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venerdì 22 gennaio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 gennaio.
Il 22 gennaio 1879 ebbe luogo la battaglia di Isandlwana, il più grande momento di gloria dell’esercito zulù nella guerra combattuta nel 1879 contro gli inglesi.
All’inizio del XIX secolo lo Zululand, ovvero la terra degli zulù era diventato un regno forte ed aggressivo sotto la guida del re Shaka kaSenzangakhona. Tuttavia si trovò ben presto stretto nella rapida espansione delle comunità europee: a sud gli inglesi del Natal e ad ovest i boeri (di origini olandesi) della Repubblica del Transvaal. In particolar modo le aspirazioni di due nazioni, quella inglese (i primi inglesi presero il controllo del Capo, odierno Sudafrica nel 1806, ai tempi delle guerre napoleoniche, per evidenti ragioni strategiche)  e quella zulù portarono prima ad una situazione di rivalità ed inevitabilmente ad uno scontro diretto.
In particolare la situazione iniziò a degenerare con la nomina di Sir Henry Bartle Frere ad Alto Commissario per il Sudafrica. Frere identificò nello Zululand la causa dell’instabilità che stava attraversando la popolazione di colore di tutto il Sudafrica. Ben presto inscenò una campagna propagandistica dove il re zulù Chetswayo veniva descrito come “despota irresponsabile, sanguinario e traditore” e finalizzata all’innesco di un conflitto. Gli inglesi arrivarono a pretendere che gli zulù abbandonassero il proprio apparato militare, intimando un ultimatum secondo cui se gli zulù non avessero ottemperato entra 30 giorni sarebbe stata dichiarata loro guerra. Naturalmente la condizione era inaccettabile e scoppiò di conseguenza la guerra.
Il comandante in capo inglese in Sudafrica era il Tenente Generale Frederic Thesiger, barone di Chelmsford. Tipico soldato vittoriano, aveva già avuto esperienza di guerra in territorio africano partecipando alla guerra di Abissinia. La strategia di lord Chelmsford fu condizionata dalla necessità di difendere il Natal ed il Transvaal da una possibile invasione zulu ed allo stesso tempo affrontare l’esercito zulù con una forza sufficiente per distruggerlo. Le sue forze erano disposte su cinque punti lungo i confini. Di qui la formazione inglese in 5 colonne che nel gennaio 1879 si mise in marcia contro il nemico.
Da parte loro gli zulù non volevano il conflitto. Ma quando le avanguardie inglesi entrarono nel territorio zulù ed attaccarono i primi villaggi, re Chetshwayo capì che era il momento di radunare il suo esercito e di marciare a sua volta contro il nemico. Egli, correttamente, identificò la colonna centrale come la più forte delle truppe d’invasione; pertanto utilizzò la strategia di rallentare la marcia delle colonne inglesi laterali, mediante l’intervento dei guerrieri che vivevano nelle regioni attraversate dalle stesse ed impegnando il grosso dell’esercito zulù contro la colonna centrale. Nel complesso tale esercito disponeva di 20000 guerrieri. La colonne centrale inglese, la n° 3, comandante dal colonnello Glyn invece era composta da 4709 uomini; il grosso delle forze era costituito dal 24° reggimento di fanteria.  
Ad Isandlwana le forze inglesi ammontavano a 1780 uomini, al comando del Ten.Col. Durnford e del Ten.Col. Pulleine. In particolare:
-         5 compagnie del 1° battaglione del 24° reggimento (comandate dagli ufficiali Younghusband, Mostyn, Cawaye, Wardell e Portoeus);
-         1 compagnia del 2° battaglione, comandata dal Ten. Pope;
-         2 cannoni della batteria N della 5° brigata della Royal Artillery;
-         2 compagnie del contingente indigeno del Natal;
-         Volontari a cavallo della polizia del Natal;
-         1 batteria razzi.
Le forze zulu erano raggruppate in tre contingenti: centro, corno destro e corno sinistro. Questa terminologia deriva dal nome che essi stessi avevano dato alla loro tipica formazione: “le corna della bestia”. In sintesi, l’esercito era formato da un grosso blocco centrale e da due blocchi laterali. Mentre il primo costituiva forza d’urto gli altri due cercavano di effettuare una manovra avvolgente che mirava ad un completo accerchiamento del nemico: in pratica due ali.
Il centro era costituito dai reggimenti uNoKhenke, Khandempemwu e Mbonambi, per circa 6500 uomini. Il corno sinistro era costituito dai reggimenti iNgobamakhosi e uVe, per 6000 uomini ed infine il corno destro era forte di 3500 uomini, inquadrati nei reggimenti uDududu, iMube e isAngq.
Gli inglesi avevano posto l’accampamento a ridosso del monte Isandlwana.
La mattina del 21 gennaio 1879 il comandante Lonsdale lasciò il campo con 16 compagnie del 3° reggimento contingente indigeno, seguito dal maggiore Dartnell con un gruppo di volontari del Natal e della polizia a cavallo. Intercettato un contingente nemico di 1000 zulù, chiesero rinforzi.
Il comandante dell’esercito inglese, Ten.Gen. Chelmsford, che fu sorpreso per la vicinanza del nemico, alle 4,00 del 22 gennaio lasciò il campo con 6 compagnie del 2/24°, 4 cannoni, un distaccamento di cavalleria e pionieri. Il comando del campo fu lasciato al Ten.Col. Henry Pulleine; le forze regolari inglesi erano costituite da 5 compagnie del 1° battaglione del 24° rgt. ed 1 compagnia del 2° btg.
Alle 8,00 una vedetta a cavallo fece irruzione nel campo riportando la notizia che un forte contingente zulù si stava avvicinando. Poco dopo fece ingresso nel campo il contingente guidato dal Ten.Col. Durnford, arrivato per effetto degli ordini di Lord Chelmsford. Tuttavia Durnford non ebbe ordini precisi e, pensando che doveva assecondare le truppe del comandante in capo inglese, verso le 11,30 lasciò l’accampamento per ricongiungersi con Chelmsford. Tuttavia a poco più di sei km dall’accampamento una pattuglia a cavallo al comando del Ten. Raw scoprì l’esercito zulù, che erroneamente ritenevano si trovasse a Mangimi, più a nord. Gli uomini di Raw tornarono al galoppo al campo per dare l’allarme. Nel frattempo giunse a Pulleine l’ordine di Chelmsford di levare il campo; lo stesso spedì una risposta in cui diceva di essere nell’impossibilità di spostare il campo “per il momento”.
Durnford si ritirò verso l’accampamento, sparando di tanto in tanto una salva di fucileria.
Gli zulù rapidamente si schierarono in formazione di guerra, con i reggimenti divisi nelle tre formazioni viste sopra.
Il corno destro effettuò un rapido movimento, diretto ad aggirare il monte Isandlwana, incuranti del fuoco proveniente dalla compagnia del Ten. Cavaye. Il ten. Mostyn schierò la sua compagnia tra quella di Cavaye e quella di Dyson. Pulleine si rese conto solo allora di essere sotto l’attacco di tutto l’esercito zulù ed ordinò all’artiglieria di schierarsi davanti l’accampamento. L’artiglieria aprì il fuoco contro gli zulu che si stavano riversando contro dall’altipiano. In appoggio all’artiglieria, la compagnia del Ten. Porteous si schierò sulla sinistra e quella del ten. Wardell sulla destra.
Poi Pulleine mandò la compagnia del cap. Younghusband a coprire la ritirata delle compagnie di Mostyn e Cavaye. La fanteria, infine, formò una linea più o meno continua che partiva da Younghusband fino alla compagnia del Ten.Pope all’estrema destra. Il contingente indigeno si schierò con una compagnia davanti l’accampamento, mentre un’altra compagnia a destra del Ten. Pope.  Pulleine cercò di far ritirare le truppe su posizioni difensive con alle spalle la montagna.
Nel frattempo gli uomini di Durnford cercarono di fermare il corno sinistro.  Le munizioni cominciavano a scarseggiare; accorgendosi del calo del fuoco gli iNgobamakhosi e gli uVe iniziarono a spingersi sulla sinistra per aggirare Durnford. Quest’ultimo ordinò agli uomini di ritirarsi all’accampamento. Il contingente indigeno, vedendo tale scena, si diede alla fuga.
La situazione era diventata drammatica per gli inglesi. I Khandempemvu esercitarono la massima pressione contro il centro dello schieramento nemico. Gli inglesi si riunirono in quadrati, ma gli zulù, soverchianti per numero, riuscirono a spezzare questi ultimi.
Non era più possibile una difesa coordinata: gli uomini resistevano spalla contro spalla, sparavano fino all’ultimo colpo e poi duellavano alla baionetta.
Durnford fu colpito a morte, mentre tentava di fermare il corno sinistro. Anche Pulleine morì in qualche parte del campo. Le corna zulù si ricongiunsero e per gli inglesi non ci fu scampo.
I fuggitivi speravano di raggiungere Rorke’s drift, ma il corno destro già sbarrava la strada. Memorabile l’episodio del Ten.Melville: prese la bandiera di reggimento e tentò una fuga; fu raggiunto e colpito a morte.
Il campo di battaglia era cosparso di cadaveri. I corpi dei soldati inglesi furono denudati e sbudellati in ossequio ai riti zulù. I buoi ed i cavalli erano stati uccisi, i magazzini saccheggiati, tende e carri incendiati.
Gli inglesi persero 1329 uomini, gli zulù circa 3000.
La sconfitta inglese impressionò il mondo: era impensabile che un esercito armato di lance ed altre semplici armi potesse sconfiggere un esercito dotato di armi da fuoco.
La sconfitta venne ritenuta la peggiore mai riportata dall'esercito britannico sotto il regno della regina Vittoria e il governo del primo ministro Benjamin Disraeli, che pure non aveva voluto la guerra, si trovò costretto a prendere provvedimenti per riscattare l'onore nazionale, visto che negoziare la pace in queste condizioni sarebbe stato politicamente inaccettabile; i rinforzi prima negati a Chelmsford vennero spediti in Sudafrica in gran numero, in preparazione di una nuova campagna punitiva.


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