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domenica 18 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 18 maggio.

Il 18 maggio 1999 Carlo Azeglio Ciampi inizia il suo mandato come decimo Presidente della Repubblica Italiana.

Carlo Azeglio Ciampi, eletto al Quirinale il 13 maggio 1999 in prima votazione e con un numero record di consensi, è il terzo capo dello Stato nella storia della Repubblica a essere eletto al primo scrutinio dopo Enrico De Nicola e Francesco Cossiga. Al momento della votazione, ha totalizzato 707 voti, 33 in più del quorum richiesto, ovvero dei due terzi del Parlamento riunito in seduta comune.

Ciampi è nato a Livorno il 9 dicembre 1920. Dopo due lauree in Lettere e in Giurisprudenza conseguite alla prestigiosa Normale di Pisa (la prima nel '41, la seconda nel '46), ad appena ventisei anni entra a far parte dell'altrettanto prestigiosa famiglia di via Nazionale: detto altrimenti, entra nel selezionatissimo team della Banca d'Italia, assunto e chiamato a prestare servizio in diverse filiali, svolgendo attività amministrativa e di ispezione ad aziende di credito.

Nel 1960 è stato chiamato all'amministrazione centrale della Banca d'Italia, presso il Servizio Studi, di cui ha assunto la direzione nel luglio 1970. Segretario generale della Banca d'Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell'ottobre 1979 è stato nominato Governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Ufficio Italiano Cambi, funzioni che ha assolto fino al 28 aprile 1993. Dall'aprile 1993 al maggio 1994 è stato Presidente del Consiglio, presiedendo un governo chiamato a svolgere un compito di transizione.

Durante la XIII legislatura è stato Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, nel governo Prodi (dall'aprile 1996 all'ottobre 1998) e nel governo D'Alema (dall'ottobre 1998 al maggio 1999). Dal 1993 Governatore onorario della Banca d'Italia e dal 1996 membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Ha ricoperto numerosi incarichi di rilevanza internazionale, tra cui quelli di: presidente del Comitato dei governatori della Comunità europea e del Fondo europeo di cooperazione monetaria (nel 1982 e nel 1987); vice presidente della Banca dei regolamenti internazionali (dal 1994 al 1996); presidente del Gruppo Consultivo per la competitività in seno alla Commissione europea (dal 1995 al 1996); Presidente del comitato interinale del Fondo Monetario Internazionale (dall'ottobre 1998 al maggio 1999).

Dall'aprile 1993 al maggio 1994, Carlo Azeglio Ciampi ha governato durante una fase di difficile transizione istituzionale ed economica. Il referendum elettorale e la congiuntura sfavorevole caratterizzata da un rallentamento della crescita economica richiedevano immediate risposte.

Il governo Ciampi ha garantito l'applicazione della nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, attraverso il complesso lavoro per la determinazione dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, e il passaggio da un Parlamento profondamente rinnovatosi tra la XI e la XII legislatura. Sul piano economico gli interventi più significativi sono stati rivolti a costituire il quadro istituzionale per la lotta all'inflazione, attraverso l'accordo governo-parti sociali del luglio del 1993, che segnatamente ha posto fine ad ogni meccanismo di indicizzazione ed ha individuato nel tasso di inflazione programmata il parametro di riferimento per i rinnovi contrattuali.

Inoltre il governo Ciampi ha dato avvio alla privatizzazione di numerose imprese pubbliche, ampliando e puntualizzando il quadro di riferimento normativo e realizzando le prime operazioni di dismissione (tra cui quelle, nel settore bancario, del Credito italiano, della Banca commerciale italiana, dell'IMI). Come Ministro del Tesoro e del Bilancio del governo Prodi e del governo D'Alema Ciampi ha dato un contributo determinante al raggiungimento dei parametri previsti dal Trattato di Maastricht, permettendo così la partecipazione dell'Italia alla moneta unica europea, sin dalla sua creazione.

Tra i provvedimenti più significativi di questo periodo si ricorda la manovra correttiva della politica di bilancio varata nel settembre del 1996 dal governo Prodi, che ha consentito un abbattimento di oltre 4 punti percentuali del rapporto indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni rispetto al prodotto interno lordo, il parametro di Maastricht di più arduo conseguimento per il nostro Paese.

Il 13 maggio del 1999 è stato eletto, come detto in prima votazione, decimo Presidente della Repubblica Italiana.

Ciampi fu un presidente che, come avvenuto con Sandro Pertini, ebbe sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l'80% (il minimo si registrò con il 67% nel nord-est del Paese), rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e che rafforzava, con la sua figura istituzionale, lo stesso ruolo del presidente della Repubblica.

Uno degli atti da ricordare effettuati da Ciampi nella sua nuova veste di capo di Stato è stata la reintroduzione, dopo più di un decennio, della parata delle forze armate nel cerimoniale della Festa della Repubblica Italiana nel 2000.

Come Pertini, anche Ciampi assistette a una finale calcistica dell'Italia; infatti il 2 luglio 2000 come Capo dello Stato era presente allo Stadio De Kuip di Rotterdam nella finale di Euro 2000 persa dagli azzurri ai supplementari per 2-1 contro la Francia. Ricevette, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l'idea di Europa unita e pacifica; sempre nel 2005, ricevette honoris causa il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.

La consorte del Presidente, come raramente era accaduto in passato, fu spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia e all'estero; "donna Franca", come è stata chiamata, fece alcune dichiarazioni "fuori dal protocollo": fecero discutere le sue esternazioni riguardo alla "TV deficiente", alla bontà e all'affetto dei napoletani ("La gente del sud è più buona e intelligente"). Da più parti a Ciampi fu chiesto di rimanere capo dello Stato per un secondo mandato ma, per addotte ragioni anagrafiche e di opportunità istituzionale, decise di escludere l'ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo ringraziarono per il suo operato super partes e come garante istituzionale.

Il 10 febbraio 2006 aprì, come da protocollo, i Giochi olimpici invernali di Torino 2006. Il 3 maggio dello stesso anno, con una nota ufficiale dal Quirinale, Ciampi confermò la sua indisponibilità a un settennato-bis: i motivi che lo spinsero a quella decisione furono l'età avanzata e la convinzione che "il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato".

Carlo Azeglio Ciampi è anche autore, oltre che di numerosi interventi e articoli, anche di alcune pubblicazioni, fra cui si segnalano "Considerazioni Finali del Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993", "Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea" e "Un metodo per governare".

Il suo mandato è terminato nel maggio 2006. Il suo successore, undicesimo Presidente è stato Giorgio Napolitano.

Carlo Azeglio Ciampi si è spento a 95 anni il 16 settembre 2016, in una clinica di Roma.

I funerali si celebrarono il 19 settembre in forma privata alla chiesa di San Saturnino, nel quartiere Trieste di Roma, dove Ciampi viveva con la moglie Franca. La Presidenza del Consiglio proclamò in concomitanza una giornata di lutto nazionale. La salma ha quindi fatto rientro a Livorno ed è stata tumulata nella cappella di famiglia all'interno del cimitero della Misericordia.

sabato 17 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 17 maggio.

Il 17 maggio 1981 gli italiani sono chiamati a votare per cancellare la legge 194 che aveva legalizzato l'aborto. La richiesta viene respinta e l'aborto rimane legale.

In Italia è passato quasi mezzo secolo da quando lo Stato italiano, nel maggio del 1978, riconobbe alle donne il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Con l’approvazione della legge 194, il Parlamento depenalizzò e regolamentò l’aborto, fino ad allora praticato clandestinamente.

Ma il percorso di approvazione della legge, sostenuta soprattutto dal Partito radicale, non fu semplice. Dopo una lungo dibattito politico e culturale negli anni ‘70, la legge dovette passare il vaglio del referendum abrogativo del 1981. E in quell’occasione gli italiani si schierarono nettamente a favore della legge.

A portare per la prima volta il tema dell’aborto nelle aule del Parlamento italiano fu il Partito socialista che, nel 1971, presentò due proposte di legge sul tema.

Ad aprire la strada era stata, nello stesso anno, una sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimo l’art.553 del Codice penale, sul reato di propaganda degli anticoncezionali. Il Parlamento, però, non discusse nessuna delle proposte.

Il dibattito si riaprì nel 1975 quando Loris Fortuna, già padre della legge sul divorzio, presentò una nuova proposta legislativa. Quello stesso anno, poi, la Corte costituzionale dichiarò la legittimità dell’aborto terapeutico.

Intanto, fuori dal Parlamento, anche la società civile si confrontava sul tema. Sebbene considerato un tabù, l’aborto veniva praticato clandestinamente dalle cosiddette “mammane”, donne che praticavano l’aborto con metodi empirici e senza le dovute tutele per la salute. Solo le donne più ricche si rivolgevano a cliniche estere o a medici consenzienti.

In questo clima tre animatori del movimento per la legalizzazione dell’aborto, Emma Bonino, Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, si autodenunciarono. In particolar modo la futura leader dei radicali ammise di aver aiutato molte donne ad abortire in maniera sicura e fu arrestata.

Ad interrompere bruscamente il dibattito fu, nel 1976, la decisione del presidente della Repubblica, Giovanni Leone, di sciogliere in anticipo le Camere e andare a nuove elezioni. Il dibattito fu così rimandato e, tra bocciature, scontri e polemiche, solo nel maggio del 1978 il Parlamento riuscirà a varare la norma.

Anche dopo la sua approvazione, lo scontro tra radicali e cattolici non si arrestò. Nel 1981 la legge 194 fu sottoposta a referendum abrogativo, con due quesiti di segno opposto. Da un lato i radicali chiedevano norme meno stringenti, dall’altro i cattolici premevano per abrogare alcune parti della legge. Ma gli italiani votarono no ad entrambe le proposte e la norma superò indenne quello scoglio.

La legge 194, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, sancisce il diritto della donna all’interruzione volontaria di gravidanza e i limiti entro i quali è possibile ricorrere all’aborto.

Entro 90 giorni la donna che ritiene di non voler portare a termine la gravidanza per motivi legati “alla sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito“, può rivolgersi ad un consultorio pubblico.

Lì i medici, oltre a svolgere i dovuti accertamenti, hanno anche il compito di esaminare insieme alla donna le circostanze che l’hanno spinta a chiedere l’interruzione.

Da questo momento, nei casi in cui non sia accertata un’urgenza, devono obbligatoriamente trascorrere sette giorni, per escludere qualsiasi ripensamento. Trascorso questo termine, se la donna non ha cambiato idea, può recarsi in una delle strutture autorizzate per procedere all’interruzione.

Esistono tuttavia casi in cui la legge 194 prevede la possibilità di ricorrere all’aborto oltre il limite dei 90 giorni. In questo caso si parla di aborto terapeutico ed è previsto quando il parto comporterebbe un grave pericolo per per la vita della donna o quando sono accertate patologie che costituirebbero un grave pericolo per la sua salute fisica o psichica.

La norma stabilisce anche alcune tutele per il personale sanitario. Medici e infermieri che si sono dichiarati obiettori di coscienza, infatti, non sono tenuti a praticare interruzioni di gravidanza. Questo a meno che la donna non sia in pericolo di vita.

venerdì 16 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 maggio.

Il 16 maggio 1884 Angelo Moriondo deposita il brevetto per la macchina del caffè espresso.

Il caffè espresso italiano, quello che la maggior parte di noi beve almeno uno volta al giorno e conosciuto in tutto il mondo, è nato nella città di Torino. Non parliamo di varietà di caffè o di particolari miscele, ma della macchina che ha dato vita al tanto amato caffè espresso all’italiana.

All’ombra della Mole, nel 1884, il torinese Angelo Moriondo diede vita al primo caffè espresso della storia. Moriondo discendeva da una famiglia di imprenditori che si occupava principalmente di liquori e cioccolato (il padre, Giacomo, fondò insieme al fratello e al cugino la fabbrica di cioccolato “Moriondo & Gariglio” che fu fornitore ufficiale della Real Casa Savoia tanto da trasferirsi nel 1870 a Roma al seguito dei sovrani ).

Angelo Moriondo si occupava anche di ristorazione essendo proprietario del Grand-Hotel Ligure in piazza Carlo Felice e dell’American Bar nella Galleria Nazionale di via Roma. Proprio le esigenze legate alla ristorazione lo spinsero ad ideare una macchina per produrre caffè in modo più rapido per poter rispondere in maniera più efficiente alla fretta della clientela in alcuni momenti della giornata.

Nella macchina per il caffè espresso ideata dall’imprenditore torinese l’acqua veniva fatta bollire e poi, attraverso un sistema di serpentine, raggiungeva il contenitore con il caffè. L’acqua veniva dunque portata in pressione consentendo di preparare la calda bevanda italiana in modo molto più rapido. Come riportano le cronache del tempo, con questa geniale macchina si potevano fare ben 10 tazze di caffè ogni 2 minuti e fino a 300 tazze in un’ora (Gazzetta Piemontese del 24 luglio 1884). Da qui l’appellativo di “espresso”. Il caffè risultava più concentrato e, dunque, conservando meglio gli aromi ed i profumi, ancora più gustoso. Un vero successo al salone che valse a Moriondo la medaglia di bronzo.

Moriondo costruì la prima macchina per il caffè espresso in collaborazione con il meccanico Martina e depositò il primo brevetto il 16 maggio del 1884. Successivamente furono fatte altre migliorie e depositati altri brevetti fino ad ottenere il brevetto internazionale. Moriondo, tuttavia, non sfruttò mai la sua idea per commercializzarla preferendo creare artigianalmente solo alcuni esemplari utilizzati nei suoi esercizi commerciali. Forse per questa ragione il suo nome non è così famoso, ma fu proprio lui ad inventare la macchina che ha rivoluzionato una delle abitudini più diffuse degli italiani.

Successivamente, nei primi anni del XX secolo, il milanese Desiderio Pavoni acquistò tutti i brevetti ed iniziò la produzione in serie di queste macchine fondando la Ditta Pavoni. La diffusione fu rapida ed il successo enorme.

Nel corso degli anni sono state create tantissime macchine per il caffè espresso, sempre più belle e sofisticate, in grado di soddisfare la sempre maggiore richiesta di questa bevanda ormai irrinunciabile per gli italiani (e non solo). Il meccanismo di tutte queste macchine è sempre quello nato a Torino nella seconda metà dell’Ottocento dall’idea di Angelo Moriondo. Insomma, c’è un po’ di Torino in ogni tazzina di caffè espresso che ogni giorno si beve in Italia e nel mondo.

 

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