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lunedì 5 dicembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 dicembre.
Il 5 dicembre 1484 Papa Innocenzo VIII promulga la bolla pontificia "summis desiderantes affectibus" in cui era affermata la necessità di sopprimere l'eresia e la stregoneria nella regione della Valle del Reno e invaricava i frati Dominicani Heinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger di porvi fine.
Di fatto rappresentò l'avallo della Chiesa alla caccia alle streghe, aggiungendo questo compito a quello della soppressione dell'eresia ad opera della Santa Inquisizione.
Bastava un'accusa per fare sì che l'inquisitore citasse le persone compromesse davanti a lui o farle trarre in arresto sia dalle autorità civili che dai propri dipendenti. Erano sufficienti due testimoni per stabilire la colpevolezza dell'imputato (i "maestri" dell'Inquisizione lo chiamavano reo perché per loro egli era già colpevole dal momento che veniva accusato e doveva solo ammettere le sue colpe). Ma le accuse dei testimoni venivano notificate all'accusato solo quando gli era stata estorta la confessione oppure quando l'inquisitore riteneva che ormai l'accusato non avrebbe più confessato, e ciò avveniva senza fargli conoscere i nomi dei testimoni.
Nel caso l'imputato, interrogato dall'inquisitore, non volesse confessare di essere un eretico, il tribunale faceva ricorso contro di lui ad ogni mezzo per estorcergli la confessione; l'imputato veniva posto in celle strettissime senza luce, con i ceppi ai piedi e le catene ai polsi, gli veniva fatto mancare il cibo, non veniva fatto dormire, oppure veniva fatto dormire sulla terra. Oltre a ciò egli subiva ogni sorta di torture fisiche.
Se il condannato dichiarava di rinnegare i suoi errori, il tribunale lo restituiva all'inquisitore, che lo sottoponeva ad un interrogatorio molto serrato nel quale il penitente doveva denunciare i suoi complici e rinnegare una per una le sue eresie; dopodiché egli veniva condannato al carcere a vita. Nel caso invece egli rimanesse impenitente fino alla fine, veniva bruciato o vivo o dopo essere stato ucciso pubblicamente.
Non era raro che gli inquisitori condannassero persino delle persone già morte (un esempio fra tutti: John Wycliffe, un cristiano protestante che diede al popolo inglese una copia manoscritta dell'intera Bibbia nella loro lingua, condannato perché contrario alle imposizioni del papato). Gli inquisitori ne esumavano i cadaveri, quindi li bruciavano e confiscavano i beni agli eredi del condannato.
Quando il tribunale ecclesiastico sentenziava la condanna di un eretico e lo consegnava alle autorità civili, faceva giurare a queste di trattarlo con clemenza e di risparmiare la sua vita, ma si trattava di un giuramento ipocrita, il cui scopo era far sì che l'autorità ecclesiastica non venisse considerata apertamente responsabile dell'esecuzione delle pene capitali. Al tempo stesso, la chiesa cattolica romana obbligava i funzionari pubblici ad eseguirle sotto pena di essere considerati anche loro degli eretici. Con il concilio di Narbona (1244) aveva infatti dichiarato che nel caso una persona rivestita di potere temporale si fosse dimostrata pigra nel sopprimere l'eresia, sarebbe stata dichiarata come complice degli eretici, e quindi andava incontro alle medesime pene di costoro. Essa inoltre reputava il mettere a morte un eretico un atto meritevole, al punto da concedere l'indulgenza plenaria a coloro che portavano la legna per erigere il rogo.
A tali stragi, si affiancarono in seguito le cacce alle streghe, massacri compiuti contro tutte quelle donne anche solo sospettate di praticare la stregoneria.
Il punto di partenza delle nuove persecuzioni, sul piano giuridico, fu la bolla di papa Innocenzo VIII (1484), Summis desiderantes affectibus, che autorizzava a procedere formalmente contro le streghe, tramite procedure giudiziarie, funzionari inquisitoriali, processi, e prevedeva i casi in cui applicare la pena di morte.
Due anni dopo furono pubblicati decine di migliaia di esemplari di un manuale per gli inquisitori, il Malleus maleficarum (Martello delle streghe), scritto da due inquisitori domenicani tedeschi, Heinrich Institoris e Jakob Sprenger.
Questo libro, approvato dai teologi di Colonia nel 1487, era un'accozzaglia di credenze e superstizioni mescolate alla teologia, direttive su come svolgere i processi e le torture, ed esprimeva così il pensiero dell'epoca sulle donne: "Che cosa è la donna se non un nemico dell'amicizia, una inevitabile punizione, un male necessario, una tentazione naturale?"
La prima parte del libro affronta la discussione della natura della stregoneria. Parte di questa sezione spiega perché le donne, a causa della loro debolezza e a motivo del loro intelletto inferiore, sono per natura predisposte a cedere alle tentazioni di Satana. Il titolo stesso del libro presenta la parola maleficarum, (con la vocale femminile) e gli autori dichiarano (incorrettamente) che la parola femina (donna) deriva da fe + minus (fede minore). Il manuale sostiene che alcuni degli atti confessati dalle streghe, quali ad esempio le trasformazioni in animali o mostri, sono mere illusioni indotte dal Diavolo, mentre altre azioni, come ad esempio la possibilità di volare ai sabba, provocare tempeste o distruggere i raccolti sono realmente possibili. Gli autori, inoltre, si soffermano con morbosa insistenza sulla licenziosità dei rapporti sessuali che le streghe intratterrebbero con i demoni.
L’ultima parte si occupa di fornire istruzioni pratiche sulla cattura, il processo, la detenzione e l’eliminazione delle streghe. Si discute anche di quanta fiducia si debba riporre nelle dichiarazioni dei testimoni, le cui accuse sono spesso perpetrate per invidia e malizia; tuttavia gli autori affermano che i pettegolezzi pubblici sono sufficienti a condurre una persona al processo e che, anzi, una difesa troppo vigorosa da parte del difensore è prova del fatto che anche quest'ultimo è stregato. Il manuale fornisce indicazioni su come evitare che le autorità siano soggette alla stregoneria e rassicura i lettori sul fatto che, in quanto rappresentanti di Dio, i giudici sono immuni dai poteri delle streghe. Largo spazio è dedicato all'illustrazione di tecniche di estorsione delle confessioni e alla pratica della tortura durante gli interrogatori: in particolare viene raccomandato l’uso del ferro infuocato per la rasatura dell’intero corpo delle accusate, al fine di trovare il famoso marchio del Diavolo, che ne proverebbe la colpevolezza. Infine tutta una serie di ampie descrizioni delle feroci e barbare tecniche di tortura che omettiamo.
Nel 1908 l'Inquisizione cambiò nome e prese quello di Sant'Uffizio; dal 1965 porta il nome di "Congregazione per la Dottrina della Fede".


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