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martedì 7 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 febbraio.
Il 7 febbraio 1925 nasce a Reggio Emilia Romolo Valli.
Dopo la laurea in Giurisprudenza comincia a lavorare in teatro al seguito del Carrozzone di Fantasio Piccoli e poi si esibisce al Piccolo di Milano con Giorgio Strehler che lo dirige in molti lavori, compreso 'Sei personaggi in cerca d'autore' di Pirandello, che resterà uno dei suoi cavalli di battaglia. Debutta nel cinema con Policarpo, ufficiale di scrittura, (Mario Soldati, 1959) e nel 1961 è nel cast di tre film importanti (La ragazza con la valigia, Valerio Zurlini; La viaccia, Mauro Bolognini; Un giorno da leoni, Nanni Loy).
Anche se negli anni successivi il suo nome non compare ai primi posti nei titoli di testa, dimostra di essere all'altezza di qualsiasi protagonista, fosse anche il principe di Salina de Il Gattopardo (Visconti, 1963). Impeccabile direttore del Grand Hotel des Bains, si dilunga a spiegare a Von Aschenbach le direzioni dei venti invece di dare ragguagli su una preoccupante epidemia di colera (Morte a Venezia, Visconti, 1971).
Fu Vittorio De Sica ad affidare a Romolo Valli uno dei ruoli più maturi e positivi di tutta le sua carriera cinematografica, esattamente quello del capofamiglia ebreo ne Il giardino dei Finzi Contini (1970). Al contrario, questo grande attore italiano ha spesso impersonato sullo schermo personaggi complessi, viscidi o vigliacchi.
 In compenso a teatro è sempre il protagonista fino a Prima del silenzio (1979) di Giuseppe Patroni Griffi, la commedia che può apparire una sorta di testamento spirituale, sottoscritto appena in tempo prima della sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 1 febbraio 1980 in un incidente stradale sulla Via Appia Antica a Roma nella notte al rientro dal teatro Eliseo dove aveva interpretato, assieme a Fabrizio Bentivoglio, l'ultima recita della commedia.
Anche se nel corso della sua carriera cinematografica viene diretto da registi stranieri come Roger Vadim (Barbarella, 1968), Roman Polanski (Che?, 1972) o Costa-Gavras (con cui girerà il suo ultimo film, Chiaro di donna, 1979), restano comunque gli italiani a dare risalto alle sue poliedriche qualità artistiche. Costretto a suicidarsi per aver fatto la spia (Giù la testa, Sergio Leone, 1971), è complice delle nefandezze di Attila e Regina in Novecento (Bernardo Bertolucci, 1976) e anche vicino ad Alberto Sordi (Un borghese piccolo piccolo, Mario Monicelli, 1977) trova il modo di mantenersi ostinatamente viscido, nei panni di un capoufficio massone.
È sepolto nel famedio del Cimitero Monumentale di Reggio Emilia accanto a Maria Melato e al suo nome è intitolato il Teatro Municipale della sua città natale.

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