Cerca nel web

domenica 12 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 febbraio.
Il 12 febbraio 1951 a Teheran ha luogo il sontuoso matrimonio tra Soraya e Reza Phalavi, lo scià di Persia.
La vita di una ragazza normale viene stravolta all'improvviso dalla notizia che lo Scià di Persia ha visto la sua foto e vuole conoscerla. Inizia così, nel 1950, una delle storie d'amore più celebri del Novecento; la storia di un uomo e una donna innamorati costretti dalla ragion di stato e dal potere a rinunciare al loro amore.
Soraya, è il nome arabo di una costellazione, nasce ad Isfahan, figlia del capo della nobile tribù degli Esfandiari Bakhtiari che per 17 generazioni avevano dominato sui territori più ricchi di petrolio della Persia.
È stato il padre di colui che sposerà ad espropriarlo delle sue terre, costringendolo a riparare in Germania, dove aveva accumulato una fortuna.
La madre è la tedesca Eva.
Soraya studia in Svizzera, in collegi scelti, si dice sogni di diventare attrice.
Ha diciotto anni quando la sua vita subisce una svolta: lo Scià ripudia la prima moglie Fawzia, sorella di Faruk re d'Egitto, perché gli ha dato solo una figlia femmina e non l'erede maschio, e il primo ministro persiano, Mossadeq, gli mostra un album di fotografie delle possibili, nuove spose.
Secondo altre versioni, fu Shams, sorella dello Scià, a mostrargli la fotografia della ragazza che aveva conosciuto a Parigi. Comunque sia, la scelta cade su Soraya, detta Raya, e il matrimonio è combinato.
Il 12 febbraio del 1951 la quasi diciannovenne Soraya sposa il trentaduenne Muhammad Reza Pahlavi.
Lei è reduce da una febbre tifoidea, indossa un abito di Dior tempestato di 6.000 brillanti, veri, che pesa dai quindici ai venti chili, le versioni sono discordi, e nel corso della lunga cerimonia, forse anche per il profumo soffocante dei quintali di fiori fatti venire appositamente dall'Olanda, sviene tre volte. Sarà lo Scià ad autorizzare una dama del seguito a tagliare parte dello strascico.
Il matrimonio combinato si rivela un matrimonio d'amore, i due si amano appassionatamente anche se, per questioni di etichetta, si danno del lei anche nell'intimità, quando si leggono poesie: lei gli declama Verlaine in francese e lui risponde con Omar Khayyam.
Ma i figli non arrivano e per Soraya inizia la peregrinazione tra i luminari mondiali.
Intanto, lo Scià è costretto all'esilio.
Il primo ministro Mossadeq lo esautora e, in seguito ad una sollevazione popolare, il 16 agosto 1953 la coppia è costretta alla fuga.
Sono a Roma dove alloggiano al quarto piano dell'hotel Excelsior, assediati dai fotografi. Nel corso di un'intervista, lo Scià proclama di avere due fedi: "il Corano e Soraya".
Rientrano in Iran il 22 agosto, quando Mossadeq è arrestato dal generale Zahedi, ma i figli continuano a non arrivare. Secondo quanto detto e scritto da Soraya, lei non aveva alcuna imperfezione fisica, semplicemente non arrivavano.
Poiché lo Scià l'ama appassionatamente, e lei lo ricambia, per salvare il matrimonio si ventilano due ipotesi.
La prima è designare erede al trono il fratello minore dello Scià, Alì, ma questi muore in un incidente aereo.
La seconda: lui avrebbe sposato un'altra donna, la poligamia è ammessa, che avrebbe ripudiato non appena gli avesse dato il sospirato maschio.
Soraya, nata persiana ma cresciuta europea, rifiuta questo compromesso umiliante.
Nel febbraio del 1958 lei si trasferisce in Europa dai genitori, il 14 marzo lo Scià dà al mondo l'annuncio del ripudio.
È commosso, quasi piange e la chiama "sposa adorata".
Soraya torna libera con il titolo di principessa imperiale, doni da mille e una notte e un ricchissimo appannaggio che, però, per contratto perderà se passerà a nuove nozze.
Lo Scià si risposa, ha i figli maschi da designare eredi di un trono che perderà qualche anno dopo.
E Soraya, con l'etichetta di "principessa triste" appiccicatole dai giornali, entra a far parte della flora, o fauna, della dolce vita romana, internazionale.
Soraya visse il resto della sua vita in un esilio dorato, protagonista della vita mondana internazionale. Ha raccontato la sua storia in un'autobiografia dal titolo "Il palazzo della solitudine".
Recitò nel film del 1965 I tre volti accanto ad Alberto Sordi, dove conobbe e si innamorò del regista italiano Franco Indovina. Dopo la morte di Indovina, avvenuta nel 1972 nell'incidente aereo di Montagna Longa a Palermo, Soraya trascorse il resto della sua vita girovagando per l'Europa soggiornando in incognito spesso anche a Taormina e partecipando ad alcuni eventi mondani (festival del cinema in particolare). Nonostante fosse ormai una vera diva del jet-set, era diventata celebre per la sua depressione.
Morì per cause naturali nel 2001 all'età di 69 anni, e venne seppellita a Monaco. I suoi beni furono venduti ad un'asta a Parigi. Tra questi anche il suo abito da sposa, creato da Christian Dior, valutato 1,2 milioni di dollari.
La vita di Soraya ha ispirato romanzi e anche canzoni, come Je Veux Pleurer Comme Soraya (Voglio piangere come Soraya) di Françoise Mallet-Jorris e "L'amore ha i tuoi occhi", struggente motivo eseguito in italiano da Bruno Filippini.

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog