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giovedì 28 gennaio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 gennaio.
Il 28 gennaio 1966 viene ricordato dal nuoto italiano come "la tragedia di Brema".
Il 28 gennaio 1966, infatti, all'aeroporto di Brema si schiantò in fase di atterraggio l'aereo Lufthansa che trasportava, fra le 46 persone a bordo, anche gran parte della nostra Nazionale di nuoto. Non ci furono superstiti e fra i deceduti c'erano anche 7 fra i migliori nuotatori azzurri con il loro tecnico Paolo Costoli e il telecronista Nico Sapio della Rai. Una tragedia umana e sportiva dalla quale il nostro nuoto non si sarebbe risollevato se non dopo molti anni. Una terribile beffa del destino in una trasferta che pareva ormai sul punto di essere annullata, un aereo che non avrebbe mai dovuto ospitare la comitiva azzurra, una serie di concomitanze incredibili, dettate da una tragica sorte avversa.
Curiosamente da quella spedizioni in Germania rimasero esclusi - per loro fortuna - Daniela Beneck e Pietro Boscaini, due tra i più forti nuotatori italiani di sempre, e anche Elisabetta Noventa, per la quale fu provvidenziale un improrogabile esame universitario. Il ritrovo della Nazionale azzurra era stato fissato a Milano Linate, ma l'aeroporto in quella mattina del 28 gennaio era avvolto dalla nebbia. Niente da fare, non si parte. Lo staff azzurro fu sul punto di rinunciare al viaggio in Germania, considerato che l'alternativa del treno sarebbe stata troppo lunga e stancante. In extremis invece si trovò un ripiego, favorito dalla visibilità che intanto era tornata accettabile sullo scalo milanese: aereo della Swissair per Zurigo, poi di lì nuovo volo verso Francoforte.
Arrivati in ritardo allo scalo tedesco, gli azzurri persero però la coincidenza per Brema e dovettero cercare posto su un aereo successivo: il volo che avrebbero dovuto prendere arrivò regolarmente a destinazione, l'aereo che invece ospitò la nostra Nazionale si schiantò in fase di atterraggio sulla pista di Brema, sotto un nubifragio. La notizia non si diffuse immediatamente: allora non c'erano internet, cellulari o tv via cavo. Ma poi le tragiche frammentarie notizie cominciarono ad arrivare anche in Italia: erano tutti morti. Fra loro c'erano Bruno Bianchi, nato a Trieste il 26 settembre 1943, stileliberista, capitano della Nazionale, 16 volte primatista italiano; Amedeo Chimisso, nato a Venezia il 26 ottobre 1946, dorsista, primatista dei 200 misti; Sergio De Gregorio, nato a Roma il 24 febbraio 1946, stileliberista e delfinista, 5 titoli italiani assoluti, pluriprimatista nazionale; Carmen Longo, nata a Bologna il 16 agosto 1947, ranista e mistista, primatista e campionessa italiana; Luciana Massenzi, nata a Roma il 22 novembre 1945, stileliberista e dorsista, 4 titoli assoluti, primatista dei 100 dorso; Chiaffredo "Dino" Rora, nato a Torino il 5 marzo 1945, dorsista e stileliberista, uno dei 4 nuotatori italiani ad aver detenuto fino ad allora un record europeo, nei 100 dorso; Daniela Samuele, nata a Genova l'11 settembre 1948, mistista e delfinista. Nonostante la terribile tragedia, le gare del meeting di Brema si disputarono ugualmente e sui blocchi di partenza che avrebbero dovuto occupare gli azzurri gli organizzatori posero dei mazzi di fiori, l'ultimo macabro omaggio ai nostri nuotatori scomparsi.
Gli azzurri periti nella tragedia di Brema sono ricordati con una stele allo Stadio del Nuoto di Roma e al Tempio Sacrario degli sport acquatici e nautici eretto sulla via che porta a Brunate, poco prima di Como. Il Santuario è dedicato alla Madonna del Prodigio, una effigie bizantina, trovata in mare Adriatico il 12 settembre 1669 dai Conti Zancaropulo Berardo, mentre fuggivano dalla Candia caduta in potere dei Turchi e navigavano verso Venezia. Alla loro memoria è anche dedicato il campionato nazionale a squadre invernale di nuoto, appunto la Coppa Brema.

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