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mercoledì 29 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 marzo.
Il 29 marzo 1912 Robert Falcon Scott annota sul diario l'ultima sua memoria, prima di morire assiderato insieme ai suoi compagni della spedizione al Polo Sud.
Ufficiale di marina britannica ed esploratore entrò nella Royal Navy a 14 anni. Nel 1900 fu posto al comando della Spedizione Inglese in Antartico. Suo compagno di viaggio Ernst Shackleton. Lasciata l’Inghilterra nel 1901, Scott ha posto il campo base sulle sponde del McMurdo Sound, in Antartide. Ha esplorato la parte orientale del Ross Ice Shelf e dato il nome alla penisola Edward VII. Egli in compagnia di Wilson e Shackleton ha tentato di raggiungere il Polo Sud raggiungendo la latitudine più meridionale mai toccata prima, intorno all’82° S. Il fallimento di questo tentativo fu dovuto in gran parte alla scarsa esperienza dei partecipanti nell’utilizzo dei cani da slitta e nella sopravvivenza in ambienti estremi come quello Antartico. La spedizione fece ritorno nel 1904.
Nel 1910 Scott organizzò una seconda spedizione in Antartico con l’obiettivo di essere il primo uomo a raggiungere il Polo Sud. La nave Terra Nova salpò dall’Inghilterra il 1 Giugno. Egli raggiunse nuovamente McMurdo Sound. Fin da subito fu chiaro a Scott che il raggiungimento del Polo sud sarebbe stato una sorta di gara con il norvegese Roald Amundsen. Entrambe le spedizioni partirono nell’ottobre 1911 dai rispettivi campi base. Ma mentre Amundsen e i suoi quattro compagni erano in viaggio con sci e cani da slitta, Scott e i suoi utilizzarono pony della Manciuria e motoslitte che si rivelarono ben presto difettose, nonché cani da slitta che anche stavolta nessuno sapeva condurre. Egli con quattro compagni iniziò una marcia di 2964 km. Scott raggiunse il Polo Sud il 18 gennaio 1912, vi trovò la tenda e la bandiera lasciati dell’esploratore Norvegese Roald Amundsen, che aveva raggiunto l’obiettivo 5 settimane prima.
La migliore organizzazione della spedizione di Amundsen fu evidente anche (e soprattutto) nel durissimo viaggio di ritorno. Se infatti il norvegese era riuscito a percorrere tra le 15 e le 20 miglia al giorno (pur avendo previsto di percorrerne 30 al giorno), Scott raggiunse una prestazione massima di 13 miglia al giorno.
Mentre Amundsen riuscì a rientrare al campo base senza difficoltà, per Scott e i suoi il rientro divenne ben presto una lotta disperata. In gran parte contribuirono anche le pessime condizioni meteorologiche con temperature talmente rigide che, dall'introduzione delle moderne stazioni meteo negli anni sessanta, furono nuovamente registrate una sola volta.
Il primo che perse la vita nel corso della marcia di rientro fu Evans che si era infortunato in seguito ad una caduta ed ebbe un crollo fisico e psicologico. Poco dopo peggiorarono le condizioni di Lawrence Oates tanto da ostacolare la marcia degli altri membri della spedizione. Quando Oates si rese conto di avere poche possibilità di sopravvivenza (aveva perso un piede per il congelamento), ma soprattutto di rappresentare un fattore di rischio per i rimanenti membri della spedizione, abbandonò volontariamente la tenda durante una tempesta di neve, pronunciando le storiche parole: "Sto uscendo, può darsi che rimanga via un po' di tempo". Il suo corpo non fu mai ritrovato, tranne la sua borsa da viaggio.
Il gesto di Oates fu inutile. I cadaveri dei tre rimanenti membri della spedizione furono trovati intatti e dentro la tenda sei mesi dopo, a sole 11 miglia da un grande deposito di viveri allestito appositamente per la loro spedizione. Rimasero una macchina fotografica e i loro diari nei quali descrissero nel dettaglio le sofferenze patite. È celebre la frase di Scott:
« Fossimo sopravvissuti, avrei avuto una storia da raccontarvi sull'ardimento, la resistenza ed il coraggio dei miei compagni che avrebbe commosso il cuore di ogni britannico. »
Il diario di Scott termina con la frase: "For God's sake look after our people. R. Scott" : "Per l'amore di Dio, abbiate cura delle nostre famiglie".
I corpi degli esploratori furono sepolti nel punto dove furono trovati dalla spedizione inglese mandata alla loro ricerca: dopo averla calata su di essi, la stessa tenda fu coperta di ghiaccio e sul tumulo venne posta una croce.


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