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mercoledì 2 dicembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 dicembre.
Il 2 dicembre 1805 fu combattuta la grande battaglia di Austerlitz, chiamata la battaglia dei tre imperatori e ritenuta la miglior vittoria di Napoleone per strategia militare.
Austerlitz è una località della Moravia, tra i fiumi Goldbach e Littawa, a pochi chilometri da Brno.
Qui, il 2 dicembre 1805, i due eserciti si trovano l'uno di fronte all'altro. Gli Alleati Francesco I d'Austria e Alessandro I di Russia sono schierati sulla destra del fiume Littawa, mentre i francesi sulla destra del fiume Goldbach. Nel mezzo si trovano le alture di Pratzen e Napoleone si è collocato di fronte all'altopiano, mentre gli austro-russi stanno dietro.
Napoleone ha a disposizione circa settantamila uomini contro i novantamila alleati russi e austriaci. Lo schieramento dei due eserciti è il seguente. L'ala sinistra francese, a nord, è formata dalle truppe di Iannes e di Murat, e in un secondo tempo di Oudinot e di Bernadotte. Contro di loro si oppone l'ala destra alleata del principe Bragation. Il centro francese è affidato a Soult, con Saint-Hilaire e Vandamme divisionari: hanno di fronte Przbysewski, Langeron e Kollowrath. L'ala destra francese è al comando di Davout e di Legrand, contro i quali avanzeranno Buxhowden, Kienmayer e Doctorov. La riserva francese è affidata alla Guardia imperiale, comandata in un primo tempo da Oudinot, mentre la riserva alleata è affidata al Granduca Costantino e al principe Giovanni del Liechtenstein.
Sono i russi a muoversi per primi, intorno alle sette di mattina, e procedendo su sette colonne riescono a cacciare i francesi da alcuni villaggi intorno ad Austerlitz. Ma è tutto quanto Napoleone concede loro. Infatti, egli scatena al centro l'attacco, lasciato sguarnito dagli alleati, e mentre Kutuzov tenta invano di prendere l'altopiano di Pratzen, eccolo aggredito furiosamente da Vandamme e da Saint-Hilaire. E' un corpo a corpo accanito e i soldati cadono a migliaia da ambedue le parti. Verso le nove la nebbia comincia a diradare e spunta il sole. Sarà il famoso "sole di Austerlitz", passato alla storia per le citazioni che Napoleone, d'ora in avanti, continuerà a fare.
Nel frattempo il maresciallo Soult sta sfondando in direzione di Krzenowitz, Lannes e Murat attaccano a nord la debole ala destra alleata del principe Bragation. Murat con le sue cariche di cavalleria travolge ogni ostacolo e s'infila anch'egli al centro. Poco dopo l'una del pomeriggio l'ala destra e il centro degli Alleati sono oramai fuori causa. Quando Napoleone vede la fanteria russa, al comando di Doctorov, ripiegare sugli stagni di Monitz e sul lago Satschan, ordina alla propria artiglieria di sparare sulle lastre di ghiaccio da cui sono ricoperti, mentre le fanterie francesi inseguono il nemico in una ritirata che, a poco a poco, diventa fuga precipitosa.
Moltissimi soldati austro-russi annegano nelle gelide acque del lago.
Alle 3 del pomeriggio le forze francesi sferrano l'attacco finale alle truppe di Buxhowden, le quali vengono messe in fuga. A Nord Bragation lascia il proprio campo e si dà ad una fuga precipitosa.
Alle 5 Napoleone Bonaparte ordina il cessate il fuoco. Siamo a dicembre e a quell'ora sta già scendendo il buio. In quelle condizioni non è possibile inseguire il nemico. Bisogna accontentarsi della grande vittoria.
Si contano le perdite. Sono stati uccisi undicimila soldati russi e quattromila austriaci, dodicimila sono stati fatti prigionieri e 180 cannoni sono stati perduti. Da parte francese, milletrecento morti, settemila feriti, cinquecento prigionieri. Per gli Alleati una disastrosa sconfitta.
Subito dopo la battaglia Napoleone pronuncia una delle sue frasi celebri che rimarrà nella storia: "Un giorno basterà dire Ero alla battaglia di Austerlitz perché si risponda Ecco un valoroso".
Ecco come Leone Tolstoj descrive il preludio della battaglia di Austerlitz in "Guerra e pace":

"...Alle cinque di mattina era ancora affatto buio. Le truppe del centro, della riserva e l'ala destra di Bragation stavano ancora immobili; ma sull'ala sinistra le colonne di fanteria, di cavalleria e di artiglieria, che dovevano per le prime scendere dalle alture per attaccare il fianco destro francese e respingerlo, secondo l'ordine di operazione, verso le montagne della Boemia, già si movevano e avevano cominciato ad alzarsi dai loro giacigli. Il fumo dei fuochi di bivacco, nei quali si gettava tutta la roba inutile, pungeva gli occhi. Era freddo e scuro. Gli ufficiali, in fretta, bevevano il tè e facevano colazione, i soldati masticavano biscotti, battevano ritmicamente i piedi per scaldarsi, e si affollavano intorno ai fuochi. Le guide austriache si aggiravano fra le truppe russe e con ciò davano il segnale dell'avanzata. Appena si mostrava un ufficiale austriaco presso l'alloggio di un comandante di reggimento, il reggimento cominciava a mettersi in moto: i soldati correvano via dai fuochi, nascondevano le pipe negli stivali, i sacchi sui carri, prendevano i fucili dai fasci e si mettevano in riga. Gli ufficiali si abbottonavano le uniformi, si mettevano le loro sciabole e tasche e giravano per le file gridando gli ordini".

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