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lunedì 28 settembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 settembre.
La notte del 28 settembre del 1978 muore a Roma, dopo solo 33 giorni di pontificato, papa Albino Luciani, che aveva scelto come nome papale Giovanni Paolo.
In quei trentatrè giorni Albino Luciani fece gesti di discontinuità col modo di interpretare il papato. Innanzitutto cominciò ad usare l’io al posto del plurale maiestatico, poi non volle essere incoronato alla cerimonia ufficiale d’insediamento e sopportava mal volentieri la sedia gestatoria. Egli sostituì la tradizionale triplice tiara con il pallium, una specie di stola di lana.
Il nuovo pontefice accennò ad alcune questioni che se dette in pieno Medioevo avrebbero sicuramente acceso un rogo: parlò di Dio come padre ma anche come madre, si dimostrò disponibile verso una “certa” apertura all’uso della contraccezione a determinate condizioni. Fatto ancora importante, Giovanni Paolo I non amava l’Opus Dei e non l’avrebbe mai elevata a prelatura personale, come non avrebbe mai beatificato il suo fondatore Escrivá de Balaguer (cose che il suo successore, Giovanni Paolo II, ha effettivamente fatto).
Sin dall’inizio del suo pontificato, aveva fatto chiaramente capire al suo segretario di Stato Villot, che non intendeva far vita d’ufficio impiegando il suo tempo ad esaminare i faldoni di documenti che gli recapitavano quotidianamente. Egli avrebbe responsabilizzato i vari dicasteri sulle questioni ordinarie, mentre solo quelle straordinarie sarebbero state visionate dal papa.
Giovanni Paolo si preparava, nello spirito del Vaticano II, ad affrontare e rinnovare il suo ministero pastorale, convalidando sempre di più la collegialità episcopale, da lui intesa come vera impronta della cattolicità.
Il papa cercò inoltre di arginare l'affarismo della Banca Vaticana. Giovanni Paolo si convinse che andava aperta un’indagine per approfondire le connessioni e le collusioni degli uomini di Chiesa con gli ambienti “poco cristiani”. In attesa dell’inchiesta, Giovanni Paolo I aveva in animo una vera rivoluzione in termini d’uomini. Papa Luciani avrebbe voluto sostituire sia il cardinale Villot da segretario di Stato, mettendo al suo posto monsignor Benelli, sia il cardinale Colombo da arcivescovo di Milano, mettendo al suo posto monsignor Casaroli, sia monsignor Poletti da vicario di Roma, mettendo al suo posto monsignor Felici. Anche il potente cardinale Cody, arcivescovo di Chicago, sarebbe stato trasferito. Ovviamente monsignor Paul Marcinkus sarebbe stato destituito, perdendo finalmente il suo ruolo di “finanziere di Dio”.
Improvvisamente il colpo di scena: Albino Luciani alle 4.45 del mattino del 29 settembre, è trovato morto nella sua camera. La morte di papa Luciani non solo era assolutamente inattesa, ma divenne subito sospetta. L’odore di bruciato iniziò a spargersi urbi et orbi.
E’ una storia raccontata male, carica di reticenze, smentite e accuse quella della morte di Albino Luciani.
L’annuncio della morte del pontefice è comunicato ufficialmente dopo quasi tre ore dal ritrovamento del cadavere, precisamente alle 7.27 del 29 settembre: “Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le cinque e mezza, il segretario personale del Papa, padre John Magee, non avendo trovato il santo Padre nella cappella privata, come d’abitudine, l’ha cercato nella sua stanza e l’ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se leggesse ancora. Il medico, dottor Renato Buzzonetti, che accorse immediatamente, ha constatato la sua morte, accaduta probabilmente verso le ore 23 del giorno precedente a causa di un infarto acuto al miocardio”. Si parla quindi subito di infarto miocardico acuto. Non c’è autopsia, sembrerebbe troppo irriguardoso per un pontefice! E poi, potrebbe rivelare la presenza di sostanze compromettenti.
Secondo il comunicato ufficiale della Santa Sede, a trovare il pontefice morto nel suo letto è il suo segretario, e non suor Vincenza. Il papa trovato morto nella sua stanza da una suora! Perciò si accredita il ritrovamento ad un maschio, il suo segretario personale.
Nel comunicato quindi ci sono alcune varianti su chi ha materialmente trovato il papa morto, ma soprattutto che cosa stava leggendo prima di morire. Secondo la versione ufficiale Giovanni Paolo I, prima di morire, stava leggendo “L’imitazione di Cristo”. In seguito si scoprirà che in tutto il Vaticano non esisteva una sola copia di quel testo, mentre quella personale di Luciani era rimasta a Venezia, nella residenza del patriarca.
Sospetti nascono anche dal modo in cui papa Luciani è trovato. Ufficialmente è trovato seduto al suo letto con dei cuscini dietro la spalla, gli occhiali inforcati e un libro tra le mani. Il comunicato ufficiale quindi non corrisponde al quadro tipico dell’infarto: non ci furono, infatti, segni di lotta contro la morte. Poi, come poteva un medico che non conosceva professionalmente Luciani affermare, senza autopsia (che ufficialmente non ebbe luogo), che ci fu infarto miocardico acuto? Il medico personale di Luciani, il dottor Giuseppe Da Ros ha sempre affermato che il suo illustre paziente non aveva problemi di diabete, colesterolo o che avesse la pressione alta, anzi l’aveva bassa. Insomma nessun problema di cuore. Se la versione del ritrovamento è quella descritta ufficialmente dal Vaticano, il quadro della morte potrebbe meglio corrispondere alla somministrazione di qualche sostanza velenosa. Quindi il processo che portò alla morte di Albino Luciani potrebbe essere durato tutta la notte: mentre il pontefice leggeva si è assopito, poi è subentrato il coma, poi ancora la morte. Se invece il papa fu trovato in condizioni diverse da quelle descritte, allora potrebbe essersi sentito male e potrebbe aver vomitato qualcosa prima di cadere e morire. Questo spiega la sparizione delle pantofole e degli occhiali dalla stanza del pontefice, che avrebbero potuto essere sporchi, come anche il fatto che alle 6.30 tutte le stanze private del pontefice erano state pulite.
Infine un’ultima considerazione che lascia perplessi sulle cause della morte di Giovanni Paolo: il segretario di Stato Jean Villot iniziò ad avvisare i cardinali della morte del pontefice dalle 6.30, ossia circa novanta minuti dopo il ritrovamento del cadavere. Gli imbalsamatori, i fratelli Signoracci, furono subito chiamati e cardinale Villot diede disposizioni affinché l’imbalsamazione del corpo del papa si facesse il più presto possibile, entro la sera del 29 settembre. Una procedura inusuale, come illegale visto che dovrebbero passare almeno ventiquattro ore dal decesso. In più sorprende la forma con cui l’imbalsamazione fu operata: non si estrasse il sangue dal cadavere né furono prelevati organi; gli furono invece iniettati vari prodotti chimici. E’ chiaro che questa procedura doveva servire nel caso di un’eventuale autopsia, che non avrebbe rilevato gran che. Con le moderne tecnologie, oggi l’autopsia potrebbe dare una risposta a tutti i dubbi sulla morte di Albino Luciani.


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