Cerca nel web

venerdì 23 dicembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 dicembre.
Il 23 dicembre 1966 viene proiettato per la prima volta "Il buono, il brutto e il cattivo" di Sergio Leone.
Tre pistoleri - il buono (Clint Eastwood), il brutto (Eli Wallach) e il cattivo (Lee Van Cleef) - sono in cerca di fortuna durante la guerra civile americana. La fortuna consiste in un forziere pieno d'oro dell'esercito dei confederati, sepolto in un cimitero. Il problema è che nessuno conosce l'esatta ubicazione dell'oro, dato che la conoscenza dei dettagli è divisa tra loro; dunque sono costretti a lavorare insieme per trovarli. Esiste una sorta di patto tra gentiluomini per dividere l'oro equamente, ma nessuno di loro è in effetti un gentiluomo. Non sembrerebbe una trama così profonda da riempire un film di tre ore, ma quando sei Sergio Leone non hai bisogno di una trama profonda.
La trilogia di Leone del Pugno di Dollari, di cui questo film è l'ultimo capitolo, rappresenta lo spartiacque nel genere dei western, offrendosi come ponte di congiunzione tra John Ford e, successivamente, lo stesso Clint Eastwood. Ford lavorava con un forte senso di economia, sfruttando i grandi paesaggi e pochi tagli; Leone no. Non faceva nulla a metà; al contrario abbracciava l'eccesso dove i suoi predecessori lo evitavano. Per questo sceglieva i migliori attori anzichè quelli scarsi.
Hollywood stava per mettere da parte Eastwood quando venne selezionato per L'uomo senza nome. A quel tempo gli attori non passavano facilmente dalla tv al cinema e Eastwood, dopo essere stato tra i protagonisti di Rawhide, non stava trovando lavoro nel cinema, mentre Leone non riusciva a trovare grandi attori; in qualche modo si può dire che fu inevitabile incontrarsi. Fu un matrimonio strano, ma pieno di successo tra un regista che non aveva tempo per le mezze misure e un attore che poteva stare ad occhi socchiusi per tutto il film, se gli veniva richiesto. Clint fu utile a Leone come zavorra, ad impedire che volasse troppo alto nella sua follia. Lo stesso effetto che fa il personaggio di Clint con quello di Eli, a controllare la situazione mentre Wallach fa i conti con il suo passato.
Qualche critico ha osservato che nel mondo di Leone se qualcosa non è nello schermo, allora non è visibile ai personaggi. Perciò se Tuco scava in una tomba non vede Eastwood che arriva, così come né lui né Eastwood vedono l'arrivo di Sentenza, sebbene sembrerebbe impossibile non farlo. Ciò si deve al fatto che per Leone l'impossibile non è assolutamente più importante dell'effetto cinematografico. Un regista normale avrebbe speso un tempo enorme a giustificare, in qualche modo, come Sentenza arrivi così vicino; per Leone la plausibilità non conta di fronte all'effetto drammatico dei protagonisti colti alla sprovvista. La scena funziona, quindi perchè preoccuparsi di spiegarla? Come spesso accade, questo modo di dirigere nasce dalla necessità. Nei suoi primi film Leone non aveva il budget per preoccuparsi della continuità, e sviluppò uno stile che gli permettesse di gettare la prudenza alle ortiche e trovare modi perchè la sospensione di incredulità funzionasse.
Per lo stesso motivo la colonna sonora ossessionante di Ennio Morricone si deve in parte alle difficoltà di girare i dialoghi a causa del budget ridotto. Grandi porzioni dei dialoghi esistenti furono doppiati, ma mostrare lunghe sequenze senza dialoghi riempite di musica ha un impatto molto più forte sullo spettatore. Perciò più era efficace la colonna sonora (e il suo grande brano musicale iniziale, che evoca l'ululato di un coyote), meno necessario era il doppiaggio di Leone, e più efficace il film nel suo complesso.
Uno dei segni che contraddistingue un grande regista è l'aver fatto un film che pochi altri avrebbero potuto fare. Non c'è dubbio che Il buono, il brutto e il cattivo sia uno di quei film. Prendete ad esempio la scena dei tre pistoleri immobili al cimitero, in attesa di affrontarsi. Pochi registi avrebbero avuto il coraggio di estendere la scena tanto quanto lui, o di spendere tanto tempo a costruire la suspense intervallando i primi piani dei tre attori; e ancora meno sarebbero quelli in grando di far funzionare quella scena, mentre Leone ci riesce creando forse la miglior scena di un film pieno di grandi scene. Tutti questi accorgimenti fanno del film un grande film, senza il quale avremmo forse perduto l'eredità di Clint Eastwood e forse il genere Westerne stesso. E per questo dobbiamo a Leone più di quanto possiamo immaginare.


Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog