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venerdì 16 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 settembre.
Il 16 settembre 1976 sei ragazzi tra i sedici e i diciotto anni, studenti di una scuola superiore argentina, venivano sequestrati torturati e uccisi dalle milizie della polizia argentina, agli ordini dei golpisti.
Era il periodo dei "desaparecidos", e quella venne chiamata "la notte delle matite".
Erano solo sei ragazzi, sei chicos impegnati nel movimento degli studenti medi di La Plata, negli anni del terrore militare argentino di Jorge Videla. Militanti in erba, decisi a rivendicare il boleto estudiantil, una tessera-sconto sui libri di testo e sul prezzo del biglietto dell’autobus. Tutti già pedinati e schedati nelle loro inoffensive marce di protesta. Per gli uomini delle patotas, le squadracce della polizia politica, sovversivi da annientare in una notte, la famosa Noche de los Lápices, come è rimasto, nella storia dell’Argentina golpista, quel terribile 16 settembre ‘76, quando, in uno spietato raid punitivo, i ragazzini di La Plata verranno arrestati nel sonno, condotti nel centro di detenzione clandestina di Arana, torturati a colpi di unghie strappate e scosse elettriche, e poi fatti sparire. Desaparecidos.
Tutti tranne il 17enne Pablo Diaz, unico sopravvissuto, seviziato e finito in galera senza processo per lunghi anni. Il solo testimone in grado di ricostruire l’orrore del’76. Degli altri, i primi dei 30mila desaparecidos d’Argentina, non si saprà più nulla. Piccole, fragili matite spezzate, inghiottite dalle fauci della dittatura.
L’espressione desaparecidos ( letteralmente “gli scomparsi” in spagnolo) si riferisce a persone che furono arrestate per motivi politici dalla polizia del regime militare instauratosi dal 1976 al 1983. Tipico del fenomeno dei desaparecidos è la segretezza con cui le forze governative si muovevano. In genere gli arresti avvenivano senza testimoni, così come segreto restava tutto ciò che seguiva all’arresto. Gli stessi capi d’imputazione erano solitamente molto vaghi o chiaramente pretestuosi. Di molti desaparecidos non si seppe effettivamente mai nulla. Di molti si venne a sapere che erano stati detenuti in campi di concentramento, torturati e infine assassinati segretamente. La tecnica di sequestrare e far rapire le vittime della repressione era stata ideata per perseguire due obiettivi: 1) Evitare quanto verificatosi poco prima in Cile all’indomani del golpe (colpo militare) di Pinochet, quando le immagini televisive degli arresti di massa e degli oppositori ammazzati negli stadi, avevano fatto il giro del mondo, suscitando indignazione nell’opinione pubblica mondiale. La segretezza degli arresti in Argentina, viceversa, garantì al regime militare una “ invisibilità” agli occhi del mondo. 2) Terrorizzare la popolazione, soffocando ogni possibile dissenso al regime. Le modalità degli arresti ( i militari arrivavano con una Ford Falcon senza targa, verde scura, piombavano nelle case in piena notte, sequestrando intere famiglie) e l’assoluto mistero sulla sorte degli arrestati fece sì che le stesse famiglie delle vittime tacessero per paura, a tal punto che, nella stessa Argentina, per tanto tempo il fenomeno rimase nascosto. Le vittime venivano rinchiuse in luoghi segreti, quasi sempre torturati per mesi. Secondo alcune fonti, molti desaparecidos furono sedati e lanciati nel Rio de la Plata. Altri furono detenuti in campi di concentramento, altri venivano imbarcati sugli aerei militari e buttati nell’Oceano Atlantico con il ventre squarciato per evitare che i corpi tornassero a galla.
Durante il governo Alfonsin, solo in parte i colpevoli di massacri e torture furono giudicati e condannati. Le pressioni degli ambienti militari fecero sì che vi fossero molte amnistie e un colpo di spugna sul periodo della dittatura, soprattutto con le leggi "Obedencia debida" e "Punto final". Solo recentemente, sotto la presidenza di Nestor Kirchner, la corte ha deciso di non lasciare impuniti i responsabili delle repressioni e le leggi di amnistia sono state abrogate.
La vicenda dei giovani torturati e uccisi è stata raccontata dal regista Hector Olivera, nel film "La notte delle matite spezzate" del 1986.

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