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martedì 29 dicembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 dicembre.
Il 29 dicembre 1721 nasceva a Parigi Jeanne-Antoniette Poisson, la futura marchesa di Pompadour.
Suo padre, accusato di appropriazione indebita, fu costretto a fuggire dal paese, lasciando la figlia alle cure di Lenormant de Tournehem, un ricco finanziere che la volle destinare ad un brillante futuro di corte, e perciò impostò la sua educazione in chiave mondana, artistica e letteraria.
Nel 1741 Jeanne-Antoinette sposò il nipote del tutore, Guglielmo Lenormant.
Nel 1745 fu presentata a corte, ad un ballo mascherato dato a Versailles, dove incontrò il re Luigi XV, nipote del Re Sole e, da quel momento, cominciò ad avverarsi il suo sogno, alimentato dalla madre fin da piccola, di divenirne l'amante, e lo splendido avvenire preconizzato dal tutore.
Raffinata ed elegante, piacque subito al re che, essendo morta da poco la sua giovane amante, ed avendo una moglie che, per le fatiche dei numerosi parti, disertava l'alcova, era più che disposto ad intrecciare una nuova relazione.
Jeanne- Antoniette non era solo bella, era anche abile nella conversazione, brava nel canto e nella recitazione, ed amante delle arti, sicché ben presto il re ne fu completamente conquistato.
Madame d'Etoiles lo iniziò ai piaceri della letteratura, delle arti, dell'architettura e del giardinaggio, mentre invece prima il passatempo preferito del re era costituito esclusivamente dalla caccia al cervo.
Nel maggio del 1745, quando aveva solo ventitre anni, fu nominata dal re marchesa di Pompadour; e così Jeanne- Antoinette, acquisito il titolo nobiliare di marchesa per volere del re, ottenne la separazione dal marito e si trasferì a Versailles, in un appartamento collegato alle stanze reali da una scala segreta.
Trasformatasi da borghese a vera aristocratica, riuscì per un ventennio ad esercitare una benefica influenza sulle arti e sulla letteratura, accordando protezione ad artisti, scrittori e filosofi come Montesquieu, Rousseau e Voltaire (quest'ultimo, uomo dal carattere difficile, ma che le fu sempre riconoscente, sinteticamente così la descrisse: Sincera e tenera Pompadour), adoprandosi affinchè fosse portata a termine l’Enciclopedia , nonostante il decreto di soppressione, ed anche a svolgere un ruolo di rilievo nella diplomazia internazionale dell'epoca.
Pur essendo innamorata del re, ben presto la Pompadour si scoprì impossibilitata a placarne gli ardori, ed a nulla valse l'aiuto di cibi afrodisiaci come l'aragosta, il tartufo e la vainiglia; nonostante il re rivolgesse le sue attenzioni ad altre giovinette, procurategli dal gentiluomo di camera, riuscì tuttavia a serbarne i favori, divenendone confidente e saggia consigliera.
Nell'ottobre del 1755, in seguito alla morte della figlia, e al riavvicinamento alla fede cattolica, la Pompadour smise di frequentare l'alcova del re, e la regina, che era al corrente della sua situazione, acconsentì che fosse nominata dama di corte; il re aggiunse poi il titolo di duchessa.
Nonostante tutto, però, restò sempre invisa al popolo, che la riteneva responsabile della cattiva situazione politica del regno con l'ingerenza nella politica estera; era stata lei, infatti, a suggerire l’alleanza franco-austriaca contro la Prussia, che aveva portato alla guerra dei Sette anni, e proprio il suo boudoir era stata la base di coordinamento delle operazioni politiche e militari della guerra così tragicamente conclusasi e, quando nel 1757 il re fu accoltellato, le venne addossata la colpa, ma, appena il sovrano si riprese, si riconciliò.
In realtà non fu mai la Pompadour a governare il paese, il re con lei si confidava e a lei affidava l'esecuzione della maggior parte delle sue decisioni, sicché i suoi protetti (come il duca di Choiseul) finirono per occupare posizioni di rilievo che crearono l'impressione che fosse lei a governare.
Trascorse gli ultimi anni ritirata nei suoi appartamenti, conservando intatti grazia, fascino, vivacità intellettuale e lucidità, consapevole che la corona versava in una condizione drammatica e che la gloria che aveva desiderato per il re e per la Francia non ci sarebbe stata (Après nous le déluge, "Dopo di noi il diluvio").
La Pompadour soleva dire: Quando morirò, sarà di crepacuore. Si spense nel 1764, non di crepacuore, però, probabilmente di cancro; il re non le fu accanto nell'agonia, ma le concesse di morire a Versailles, un privilegio accordato solo ai membri della famiglia reale.
Così commentò Voltaire: Sincera per natura, amò il re per se stesso; aveva rettitudine nell'anima e giustizia nel cuore, doti che non capita di incontrare tutti i giorni...E' la fine di un sogno.

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