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giovedì 29 dicembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 dicembre.
Il 29 dicembre 1170 Thomas Beckett, arcivescovo di Canterbury, viene ucciso brutalmente davanti all'altare della cattedrale.
L’epilogo delle brutali ed accese rivalità politiche che nel periodo tardomedievale posero a confronto l’Autorità religiosa e il Potere temporale, nella cornice della lotta per le investiture di cui furono protagonisti il Papato e tutte le Monarchie europee, fu il sacrilego assassinio di Thomas Beckett consumato avanti all’altare della cattedrale di Canterbury.
Quell’evento, verosimilmente ispirato da Enrico II, conferì alla contrapposizione tra Chiesa e Regno un significato universale utile non solo a valutare l’appassionante realtà conflittuale inglese, ma a riconsiderare una serie di circostanze contemporanee e successive di portata storica e politica epocale.
Nato a Londra il 21 dicembre del 1118 da una famiglia di commercianti di origine normanna, giunta nell’isola al seguito di Guglielmo il Conquistatore; morto a Canterbury il 29 dicembre del 1170; Cancelliere del Regno dal 1152 e Primate d’ Inghilterra dal 1162, Thomas Beckett fu venerato santo e martire dalle Chiese Cattolica ed Anglicana.
Fin dalla fanciullezza era stato avviato alla carriera ecclesiale.
Formato all’abbazia di Merton, consolidò i suoi studi a Parigi e, tornato in Inghilterra, si pose al servizio del Primate di Canterbury Teobaldo di Bec che, apprezzandone il talento diplomatico e la cultura, lo inviò a Bologna e ad Auxerre per l’approfondimento del Diritto Canonico e nel 1148 lo condusse con sé al Concilio di Reims.
Ordinato Diacono e Prevosto di Beverley e poi Arcidiacono, il giovane prelato entrò nelle grazie di Enrico II che, successo a Stefano di Blois nel 1154, su consiglio del Clero lo designò Cancelliere del Regno.
Nel perdurare del prestigioso mandato, contro ogni diversa aspettativa episcopale e baronale, prestandogli le sue conoscenze in materia di Diritto Romano e concorrendo alla istituzione di una Curia Regis, Beckett avallò l’opera riformatrice del Sovrano teso a ridimensionare l’autonomia dei Feudatari ed a restaurare la centralità monarchica.
Nel 1162, in virtù della stretta amicizia col Re, lasciò la Cancelleria e sostituì Teobaldo di Bec nella guida della Chiesa inglese assumendo l’incarico di Arcivescovo di Canterbury e di Primate d'Inghilterra.
Il malessere espresso dal Clero; il nuovo incarico e, forse, i diversi rapporti di forza lo indussero a modificare le relazioni con la Corona; a farsi capofila della insubordinazione ed a manifestare ogni possibile ostilità alle restrizioni delle immunità ecclesiali propugnate da Enrico II: da quel momento, infatti, Beckett si dette alla rigorosa ed oltranzista difesa degli interessi della Chiesa contrastando la Corte e la Legge eversiva del privilegio del Foro Ecclesiale del 1163, in seguito pur approvata con la riserva del salvo ordine nostro et jure Ecclesiae.
Il primo aperto conflitto esplose quando fu concesso ad una Corte secolare il diritto a processare un ecclesiastico responsabile di un reato. Ad esso si saldò la pretesa di Enrico II di subordinare la Chiesa ad un giuramento di osservanza dei costumi del reame: la nuova ed energica levata di scudi del Primate degenerò nella ferma opposizione, nel 1164, ad alcuni dei sedici articoli delle Costituzioni di Clarendon attraverso le quali il Sovrano intendeva subordinare l’intero Corpo Ecclesiale all’autorità regia.
L’atteggiamento di irriducibile intransigenza irritò la Corona al punto da indurre Beckett a sentirsi minacciato nell’incolumità: accusato di vilipendio alla Monarchia per essersi sottratto ad una convocazione a Corte e pretestuosamente incriminato anche per malversazione, egli decise di fuggire oltre Manica e di riparare in Fiandra.
Partito dal porto di Sandwich il 2 novembre del 1164 ed accolto con onori da Luigi VII, interessato ad indebolire il Sovrano inglese che già controllava un terzo della Francia e mirava ad estendere la propria influenza anche nell’area di Tolosa, l’Arcivescovo fece tappa dapprima in Borgogna, nel monastero cistercense di Pontigny, ed in seguito nell’abbazia benedettina di Sens. Tuttavia, malgrado esule, seguitò a contrastare l’azione politica del Re inglese e sollecitò il sostegno di Alessandro III che, già messo alla prova dagli aspri dissensi esplosi tra il Collegio Episcopale francese e Luigi VII, adottò una posizione di cauta neutralità mentre Enrico II negoziava la possibilità di raggiungere un’intesa sui privilegi da accordare al Clero.
Cinque anni più tardi, le tensioni sembrarono appianarsi in occasione del viaggio di Enrico II a Montmirail ove il 6 gennaio del 1169 incontrò Luigi VII; ma, se il Sovrano non espresse garanzie circa la sicurezza dell’esule nel caso fosse tornato in patria, il Beckett stesso non dette prova di recedere dalle sue rigorose posizioni: solo nel 1170 si giunse ad una precaria conciliazione tra le parti, motivata dalla decisione di rimettere la questione controversa al giudizio di un Concilio.
Tornato in Inghilterra, tuttavia, il Primate resistette ancora alle pressioni della Corona a proposito degli articoli di Clarendon, a suo avviso lesivi delle prerogative ecclesiali, e comunicò che li avrebbe accettati solo con la clausola salvo Honore Dei. Parallelamente, contestò l’avvenuta incoronazione ed associazione al trono del Principe Enrico il Giovane assumendone l’invalidità: la cerimonia, infatti, sarebbe stata legittima solo se, secondo prassi, officiata dall’Arcivescovo di Canterbury e non, com’era stato, dal Primate di York. La situazione si arroventò quando, nel novembre, con l’avallo del Papa si spinse a colpire di scomunica quanti, a partire dal Re, lo avevano espropriato del diritto d’investitura reale usurpandogli le prerogative.
Sempre più sulla difensiva, Enrico invitò gli Inglesi a tutelare il suo onore dagli attacchi dell’antagonista e si recò in Normandia per trascorrervi il Natale.
Il 29 dicembre del 1170, quattro ignoti Cavalieri entrarono nella cattedrale di Canterbury e massacrarono il Primate che stava svolgendo l’ufficio divino: non fu mai storicamente accertato se essi avessero agìto autonomamente per compiacere Enrico II o se avessero eseguito un suo preciso ordine. Di certo, l'impatto emotivo suscitato dall'evento in tutte le Corti europee esaltò a tal punto la figura del Beckett che Alessandro III decise di canonizzarlo il 21 febbraio del 1173, nella chiesa di San Pietro a Segni, a circa due anni dalla morte.
La cattedrale di Canterbury diventò meta di pellegrinaggi e, il 12 luglio del 1174, il Sovrano fu costretto a sottoporsi ad una pubblica penitenza mentre Thomas Beckett veniva eletto simbolo della resistenza cattolica all’assolutismo politico.
Egli lasciò trattati, lettere ed un Canto alla Vergine; ma nel 1538 il suo culto fu interdetto da Enrico VIII che ne fece bruciare il cadavere e disperdere le ceneri. Tuttavia, la sua drammatica vicenda ispirò il dramma di Thomas Stearns Eliot "Assassinio nella cattedrale" ed il romanzo "I pilastri della terra" di Ken Follett.

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