i monti Lepini; gli Aurunci, la costa tirrenica a cavallo dell'attuale confine tra Lazio e Campania; a nord, sull'Appennino, si trovavano i Sabini; a est gli Equi. Nella valle del Trero, gli Ernici controllavano la via commerciale per la Campania e tra Ardea ed Anzio erano stanziati i Rutuli.
I primi insediamenti nella zona della futura città di Roma sorsero sul colle Palatino intorno al X secolo a.C. (ma le prime tracce archeologiche risalgono almeno al XIV secolo), mentre successivamente vennero occupati anche i colli Esquilino e Quirinale.
La città si venne formando attraverso un fenomeno di sinecismo durato vari secoli, che vide, in analogia a quanto accadeva in tutta l'Italia centrale, la progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano degli insediamenti dispersi sui vari colli. Ed è quello che verosimilmente può essere accaduto sul Palatino, che inizialmente era composto da vari nuclei abitativi indipendenti: il Romolo della leggenda può essere stato il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un’entità unica.
La data tradizionale alla metà dell'VIII secolo a.C., corrisponde al momento in cui i dati archeologici disponibili indicano la creazione di una grande necropoli comune sull'Esquilino, che sostituisce i precedenti luoghi di sepoltura nelle zone libere tra i villaggi, ormai considerate parte integrante dello spazio urbano, come ad esempio l’area del colle Velia, l’altura intermedia tra il Germalo ed il Palatino vero e proprio.
La data ufficiale fu fissata da Marco Terenzio Varrone, secondo il quale la città era stata fondata da Romolo e Remo il 21 aprile del 753 a.C.. Altre fonti riportano tuttavia date diverse: Quinto Ennio, poeta latino del III-II secolo a.C., nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875, lo storico greco Timeo di Tauromenio (IV-III sec. a.C.) nel'814 (contemporaneamente, quindi, alla fondazione di Cartagine), Fabio Pittore (III a.C.) all'anno 748 e Lucio Cincio Alimento nel 729.
I primi Re di Roma appaiono soprattutto come figure mitiche. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e nella crescita socio-politica dell'urbe. Contemporaneamente, venivano fondati i primi edifici di culto e si insediavano sui colli periferici gli abitanti delle vicine città che venivano man mano conquistate e distrutte.
In particolare nel VI secolo, periodo di grande prosperità per la città sotto l'influenza etrusca e il dominio degli ultimi tre re, si realizzano le prime importanti opere pubbliche: il tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, il santuario arcaico dell'area di Sant'Omobono, e la costruzione della Cloaca Massima, che permise la bonifica dell'area del Foro Romano e la sua prima pavimentazione, rendendolo il centro politico, religioso e amministrativo della città.
A Servio Tullio si deve la prima suddivisione della città in quattro regioni e la costruzione della prima cinta muraria (Mura serviane).
L'influenza etrusca lasciò a Roma testimonianze durevoli, riconoscibili sia nelle forme architettoniche dei templi, sia nell'introduzione del culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) ripresa dagli dei etruschi Uni, Menrva e Tinia. Attraverso l'egemonia etrusca giunsero inoltre nella città i primi elementi di cultura greca.

giovedì 24 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 maggio.
Il 24 maggio 1686 nasce a Danzica Gabriel Fahrenheit.
Sviluppa nel tempo una particolare abilità nell'arte di soffiare il vetro, dote che impiegherà per costruire apparecchiature scientifiche.
Costruttore di strumenti scientifici oltre che commerciante, dopo aver viaggiato in Inghilterra, Germania e Francia si stabilisce e passa la maggior parte della sua vita in Olanda, dove approfondisce lo studio della fisica.
Le sue pubblicazioni scientifiche sono per lo più modeste fino a quando la sua fama e la sua notorietà si diffondono nei vari paesi europei per aver inventato nel 1720 un personale sistema per la fabbricazione di termometri. Grazie alle sue scoperte viene eletto membro della Royal Society di Londra nel 1724.
Gli anni seguenti serviranno allo studio e al miglioramento delle sue invenzioni; passa dall'utilizzo dell'alcool nei termometri ad un elemento più preciso (e oggi noto): il mercurio.
Fahrenheit ideò anche un particolare tipo di areometro.
Il suo nome è legato all'omonima scala termometrica ampiamente utilizzata nei paesi anglosassoni fino agli anni '70, ed oggi ancora ufficialmente usata negli Stati Uniti.
Alla pressione di 1 atmosfera, la temperatura di congelamento dell'acqua corrisponde al valore di temperatura di 32° F (Fahrenheit), mentre al suo punto di ebollizione si attribuisce il valore di 212° F.
Nella scala centigrada, o Celsius, introdotta dall'astronomo svedese Anders Celsius e impiegata nella maggior parte dei paesi, il punto di fusione dell'acqua corrisponde a 0° C, quello di ebollizione a 100° C.
Le due scale si differenziano quindi sia per i valori assegnati al punto di congelamento e di ebollizione dell'acqua, sia per il numero di gradi in cui tale intervallo di riferimento si suddivide: nella scala Fahrenheit l'intervallo 32-212° F corrisponde a un'escursione termica di 180 gradi, mentre nella scala Celsius l'intervallo 0-100° C, corrisponde a 100 gradi.
La formula di conversione per una temperatura che si esprime nella rappresentazione Celsius è:
F = (9/5 C) + 32.
Daniel Gabriel Fahrenheit muore di febbre gialla all'età di 50 anni a L'Aia, il 16 settembre 1736.

mercoledì 23 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 maggio.
Il 23 maggio del 1992, alle ore 17.58, i sismografi della stazione dell'Istituto Nazionale di Geofisica di Monte Cammarata registrano un sussulto della terra. Non è il terremoto; è l'esplosione di un quintale di tritolo che scava un cratere profondo quasi quattro metri e solleva in aria un intero tratto dell'autostrada Palermo-Punta Raisi, all'altezza di Capaci, uccidendo Giovanni Falcone, 54 anni, direttore degli Affari Penali al Ministero della Giustizia. Con lui, perdono la vita la moglie Francesca Morvillo, magistrato, e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Per uccidere il suo primo, pericoloso e più agguerrito nemico, l'organizzazione mafiosa mette in moto un'organizzazione logistica che coinvolge ben cinque "mandamenti" mafiosi (Corleone, San Lorenzo, San Giuseppe Jato, Porta Nuova, Noce) e che richiede il supporto di numerosi uomini e mezzi.
Gli spostamenti del magistrato vengono seguiti a Roma e a Palermo. I killer sanno anche che Falcone doveva tornare a Palermo con un aereo speciale noleggiato dai "servizi" il giorno prima, senza la moglie; ma il ritorno a Palermo era stato rinviato all'indomani.
Due giorni prima della strage, una comunicazione fra due telefonini viene casualmente intercettata a Catania; i due interlocutori annunciano per venerdì 22 maggio alle ore 15.15 un attentato "al secondo ponte dell'autostrada". L'interpretazione della conversazione viene limitata alla possibilità di un attentato nella sola zona di Catania, dove vengono effettuati controlli: ma non vengono avvertite altre Questure.
Appena sceso dall’aereo, Falcone si sistema alla guida della vettura bianca e, accanto a lui, prende posto la moglie Francesca Morvillo, mentre l’autista giudiziario Giuseppe Costanza occupa il sedile posteriore. Nella Croma marrone c’è alla guida Vito Schifani, con accanto l’agente scelto Antonio Montinaro e, sul retro, Rocco Di Cillo. Nella vettura azzurra ci sono Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. La Croma marrone è in testa al gruppo, segue la Croma bianca, guidata da Falcone e, in coda, la Croma azzurra. Alcune telefonate avvisano i sicari che hanno già sistemato l’esplosivo per la strage, della partenza delle automobili.
I particolari sull’arrivo del giudice dovevano essere coperti dal più rigido riserbo; indicativo del clima di sospetto che si viveva nel Paese è il fatto che nell’aereo di Stato che lo riportava a Palermo avevano avuto un passaggio diversi "grandi elettori" (deputati, senatori e delegati regionali) siciliani, reduci dagli scrutini di Montecitorio per l’elezione del Capo dello Stato, prolungatisi invano fino al sabato mattina. Uno di essi sarebbe stato addirittura inquisito per associazione a delinquere di stampo mafioso tre anni dopo; ma nessuna verità definitiva fu acquisita in sede processuale sull’identità della fonte che aveva comunicato ai mafiosi informazioni circa la partenza di Falcone da Roma e l’arrivo a Palermo per l’ora stabilita.
Le auto lasciano l’aeroporto imboccando l’autostrada in direzione Palermo. La situazione appare tranquilla, tanto che non vengono attivate neppure le sirene. Su una strada parallela, una macchina si affianca agli spostamenti delle tre Croma blindate, per darne segnalazione ai killer in agguato sulle alture sovrastanti il litorale; sono gli ultimi secondi prima della strage.
Otto minuti dopo, alle ore 17.58, presso il chilometro 5 della A29, una carica di cinque quintali di tritolo, posizionata in un tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, viene azionata per telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina. Pochissimi istanti prima della detonazione, Falcone si era accorto che le chiavi di casa erano nel mazzo assieme alle chiavi della macchina e le aveva tolte dal cruscotto, provocando un rallentamento improvviso del mezzo. Brusca, rimasto spiazzato, preme il pulsante in ritardo, sicché l’esplosione investe in pieno solo La Croma marrone, prima auto del gruppo, scaraventandone i resti oltre la carreggiata opposta di marcia, sin su un piano di alberi; i tre agenti di scorta muoiono sul colpo.
La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, si schianta invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossano le cinture di sicurezza, vengono proiettati violentemente contro il parabrezza. Falcone, che riporta ferite solo in apparenza non gravi, muore dopo il trasporto in ospedale a causa di emorragie interne. Rimangono feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, e si salvano miracolosamente anche un’altra ventina di persone che al momento dell’attentato si trovano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell’eccidio.
La detonazione provoca un’esplosione immane e una voragine enorme sulla strada. In un clima irreale, e di iniziale disorientamento, altri automobilisti e abitanti dalle villette vicine danno l’allarme alle autorità e prestano i primi soccorsi tra la strada sventrata e una coltre di polvere.
Circa venti minuti dopo, Giovanni Falcone viene trasportato sotto stretta scorta di un corteo di vetture e di un elicottero dell’Arma dei Carabinieri, presso l’ospedale Civico di Palermo. Gli altri agenti e i civili coinvolti vengono anch’essi trasportati in ospedale mentre la Polizia Scientifica esegue i primi rilievi e i Vigili del Fuoco espletano il triste compito di estrarre i corpi irriconoscibili di Schifani, Montinaro e Di Cillo.
Intanto i media iniziano a diffondere la notizia di un attentato a Palermo e il nome del giudice Falcone trova via via conferma. L’Italia intera, sgomenta, trattiene il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva. Alle 19.05, ad un’ora e sette minuti dall’attentato, dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione Giovanni Falcone muore a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. La moglie - Francesca Morvillo - morirà anch’essa poche ore dopo.
Volantini recanti una citazione del giudice Falcone: "Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".
Due giorni dopo, mentre a Roma viene eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a Palermo si svolgono i funerali delle vittime, ai quali partecipa l’intera città, assieme a colleghi, familiari e personalità come Giuseppe Ayala e Tano Grasso. I più alti rappresentanti del mondo politico, come Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni, vengono duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini televisive delle parole e del pianto straziante della vedova Schifani susciteranno particolare emozione nell’opinione pubblica.
Così muore Giovanni Falcone, mentre ancora a Palermo e in tutto il Paese riecheggiano le polemiche ingenerose e vili, che lo hanno accompagnato a Roma, accusandolo di essersi "arreso", di aver preferito "flirtare" con la politica del Palazzo, piuttosto che continuare nell'impegno antimafia. Muore così il depositario di mille segreti, l'uomo che aveva compreso l'importanza di un salto di qualità nella lotta alla mafia, la necessità di riorganizzare il sistema di lavoro, coordinandolo a livello centrale, da Roma. Muore così il protagonista di una stagione giudiziaria, l'uomo che era riuscito a far parlare Buscetta e Contorno, ch'era riuscito per la prima volta a far luce sull'organizzazione e sulle dinamiche di funzionamento dell'universo mafioso, arrivando a istruire il primo, grande processo di mafia, conclusosi con l'individuazione di precise responsabilità e con pesanti condanne per centinaia di uomini d'onore, che avevano retto anche al vaglio della Cassazione.
Nell'aprile 2006 la Corte d'assise d'appello di Catania condannò dodici persone in quanto ritenute mandanti della strage di Capaci e di quella di Via D'Amelio: Giuseppe e Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi, Benedetto Spera, Giuseppe Madonia, Carlo Greco, Stefano Ganci, Antonino Giuffrè, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate mentre Giuseppe Lucchese venne assolto; nel 2008 la prima sezione penale della Cassazione confermò la sentenza.
Nel maggio 2014 ebbe inizio il secondo troncone del processo per la strage di Capaci, denominato "Capaci bis", che aveva come imputati Salvatore Madonia, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello; a novembre il giudice dell'udienza preliminare di Caltanissetta condannò con il rito abbreviato Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella all'ergastolo mentre Cosimo D'Amato e il collaboratore Gaspare Spatuzza vennero condannati rispettivamente a trent'anni e a dodici anni di carcere.

martedì 22 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 maggio.
Il 22 maggio 1922 Francis Scott Fitzgerald pubblica "Il curioso caso di Benjamin Button".
Un caso alquanto bizzarro, quello di Benjamin Button, un individuo fuori dal comune che viene dato alla luce nel 1860 a Baltimora. Il protagonista del romanzo straniero “Il curioso caso di Benjamin Button” ha qualcosa di strano, di inspiegabile, che lascia meravigliati e disgustati gli abitanti del luogo: Benjamin nasce con le sembianze di un anziano.
Nel libro “Il curioso caso di Benjamin Button” lo scrittore Fitzgerald ci mostra come non è semplice per la famiglia accettare di avere un figlio appena nato, che abbia i tratti di un vecchietto, a cui serve un bastone per camminare, con la barba e le rughe. Ma la cosa strana, – “curiosa”, come dice il titolo del libro – è che più passa il tempo più Benjamin ringiovanisce, vivendo una vita in senso esattamente opposto a quella dei comuni mortali.
Non è per nulla facile attraversare la storia all’indietro, diventare un uomo sempre più giovane, affascinante, bello, mentre per tutti gli altri il tempo lascia il suo segno che sfiorisce e li conduce alla morte. Non è per nulla semplice essere accettato da una società che lo guarda con occhio critico e incredulo, mentre Benjamin Button ama una donna, che diventa sua moglie, ma che per quanto desideri stare con lui, non può accogliere indifferente il suo segreto e ne patisce il peso e la sofferenza.
E ancora, Benjamin Button è costretto a diventare una sorta di figlio di suo figlio, e a dover accettare le cure da parte di colui che, in una vita normale, avrebbe dovuto curare lui. Suo figlio, nel corso degli anni, gli farà da balia, fino a cullarlo per farlo addormentare. Non esiste la normalità nella vita del protagonista de “Il curioso caso di Benjamin Button” e lui, emarginato dalla realtà, si crea il suo mondo, riuscendo lo stesso ad essere felice.
“Il curioso caso di Benjamin Button”  è una fiaba divertente ma che fa riflettere sulla difficoltà dell’uomo di comprendere e accettare qualcosa di diverso e apparentemente inspiegabile. Un romanzo moderno, nonostante sia stato scritto nel 1922 e che lascia una sua affascinante traccia.
Francis Scott Key Fitzgerald, attraverso la sua metafora, nel libro “Il curioso caso di Benjamin Button”,  cerca di mostrare come il momento di piena saggezza ed esperienza, sembri essere quello dell’infanzia. Di contro, la senilità rappresenta il regresso, il decadimento e l’incomprensione. Nel mezzo, tra i due momenti, c’è la vita migliore, quella del confronto, del godimento e della profondità dei sentimenti.
Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, autore di romanzi e racconti. È considerato uno fra i maggiori autori dell'Età del jazz e, per la sua opera complessiva, del XX secolo. Faceva parte della corrente letteraria della cosiddetta Generazione perduta, un gruppo di scrittori americani nati negli anni 1890 che si stabilì in Francia dopo la prima guerra mondiale. Scrisse quattro romanzi, più un quinto lasciato incompiuto, e decine di racconti brevi sui temi della giovinezza, della disperazione, e del disagio generazionale. I quattro romanzi dell'autore sono "Di qua dal Paradiso", "Belli e dannati", "Il grande Gatsby" e "Tenera è la notte".
 Benjamin Button è stato portato alla ribalta grazie all'adattamento cinematografico realizzato da David Fincher nel 2008, con protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett. In realtà la parola "adattamento" non è la più corretta in quanto il film non coincide affatto con il libro.
Benjamin Button nasce con l'aspetto di un anziano settantenne e vive la sua vita controcorrente in quanto, invece di invecchiare come le persone, ringiovanisce. Nel film possiamo seguire Benjamin durante le sue avventure, vivere con lui la sua vecchiaia-infanzia, il suo ringiovanimento fino alla sua infanzia-vecchiaia. Nel libro, che è un racconto lungo e non un romanzo, Fitzgerald ci dà un assaggio della vita di Benjamin, facendocela scorrere davanti agli occhi in maniera accelerata.
L'idea è originalissima, ma forse è stata un'occasione sprecata. Benjamin è completamente fuori posto in ogni contesto sociale, partendo proprio dalla famiglia. La sua nascita provoca grande imbarazzo e il padre non sa come comportarsi. Suo figlio è un uomo anziano, più vecchio di lui, che ha interessi e gusti di un uomo della sua età. E' grottesca la visione di un settantenne vestito come un bambino e il padre non può che rassegnarsi. La vita di Benjamin scorre all'indietro, mentre tutti gli altri vanno avanti e così anche suo figlio si vergogna di lui, che continua a diventare sempre più giovane.
Fitzgerald ha deciso di dedicarsi ad altre storie probabilmente, lasciandoci leggere solo una bozza della vita di Benjamin Button. Peccato, sarebbe stato molto interessante leggere e approfondire i personaggi e le vicende che essi vivono.
Il film non rispecchia la storia, ma almeno a Benjamin viene data una seconda vita. Molto belle le interpretazioni di Pitt e Blanchett.

lunedì 21 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 maggio.
Il 21 maggio 1502 Joao Da Nova, esploratore portoghese, scopre l'isola di Sant'Elena.
L'isola di Sant'Elena è situata nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico ed è uno dei territori più isolati del mondo. E' il più popoloso dei territori del Regno Unito nell'Atlantico meridionale.
La storia di Sant'Elena è affascinante e tocca molti aspetti della storia del mondo. Scoperta dai portoghesi nel 1502, è diventata prima olandese poi un possedimento britannico (inizialmente sotto la Compagnia delle Indie Orientali poi la Corona).
E' stato un porto di importanza strategica durante l'impero britannico, fino all'apertura del Canale di Suez e l'avvento delle navi a vapore.
Per la sua postazione remota l'isola  è stata utilizzata come luogo di esilio per i prigionieri chiave, tra cui circa 6.000 Boeri, i principi del Bahrein, e, naturalmente, Napoleone, morto a Sant'Elena. L'isola ha anche svolto un ruolo importante durante l'abolizione della schiavitù e offre un notevole patrimonio di fortificazioni, resti, edifici storici, e ciò che è stato descritto come "il porto per eccellenza" - Jamestown.
S.Elena ha una piccola popolazione, prevalentemente discendenti di persone provenienti dall'Europa (soprattutto dipendenti pubblici ed ex-soldati in servizio nel locale reggimento), cinesi (lavoratori itineranti da circa 1810) e schiavi (per lo più dal Madagascar e in Asia, solo alcuni provenienti dall'Africa dal 1840 in poi).
I nativi, noti anche come "santi", sono noti per la loro cordialità, per la loro natura ospitale. La vita sociale locale vi darà un'idea di come sia vivace, divertente e accogliente.
Il Museo di Sant'Elena è un luogo ideale per iniziare la visita dell'isola. Si trova in un magazzino dell'inizio del 19 ° secolo ai piedi della scala di Jacob a Jamestown. Ha una varietà di mostre sulla storia dell'isola e la storia naturale.
Il territorio anche se piccolo, offre una pluralità di attrazioni come la Scala di Jacob che unisce Half Hollow Tree a Jamestown. Composta da 699 gradini, la "Scala" è stato costruita nel 1829 come tramite per trasportare i prodotti agricoli dalla campagna alla città. E' una salita prodigiosa, e pochi turisti sono capaci di farla in una volta sola. Oltre alla sua lunghezza, i gradini sono piuttosto alti, ed è decisamente sconsigliata a chi soffre di vertigini. Suggestiva la sua illuminazione notturna.
Il Castello invece fu costruito dagli inglesi nel 1659 poco dopo che ebbero preso l'isola. Usato come sede del governo, non è visitabile ma è possibile vedere le camere del Consiglio.
Molto vicino si trova il Palazzo di Giustizia, in un incantevole edificio in sé e vale la pena dare un'occhiata. Ospita sia i magistrati ed i tribunali di ultimo grado.
I giardini del castello ospitano una grande varietà di piante tropicali e specie endemiche dell'isola. E' anche un buon posto per vedere sciami di uccelli canori in giro tra gli enormi ficus, che sono stati introdotti nell'isola nel corso degli anni.
Le fortificazioni sono state costruite attraverso la bocca della valle di Giacomo dove si incontra il mare, solo dopo che Napoleone fu portato sull'isola nel 19°secolo.
Bellissima è l'Heart-Shaped Waterfall. Dal nome di questa cascata si potrebbe pensare che la stessa acqua cada sotto forma di un cuore, ma in realtà è così chiamata a causa della roccia a forma di cuore su cui cade. Si può vedere dalla strada a nord di Jamestown.
A Sant'Elena si trova anche la chiesa di San Giacomo, appena dentro le fortificazioni di Jamestown e di fronte al Castello ed è la più antica chiesa anglicana nel sud del mondo, risalente al 1774.
Da vedere è la Longwood House, la casa in cui Napoleone ha trascorso la maggior parte del suo tempo a Sant'Elena e anche dove morì. Dispone di diverse ali e contiene il tipo di arredamento che aveva quando viveva lì, anche se la maggior parte degli oggetti originali sono stati portati altrove. E' diventata un museo e viene gestita dal governo francese. Si trova in un terreno pieno di fiori, ed i giardini sono ben mantenuti.
Plantation House (la casa del governatore dell'isola) si presenta come un palazzo georgiano strappato dall'Inghilterra e lasciato cadere nei mari del sud. I giardini sono incantevoli, e in essi vivono numerose tartarughe delle Seychelles tra cui Jonathan, il più antico vertebrato conosciuto sulla terra!
I picchi centrali includono Diana Peak (il punto più alto dell'isola), il Monte Atteone, e Point Cuckold, e ospitano la più grande concentrazione di specie endemiche. Le Cime fanno parte della foresta pluviale umida al centro dell'isola, e sono un must-see per gli appassionati di flora e fauna.
Clifford Arboretum è un piccolo, molto sottosviluppato arboreto ed è la patria di alcune specie della fauna autoctona dell'isola. Vi si effettuano escursioni guidate.
Interessante è la cattedrale di Saint Paul, sede del vescovo anglicano di Sant'Elena e costruita nel 1856.
Insomma, un'isola piccola ma con molte cose da vedere.

domenica 20 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 maggio.
Il 20 maggio 2006 viene completata in Cina la "diga delle tre gole", la più grande opera idraulica del pianeta.
L’infrastruttura si trova nella provincia di Hubei, è stata costruita sul fiume Azzurro e ha un’altezza di 185 metri per una lunghezza complessiva che supera i 2,3 chilometri. Il bacino, cioè l’area in cui viene raccolta l’acqua, è lungo più di 600 chilometri e ha una estensione di circa 10mila chilometri quadrati, con una capienza massima di 39 miliardi di metri cubi d’acqua. In seguito al riempimento del bacino, negli ultimi anni si sono verificate diverse frane di fango nei pressi del grande lago artificiale, che hanno messo in pericolo le popolazioni della zona.
Stando al ministro delle Risorse territoriali, la quantità di frane e smottamenti è aumentata del 70 per cento dal 2010 a oggi. Durante la costruzione della diga già 1,4 milioni di persone erano state trasferite in altre zone della provincia, perché le acque avrebbero invaso i paesi in cui abitavano con il riempimento del bacino. Altre 100mila persone dovranno essere probabilmente trasferite nel corso dei prossimi tre – cinque anni per ridurre il rischio che possano essere vittime di frane e smottamenti.
Liu Yuan, un funzionario del governo cinese, ha spiegato a un programma della Radio nazionale cinese che sono stati identificate 5386 possibili aree a rischio intorno al bacino, che dovranno essere monitorate per valutare gli interventi da compiere e i possibili trasferimenti delle popolazioni interessate. Il lavoro di controllo e verifica è già iniziato in 335 zone intorno al lago artificiale. Le nuove informazioni si affiancano ai rapporti degli scorsi anni sulle condizioni in termini geologici dell’area delle Tre Gole. Tra il 2008 e il 2009 sono state identificate quasi duecento “emergenze geologiche” nella zona, in molti casi riconducibili alla costruzione della diga che ha notevolmente modificato l’ecosistema della zona.
Negli ultimi anni il governo cinese ha discusso in numerose occasioni gli effetti collaterali del progetto per la grande diga. L’infrastruttura consente di produrre notevoli quantità di energia elettrica e riduce il rischio di inondazioni regolando l’andamento del fiume Azzurro, ma ha avuto un grande impatto sull’ambiente, sull’economia e sulla vita di tutti i giorni delle popolazioni locali. Molte delle persone trasferite in altre zone hanno faticato a rifarsi una vita, a trovare lavoro e a riallacciare rapporti con amici e conoscenti.

sabato 19 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 maggio.
Il 19 maggio 1802 Napoleone Bonaparte istituisce la "Legione d'Onore".
La Legion d’onore è un ordine cavalleresco istituito da Napoleone Bonaparte il 19 maggio del 1802. All’epoca Napoleone era Primo Console della Francia e decise di creare questo ordine allo scopo di eliminare dalle istituzioni, che erano troppo influenzate dai valori della rivoluzione, tutto ciò che riteneva fosse non direttamente controllabile dal suo potere assoluto. Infatti le istituzioni post-rivoluzionarie non erano più gestite dai nobili ma erano organizzate secondo criteri democratici. Pertanto, senza restituire alla nobiltà gli stessi poteri che aveva durante il periodo monarchico, Napoleone creò qualcosa che dal punto di vista gerarchico e del controllo istituzionale potesse assomigliare alle funzioni che i nobili esercitavano sul Paese.
La Legion d’onore è la più importante onorificenza concessa a militari e civili dalla Repubblica di Francia.
Il progetto fu elaborato da Bonaparte con l’aiuto del fratello Giuseppe e prevedeva la seguente struttura:
    Quindici corti all’interno delle quali erano ripartiti gli ufficiali della legione.
    Ogni corte poteva avere un massimo di sette grandi ufficiali, affiancati da venti comandanti, trenta ufficiali, e trecentocinquanta legionari.
    Ogni appartenente alla Legione riceveva uno stipendio proporzionato al suo grado e al suo ruolo.
    Non erano previste decorazioni. La medaglia con collare venne istituita in seguito.
    Ruoli e ricompense dovevano essere approvati dal Gran Consiglio presieduto da Napoleone.
    Lo scopo della legione era quello di ricompensare i militari più valorosi e fedeli a Napoleone. Erano previsti emolumenti anche per i civili ma il progetto riguardava soprattutto i militari.
La Legion d’onore fu approvata dal Gran Consiglio di Stato con una maggioranza risicata.
Tale approvazione comportò diverse modifiche, perché quando Napoleone la presentò al Consiglio, molti membri la considerarono troppo assolutista.
In seguito l’organizzazione del decreto rimase in un limbo da cui fu tolta l’11 luglio del 1804, quando venne approvata non più come sistema gerarchico funzionale allo Stato ma  come decorazione da attribuire sia in tempo di guerra che in tempo di pace.
Tre settimane prima Napoleone era stato proclamato dal Gran Consiglio Imperatore di tutti i francesi.
La medaglia era formata da una stella con cinque raggi a doppia punta ed era dotata di un nastro rosso. Le parole riportate erano da un lato: “Napoléon, empereur des Français” e dall’altro “Honneur et patrie”. Vi era anche disegnata l’aquila imperiale. Quasi tutti i militari facevano parte dell’Ordine ed erano stati decorati con la medaglia.
Dopo la caduta di Napoleone l’Ordine fu conservato ma venne modificata la medaglia, soprattutto nei suoi aspetti estetici.
Attualmente viene conferita a militari e civili ma è stata modificata l’effige politica che onorava Napoleone, adesso si legge: “République francaise, 1870”, mentre la frase “onore alla patria” è rimasta.
Gli insigniti della onorificenza attualmente si dividono in cavaliere, ufficiale, commendatore, grand’ufficiale e gran croce. Colui che riceve l’onorificenza la conserva per tutta la vita. Tuttavia il riconoscimento può essergli revocato dal Capo dello Stato che decide se togliergli la Legione oppure solo alcune sue prerogative. Oggi la Legion d’onore può essere conferita anche a persone che non siano cittadini francesi.
A capo dell’Ordine vi è il Presidente della Repubblica francese che conferisce l’onorificenza della Legion d’onore. L’Ordine però è amministrato dal Gran Consiglio di Stato e da un consiglio interno che si occupa  delle sue attività le quali riguardano le relazioni con le persone insignite della medaglia e la gestione di alcuni istituti educativi in cui studiano le figlie dei legionari.

venerdì 18 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 maggio.
Il 18 maggio 1944, dopo 5 mesi di estenuanti combattimenti, gli Alleati conquistano Montecassino, spianando la strada per giungere a Roma.
Questi furono combattimenti che si sono svolti in Italia, in provincia di Frosinone, poco conosciuti dagli italiani, ma famosi per i polacchi; tanto che in Polonia alcuni monumenti e vie sono dedicati al conflitto combattuto da numerosi polacchi, soprattutto nella quarta fase della battaglia, decisiva per la vittoria degli Alleati.
La guerra di conquista di Montecassino fu in realtà divisa in quattro battaglie. Queste lotte avevano l’intenzione di fare breccia nella Linea Gustav e assediare la capitale italiana per ricollegarsi con le altre truppe alleate. La linea Gustav tagliava l’Italia in due nel punto più stretto della penisola: dalla foce del Garigliano al Fiume di Sangro, passando appunto per Cassino. Gli eserciti contrapposti si impegnarono da gennaio a maggio del 1944 in un’area di un paio di decine di km quadrati che comprendeva la città di Cassino, la valle del Liri e i rilievi che portano all’Abbazia di Montecassino. Distrutta da un terremoto nel 1349, ricostruita poco dopo, l’Abbazia nel periodo della battaglia, si presentava con il suo aspetto barocco napoletano grazie alle decorazioni pittoriche del XVII secolo. Purtroppo, (come vedremo in seguito) sospettando della presenza di reparti tedeschi, nel febbraio del 1944 fu sottoposta ad un bombardamento delle truppe alleate. Fortunatamente gli archivi e i preziosi documenti bibliografici erano stati messi al sicuro. Subito dopo la fine della guerra l’abbazia fu restaurata riproducendo l’esatta architettura dell’Abbazia, fondata nel 529 da San Benedetto da Norcia.
La prima battaglia iniziò il 12 gennaio 1944. Prevedeva due attacchi, uno ai lati del fronte e uno, principale, al centro dello stesso.
La mattina del 12 gennaio, forze della Francia Libera, organizzazione voluta dal generale Charles de Gaulle dopo l’invasione tedesca in Francia e l’instaurazione del governo di Vichy nata per combattere gli invasori, attaccarono a nord ma vennero respinti, mentre altre forze francesi riuscirono a conquistare il monte Monna Casale.
Nei giorni successivi vennero occupati altre zone con l’aiuto della 36esima Divisione della fanteria americana. Il 16 gennaio truppe marocchine della Francia Libera non riuscirono ad espugnare i tedeschi sul monte Santa Croce. Sull’altro fianco, invece, le divisioni inglesi riuscirono ad avere facile ragione delle forze tedesche e riuscirono ad assicurarsi una testa di ponte sicura sulla riva del Garigliano. Intanto, le forze tedesche, iniziarono ad affluire nella zona di Cassino grazie ai paracadutisti che in due giorni di duri combattimenti uccisero quasi due mila americani nei pressi di Sant’Angelo in Theodice.
Truppe francesi riuscirono a conquistare il monte Belvedere, ma a fine gennaio i tedeschi passarono al contrattacco e riconquistarono il monte. Intanto gli americani tentarono di entrare a Cassino ma furono fermati dai tedeschi, mentre il giorno successivo tentarono di conquistare l’Abbazia benedettina venendo però fermati da un fuoco micidiale. Entrarono in gioco anche le truppe del Commonwealth, particolarmente Nuova Zelanda e India, ma riuscirono a conquistare solo trecento metri in direzione dell’Abbazia.
La prima battaglia di Montecassino era terminata con il successo difensivo dei tedeschi.
La seconda parte, si concentrava sulla conquista dell’abbazia. Gli alleati dovevano muoversi a tenaglia verso nord e sud della città, ma, a causa dei terreni pesanti, le truppe alleate trovarono difficoltà e si bloccarono ai piedi dell’abbazia. Fu allora che venne presa la decisione più controversa dell’intero conflitto: “il bombardamento di Montecassino”.
In realtà il monastero non era occupato dai tedeschi, ma questo lo si scoprì solo dopo, tanto che il generale Clark ammise l’errore militare. Inoltre c’era un accordo secondo il quale i soldati potevano stare all’esterno dell’Abbazia ma nessuno poteva entrarci. Infatti i soldati che erano presenti all’esterno erano appunto lì per controllare che nessuno facesse l’errore di entrare dentro il Monastero oltre ad aiutare il lavoro di messa in sicurezza dei beni artistici.
Il bombardamento che rase al suolo Montecassino inizio la mattina del 15 febbraio e il giorno dopo gli attacchi degli alleati fallirono, in quanto le rovine offrivano un riparo perfetto dato che, con l’Abbazia rasa al suolo, l’accordo aveva perso efficacia.
Con questo pessimo risultato si conclude la seconda battaglia di Montecassino.
Nella terza fase, gli Alleati non riuscirono a compiere grandi miglioramenti. Sia le truppe tedesche che alleate vennero sostituiti da altre divisioni. Da notare che a nord di Cassino, a difendere la posizione chiave di Tirelle, c’era la divisione tedesca “Hoch und Deutschmeister” che sotto il comando del Generalleutnant Albrecht Schubert, venne aggregata al 26esimo Corpo d’Armata durante l’invasione della Polonia del settembre 1939, distinguendosi nella conquista di Cracovia e nell’attraversamento della Vistola.
La mattina del 15 Marzo, ondate di bombardamenti alleati rasero al suolo la città di Cassino. Anche in questo caso ci furono degli errori grossolani, in quanto, per sbaglio, venne distrutto il quartier generale dell’ottava Armata e fu bombardata l’artiglieria neozelandese causando 75 morti e 250 feriti per non parlare delle numerose vittime tra la popolazione civile italiana.
Nel primo pomeriggio, l’artiglieria alleata venne bloccata dai tedeschi. E per i giorni seguenti continuarono i combattimenti fra le truppe indiane e neozelandesi contro i paracadutisti tedeschi arroccati fra le rovine del Monastero.
Nonostante le numerose perdite tedesche, gli assalti alleati erano inutili tanto che il generale Alexander, il 22 marzo decise si sospendere ogni azione e aspettare la buona stagione per lanciare l’attacco finale alla Linea Gustav. Quindi anche la terza battaglia si era conclusa con un nulla di fatto.
La decisiva quarta battaglia di Montecassino venne combattuta nel maggio del 1944 dal II Corpo d’Armata polacco del Generale Władysław Anders. Il primo assalto portò gravi perdite, ma permise all’armata britannica di irrompere tra le linee tedesche nella valle del fiume Liri, sotto l’abbazia di Montecassino.
Il secondo assalto, avvenuto a metà maggio, comportò un immenso prezzo alle truppe polacche, ma riuscirono quasi ad accerchiare le truppe tedesche; tanto che nel mattino del 18 maggio una pattuglia di ricognizione di polacchi prese le rovine dell’Abbazia.
Grazie alla liberazione di Cassino da parte delle truppe polacche, le divisioni britanniche e statunitensi riuscirono ad arrivare a Roma il 4 giugno 1944, pochi giorni prima dello sbarco in Normandia. Arrivati nella capitale italiana, il generale francese Juil concesse cinquanta ore di libertà all’esercito che i Goumiers, cioè i soldati marocchini ed algerini, passarono a compiere stupri di massa, assasinii, furti e violenze su donne, bambini e sacerdoti. A tutt’oggi nessun tribunale internazionale si è interessato alla vicenda e nessun militare è stato condannato come criminale di guerra.
La battaglia di Montecassino ha fatto vedere quanto la seconda guerra mondiale, fosse appunto “mondiale”, combattuta da tedeschi, inglesi, americani, francesi, marocchini, algerini, neozelandesi e indiani. Ma importantissimo è stato l’appoggio dei polacchi del Generale Władysław Anders.

giovedì 17 maggio 2018

#almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 maggio.
Il 17 maggio 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità toglie l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali.
Un discorso sull'omosessualità e  sulle sue implicazioni con le leggi penali che si sono succedute nei secoli non può prescindere dall'antropologia, oltre che dalla psichiatria, fino a giungere alla fisiologia sociale dei rapporti umani.
Etnologi e antropologi hanno osservato che alcune società riconoscono forme di omosessualità. Sembra che gli indiani nordamericani accettassero l'ambivalenza sessuale, che chiamavano "uomodonna", "berdache", "bote", "agokwa", "alyha" o "joya". Alcuni dei più nobili capi si dedicavano anche ad attività femminili, come il ricamare. A tutt'oggi su un'isola peruviana del Titicaca il lavorare a maglia è un'attività maschile. A missionari ed esploratori venivano offerti incontri con travestiti. Molti di loro erano rispettati, anche se gli effeminati erano considerati come una aberrazione ridicola.
All'inizio della civiltà la sessualità aveva una funzione ludica, come lo è ancora presso indios amazzonici durante la pubertà; ma anche relazionale, di riappacificazione, di scambio. In alcune culture si ritiene che la pratica omosessuale renda l'uomo più virile. Presso certi popoli delle isole del Pacifico c'è la convinzione che ingoiare lo sperma doni virilità. Presso gli antichi Greci, sperma, midollo e cervello erano considerati la stessa sostanza, residenza della psiche-anima.
Alla luce delle scoperte anche di medicina organica di inizio Novecento sulla bisessualità, definire "certa" un'identità è di per sé discutibile perché per l'identità sessuale non è mai possibile annunciare un carattere definitivo. Nell'inconscio nessuno è omosessuale o eterosessuale ma coesistono le due realtà a prescindere da come uno si definisce. La parola omosessuale è un'invenzione del medico ungherese Benkert, che nel 1869 coniò il termine.
L'anno 1990 è fondamentale giacché fino a quel momento, a causa di pregiudizi astiosi di alcuni psichiatri ottocenteschi, l'omosessualità era annoverata fra le malattie mentali: in quell’anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità finalmente riconobbe che non era una malattia.
Sostiene Freud in "Totem e tabù" (1906) che l'omosessuale "ha la pericolosa proprietà di tentare altri a seguire il suo esempio; egli desta invidia: perché a lui dovrebbe essere permesso ciò che ad altri è precluso?". Freud parla di "perversione" non in senso dispregiativo o morale ma nel senso di tutto ciò che si allontana dal classico rapporto fra uomo e donna. Inoltre tiene a sottolineare: "Non dobbiamo dimenticare che tra queste perversioni, la più abominevole ai nostri occhi, l'amore sensuale dell'uomo per l'uomo, fu presso un popolo di cultura molto superiore alla nostra, il popolo Greco, non solamente tollerata, ma anche coperta di importanti funzioni sociali". Gli amori fra maschi, compresi quelli paiderastici, venivano non soltanto rispettati ma anche esaltati, e l'eccellenza politica e intellettiva si univa ad essi.
Osserva Freud che l'omosessualità "fu un fenomeno frequente, quasi un'istituzione munita di importanti funzioni, presso i popoli antichi all'apice della loro civiltà".
Quindi, da dove l'omofobia? Tra le prime cause, la "soddisfazione al negativo" della voglia repressa di far l'amore con un altro soggetto dello stesso sesso: "Non posso averlo perché io sono 'normale'; quindi gli faccio del male, lo aggredisco, lo uccido." E poi c'è la perdita di controllo e di potere sugli esseri umani (Foucault). "L'assassino è collettivo", scrive Paolo Volponi, nel senso che tutti sono responsabili delle violenze dirette contro i gay, poiché la stessa inerzia, il non far niente è una responsabilità. Il sistema così a un tempo perseguita le vittime e fomenta gli assassini, ed è l'assassino, sempre impunito e che si atteggia al contempo a difensore delle proprie vittime (Girard). Lo psichiatra Vittorio Lingiardi fa notare: "Alla base di molti atteggiamenti omofobici si situa il timore di essere identificati e/o etichettati come omosessuali." Sono processi psichici e sociali che si traducono in veri e propri "hate crimes". Hate crime è stato l'omicidio del ragazzo 21enne Matthew Shepard, legato a un recinto, torturato e ucciso di botte, nel 1998 nel Wyoming. Un gruppo di cristiani, capeggiati dal pastore evangelico Phelps, protestò per il processo ai due assassini e ai funerali con slogan: "Matthew marcisce all'inferno" e "Dio ce l'ha a morte con i froci". Attualmente gli evangelici risultano essere fra i cristiani che più provano odio per i gay.  Il movente dunque può essere la malevolenza nutrita come rovescio del desiderio (auto)negato: li odiano perché quantomeno inconsciamente desiderano godere dei loro piaceri. Il disgusto livoroso maschera l'odio-invidia per quell'amore nonché la rimozione della pulsione proibita: la violenza, persino cruenta, proviene dalla non accettazione del piacere gay visto come eccessivo.
Da ciò le persecuzioni e le secolari legislazioni omofobiche. Ancora nel 1988, una legge del Regno Unito, la Clausola 28, vietava alle autorità scolastiche di nominare l'omosessualità e impediva di insegnare agli studenti che quella "cosa" innominabile poteva essere socialmente accettabile.
Dal 2005, è stata istituita il 17 maggio la giornata mondiale contro l'omofobia.

mercoledì 16 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 maggio.
Il 16 maggio 1861 nasce Herman Webster Mudgett, meglio noto come Dott. Howard Holmes, il primo serial killer documentato nel senso moderno del termine.
H.H. Holmes è indubbiamente il più celebre serial killer del diciannovesimo secolo degli Stati Uniti, nonché il più prolifico e il più depravato.
L'interesse per questo serial killer ha conosciuto un rinnovato interesse con la pubblicazione nel 2004 di un film-documentario su dvd e di un film prodotto da Tom Cruise e Leonardo di Caprio sulla sua storia .
H.H. Holmes nacque come Herman Webster Mudgett a Gilmanton, nel New Hampshire, il 16 maggio 1861 in una famiglia di devoti metodisti. Herman era il terzogenito della famiglia con un fratello e una sorella più grandi di lui. Per quanto riguarda i genitori, si sa che il padre Levi Horton Mudgett era un uomo violento ed autoritario, mentre sua madre Theodate Page Price era una minuta donna sottomessa. Mrs Mudgett faceva tutto ciò che suo marito le comandasse di fare ed Herman crebbe aspettandosi che tutte le donne si comportassero come sua madre.
Mudgett iniziò ad andare bene a scuola fin dalle elementari, dimostrando una notevole intelligenza, personalità e una capacità di influenzare altre persone. Il suo sogno fin da bambino era quello un giorno di diventare un dottore.
A partire dalla pubertà, il suo hobby preferito divenne quello di uccidere e smembrare animali randagi. Herman era estremamente affascinato dall'anatomia e spesso conduceva esperimenti crudeli sulle sue prede.
Nel 1878, all'età di 18 anni, si sposò con una sua coetanea di nome Clara Lovering. Tutto sembrava andare per il verso giusto nella vita di Mudgett se non fosse che nel 1884, all'età di 24 anni, venne espulso dalla University of Michigan Medical School dopo essere stato scoperto a rubare cadaveri nell'ambito di alcune frodi che aveva escogitato per truffare una società di assicurazioni: Herman rubava i cadaveri dal laboratorio dell'Università, li sfigurava e poi cercava di spacciarli per parenti morti in incidenti, in modo da intascare i soldi della loro assicurazione sulla vita. Nello stesso tempo, insieme ad alcuni complici dell'Università, aveva condotto varie frodi, denotando già quel comportamento criminale che poi diventerà una costante di tutta la sua vita.
Nell'estate 1886, Mudgett decise di lasciare la moglie e trasferirsi da solo a Englewood, in Illinois, una località nell'area di Chicago, abitata da famiglie di ceto medio-alto che poi negli anni venne inglobata totalmente dalla grande Chicago. Insieme alla sua residenza, Herman decise di cambiare anche il suo nome, modificandolo in Henry Howard Holmes che, a suo modo di vedere, suonava meglio rispetto ad Herman Webster Mudgett.
Arrivato nella prosperosa Englewood, Holmes cominciò a leggere gli annunci alla ricerca di qualcosa di interessante. La sua attenzione si soffermò sull'annuncio di una donna, che cercava un aiutante per la sua farmacia. Poteva essere l'occasione giusta per lui.
La farmacia, che si trovava sulla 63esima strada, era gestita dalla sessantatreenne Sig.ra Holton che faceva sempre più fatica a gestire la farmacia, dato che tutto il lavoro pesava sulle sue spalle essendo suo marito gravemente malato di cancro alla prostata. La signora Holton desiderava riposarsi un po' e dedicare più tempo al marito. La loro abitazione era situata proprio sopra alla farmacia.
Un giorno di tarda estate, si presentò in negozio un giovane molto curato, con vestiti alla moda e gemelli d'oro che ornavano i suoi polsini bianchi inamidati. La prima impressione che la donna ebbe del giovane fu di una rara eleganza e grazia e gli chiese se poteva esserle utile in qualche cosa. Il giovane si tolse immediatamente la bombetta e, dopo essersi presentato come il Dr. Holmes, disse di essere venuto per l'annuncio.
L'anziana spiegò che suo marito era gravemente malato e che lei, da sola, non riusciva più a gestire la clientela. Inoltre desiderava al tempo stesso dedicarsi maggiormente al marito che aveva sempre più bisogno di cure ed attenzioni. Appoggiato il suo bastone da passeggio, Holmes diede immediatamente una prova pratica delle sue capacità preparando la prescrizione per il marito, manovrando con eleganza bottiglie, macinando polveri con mortaio e pestello e infine versando agilmente la polvere in una busta per completare l'ordinativo. Entusiasta, la Sig.ra Holton assunse Holmes senza neanche chiedergli le credenziali che non vennero mai controllate. La donna non poteva neanche immaginare che, solo pochi mesi prima, Holmes aveva avvelenato per profitto una donna, mescolando polveri e sostanze con la stessa identica grazia...
Una volta assunto, il fantomatico Dr. Holmes riuscì subito ad aumentare il giro di affari della farmacia. Il suo bell'aspetto e il suo modo di fare faceva si che le signore tornassero spesso. Questa cosa deliziò la Sig.ra Holton che così poteva dedicare più tempo al marito morente.
Quando il marito della Sig.ra Holton inevitabilmente esalò l'ultimo respiro, Holmes intravide una grossa opportunità per impossessarsi della farmacia e avvicinandosi alla vedova, mostrandosi dispiaciuto per la morte del marito, le consigliò di riposarsi andando in pensione. La Sig.ra Holton inizialmente era scettica, ma Holmes le offrì una proposta difficile da rifiutare: lui avrebbe lavorato in farmacia e le avrebbe passato mensilmente un reddito dandole la possibilità di rimanere nella casa al piano superiore.
La Sig.ra Holton, stanca dopo tanti anni di lavoro, allettata dalla prospettiva di avere un reddito mensile fisso senza dover lavorare e di mantenere al tempo stesso la sua casa, decise di accettare la proposta e vendette la farmacia al Dr. Holmes.
Holmes tuttavia non pagò mai i soldi che aveva promesso e la donna lo citò in giudizio, ma prima ancora che qualcuno si occupasse della questione, scomparve improvvisamente. Quando i clienti chiesero di lei, il Dr. Holmes disse loro che Mrs. Holton si era trasferita in California, troppo turbata dopo la morte del marito per vivere nelle stesse stanze dove egli aveva vissuto. Nessuno seppe mai dove la donna finì e il suo corpo non fu mai ritrovato. L'unica cosa certa è che a farla scomparire fu proprio il Dr. Holmes.
Nel 1887, mentre ancora era sposato alla prima moglie, Holmes si sposò con un'altra donna, una certa Myrta Belknap, ma il matrimonio non fu felice: Holmes la trattava con atteggiamento sprezzante di superiorità e la sgridava duramente di fronte ai clienti, creando situazioni imbarazzanti. Holmes inoltre, le impediva di interferire nei suoi affari. Alla fine, dopo averla messa incinta, la spedì a casa dei genitori di lei, dove rimase. La coppia non si prese mai la briga di procedere al divorzio, lasciando le cose così come stavano.
Con i profitti della farmacia e con i proventi di alcune frodi ben congegnate, Il Dr. Holmes cominciò la costruzione del suo "Castello" nella stessa strada dov'era situata la farmacia.
Durante la costruzione dell'edificio di tre piani, Holmes assunse e licenziò centinaia di lavoratori, adducendo ogni volta varie scuse. In qualche caso si rifiutò anche di pagarli, provocando dei frustranti (per chi non era pagato) contenziosi che alla fine si risolvevano in un nulla di fatto.
Nessuno sa con precisione quando Holmes conobbe il suo assistente Benjamin Pitezel, ma è probabile che la loro associazione iniziò intorno al novembre 1889, alcuni suppongono che Pitezel, un uomo dai mille mestieri, con una famiglia numerosa da mantenere e abituato anch'esso a truffare e frodare il prossimo, sia stato il vero architetto del "Castello" di Holmes.
La vera ragione per cui Holmes assumeva e licenziava in continuazione lavoratori, era perchè nessuno si accorgesse del vero obiettivo per cui stava costruendo questa immensa costruzione esteticamente molto bella, ma al tempo stesso inquietante.
Il Castello di Holmes altro non era che una vero e proprio castello degli orrori, con stanze segrete, passaggi segreti, scale che non portavano da nessuna parte, corridoi occulti, stanze isolate acusticamente, occhi magici sparsi ovunque, pareti scorrevoli e persino camere a gas che Holmes controllava dalla sua camera da letto. Molte delle stanze avevano inoltre soffitti bassi o trappole nei pavimenti.
Quest'edificio da incubo era il vero e proprio regno di Holmes e fu completato nel maggio 1890.
Il primo piano era occupato da negozi esclusivi, compresa la sua nuova farmacia che era stata spostata, ma il resto della struttura era una trappola mortale per chiunque vi entrasse. Holmes aveva equipaggiato varie stanze come camere da tortura, dotate di attrezzatura chirurgica. In queste stanze l'uomo faceva a pezzi le sue vittime, le scarnificava e talvolta conduceva esperimenti o praticava torture su di esse per puro diletto. Per non parlare della camera a gas che controllava dalla camera da letto: Holmes azionava il gas letale e poi si divertiva a vedere attraverso un occhio magico come le sue vittime reagivano; sembra che questa attività gli desse un particolare e malvagio piacere, talvolta quando non gli bastava vedere le sue vittime contorcersi nell'agonia, infiammava il gas in modo da incenerirle. Dopodiché, attraverso delle botole nascoste, i cadaveri venivano fatti scivolare in una cantina segreta, dove li attendeva una grossa fossa piena d'acido per farli scomparire dalla faccia della terra.
Non c'era limite alla malvagità di quest'uomo.
Ma chi erano gli sfortunati che cadevano nelle grinfie di questo terribile carnefice?
Generalmente turisti, donne che venivano a Chicago per assistere al "World's Fair", la Grande Esposizione di Chicago che si tenne nel 1892 in occasione dei 400 anni dalla scoperta dell'America, durante la quale ben 27 milioni di persone giunsero in città. Tra le vittime rientrarono anche clienti di Holmes e persino persone che lavoravano per lui.
Il sadico dottore si divertiva a torturare ed uccidere tutte queste persone, per poi approvvigionare di cadaveri freschi le scuole mediche che lo pagavano 25$, talvolta anche 50$, per ogni corpo.
In altri casi, eliminava tutte le carni di giovani e graziose donne sulla sua tavola di dissezione. Gli scheletri finivano poi in esposizione nelle Università di medicina.
Mentre veniva ultimato il "Castello", che faceva bella mostra di sé sulla 63esima strada, l'impero di Holmes, ancora 30enne e nel pieno delle sue forze, era in continua crescita.
Nel 1890, il presunto Dottore mise un annuncio sui giornali, alla ricerca di un manager che lo aiutasse nella gestione del suo impero economico. Al suo annuncio rispose, tra gli altri, un certo Ned Conner, un uomo molto simile a Benjamin Pitezel, che passava da un lavoro all'altro trascinando con sé moglie e figli.
Quando Ned rispose all'annuncio e fu assunto da Holmes pensò che tutti i suoi problemi fossero finiti, ma non era esattamente così. Ned era sposato con Julia Smythe, una bellissima donna alta 1.82m, con occhi verdi e capelli castano-rossastri. Holmes ne rimase subito piacevolmente colpito tanto che licenziò immediatamente il suo cassiere per far posto a lei.
Entusiasmata dalla sua buona fortuna, Julia invitò a Chicago anche sua sorella Gertie, di 18 anni. Holmes si infatuò anche di Gertie. La portò con sé in gite romantiche, a vedere le zone più interessanti della città e standole sempre vicino, fino a quando un giorno manifestò il suo amore dicendosi pronto a divorziare dalla moglie per lei. Gertie rimase atterrita da quella proposta, lo rimproverò e immediatamente confessò la cosa al suo cognato Ned, che fece in modo di farla tornare a casa, nella cittadina di Muscatine.
Rifiutato da Gertie, Holmes rivolse le sue attenzioni su Julia, sebbene sposata, e in breve tempo divenne chiaro a tutti che i due erano diventati amanti. Ned fece finta di niente, accettando l'infedeltà della moglie come il prezzo da pagare per aver finalmente trovato un ottimo lavoro.
Un giorno però, in un bar vicino, tutti i suoi amici gli fecero presente quello che lui già sapeva, cioè che sua moglie era diventata amante di Holmes e che non faceva neanche niente per nasconderlo. Fu a quel punto che, sentendosi profondamente umiliato, Ned decise di affrontare il discorso con Julia. La donna prima negò la relazione, ma alla fine, messa davanti all'evidenza, ammise che era l'amante di Holmes e si prese beffe di Ned dicendo che rispetto ad Holmes non valeva niente: "Lui mi ama, è bello, è curato, è un uomo di successo, è intelligente, tutto ciò che tu non sei. Tu non potresti nemmeno lucidargli le scarpe!". La discussione andò avanti per alcune ore, fino a quando Ned Conner ne ebbe abbastanza e scese a dormire sul pavimento del salone.
Julia continuò ad essere l'amante di Holmes, fregandosene altamente del marito e rimanendo anche incinta dallo stesso Holmes. A quella notizia, Ned se ne andò via dal "Castello" e fece domanda per il divorzio dopo essersi trovato un'altra donna.
Julia, nel frattempo, si era legata talmente tanto ad Holmes da diventare quasi una minaccia per i suoi loschi affari. Un giorno, l'uomo l'affrontò e le disse che l'avrebbe presto sposata, a patto però che lei abortisse.
Julia non era molto d'accordo, ma alla fine accettò per amore di Holmes. Siccome il suo innamorato le aveva sempre detto di essere un dottore, lei immaginò che avesse già praticato molte volte degli aborti, perciò si affidò ciecamente nelle sue mani: il 24 dicembre 1891, Julia accettò e chiese ad Holmes di praticare lui l'aborto.
L'assassino non aspettava altro. La condusse in una buia stanza al primo piano, all'interno della quale vi era un grezzo tavolo operatorio che metteva i brividi solo a vederlo e sul quale fece stendere Julia.
Singhiozzando, la donna afferrò il braccio del suo amore mentre lui si apprestava a praticare l'operazione. Quello fu il suo ultimo gesto prima di essere narcotizzata ed uccisa insieme al bambino che portava in grembo, pronta ad essere riutilizzata per essere trasformata in denaro....
Una delle persone che lavoravano per Holmes era un certo Charles M. Chappell. Charles aveva partecipato ai lavori del "Castello" sin dal 1889 e ci lavorava ancora. Prima di lavorare con Holmes, aveva lavorato nell'edificio della Bennett Medical School e, curioso di natura, pur non essendo il suo mestiere, osservando il lavoro degli altri aveva acquisito un'insolita abilità nell'articolare gli scheletri destinati all'esposizione.
Cosciente di questa sua abilità, un giorno, poche settimane dopo aver ucciso Julia, Holmes lo convocò nel suo studio chiedendogli se desiderava ricevere un consistente premio in soldi in cambio di un favore. Charles rispose affermativamente ed Holmes gli disse che avrebbe gradito utilizzare la sua abilità speciale nell'articolare scheletri.
I due uomini scesero nella buia sala operatoria al primo piano, dove sul tavolo operatorio stava un cadavere completamente spellato e con grosse quantità di carne già asportate. Charles ironizzò sul fatto che sembrasse un coniglio spellato, senza immaginare minimamente che quello che aveva di fronte era ciò che rimaneva dell'ex cassiera Julia, misteriosamente scomparsa da qualche settimana. Chappell pensava semplicemente che fosse un cadavere su cui il Dr. Holmes aveva eseguito un'autopsia e fu felice di collaborare, strappando via tutta la carne che rimaneva ed articolando lo scheletro, pronto per essere esposto. Per quel lavoro Holmes gli offrì 36$ dopodiché vendette lo scheletro all'Hahnemann Medical College per 200$.
Un certo Dott. Pauling, rapito da quello scheletro, decise di metterlo nel proprio studio privato, rimirandolo più volte durante le sue giornate e chiedendosi per chissà quale motivo fosse morta quella donna: tubercolosi? Parto? Attacco cardiaco? Il Dott. Pauling passò intere giornate a fantasticare su quello scheletro, mostrandolo con orgoglio ai suoi visitatori, anche perché era uno scheletro di una donna alta 1.82m, quindi piuttosto raro, ed era stato articolato benissimo....
Un'altra vittima che si infatuò fatalmente di Holmes fu Emeline Cigrand, una stenografa di Lafayette (Indiana) che, a partire dal luglio del 1891, lavorava a Dwight in Illinois, in un sanatorio per alcolizzati. In quel periodo si trovava nel sanatorio anche Benjamin Pitezel, il collaboratore di Holmes, nonché suo complice in svariate truffe e forse, come già detto, anche nella progettazione del "Castello". Pitezel rimase affascinato dalla bellezza di Emeline e le parlò del suo lavoro con un uomo bello e ricco qual era Holmes.
Pitezel parlò poi della sua nuova conoscenza con lo stesso Holmes che, intrigato, decise di scrivere a questa ragazza offrendole un lavoro nel suo "Castello", promettendole un guadagno mensile superiore del 50% rispetto a quello che la donna percepiva al sanatorio. La ragazza accettò e prese dimora in una pensione a poche centinaia di metri dal "Castello".
Holmes cominciò a sedurla, facendole fare gite turistiche per Chicago, comprandole fiori, offrendole cene, gioielli e facendole tanti complimenti. Emeline finì per innamorarsi e scrisse una lettera alla famiglia parlando del suo nuovo innamorato che presto l'avrebbe sposata. Holmes tuttavia le raccomandò di utilizzare uno pseudonimo al posto del suo vero nome, in modo da non rovinare il suo imminente divorzio con Myrta. Emeline cadde nel tranello scrivendo di aver conosciuto un certo Robert E. Phelps, un uomo ricco, bello, che presto l'avrebbe sposata e poi portata in un lungo viaggio di nozze in giro per il mondo.
Qualcuno vicino a lei l'avvertì che Holmes poteva non essere esattamente quello che voleva sembrare, ma Emeline non volle sentire ragioni, ormai ne era innamorata e voleva andare fino in fondo, sicura di aver trovato l'uomo della sua vita.
Holmes in questo caso progettò di uccidere Emeline non per profitto bensì per perversa e malata libidine. Soltanto attraverso la sofferenza, la tortura e la morte, Holmes poteva raggiungere l'apice del piacere ed aveva intenzione di usare Emeline per il suo esclusivo e intenso piacere.
Un giorno del 1892, l'uomo disse ad Emeline di recuperargli delle buste nella camera blindata ed Emeline scattò subito per eseguire la richiesta dicendo "Certamente!". Entrata nella camera blindata, cominciò a cercare le buste mentre intanto la luce dall'altra stanza venne a mancare.
La giovane non si accorse che Holmes aveva chiuso la porta della camera blindata finché non si ritrovò completamente immersa nel buio, tanto da sbattere la sua faccia contro il freddo metallo della porta.
Improvvisamente la ragazza si rese conto che la sua vita era in pericolo e che rischiava una delle peggiori morti possibili, soffocando lentamente dopo aver bruciato tutto l'ossigeno presente in quella stretta camera blindata fredda e buia. Emeline cominciò ad urlare e, man mano che i secondi passavano, le sue grida si facevano sempre più profonde e gutturali, assolutamente disperate. Holmes sentì la vibrazione delle sue urla appoggiando l'inguine sulla porta e iniziò terribilmente ad eccitarsi. Esaltato dal potere di vita o di morte che aveva su quella ragazza in preda al panico, che urlava e sbatteva sulla porta come un animale in gabbia, Holmes si eccitò e cominciò a masturbarsi ascoltando le continue grida di Emeline. Dopo aver raggiunto un intensissimo orgasmo, Holmes ritornò a lavorare mentre intanto come sottofondo aveva ancora le grida e il pianto di Emeline che durarono per ore, fino a tramutarsi in un rassegnato silenzio.
Dopo averla tenuta rinchiusa per un tempo sufficiente a farla morire di soffocamento, Holmes riaprì la camera blindata e portò il suo cadavere nella sala operatoria, dove lo privò completamente della pelle e di numerose porzioni di carne, prima di preparare un perfetto scheletro insieme al suo fido Charles M. Chappell. Lo scheletro di Emeline Cigrand venne venduto al LaSalle Medical School e fu pagato molto bene.
Julia e Emeline non furono le uniche donne che lavorarono per Holmes a morire. Altre, pur non intraprendendo con Holmes relazioni sentimentali, subirono la stessa fine. D'altronde, uno dei requisiti fondamentali per poter lavorare per Holmes, era firmare una polizza assicurativa di 5.000$ sulla vita, non si sa mai che potesse tornare utile....
Ad esempio tornò utile con Jennie Thompson, una ragazza di 17 anni, che aveva detto ai genitori che sarebbe andata a New York e che invece era rimasta a Chicago all'insaputa di tutti. Una vittima perfetta per Holmes. Anche lei, come Emeline Cigrand, venne uccisa nella camera blindata che divenne la sua tomba. Dopo che fu soffocata, Holmes la portò poi nella sua sala operatoria dove le strappò tutta la pelle e la carne facendola diventare un altro perfetto e lindo scheletro che poi vendette alla University of Illinois Medical School.
Holmes uccideva in gran quantità anche donne e uomini (ma sopratutto donne) che affittavano stanze nel suo "Castello", in particolare se c'era da farci dei soldi. Come accadde alla Sig.ra Pansy Lee, una vedova di New Orleans che si trovava a Chicago per turismo. Quando Holmes venne a sapere da lei che nascondeva 4.000$ in un doppio fondo del suo baule, le propose di mettere il baule nella camera blindata, pianificando poi di chiuderle la porta alle spalle come aveva già fatto in altre occasioni, ma la donna non accettò l'offerta.
Senza darsi per vinto, Holmes uccise brutalmente la donna e poi carbonizzò il suo cadavere nel forno crematorio che teneva in una delle sue stanze segrete, quindi si impossessò dei 4.000$ con tutta calma.
In un'altra occasione, Holmes approfittò dei problemi, della fedeltà, e della complicità di un suo servitore per avere altri 3 cadaveri da "scheletrificare" e vendere, compreso quello di un bambino.
Un certo Pat Quinlan, che lavorava nel "Castello" ed aveva una relazione extra-coniugale con una sua collega, aveva il problema che presto sua moglie, che viveva in Ohio, sarebbe venuto a farle visita e l'amante, che aveva avuto anche una figlia da lui, minacciava di dire tutto alla moglie dell'uomo. Per evitare che le due donne si incontrassero, Pat decise di nascondere l'amante, sua sorella e la loro figlia nella segreta camera a gas, che all'apparenza era una stanza normale. Le malcapitate furono successivamente asfissiate e come al solito i loro scheletri furono venduti.
Tra un'uccisione e l'altra, Holmes si innamorò di nuovo e questa volta sembrava non intenzionato ad uccidere la sua preda. La ragazza in questione si chiamava Georgiana Yoke ed era in visita a Chicago per turismo. Per attirare la sua attenzione, Holmes si inventò mille bugie e alla fine riuscì a instaurare un rapporto sentimentale con la giovane.
Quando lui le propose di sposarlo, Georgiana accettò, senza sapere che Holmes era già sposato due volte, che aveva un figlio e che aveva un'amante da almeno un anno, una certa Minnie Williams, complice occasionale dell'assassino che finirà per diventarne anche vittima nel 1894.
Holmes e Georgiana Yoke fissarono la data del matrimonio nell'inverno del 1893, ma nel frattempo i creditori cominciavano a farsi sotto e a minacciare il Dottore di togliergli il "Castello".
Holmes, sentendosi con le spalle al muro, pianificò una rapida ritirata con la futura sposa Georgiana e con l'amante Minnie Williams. Alcune settimane dopo che Georgiana aveva accettato la proposta di matrimonio di Holmes, Pat Quinlan diede fuoco al "Castello" distruggendolo in gran parte.
Come al solito, Holmes aveva previsto di lucrarci in qualche modo sopra, avendo assicurato l'edificio con molte società per un totale di 25.000$, ma un investigatore particolarmente acuto gli mandò a monte il piano dopo aver notato che l'incendio era partito da diversi punti ed era quindi certamente doloso. Holmes non venne per il momento accusato di nulla ed era libero tuttavia non poté incassare un dollaro dalle assicurazioni.
Dopo aver fallito nel suo intento, senza darsi per vinto, l'assassino cercò subito di escogitare altre frodi e convinse il suo ex-assistente, Benjamin Pitezel, a partecipare ad un progetto di truffa che avrebbe segnato la fine sua e della sua famiglia.
Secondo il piano, Pitezel doveva stipulare un'assicurazione sulla vita per 10.000$, presso la Fidelity Mutual Life of Philadelphia, poi Holmes ne avrebbe simulato la morte. A morire al posto di Pitezel sarebbe stato qualcuno con le sue stesse misure e al quale sarebbe stato sfigurato il viso fino ad renderlo irriconoscibile. Il piano comportava che Pitezel si nascondesse senza dire nulla alla famiglia, ma Pitezel non poteva andarsene senza dire nulla a sua moglie così decise di raccontarle il piano. La donna, turbata e prevedendo il terribile pericolo a cui andava incontro suo marito, lo pregò di cambiare idea, ma Pitezel ormai aveva deciso e le disse che se avesse letto sui giornali che era morto non doveva crederci. Dopodiché lasciò Chicago.
Nel frattempo, i creditori di Holmes, convinti dall'ipotesi dell'incendio doloso, unirono le proprie forze, si procurarono un avvocato e minacciarono l'insolvente di denunce penali.
Il 22 novembre 1893, Holmes decise di scomparire momentaneamente e ricomparve solo il 9 gennaio 1894, a Denver, dove si sposò con Georgiana usando per entrambi un falso nome. Georgiana Yoke divenne Mrs. Henry Mansfield Howard.
Dopo il matrimonio la coppia si spostò a Ft. Worth, in Texas, dove si incontrò con Benjamin Pitezel. Fu proprio in Texas, suo territorio di origine, che Minnie Williams scomparve, ennesima vittima di Holmes.
A Ft. Worth, Holmes e la Yoke cambiarono di nuovo nome divenendo Mr. e Mrs. Pratt.
Con il nome di Pratt, Holmes e il suo assistente Pitezel si resero artefici di altre frodi in Texas e da lì continuarono a girovagare per gli Stati Uniti rubando e truffando, passando da New York a Philadelphia, da Memphis a Denver, fino a St. Louis. Qui, Holmes tentò di truffare la Merrill Drug Company, secondo uno schema già sperimentato a Chicago, ma questa volta non ebbe fortuna e, per la prima volta nella sua vita, finì in prigione, lasciando la sua nuova moglie ad attenderlo tra le lacrime.
Durante il suo soggiorno in prigione, Holmes conobbe Marion Hedgepeth, un criminale incallito e comunemente definito come "persona molto malvagia", con cui si trovò subito bene, forse notando una certa somiglianza con sé stesso. Il rapporto tra i due si intensifica al punto che Holmes, abbassando le sue difese, rivelò a Hedgepeth la truffa alle assicurazioni che aveva intenzione di fare con la collaborazione di Benjamin Pitezel. Marion, dietro la promessa di 500$ di ricompensa, diede ad Holmes il nome di un avvocato corrotto che l'avrebbe aiutato nella realizzazione del suo piano. A quel punto tutto era pronto per passare all'azione.
Mentre Holmes attendeva di uscire di prigione, Pitezel arrivò a Philadelphia, aprì un ufficio brevetti fasullo, affittò un piccolo appartamento ed aspettò che il piano si realizzasse.
Quando Holmes, poco tempo dopo, uscì di prigione si incontrò a St.Louis con Jeptha Howe, l'avvocato che gli era stato raccomandato da Marion Hedgepath.
Howe si sarebbe preso cura dei dettagli della frode, quindi Holmes e la moglie Georgiana partirono per Philadelphia.
Una volta arrivato a Philadelphia, Holmes fissò un incontro che poi annullò perché non gli piaceva il luogo. Pitezel rimase deluso dal mancato incontro, ma presto Holmes gli disse di incontrarsi direttamente nella sua stanza. Quello fu l'ultimo accordo che Pitezel prese con il suo "fidato" datore di lavoro.
Il giorno seguente, Holmes seguì Pitezel e lo osservò entrare in una taverna locale ad ubriacarsi. Quando uscì, Holmes lo seguì silenziosamente fino al suo appartamento e, quando Pitezel riuscì ad aprire la porta di casa dopo svariati tentativi dovuti al suo stato di ubriachezza, Holmes spuntò dall'ombra e con un pezzo di stoffa imbevuto di cloroformio gli fece perdere i sensi lasciandolo accasciare al suolo. Facendo tutto molto rapidamente, Holmes prese delle fiale di sostanze chimiche che teneva in una tasca, le ruppe e le versò sul viso di Pitezel. Al contatto con la pelle ci fu un piccolo scoppio e la fisionomia di Pitezel risultò completamente distrutta. La sostanza usata per sfigurarlo era della nitroglicerina. Infine, sistemò il corpo in modo che il viso venisse colpito dai raggi del sole che sarebbero spuntati l'indomani mattina, in modo da garantire una decomposizione più rapida che avrebbe reso il viso di Pitezel ulteriormente irriconoscibile.
La mattina successiva, Holmes e Georgiana presero un altro treno per Indianapolis, dove Holmes controllò i giornali per vedere se la morte di Pitezel era stata scoperta. Alcuni giorni dopo arrivò finalmente la notizia. A quel punto, Holmes salutò sua moglie per andare a Philadelphia a concludere il suo piano.
Quando la notizia della morte di Benjamin Pitezel apparve sui giornali, la moglie Carrie diventò molto nervosa, nonostante sua figlia Dessie tentasse di calmarla, ricordandole che il padre le aveva detto di non preoccuparsi se avessero letto sul giornale che lui era morto.
L'arrivo di Holmes a Philadelphia non poteva che avvenire nel momento più giusto. Carrie ebbe un collasso e Holmes la trascinò nella sua stanza sgridandola per non aver fiducia in quello che le aveva detto Benjamin e assicurandola che suo marito non era morto. Dopo qualche ulteriore titubanza, Carrie si convinse di quello che diceva Holmes e si calmò. Tuttavia, siccome per il riconoscimento del corpo occorreva un parente, seppure Holmes era il beneficiario dei 10.000$, l'assassino convinse Carrie a lasciar andare con lui Alice, di 15 anni.
Holmes ed Alice si presentarono alla società di assicurazioni con la "procura" di Carrie Pitezel. Erano già passati alcuni giorni dalla morte di Pitezel e l'uomo era già stato seppellito, tuttavia fu emanata un'ordinanza affinché venisse riesumato per procedere all'identificazione. Gli agenti assicurativi sentivano che c'era qualcosa di storto, ma inizialmente decisero di non indagare oltre. La polizia aveva fatto un rapporto di morte accidentale, ma quello che preoccupava gli agenti assicurativi era che Pitezel aveva effettuato i pagamenti all'agenzia di assicurazione soltanto due giorni prima di morire. Nonostante tutto, lo sguardo triste e pietoso di Alice li convinse a non procedere a chiedere ulteriori indagini.
Il coroner portò all'attenzione di Alice il cadavere di Benjamin Pitezel, coprendone il viso malamente sfigurato. Alice era spaventata e nervosa, perciò si strinse forte ad Holmes per avere supporto morale. Il coroner chiese ad Alice se il padre aveva alcuni elementi distintivi ed Alice rispose "una cicatrice su un ginocchio e un neo sul collo". Il coroner mostrò le due parti del corpo ed Alice fece segno di sì con la testa tutte e due le volte, poi disse: "Quello è mio papà, lo posso vedere anche dalle mani" scoppiando in lacrime. Intanto Holmes, impassibile, alzò la copertura sulla faccia di Pitezel e disse: "Si, questo è Benjamin Pitezel. Ha lavorato per me per un certo periodo".
Quando l'identificazione finì, Holmes accompagnò Alice ad Indianapolis e la lasciò alla moglie, mentre intanto lui tornava a St. Louis dove, con Carrie Pitezel, si recò dall'avvocato Jephta Howe per chiudere l'affare. Carrie se ne tornò a casa con 500$ dei 10.000$ dell'assicurazione del marito e Holmes la convinse a lasciargli anche i suoi due figli, che si sarebbero congiunti ad Alice ad Indianapolis in maniera che potessero vivere in una famiglia ricca. Carrie tornò a Galva, in Illinois, e lasciò i tre figli ad Holmes.
La lunga carriera criminale di Holmes era ormai agli sgoccioli. La società di assicurazioni truffata ricevette una lettera da Marion Hedgepath che li informava della frode subita e, sebbene Hedgepath, in base a quanto riferitogli da Holmes, dicesse che il cadavere non era di Pitezel, gli agenti assicurativi rimasero convinti che si trattasse realmente di Pitezel.
Per indagare sul caso, venne nominata la Pinkerton Detective Agency. Marion Hedgepath rivelò tutto perché Holmes, da truffatore nato quale era, non gli aveva consegnato la percentuale promessa. Un errore che gli costò molto caro.
I detective dell'agenzia Pinkerton cominciarono ad accumulare una grande quantità di informazioni sulle frodi commesse da Holmes da Chicago, al Texas, a un po' ovunque, perciò decisero di seguirlo passo passo, seppure con una certa difficoltà, poiché l'indiziato cambiava continuamente città insieme ai tre bambini e alla moglie, nell'evidente tentativo di seminare chiunque avesse intenzione di seguirne le tracce.
Finalmente, a Boston, con l'aiuto di Frank Geyer, un veterano della polizia, Holmes venne arrestato dopo che i detective ebbero intercettato una lettera spedita a Carrie in cui le raccomandava di rimuovere dalla cantina delle bottiglie contenenti costose sostanze chimiche. Ad insaputa di Carrie le bottiglie erano riempite di nitroglicerina, la sostanza usata per sfigurare Pitezel.
Holmes si stava imbarcando per l'Europa e i detective capirono che dovevano agire in fretta. Frank Geyer aiutò i Pinkerton a circondare Holmes e ad arrestarlo con le iniziali accuse di cospirazione e frode. Poco più tardi, anche Carrie Pitezel venne arrestata e condotta a Philadelphia per aver preso parte alla truffa.
Per Holmes era finita, in breve tempo venne fuori tutta la verità.
Cominciò Carrie Pitezel a parlare, ancora convinta che suo marito fosse vivo. Quando la donna venne invece a sapere dalla polizia che Pitezel era morto, urlò contro Holmes tutta la sua rabbia e volle immediatamente sapere che fine avessero fatto i suoi figli.
Nonostante Holmes asserisse che i ragazzini erano da una ricca signora in Inghilterra, per gli inquirenti fu subito chiaro che anche loro erano stati uccisi durante i continui viaggi tra una città e l'altra. La conferma di questa intuizione arrivò qualche tempo dopo, con il ritrovamento dei corpi a Toronto in Canada, asfissiati con il gas.
La moglie Georgiana, cominciò a cooperare con la polizia  dopo aver saputo che Holmes era bigamo.
Holmes era già accusato di 4 omicidi, ma era chiaro a tutti che quella non era che la punta di un iceberg. Ispezionando il suo ex "Castello", andato in parte distrutto dalle fiamme, la polizia scoprì numerosi scheletri interi e una gran quantità di ossa semi-carbonizzate, incluso il bacino di una ragazzina di 14 anni. Holmes, nonostante le prove montanti contro di lui, insistette di non aver nulla a che fare con gli omicidi, evidentemente commessi da qualcun altro.
Intanto tutti i giornali parlarono apertamente di "camere degli orrori" e il "The Chicago Tribune" uscì con un grosso titolo: "Il Castello è una Tomba!".
  Nessuno sa di preciso quante siano le vittime di Holmes. La polizia di Chicago inizialmente calcolò approssimativamente che dovevano essere almeno 150, mentre Holmes, che successivamente confessò dettagliatamente i suoi crimini e scrisse una monografia sul suo caso, interrogato dal suo avvocato in proposito, rispose di aver ucciso 133 persone.
Herman Webster Mudgett, alias H.H.Holmes, venne processato nell'autunno del 1895 e condannato a morte tramite impiccagione.
Curiosamente, la bramosia di denaro di Holmes non terminò neanche in prigione, dato che vendette la sua monografia alla William Randolph Hearst Corporation per 10.000$, nonostante ormai gli rimanesse poco tempo da vivere e nessuna possibilità di godersi quei soldi.
Impaurito dai tombaroli, che avrebbero potuto trafugare il suo cadavere per soldi, prima di morire Holmes lasciò precise disposizioni: non voleva un'autopsia sul suo corpo e istruì gli avvocati di assicurarsi che la sua bara fosse riempita di cemento.
Le richieste vennero accettate. Holmes attualmente riposa all'Holy Cross Cemetery dentro una tomba riempita di cemento e senza lapide, sebbene il suo nome sia scritto nel registro del cimitero.
Il giorno dell'esecuzione di Holmes fu il 7 maggio 1896.
Il suo ultimo pasto consistette in uova bollite, un toast ed un caffè. Prima dell'esecuzione, Holmes ricevette la visita di due preti cattolici che gli concessero la comunione nonostante avesse rifiutato di pentirsi dei suoi peccati.
Quando il cappio era già intorno al suo collo, cambiò improvvisamente la sua storia dicendo che lui aveva ucciso solo due persone. Tentò di dire altre cose, ma alle 10.13 la botola sotto i suoi piedi si aprì e Holmes venne impiccato. Secondo alcuni testimoni, l'impiccagione non era stata preparata a regola d'arte e Holmes impiegò circa 15 minuti a morire di un lento strangolamento.
Successivamente alla sua morte, i suoi avvocati respinsero un'offerta di 5.000$ per il suo cadavere e rifiutarono anche che gli venisse asportato il cervello per motivi di studio, come richiese il Philadelphia's Wistar Institute.
Il "Castello degli Orrori" di Holmes rimase per un certo periodo un'attrazione per gli abitanti, fino a quando non venne colpito da un ulteriore misterioso incendio che lo distrusse totalmente.
Tempo dopo la morte di Holmes, si cercò di quantificare con più precisione le possibili vittime. Pur non potendo stabilire un numero preciso, considerando i numerosi turisti che avevano affittato camere nel suo "Castello", soprattutto durante il "World's Fair", si stabilì che una cifra assai probabile potesse raggiungere almeno le 200 unità.

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