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mercoledì 15 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 marzo.
Il 15 marzo 1545 ha luogo la prima riunione del "Concilio di Trento".
Il Concilio di Trento è stato un evento fondamentale nella storia della Chiesa Cattolica e del Cristianesimo in genere. Affermando i principi della dottrina cattolica in risposta al dilagare della Riforma Protestante e riformando a sua volta la Chiesa di Roma, confermò l'argine formatosi dopo il Rinascimento e con l'inizio della Età Moderna, tra l'Europa cattolica e l'Europa luterna e calvinista, Europa medievale e Umanesimo, Evo medio ed Evo moderno. La sua portata storica è stata immane, se da una parte si confermavano i principi cardine del dogma cattolico, che diventavano più rigidi, dall'altra si prendeva atto della crisi profonda del Cattolicesimo.
Il fallimento nel 1541 degli storici colloqui tra cattolici e protestanti a Ratisbona (nella Baviera tedesca) segnò un ulteriore passo verso l'esigenza di ristabilire i canoni dogmatici della chiesa pontificia e della fede cattolica in generale. Trento fu presto scelta come città ideale per ospitare le riunioni del clero pontificio: l'antica arcidiocesi della città di San Vigilio possedeva una lunga tradizione religiosa e temporale, rappresentata dal governo dei principi-vescovi della libera contea del Sacro Romano Impero. Nel complesso, la particolare posizione geografica della città, tra Italia e Germania, il suo status politico, i favori riscontrati tra i regnanti cattolici di mezza Europa (tra cui lo stesso Carlo V) e la sua anima fortificata, fecero di Treno "sito commodo, libero e a tutte le Nationi opportuno", come si legge nella bolla di convocazione al Concilio da parte del papa Paolo III il 22 maggio 1542.
Le prime riuioni del concilio, le cosiddette "sessioni" si svolsero negli edifici signorili e nelle chiese della città: Palazzo Thun, Cattedrale di San Vigilio e Basilica di Santa Maria Maggiore. Il periodo di attività viene infatti  in genere suddiviso in tre fasi: la prima appartiene al pontificato di Paolo III, va dal 1545 al 1549 e vide la partecipazione di undici nazioni europee. Si racconta che all'apertura dei lavori le strade di Trento furono invase da una lunga processione di cardinali, vescovi, arcivescovi, teologi, giuristi, oratori e nobili. In questa prima fase vennero discussi e approvati vari regolamenti e provvedimenti di natura dogmatica e disciplinare, ispirati ai canoni propri delle Sacre Scritture e alla cosiddetta Bibbia Vulgata, tradotta dalle versioni greca e bizantina, che divenne l'unica versione autorizzata dalla chiesa (in seguito chiamata anche Vulgata Clementina, da papa Clemente VIII, soppiantata solo nel 1979 dalla Bibbia Nova Vulgata. Le sessioni della prima fase furono improvvisamente interrotte nel 1547 per l'avanzare di una epidemia di tifo nel territorio e per questo trasferite a Bologna.
La seconda fase del Concilio di Trento prese corpo tra il 1551 e il 1552, sotto la guida pontificia di Giulio III, che decise di riaprire i lavori dopo i contrasti sorti tra il precedente papa, Paolo III e l'imperatore Carlo V. Nell'anno vennero emanati decreti relativi all'importanza dei Sacramenti dell'Eucarestia, della Penitenza e dell'Estrema Unzione. La seconda fase venne sospesa per via della guerra tra le truppe di Carlo V e i Principi elettori protestanti (elettori in quanto candidati al trono imperiale). Carlo V (1500-1558) è considerato l'ultimo grande imperatore del medioevo, il protettore della cristianità, come egli stesso amava autodefinirsi. I ricordi delle sue precedenti vittorie sui protestanti nel 1547, in Sassonia, erano ormai lontani e le precedenti vittorie si dimostrarono del tutto effimere (il riferimento è al trionfo nei confronti delle truppe luterane, riunite nella Lega di Smalcalda, che vedeva la partecipazione di città come Augusta, Strasburgo, Lubecca e Ulm). Il vero perno nella questione religiosa dell'imperatore fu tuttavia la continua rivalità personale con la Francia, e con Francesco I, così che l'improvviso tradimento dell'elettore Maurizio di Sassonia, alleato con il successore al trono francese, re Enrico II, portò un duro contraccolpo all'onore personale dell'imperatore.
Quando la terza e ultima fase del Concilio di Trento iniziò, nel 1562, sotto il pontificato di Pio IV, ogni speranza di conciliare i protestanti si affievolì sempre più, soprattutto in vista del potere che andava formandosi nelle mani dei gesuiti. Era infatti nota la fama del nuovo ordine nell'individuazione dei sospettati di eresia durante il periodo dell'Inquisizione, contro tutti i sostenitori di teorie contrarie all'ortodossia cattolica. La storia ha conosciuto vari tipi di Inquisizione, oltre alle famose Inquisizione medievale e Inquisizione Spagnola, allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la cosiddetta bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l'Inquisizione Romana (di cui furono vittime, come è noto, Giordano Bruno e Galileo Galilei). Nei documenti De riformatione la chiesa cattolica condannava la simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche in cambio dell'assoluzione di peccati e indulgenze), ribadiva l'inammissibilità del matrimonio dei sacerdoti e confemava i principi fondamentali del cristianesimo (come la presenza "reale" di Cristo nell'eucarestia, il culto dei santi, la superiorità dell'autorità del pontefice e così via).
In sintesi, al termine dei lavori, nel 1563, il Concilio di Trento poté non solo confermare l'insanabile frattura sul piano dogmatico della religione cattolica con le correnti protestanti, ma anche riorganizzare la vita del clero, per esempio con la formazione culturale dei sacerdoti ai seminari diocesani. D'altronde, la palese corruzione nell'amministrazione della Chiesa fu una delle cause del dilagare della Riforma Protestante. Si noti infine come i decreti istituiti nella sessione finale del Concilio, in risposta anche alla massiccia campagna dell'Iconoclastia Protestante, abbiano di suo voluto reprimere alcune espressioni dell'arte sacra, effettuando una sorta di censura sulle opere considerate contrarie alla dottrina cattolica (le disinvolture del Manierismo per esempio vennero condannate senza appello). Gli stessi dipinti di Michelangelo nella Cappella Sistina di Roma, per esempio, furono affetti dal clima inquisitorio del periodo post-concilio: in un documento conciliare del 21 gennaio 1564 si decreta che "le pitture nella cappella apostolica vengano coperte, nelle altre chiese vengano invece distrutte qualora mostrino qualcosa di osceno". Incidendo pesantemente nello sviluppo delle arti, questa forma di "inquisizione artistica" diede vita nel frattempo alla cosiddetta Arte della Controriforma, i cui maggiori rappresentanti furono artisti come Jacopo Barozzi (è nota la sua Chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dei gesuiti) e Federico Barocci, uno dei precursori dell'arte barocca in Italia.

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