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mercoledì 8 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 marzo.
L'8 marzo 1971 a New York, al Madison Square Garden, si consumò quello che venne ribattezzato "Il match del secolo", tra Joe Frazier e Mohammed Alì.
Sul palcoscenico del Madison Square Garden quella notte vinse il migliore, il più forte e insieme il più povero e il più assetato di vittorie. Quella sera Cassius Marcellus Clay, alias Muhammad Alì,  fece piangere molta gente. Dei 20.000 spettatori che avevano pagato il biglietto per entrare al Garden la maggior parte era venuta per vederlo volare come una farfalla e pungere come una ape, ma quella sua eleganza, quel suo essere un artista unico durò pochi minuti. Davanti aveva una macchina di rabbia, un  treno distruttore che si era alimentato con gli insulti che Clay (In Italia lo chiamavano ancora tutti così) gli aveva appiccicato addosso.
Clay lo apostrofò "zio Tom" lo accusò di essere un servo dei bianchi e soprattutto gli aveva promesso che l'avrebbe messo ko entro la sesta ripresa. Una promessa azzardata da parte di un atleta rimasto fuori dal ring per 40  mesi, a causa del noto rifiuto di partire per il Vietnam, armi in pugno? Forse sì. Senza sminuire la vittoria di Frazier al culmine della sua potenzialità, quella lunga lontananza dal quadrato pesò sulla performance di Alì. "Smoking" Joe attaccò subito con una furia sovrumana mettendo in mostra un tremendo sinistro che fu la chiave vincente del match. L’obiettivo principale del campione dei pesi massimi era uno solo: smantellare la difesa di Clay colpendolo ai fianchi, allo stomaco, al fegato. Una tattica che riuscì perfettamente, culminata in quello spettacolare atterramento che è entrato nella storia.  Molti scrissero che Frazier, nelle ultime riprese, rallentò per non mettere ko Clay, ma forse aveva esaurito la sua tremenda carica agonistica che, a cinque riprese dalla fine, andava già a braccetto con la vittoria, poi sancita dai giudici. Quando l’arbitro Arthur Mercante raccolse i cartellini, Aidala aveva dato 9 riprese a Frazier e 6 a Clay; Recht 11 a Joe e 4 a Cassius; nel suo cartellino, Mercante aveva assegnato l'8 a 6 per il campione. Il momento più drammatico, comunque, lo vissero coloro che accompagnarono Muhammad Alì all’ospedale. Il famoso corrispondente dagli Usa Lino Mannocchia scrisse: "Clay aveva un viso simile a un pallone da football. La sua mascella sembrava volesse schizzare fuori dalla testa".
E in Italia, come vivemmo quella magica notte? Furono milioni gli italiani che seguirono per radio o televisione il match. Allora non esisteva la parola “share” ma un dato certo fa pensare. Tra le 4.30 e le 5.45 i chilowatt in Italia  aumentarono di 1.200.000 rispetto al solito. La Sip fece 10.000 chiamate, prenotate per dare la sveglia (duemila solo a Milano che solitamente, durante la notte, ne faceva registrare una trentina). La Radio effettuò un servizio speciale denominato “Notte e Sport” con la telecronaca in diretta da New York e con un collegamento con Nino Benvenuti, che si trovava al Centro Tecnico di Fiuggi con i suoi istruttori  Caneo e Zuliani, e con Bruno Arcari a Genova.  Fu un evento davvero planetario e Joe Frazier, la sera dopo quell’ 8 Marzo, festeggiò allo Statler Hilton la vittoria, cantando diverse canzoni con il suo complesso musicale, gli Knock-outs.
Joe Frazier si spense nelle prime ore di lunedì 7 novembre 2011 per un cancro al fegato. Al suo funerale, svoltosi nella chiesa battista di Enon Tabernacle, erano presenti Larry Holmes e Michael Spinks; Muhammad Alì ha ricordato così l'amico e rivale: «Il mondo ha perso un grande campione, ricorderò sempre Joe con rispetto ed ammirazione: il mio pensiero va alla sua famiglia e a coloro che l'hanno amato».
Mohammed Alì, per oltre 30 anni affetto dal morbo di Parkinson, si è spento a Scottsdale il 3 giugno 2016.

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