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sabato 17 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre del 1990 muore a Bologna Angiolino Schiavio.
Angiolino Schiavio nasce a Bologna il 15 ottobre del 1905, da una famiglia della buona borghesia bolognese originaria delle vallate attorno al lago di Como, il cosiddetto "Triangolo Lariano", precisamente di Gorla, frazione di Veleso. Il padre, Angelo Schiavio sr. è un noto commerciante di tessuti, il suo negozio in via De' Toschi è presente a Bologna dal 1904. Schiavio è l'ultimo di 8 fratelli, il primo nato a Bologna. Tra gli altri: Raffaele, Marcello, Venanzio e le sorelle Giustina e Giuseppina; fratellini che allietano le giornate di donna Teresa Stoppani, la madre di Angiolino. Schiavio scopre il calcio molto presto, per strada, come tutti i grandi campioni e ben presto viene notato dal Bologna a cui non sfugge questo magrolino che dribbla tutti segnando caterve di gol. Dopo una breve comparsata tra gli allievi del Bologna, Schiavio molla momentaneamente il calcio dedicandosi agli studi e, nel 1920, ottiene la licenza tecnica, passando così all'Istituto tecnico superiore dove comincia a frequentare il ramo ragioneria. Ma il football lo attrae, sono più le ore che Angiolino dedica al pallone che quelle passate sui libri e nel 1921 decide di abbandonare gli studi per entrare a fare parte dell'azienda paterna, nel negozio in pieno centro storico a Bologna. Nel frattempo, dopo una breve parentesi nella Fortitudo Bologna, nel 1922, appena diciassettenne, ritorna al primo amore, ed entra definitivamente a far parte del Bologna Football Club, nella squadra riserve, presso la quale il nostro compie autentici prodigi segnando a ripetizione. Siamo alla vigilia di Natale, precisamente il 24 dicembre 1922; scendono in tournée in Italia le più forti squadre danubiane dell'epoca, nell'occasione gli austriaci del Wiener A.F., forti di sei giocatori nell'orbita della nazionale austriaca - tra cui spiccano i famosi Horejs e Adolf ‘Adi’ Fischera, autentico mito del football viennese e grande virtuoso del pallone -, e gli ungheresi dell'Ujpest di Budapest. La prima partita giocata contro il Wiener, viene persa per 1 a 0 con gol di Klein, ma Angiolino si mette particolarmente in luce, attirando su di sé l'occhio già particolarmente attento del "mago" Hermann Felsner - il grandissimo allenatore austriaco del Bologna -, che intravvide in quel ragazzino le stimmate del fuoriclasse in erba. Così, l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre 1922, si gioca la seconda partita contro i magiari dell'Ujpest. il Bologna è decimato dalle assenze: oltre al grande Alberti, il centravanti titolare infortunato al menisco, sono assenti anche Perin, Baldi e Giuseppe Della Valle, il capitano e centravanti rossoblù, l'uomo simbolo di quel Bologna, convocato in Nazionale. Felsner deve così schierare al centro dell'attacco l'enfant prodige Schiavio e con lui Baccilieri e "Gisto" Gasperi, arcigno e focoso calciatore, futura colonna della difesa. Nonostante il pronostico sfavorevole, l'inedito Bologna schierato da Felsner prevale per 1 a 0, con rete proprio di Schiavio su passaggio di Pozzi. Felsner incantato dal gioco fantasioso, tecnico e veloce di Schiavio, lo fa esordire in campionato a Pisa, contro lo Spezia, il 14 gennaio del 1923. E' un esordio sfortunato: il Bologna perde per 2 a 1 e Angiolino non segna. Da quel giorno però Angelo Schiavio non uscirà più di squadra: per 15 lunghi campionati sarà il condottiero, l'uomo simbolo del Bologna; ne sarà il capitano e diventerà il più grande realizzatore di tutti i tempi del glorioso sodalizio rossoblù, con 244 gol in campionato in 342 presenze accertate (i gol diventano 252 se si contano le reti nelle coppe europee e le presenze 358; tralasciando ovviamente tutti gol realizzati nelle amichevoli - che all'epoca non erano semplici ‘amichevoli’, ma match molto importanti: era l'unico modo per i club di confrontarsi a livello europeo -. Contando quindi anche quei gol, il bottino di Schiavio aumenta in maniera significativa), e 15 realizzazioni in azzurro in 21 presenze, la più famosa nella finale mondiale del 1934, quando un Angiolino stremato e confinato all'ala, con uno dei suoi magnifici tiri battè il grande Planicka, regalando all'Italia il suo primo titolo mondiale. Il suo palmarès recita così: 1 campionato del mondo 1934, 1 bronzo olimpico 1928, 4 scudetti 1924-25, 1928-29, 1935-36, 1936-37. Capocannoniere del campionato 1931-32 (25 gol), 2 Coppe Europa 1932, 1934, 1 Trofeo dell'Expo di Parigi 1937. Purtroppo le statistiche del campionato italiano partono dall'instaurazione del girone unico, nel 1929-30, classifiche dei marcatori comprese. Al nostro Angiolino quindi vengono attribuiti "solo" 108 gol ufficiali nella tabella dei grandi cannonieri, e gli vengono cancellati la bellezza di 136 gol, tutti realizzati in 7 campionati pre girone unico. Senza questo autentico "scippo", Angelo Schiavio sarebbe il terzo "Bomber" di tutti i tempi nella storia del campionato italiano, dietro a Silvio Piola e Giuseppe Meazza, i grandi rivali di Schiavio negli anni '20 e '30. Di questo Angiolino non se ne fece mai un cruccio: era infatti un uomo buono e leale, anche se ai più poteva apparire come una persona burbera. Di lui raccontano come fosse una persona socievole con tutti i suoi compagni di squadra e con i suoi avversari, tranne che con uno: Luis Monti, il centromediano argentino della Juventus. Monti detestava Schiavio quasi al pari di Matthias Sindelar, il "Mozart" del calcio viennese, e durante uno Juventus - Bologna del 1932 - partita decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto - Monti, verso la fine del primo tempo, calpestò volontariamente - con Schiavio a terra - il ginocchio del povero Angiolino. Fortunatamente il fango del vecchio campo di Corso Marsiglia attutì il tremendo impatto e la gamba di Schiavio non si spezzò, anche se Angiolino poté rientrare solo zoppicante e all'ala, come usava un tempo per i calciatori infortunati. Così, la Juventus, eliminato praticamente dalla contesa il giocatore avversario più forte e pericoloso, recuperò il gol dell'iniziale svantaggio (grazie anche ad un rigore discutibile...) e segnò infine la rete del 3-2 finale, vedendo così spianata la strada verso l'ambìto tricolore.
Terminata la lunga carriera nel mondo del calcio, Schiavio si dedicò a tempo pieno alla azienda di abbigliamento ereditata dal padre. È deceduto a Bologna un mese prima del suo ottantacinquesimo compleanno.

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