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domenica 24 gennaio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 gennaio.
Il 24 gennaio 1908 Robert Baden-Powell fonda il movimento degli Scout.
L’idea di Baden-Powell (1857-1941), sesto figlio di un reverendo inglese, e brillante ufficiale dell’esercito britannico, fu una conseguenza di circostanze fortuite e intuizioni notevoli. Durante il periodo di stanza in India, Baden-Powell aveva pensato di movimentare la noiosa vita di guarnigione insegnando a gruppi di soldati le tecniche di ricognizione: seguire le tracce, osservare e interpretare gli indizi sul terreno, vedere senza essere visti, sopravvivere in ambienti selvaggi.
A quegli uomini, diventati così “esploratori” (in inglese: scouts), era concesso un apposito distintivo: un giglio, che sulle antiche carte segnava il nord (e che, come distintivo dei boy-scout, indica tuttora la “giusta via da seguire”).
Quell’esperienza mostrò la sua importanza durante la guerra sudafricana del 1899-1902 fra inglesi e boeri (i discendenti degli antichi coloni olandesi), quando Baden-Powell si trovò assediato nella cittadina di Mafeking. Costretto a poter contare su un numero limitato di uomini, l’allora colonnello ebbe l’idea di impiegare alcuni ragazzini del luogo come vedette, piantoni, staffette e in qualunque altro compito servisse a liberare dalle corvé i militari validi per il combattimento.
L’entusiasmo, l’impegno e il coraggio con cui attesero ai loro compiti fecero riflettere Baden-Powell sulle capacità che hanno i ragazzi quando li si sappia motivare.
Una volta rientrato in patria, il militare pensò allora di proporre ai giovani inglesi le attività dello scouting, trasformando quella che fino ad allora era stata “un’arte utilizzata per scopi di guerra” in uno strumento di pace e di fraternità. Il 29 luglio del 1907, sull’isola di Brownsea, una ventina di ragazzi cominciarono a sperimentare una vita a contatto con la natura, affascinati tanto dall’avventura quanto dalla personalità dell’eroe di Mafeking, un personaggio versatile e pieno di humour (“Un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolìo” amava dire), provetto musicista e amante del polo e della pesca. Quell’esperienza confluì nel libro Scouting for boys (1908), che conteneva aneddoti e indicazioni su come riconoscere le impronte degli animali, o su come mimetizzarsi nei boschi, ma soprattutto stabiliva i rituali-base dell’identità scout, e le regole morali tuttora vincolanti: coltivare il senso dell’onore, aiutare i poveri e i deboli, essere cortesi verso chiunque (no quindi alle discriminazioni), e affrontare con coraggio le difficoltà.
Nel volume, Baden-Powell aggiunse anche una serie di norme supplementari, riassumibili nel motto “ogni giorno una buona azione”, decisivo per conquistare all’idea scout i genitori dell’epoca. Fu proprio la simpatia degli adulti la “marcia in più” degli scout rispetto alle altre organizzazioni giovanili allora esistenti, quali la Wandervogel, associazione tedesca sorta nel 1896 con l’intento di liberare i ragazzi dai condizionamenti cittadini e farli godere del contatto con la natura; gli Woodcraft indians, diffusi in USA con analogo desiderio di crescita nella conoscenza, la Church lads’brigade britannica, che univa alla disciplina militare lo studio della Bibbia, e le Boys’brigades, che sviluppavano lo spirito di osservazione studiando le avventure di Sherlock Holmes.
Per la verità anche Baden-Powell trovò in un romanzo lo strumento adatto per trasmettere il suo metodo educativo, fondato sull’“imparare facendo”: Il libro della giungla di Rudyard Kipling. Affascinato dalla vicenda di un bambino che diventa uomo lontano dalla civiltà, il militare inglese lo utilizzò come testo di riferimento per i lupetti (i bambini dagli 8 agli 11 anni), i cui capi, per esempio, assumono il nome di Akela, Bagheera e degli altri animali protagonisti del libro, a seconda della funzione e del ruolo educativo svolto.
Per rafforzare poi l’impressione di ordine e decoro, favorire lo spirito di gruppo, e ridurre le differenze sociali, Baden-Powell dotò i suoi scout di un’uniforme consona, facendo tesoro della sua esperienza militare in Sud-Africa.
Un paio di calzoni corti (secondo la tradizione coloniale inglese), una camicia comoda da portare con le maniche rimboccate (in ossequio al motto scout “Sii preparato”), un fazzolettone variopinto al collo (utile anche come bendaggio d’emergenza), e un cappello a tesa larga – tipo quello dei Rangers canadesi – per proteggersi tanto dal sole quanto dalla pioggia. Nel 1910, al primo raduno dei boy-scout inglesi, tra gli 11mila convenuti sfilano anche alcune ragazze, che si definirono “girl-scout”. Per loro venne creata un’apposita sezione che Baden-Powell (che aveva lasciato l’esercito per dedicarsi a tempo pieno ai suoi ragazzi) affidò prima alla sorella Agnes, e in seguito alla moglie Olave Soames.
Per il carattere laico lo scautismo non fu subito valorizzato dalle comunità ecclesiali. Presto, però, queste decisero di aderirvi con un’associazione confessionale. Il 16 gennaio del 1916 segna la nascita dell’Associazione scout cattolici italiani, ASCI che oggi, con il nome di AGESCI (Associazione guide e scouts cattolici italiani) è la prima organizzazione scout del nostro Paese. Nel 1939 Baden-Powell (divenuto lord nel 1929) e il movimento scout furono proposti per il Nobel per la pace, ma il premio non venne assegnato per lo scoppio della 2ª guerra mondiale.
Il fondatore dello scautismo muore nel 1941. Per lui si era decisa la tumulazione addirittura nell’abbazia di Westminster, ma ciò non avvenne. Egli infatti sarà sepolto – come da sua volontà scritta – nel piccolo cimitero di Nyeri, in Kenya (dove si era ritirato a vivere nel 1938), sotto una spoglia pietra tombale, che riporta solo il suo nome e il segnale scout di “Fine pista”.


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