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lunedì 17 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 luglio.
Il 17 luglio 1944 a Firenze alcuni militi repubblichini, giunti a bordo di una camionetta, aprono il fuoco sui civili raccolti in piazza Tasso e uccidono cinque persone: il bambino di 8 anni Ivo Poli, Aldo Arditi, Igino Bercigli, Corrado Frittelli e Umberto Peri. L’azione ha verosimilmente un obiettivo dimostrativo contro la popolazione del quartiere di San Frediano, ritenuto a ragione particolarmente ostile al regime e luogo di rifugio per gappisti e militanti antifascisti. La retata provoca vari feriti e si conclude con l’arresto di alcuni sospetti gappisti, che saranno inclusi nel drappello di diciassette uomini fucilati alle Cascine il 23 luglio. Stando alle testimonianze disponibili sono effettuati in quella occasione altri arresti, ma non è chiaro se le persone fermate siano rilasciate o inviate al lavoro coatto in Italia o nel Reich.
A condurre l’azione non sono dunque forze tedesche, ma italiane: si tratta di elementi appartenenti alla cosiddetta banda Carità, ovvero al Reparto servizi speciali, fondato dal seniore Mario Carità nell’autunno 1943 e formalmente inquadrato nella Guardia nazionale repubblicana. La banda aveva in realtà assunto un ruolo autonomo, in stretta connessione con i reparti investigativi tedeschi, e si era macchiata di numerosi crimini nella sua attività repressiva contro i gruppi antifascisti e nella caccia agli ebrei. Dato che Carità ha abbandonato Firenze i primi di luglio alla volta di Padova, è Giuseppe Bernasconi, uno dei suoi più stretti collaboratori, a condurre il rastrellamento di piazza Tasso. Il pluripregiudicato Bernasconi è un esempio di quei militanti della prima ora, posti ai margini durante la fase di normalizzazione del regime, che hanno trovato nuovi spazi di manovra nei mesi della Repubblica Sociale.
Nelle settimane che preparano la liberazione l’intera vita cittadina registra un netto peggioramento, che investe in primo luogo la disponibilità di beni alimentari e l’erogazione dei servizi essenziali.
Mentre le residue autorità della RSI si disarticolano ed i militanti predispongono l’esodo verso il Nord, la condotta delle numerose unità tedesche di passaggio – ma anche delle residue forze repubblichine – è improntata ad una discrezionalità e ad un arbitrio sempre più evidenti. Nell’area fiorentina l’attività repressiva solo in alcuni casi si condensa in vere e proprie stragi, come quella che interessa il padule di Fucecchio il 23 agosto 1944. Cifra distintiva di questo contesto sembra essere soprattutto l’esercizio di una violenza diffusa, puntiforme, che vedrà il suo epilogo nella vicenda dei franchi tiratori. L’eccidio di piazza Tasso è dunque esemplificativo dei numerosi episodi di angherie e soppressioni di civili riconducibili a motivazioni differenziate e attribuibili solo in parte ai reparti tedeschi: dalle esecuzioni di antifascisti o sospetti tali, fino a una serie di eccidi mossi dalla volontà di infliggere l’ultima punizione a una popolazione ritenuta ostile.
La banda Carità sarà processata nel 1951 dalla Corte d’Assise di Lucca e nel 1953 dalla Corte d’assise d’appello di Bologna; il collegio dell’accusa sarà diretto da Piero Calamandrei.
La strage è ricordata da un monumento e da una targa posta all'angolo tra la piazza ed il viale Francesco Petrarca.

domenica 16 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 luglio.
Il 16 luglio 1911 nasce ad Indipendence, nel Missouri, Virginia Katherine McMath, nota al pubblico con lo pseudonimo di Ginger Rogers.
Ginger Rogers debuttò in teatro a 13 anni, arrivando a Broadway a diciotto con la commedia musicale ' Top speed' . Il debutto nel cinema è del 1931: 73 film, di cui dieci commedie musicali con Fred Astaire.
Nel ' 91 è uscita una sua autobiografia, ' Ginger: my story' , in cui parla anche dei suoi amori, nomi illustri del mondo dello spettacolo (George Gershwin, Cary Grant, Jimmy Stewart, Mervyn LeRoy), oltre che dei suoi cinque mariti (era stata sposata e separata cinque volte): tra questi l' attore Jacques Bergerac e il produttore William Marshall.
Ginger Rogers va ricordata soprattutto come attrice oscillante tra la commedia sofisticata e certi personaggi stralunati e vagamente bizzarri che restano, nel ricordo, i suoi migliori. Eppure, l'immagine di Rogers, dai suoi diciotto anni fin verso i cinquanta (e, bisogna sottolineare che l' immagine, prodigiosamente, non cambiò di molto) è soprattutto un'immagine di normalità; se si potesse usare l' espressione, si direbbe di lei che è la "common woman", ovvero la versione femminile del "common man".
Rassicurante per i maschi? Sì, certo, perché rappresenta la donna che dà molta importanza all'uomo, ma anche Star per le altre donne in quanto fiero esempio di indipendenza, privilegiando personaggi di lottatrice più o meno indomita ma non aliena dal servirsi delle armi antiche fornite da un faccino gradevole e da un corpo attraente. Persino, con misura, un certo sense of humour.
Si voleva attrice drammatica, Ginger Rogers, o tale la voleva la mamma? Non si arriverà mai a saperlo perché Ginger ha sempre rispecchiato la volontà e le decisioni della sua esemplare Madre Americana, fino a un' età più che matura, fino alla morte di lei che non cambiò in nulla l'atteggiamento devoto della figliola. Eppure la coppia delle Rogers si espose abbastanza al ridicolo: madre e figlia indulgevano sovente ad abiti simili se non uguali e, soprattutto, si chiamavano a vicenda, leziosamente, Lilì (Lila) e Gigì (Ginger), prone entrambe alle direttive politico-sentimentali delle orrende Louella Parsons e Hedda Hopper, e fecero eco con tanto slancio alle manie di quelle due esacerbate femmine nel loro anticomunismo da dover affrontare non solo il dileggio, ma anche qualche causa per danni. La povera Gigì, nonostante l'ingombro amatissimo di Lilì, riuscì ad avere diversi mariti; i primi due molto brevemente, terzo e quarto per circa sei anni ciascuno, il quinto e ultimo le durò dieci anni e fu un trionfo della persistenza.
E Fred Astaire? Si amavano? Si odiavano? Si sopportavano? Più o meno tutte queste cose, più una gran confusione nei ricordi man mano che gli anni, e i decenni, passavano. Nel periodo dei loro trionfi comuni (fra il ' 34 e il ' 39) i due rilasciavano gentili dichiarazioni di stima reciproca, mentre i loro rispettivi amici spargevano veleno. Hermes Pan, il coreografo che aveva lavorato tanto tempo al fianco di Astaire, e quindi anche durante il sodalizio artistico con la Rogers, riferiva, qualche anno fa, che i rapporti fra i due non erano né buoni né cattivi ma che, certo, difficilmente si sarebbe potuto immaginare due persone più diverse come carattere, come atteggiamento, come capacità di lavoro. Ciò detto, Hermes Pan non svalutava la Rogers, cui attribuiva un talento per la danza e, soprattutto, una facilità di imparare velocemente, pari solo alla sua pigrizia. E' ormai leggenda come Astaire creasse i suoi numeri di danza lungamente provando e riprovando, proprio insieme a Hermes Pan, il quale era costretto a impersonare la Rogers durante le prove, e come quest'ultima arrivasse il giorno prima delle riprese per apprendere in fretta, eseguire impeccabilmente, dimenticare subito dopo e rifiutarsi di doppiare i passi per il sonoro del tip tap.
Il vero argomento del contendere erano piuttosto gli abiti della Rogers, quasi tutti molto belli, tutti imponenti e alcuni ingombranti (vedi le infernali piumette che si distaccano da quello di "Cheek to cheek"): ma la mammina di Ginger li voleva così protestando che se l'amata figliola non avesse avuto abiti lussureggianti nessuno l'avrebbe notata al fianco di un tale genio (Astaire). In questo la terribile Lila era acuta e ingiusta in ugual misura: ingiusta perché Ginger non era poi così sprovvista di talento, acuta perché, comunque, esisteva una differenza di classe tra i due. Comunque, mentre la coppia Astaire-Rogers interpretava film su film e i due divi approdavano all' elenco dei Top Ten, la ragazza Rogers (che aveva iniziato la sua carriera tra Vaudeville e Musical) voleva, fortissimamente voleva essere attrice e soprattutto attrice drammatica e non danzatrice. Un critico crudele disse di lei che le sue interpretazioni "erano meno versatili delle sue pettinature", ma questo non impedì a Rogers di ottenere un Oscar per Kitty Foyle nel 1940, superando Bette Davis di Ombre malesi (!) e Katharine Hepburn di Scandalo a Filadelfia (!).
Ma gli Oscar, si sa, sono stati sovente un mistero. E così, all'inizio degli Anni Quaranta, Ginger Rogers, a ventotto anni, con poco più di dieci anni di carriera, era una Star con la esse maiuscola, una Superstar, diremmo oggi, di quelle che fanno il bello e il brutto tempo sul set e i cui capricci sono legge.
La critica non era tenerissima con lei, ma il pubblico accorreva con slancio e film imbarazzanti come Lady in the Dark (Le schiave della città, 1944) incassavano quasi cinque milioni di dollari! In conseguenza Miss Rogers esigeva somme abbastanza forsennate per la sua partecipazione a un film (circa 300.000 dollari per Grand Hotel Astoria nel 1945) e, parallelamente, comprimari che non le facessero ombra. Il risultato fu un rallentamento nel ritmo delle offerte, finché, come una nemesi, nel 1949, si ripresenta l' occasione di lavorare con Fred Astaire; si tratta di sostituire con velocità Judy Garland per I Barkleys di Broadway. Rogers accetta con slancio e siccome ha sempre fatto molto tennis è in gran forma e riesce a ballare senza troppi problemi. Ma la magia della coppia è molto appannata: Fred è sempre più mostruosamente bravo; il professionismo di entrambi è quello di sempre; invece il magico accordo fra i due, quell'impalpabile qualità che li aveva resi, insieme, miracolosi, è scomparso. Nonostante tutto Rogers riesce a ricavare dal film un serio rilancio di carriera.
E' protagonista di alcune commedie, all' inizio degli Anni Cinquanta, che mettono d' accordo critica e pubblico sulla delizia delle sue interpretazioni e ottiene un successo personale al fianco di Cary Grant in Monkey Business (Il magnifico scherzo, 1952). In questo film Grant e Rogers sono una coppia di mezza età che perde colpi in molti sensi. Lui scienziato lei casalinga, lui distratto lei nostalgica, improvvisamente una pozione più o meno magica restituisce a tratti la giovinezza ai due, ma, e questa è la trovata, i due precipitano in una specie di adolescenziale idiozia, inarrestabile quanto sconfinata. Rogers recupera quella sua magica capacità di interpretare ragazzine di cui aveva già dato prova in Kitty Foyle e in Frutto proibito ma qui la gira in satira abbastanza feroce della giovinetta americana e dei suoi sciocchi obiettivi: ha poi un momento altissimo quando crede che un bambino piccolissimo che si trascina carponi sia il marito andato troppo oltre nei suoi ringiovanimenti. Purtroppo, l'incorreggibile Ginger accetta anche un ruolo drammatico che rischia di affossarla definitivamente nel film Black Widow (L' amante sconosciuta, 1954): la sinistra pellicola è sceneggiata e diretta da Nunnally Johnson (incredibile personaggio di Hollywood che aspetta ancora di essere interpretato dalla critica; il pubblico, a suo tempo, ne fece giustizia sommaria). Dopo questo film Ginger Rogers commette qualche altro errore di carriera (a parte l'aver sposato un giovanotto di quindici anni più giovane: all'epoca, uno scandalo) sia nella scelta dei soggetti sia nell'introduzione del giovanotto marito, un certo Jacques Bergerac, nei film di cui sopra. Poi, non contenta, si rimette nelle mani di Nunnally Johnson per quel nefando Oh Men! Oh Women! (Le donne hanno sempre ragione, ' 57) che le fa chiudere ingloriosamente la carriera cinematografica. Ha appena 45 anni. Tornerà, otto anni dopo, per due film, ma non vale la pena di ricordarli.
Interessante invece è la sua carriera televisiva e teatrale. Debutta in tv nel 1954, interpretando alcune commedie di Noel Coward e dopo parecchie apparizioni in spettacoli altrui, nel 1958, ha il suo Ginger Rogers Show in cui riprende a cantare e a ballare. Quando poi, a Broadway, sostituisce l' esausta Carol Channing nel ruolo di Dolly per Hello, Dolly! (è l'ottobre del 1965), Rogers ottiene un successo teatrale formidabile, complice anche quell'aura di nostalgia che comincia a profumare tutto ciò che ha avuto successo nel passato ed è, in qualche modo, ancora disponibile. Un' altra eroina di Musical sarà tappa fondamentale nella carriera teatrale della Rogers: Mame, questa volta a Londra, per 443 repliche a partire dal febbraio del 1969. Fra questi due personaggi, si situa un evento breve ma importante. Alla cerimonia per la consegna degli Oscar nel 1968, Fred Astaire e Ginger Rogers ballano insieme per pochi minuti e ottengono quella che è stata la più lunga clamorosa standing ovation nella storia degli Oscar. Contemporaneamente gli antichi film dei due, Astaire e Rogers, hanno un revival televisivo e nelle sale di tutti gli Stati Uniti che si estenderà poi all' Europa (va ricordata la tenacia di una saletta di Parigi che per anni continuava a proporre queste pellicole).
La riluttante Ginger comincia a rispondere ai giornalisti che le chiedono ormai solo di lei e Fred Astaire, oscillando tra l'agiografia, la malignità, le benedizioni e la ben recitata nostalgia. Pochi anni le basteranno a capire che ormai lei rappresenta solo la metà di una coppia che non esiste più da trent'anni, una coppia di cui lei era la parte minore e di cui "il genio" non parla volentieri. E così, rassegnata, mette insieme un piccolo spettacolo di danza e canto che porta nel circuito dei night-club: non solo si rievocano i suoi duetti con Fred Astaire, non solo se ne proiettano dei brani, ma i quattro ballerini che sono con lei indossano maglie inneggianti all' assente Fred Astaire. Il tutto fra il 1976 e il 1978.
Ginger Rogers era in cattiva salute dalla fine degli anni 70, ma rifiutò sempre di farsi curare: quale adepta di una setta religiosa non credeva nella medicina, ma solo nella preghiera. Da tempo era costretta in una sedia a rotelle.
L' attrice e ballerina è morta il 25 aprile 1995  alle 7.10 del mattino (le 17.10 italiane) nella sua casa di Rancho Mirage, a sud di Los Angeles, in California. Aveva 83 anni. Veronica Martinez, portavoce dell' Ufficio del Coroner della contea di Riverside, ha annunciato che la morte è avvenuta "per cause naturali".

sabato 15 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 luglio.
Il 15 luglio 1953 John Reginald Christie viene impiccato.
John Reginald Christie nacque a Sheffield, nel 1898, in una famiglia dove l'elemento femminile prevaleva (Christie aveva 4 sorelle) e dove l'unico elemento maschile (il padre) cercava in ogni modo, spesso con sistemi violenti, di dare al suo unico figlio maschio un'educazione maschilista.
Il padre di John era un uomo violento, che picchiava frequentemente il figlio. Talvolta lo costringeva addirittura a camminare marciando militarmente.
Dal canto suo, la madre era una donna iperprotettiva e apprensiva, che cercava sempre di proteggere il figlio chiudendolo in un guscio di affetto materno, nel quale John si crogiolava fin troppo, tanto da non riuscire a socializzare all'esterno della famiglia.
Negli anni dell'infanzia, Christie divenne presto un bambino solitario, ipocondriaco, pieno di fobie e seppure fosse molto attivo sia a scuola, che nella chiesa o in varie in attività sportive, non era riuscito a farsi nessuna amicizia.
Quando aveva 8 anni, suo nonno materno morì e i genitori gli chiesero se voleva vederlo durante la veglia funebre. Christie rispose affermativamente e sorprendentemente ne rimase affascinato.
Dopo quell'esperienza, John sceglierà il cimitero come suo luogo preferito di giochi, divertendosi in particolare ad osservare tra le fessure e le crepe delle tombe, nella speranza forse di rivedere lo spettacolo che lo aveva tanto affascinato durante la veglia funebre del nonno.
Sessualmente Christie era un ragazzo inibito. Il suo primo turbamento, all'età di 10 anni, capitò quando vide di nascosto le gambe nude della sua sorella più anziana, ma quell'evento lo rese ulteriormente frustrato: Christie non aveva un buon rapporto con le sorelle, che tendevano sempre a comandarlo e a dirigerlo e dopo quell'evento se ne sentiva anche attratto sessualmente.
Conscio di non poter mai soddisfare o esplicitare quel suo turbamento, era diventato molto nervoso e i successivi primi insuccessi amorosi durante l'adolescenza non fecero che peggiorare la situazione.
Christie cominciò così a sviluppare un profondo odio nei confronti delle donne ed in particolare delle donne da cui in un modo o nell'altro si sentiva tentato o attratto. Al tempo stesso, ne aveva paura e queste due emozioni insieme si fusero in una profonda e radicata rabbia repressa nei confronti delle donne in generale.
John abbandonò gli studi all'età di 15 anni e lavorò come operatore in un cinema fino a quando non iniziò la Prima Guerra Mondiale. Fu quindi chiamato alle armi ed entrò nell'esercito, ottenendo anche una discreta stima dai suoi superiori, fino a quando un giorno durante un'azione di guerra in Francia venne coinvolto in un attacco con gas subendo gravi conseguenze: rimase momentaneamente cieco e perse la voce, tanto che fu esonerato dal servizio per motivi di salute. Christie continuò a patire degli effetti dei gas per molto altro tempo, tanto che riacquistò la voce dopo 3 anni, anche se secondo alcuni medici che lo visitarono all'epoca si trattava in realtà di una reazione psicosomatica dovuta al trauma subito durante l'attacco.
Dopo la guerra, Christie tornò a svolgere il suo lavoro che poi cambiò, diventando un impiegato.
Nel 1920, Christie, ancora muto per effetto dei gas, si sposò con una donna di nome Ethel Simpson Waddington. Anche dopo il matrimonio, le sue difficoltà sessuali continuarono ed Ethel non fece nulla per venirgli incontro, non esitando a criticarlo e offenderlo per le sue incapacità.
Christie, che dall'età di 19 anni frequentava anche prostitute, non trovava sollievo neanche con loro che, pur non pretendendo nulla da lui, non esitavano a prenderlo in giro ed umiliarlo, ricordandogli sempre la sua incapacità a soddisfare una donna normale.
Poco tempo dopo il matrimonio, Christie cambiò nuovamente lavoro, diventando postino.
Fu durante lo svolgimento di questo mestiere che si mise per la prima volta nei guai con la giustizia, rubando alcuni vaglia postali. Come conseguenza di questo atto, Christie venne incarcerato per 3 mesi.
Dopo il ritorno a casa riacquistò la voce durante un litigio con il padre per poi perderla nuovamente e riacquistarla definitivamente dopo altri 6 mesi.
Passarono neanche 2 anni da quel primo arresto, che Christie si mise nuovamente nei guai per altri furti mentre lavorava come postino, finendo di nuovo in prigione per un breve periodo.
Cominciavano inoltre a circolare con insistenza delle voci a proposito del suo frequentare le prostitute e, in parte per queste sue abitudini, in parte per i suoi problemi con la legge, i rapporti con la moglie si incrinarono ulteriormente fino a degenerare nel divorzio.
Dopo la separazione dalla moglie, Christie decise di trasferirsi a Londra.
I primi anni a Londra non furono facili per John, che dopo 4 anni finì nuovamente nelle patrie galere, stavolta per 9 mesi, con l'accusa di furto.
Uscito dal carcere, sempre più disorientato, passò da un lavoro precario all'altro e per un certo periodo convisse con una prostituta, fino a quando un giorno, durante un litigio, la colpì alla testa con una mazza da cricket, finendo in prigione per altri 6 mesi.
Su di lui, in tribunale, gravava anche il sospettato di aver commesso violenza su altre donne, ma per mancanza di prove venne condannato solo per la violenza commessa sulla convivente.
Uscito di prigione, Christie non trovò alternative a continuare una vita fatta di lavori precari, espedienti e furti. Nell'arco di poco tempo, finì nuovamente in carcere per aver rubato l'auto ad un prete che aveva provato ad aiutarlo.
Fu durante questo ennesimo soggiorno in galera che John ricontattò l'ex moglie, chiedendole di tornare a vivere con lui una volta che fosse uscito di prigione. L'ex moglie accettò e nel 1933 raggiunse John a Londra, sposandolo nuovamente.
Poco tempo dopo la nuova unione, John ebbe un brutto incidente automobilistico e fu costretto ad un lungo periodo in ospedale. Una volta guarito, tornò a casa con alcuni aspetti negativi del suo carattere ulteriormente peggiorati, in particolare l'ipocondria.
Negli anni successivi, Christie lavorò poco e rimase molto tempo a casa, ossessionato dai suoi disturbi e dalla paura di ammalarsi. Nell'arco di 15 anni si sottoporrà a ben 173 visite mediche, la maggior parte delle quali senza validi motivi.
Nel 1938, la coppia si trasferì al piano terreno (con uso esclusivo del giardino sul retro) del numero 10 di Rillington Place, una piccola e squallida casa vittoriana su tre piani, a ridosso del muro di una fabbrica e con il bagno in comune con gli altri inquilini.
Tra i tanti eventi negativi vissuti fino ad allora, Christie ebbe anche qualche fortuna, proprio in un periodo che invece la maggior parte delle altre persone non ricorderà con piacere: la Seconda Guerra Mondiale.
Christie era già troppo vecchio per poter essere richiamato alle armi, ma in compenso venne accettato come membro volontario nella milizia territoriale, uno speciale corpo della polizia che si occupava di mansioni di controllo del territorio, mantenimento del coprifuoco, oscuramento di determinate zone durante gli attacchi aerei e via discorrendo.
Gli ufficiali che risposero alla sua domanda probabilmente non controllarono i suoi numerosi precedenti, così Christie, all'età di 42 anni, tornò a vestire un'uniforme.
Rimase nel corpo di polizia per 4 anni e quello fu probabilmente il periodo più felice della sua vita: finalmente aveva uno scopo da portare avanti e si immedesimò a tal punto nel suo compito da diventare un fanatico sostenitore della legge, tanto che tra i colleghi si guadagnò lo scherzoso soprannome di "Himmler di Rillington Place".
Christie prese talmente sul serio il suo lavoro da arrivare al punto da spiare i suoi vicini di casa alla ricerca di ogni minima infrazione.
Un'altra particolarità che gli piaceva di questo lavoro era la possibilità di avvicinare donne con maggiore facilità grazie alla divisa, tant'è che si fece anche un'amante, il cui marito era in guerra, ed approfittando delle numerose assenze della propria moglie, spesso si recava da lei a passare ore liete. Almeno fino a quando un giorno il marito rincasò a sorpresa, scoprendo il tradimento e riempiendolo di botte.
Dopo quella brutta esperienza, Christie incontrerà donne solo a casa propria. Una di esse ebbe la sfortuna di diventare la sua prima vittima...
La prima vittima di John Reginald Christie fu Ruth Fuerst, una immigrata austriaca di 21 anni che lavorava come operaia in una fabbrica di munizioni e che di tanto in tanto arrotondava lo stipendio facendo la prostituta.
Christie conobbe Ruth in un pub durante l'estate del 1943 e riuscì ad ottenere il suo interesse facendo leva sul suo ruolo in divisa.
Ruth cominciò così a frequentare la casa di Christie, al numero 10 di Rillington Place, ogni volta che la moglie di John si trovava a Sheffield dai parenti.
Durante uno di questi incontri clandestini accadde un imprevisto: John ricevette un telegramma dalla moglie che lo avvertiva che stava tornando anzitempo insieme al fratello. Christie preso dal panico disse a Ruth di andarsene immediatamente, ma lei si era già spogliata, voleva fare l'amore e rifiutò di andarsene. Christie decise così di risolvere il problema in modo estremo: fece l'amore con lei e, durante l'amplesso, la strangolò con una corda.
Terminato il rapporto con quello che ormai era un cadavere, avvolse il corpo di Ruth con i suoi vestiti e lo nascose sotto un'asse di pavimentazione nella cucina.
Quando la moglie tornò a casa insieme al fratello, i due non si accorsero di nulla.
Il giorno dopo, il fratello della moglie se ne andò via e durante la notte successiva Christie tirò fuori il cadavere e lo seppellì nel giardino. I vestiti furono inceneriti il giorno successivo.
Mesi dopo, fortuitamente, Christie dissotterrò il teschio di Ruth e incenerì anche quello.
La scomparsa della ragazza fu segnalata alla polizia il primo settembre, ma le indagini non portarono a nessun risultato.
Si sono fatte svariate ipotesi sui motivi che hanno portato Christie ad uccidere per la prima volta, una delle più accreditate è che dopo l'umiliazione sofferta dal marito tradito, Christie aveva un'assoluta necessità di manifestare nuovamente il suo potere per trovare di nuovo fiducia in sé stesso e lo manifestò nella maniera più tragica: uccidendo.
Dopo quel primo omicidio, Christie scoprì di non riuscire più a provare piacere con le donne a meno che queste non fossero immobili ed inermi. Il suo lato più strettamente necrofilo era tornato a galla e presto si sarebbe manifestato in nuovi crimini.
Un anno dopo, quando il suo compito nella polizia terminò, Christie trovò lavoro in una azienda di apparecchi radio ed anche la moglie cominciò a lavorare in una fabbrica.
All'incirca nello stesso periodo, Christie conobbe quella che poi diventerà la sua seconda vittima: Muriel Eady, una donna di 32 anni che lavorava nel reparto assemblaggio dell'azienda in cui lavorava anche lui.
I due fecero amicizia e Christie invitò varie volte Muriel e il suo fidanzato a casa propria, dove Ethel preparava loro il the e talvolta anche la cena.
Muriel non era una donna particolarmente affascinante, era bassa di statura, piuttosto robusta e non aveva un bellissimo viso, ciononostante Christie posò più di una volta gli occhi su di lei e venne preso dal desiderio di riprovare le intense emozioni provate l'anno prima con Ruth Fuerst, fino a che decise di escogitare un piano per rendere ciò possibile.
Nell'ottobre del 1944, Ethel tornò per un certo periodo a Sheffield dai parenti e Christie decise di approfittarne passando all'azione. In quel periodo, Muriel soffriva di una fastidiosa tosse e Christie, facendo leva sulle nozioni di pronto soccorso imparate durante il lavoro nella polizia, invitò Muriel a casa sua, sostenendo di avere un rimedio efficace contro il catarro di cui lei soffriva.
La ragazza si fidò, senza temere nulla, e si recò al numero 10 di Rillington Place ignorando che la attendeva una trappola pressoché perfetta: Christie aveva preparato una vaschetta di vetro con un coperchio di metallo, dentro la quale vi erano dei liquidi per inalazioni insieme ad alcune sostanze profumanti. Sul coperchio di metallo vi erano due fori, attraverso i quali passavano due tubicini di gomma, uno era collegato alla conduttura del gas, mentre l'altro ad una specie di mascherina attraverso la quale Muriel avrebbe dovuto respirare il monossido di carbonio.
Confidando in uno speciale rimedio contro il catarro, Muriel iniziò così ad inalare il gas fino a ritrovarsi in stato di semi-incoscenza, senza possibilità di difendersi. A quel punto, Christie, approfittando della sua debolezza, la strangolò con una corda.
Dopodiché, ebbe un amplesso con il suo cadavere, provando nuovamente quel senso di potere e al tempo stesso di pace che l'anno prima aveva provato con la sua prima vittima. Dopo l'omicidio e l'atto necrofilo, Christie scavò una fossa nel giardino e vi seppellì il cadavere, completamente vestito, non lontano dalla prima tomba.
Arrivò il 1945 e la guerra finì, anche se le difficoltà economiche e di vita della popolazione durarono ancora a lungo.
Christie riuscì per qualche anno a tenere a freno i suoi impulsi omicidi, fino a quando, nella primavera del 1948, questi non furono risvegliati dall'arrivo di una nuova coppia al terzo piano dello stabile (al secondo era venuto ad abitare un invalido, ex-operaio delle ferrovie).
Gli inquilini in questione erano una coppia di origine gallese, composta da Timothy Evans di 24 anni e sua moglie Beryl di 19, in attesa del loro primo figlio.
Timothy Evans proveniva da un'infanzia difficile e soffriva di vari problemi fisici e psichici nonché di un ritardo mentale non indifferente, inoltre era conosciuto come un gran bugiardo e bevitore accanito. Beryl, da par suo, era una ragazza carina ma di umili origini e pretese, con scarsa cultura e intelligenza sotto la media.
Dopo la nascita della prima figlia, che chiamarono Geraldine, Beryl rimase nuovamente incinta, ma due figli per loro sarebbero stati veramente troppi, ricoperti di debiti com'erano e con difficoltà a gestirsi in maniera opportuna. Beryl era intenzionata ad avere un aborto (all'epoca ancora illegale in Gran Bretagna) e informò tutti quelli che conosceva della sua intenzione, compreso John Christie: errore questo che si rivelerà per lei fatale.
Christie, approfittando dell'ignoranza e dell'ingenuità della ragazza, riuscì a convincerla di avere una certa esperienza nella pratica degli aborti ed utilizzò tutta una serie di termini scientifici che convinsero la diciannovenne ad affidarsi a lui.
In quel periodo, l'inquilino del secondo piano si trovava in ospedale, dove sarebbe rimasto alcune settimane, e Christie premeditò con precisione e crudeltà il suo terzo omicidio.
L'8 Novembre 1949, Christie salì al terzo piano della casa, ma anziché praticare l'aborto, colse di sorpresa la ragazza, strangolandola e abusando sessualmente del suo cadavere.
La sera stessa, quando Timothy Evans tornò dal lavoro, trovò davanti a sé Christie che gli disse che la moglie era morta durante l'intervento. Evans, di carattere debole e credulone, credette alla versione di Christie ed anziché recarsi dalla polizia con la figlia Geraldine e raccontare l'accaduto, acconsentì incredibilmente alla proposta di Christie di aiutarlo a nascondere il cadavere di Beryl, che momentaneamente fu sistemato nell'appartamento vuoto dell'inquilino del secondo piano.
Il giorno seguente, il giovane gallese tornò al lavoro e quando ritornò Christie gli disse che una famiglia della vicina cittadina di Acton si era presa carico di Geraldine (anch'essa era stata in realtà strangolata) e che gli promise che si sarebbe occupato personalmente di nascondere al più presto il corpo di Beryl in una botola nel giardino.
Evans, stordito e confuso, non dubitò neanche di una parola ed accettò il consiglio di Christie e, sempre su consiglio di questo, vendette tutta la mobilia e tornò a vivere a Merthyr, in Galles, con una zia.
Superate 3 settimane di grandi tormenti, Evans decise finalmente di recarsi alla stazione di polizia di Merthyr, dove raccontò una storia senza capo né coda che insospettì notevolmente gli inquirenti. Evans, incapace ad esprimersi correttamente e manifestando un comportamento piuttosto bizzarro, tentò di difendere Christie e si inventò che Beryl era morta in seguito all'assunzione di un prodotto che avrebbe dovuto provocare un aborto, inoltre disse alla polizia che il corpo era stato messo in una botola nel giardino.
Gli agenti di Scotland Yard decisero di fare un'ispezione sul posto, ma non trovarono nulla ed Evans, sempre più confuso, rilasciò una seconda dichiarazione, stavolta implicando Christie nella vicenda.
Gli agenti effettuarono un'altra ricerca e stavolta trovarono i corpi di Beryl e Geraldine.
Vicino ai due corpi, vi erano ancora i resti di Muriel Eady, ma sorprendentemente la polizia non li trovò. Successivamente al ritrovamento dei 2 cadaveri, furono effettuate le autopsie che stabilirono che le vittime erano morte per strangolamento, il che non coincideva con la versione di Evans che nella sua seconda dichiarazione aveva affermato che la moglie era morta durante un aborto clandestino praticato da Christie.
Evans fu portato a Londra dove, senza alcun consiglio legale, rilasciò una terza incredibile dichiarazione in cui affermava di aver strangolato la moglie dopo un litigio per motivi di denaro e di aver ucciso la figlioletta due giorni più tardi nel medesimo modo.
L'11 gennaio 1950, iniziò un processo a senso unico che si concluse in brevissimo tempo: Evans venne assolto dall'accusa di aver ucciso la moglie per mancanza di prove, ma condannato per l'omicidio della figlia, ragion per cui fu condannato a morte tramite impiccagione.
Christe venne implicato nella vicenda e coinvolto nel processo, ma riconosciuto innocente.
Il 9 marzo dello stesso anno Evans venne impiccato e riceverà ufficialmente giustizia solo 13 anni più tardi, nel 1966, quando venne stabilita con certezza la sua innocenza e la sua ingiusta condanna. I suoi resti vennero rimossi da un terreno sconsacrato in cui erano stati sepolti e trasferiti in un cimitero cattolico di Londra.
Dopo il processo e l'esecuzione di Evans, Christie entrò in una profonda depressione.
L'ansia derivante dalla paura di essere scoperto e condannato l'aveva duramente provato, aveva perso il lavoro ed nell'arco di pochi mesi aveva perso anche più di 20 chili di peso.
Fu per questo ricoverato per 3 settimane, al termine delle quali uno psichiatra gli propose invano di passare un periodo di ricovero in una clinica specializzata per fare ulteriori esami.
Ad ogni modo, l'ipocondria di Christie peggiorò ulteriormente ed in soli 8 mesi si fece visitare dal proprio medico di famiglia per ben 33 volte.
La situazione migliorò leggermente quando trovò un nuovo lavoro come impiegato, ma durò poco. Christie non riusciva più ad essere preciso e costante nel lavoro e con una scusa si licenziò rimanendo nuovamente disoccupato.
La moglie non era affatto contenta di tutto ciò: spesso lo rimproverava, prendendolo anche in giro per la sua impotenza sessuale. La situazione in casa diventava di giorno in giorno più tesa ed il fatto che Ethel, a causa di alcuni suoi problemi di salute, visitava sempre meno i parenti a Sheffield, non faceva altro che renderla ancora più tesa.
Fu così che la notte del 14 dicembre 1952, dopo soli 5 giorni dal licenziamento, Christie strangolò la moglie nel sonno e la nascose sotto un asse della pavimentazione all'interno dell'abitazione.
Pochi giorni dopo scrisse una lettera alla sorella di Ethel, asserendo che la moglie non poteva più scriverle a causa di un problema reumatico alle mani, mentre ai vicini disse che Ethel era partita per Sheffield e che presto anche lui l'avrebbe raggiunta.
Ormai solo nella casa e senza più controlli, Christie sprofondò ancora di più nelle sue fantasie perverse e morbose, fino a quando, nel gennaio del 1953, perse completamente l'autocontrollo ed uccise per ben 3 volte prima di essere scoperto ed arrestato.
La sesta vittima fu Rita Nelson, una prostituta di 25 anni che il 2 gennaio 1953 venne strangolata e in seguito stuprata nella casa del suo assassino; la settima, Kathleen Maloney, uccisa nello stesso mese, venne asfissiata e strangolata prima di essere stuprata dal suo assassino necrofilo; l'ottava ed ultima vittima, Hectorina McLennan di 26 anni, venne condotta a Rillington Place con una scusa e lì la strangolata e stuprata.
Tutti e 3 i cadaveri vennero nascosti in un buco nella parete della cucina, una specie di armadio a muro che poi fu coperto con della carta da parati e un altro mobile.
Christie era riuscito sempre a farla franca, ma era cosciente che presto avrebbe dovuto scappare: il fidanzato di Hectorina (l'ultima vittima) l'aveva visto in compagnia di lei poco prima che scomparisse e continuava a fare domande, i parenti di Ethel a Sheffield cominciavano a preoccuparsi ed insospettirsi, inoltre John sapeva bene che, nonostante la temperatura molto bassa della casa (tra i 5 e i 10 gradi d'inverno), presto i cadaveri che nascondeva avrebbero cominciato ad emanare odori troppo cattivi per essere sopportati dai vicini.
Tutte queste considerazioni lo portarono a decidere di scappare in fretta e furia: Christie non rispose più alle lettere dei parenti di Ethel, vendette tutti i mobili (letto compreso) e, il 21 marzo, dopo aver sub-affittato illegalmente la casa ad una coppia di nome Reilly, scappò via cominciando a vagabondare senza meta per Londra.
Il proprietario dello stabile venne presto a conoscenza del sub-affitto irregolare, mandò via i Reilly e permise ad un inquilino del piano superiore (un immigrato giamaicano di nome Beresford Brown) di usare la cucina al piano terreno. L'uomo, facendo alcuni lavori nella cucina, scoprì in un angolo della parete della carta da pareti strappata che celava una porta. Pensando che si trattasse di una dispensa, Brown aprì la porta, puntò la torcia elettrica nel buco e scoprì con orrore un cadavere di donna, vestito solo con un reggiseno.
Il giamaicano chiamò immediatamente la polizia che, giunta sul luogo, trovò altri due cadaveri nella parete, poi un altro sotto un'asse di pavimentazione e ancora altri due sepolti nel giardino.
Dopo la macabra scoperta, partì immediatamente la caccia a Christie, che divenne il ricercato numero 1 del Regno Unito.
Le ricerche terminarono dopo soli 10 giorni, quando, stanco e sfinito, l'assassino venne fermato da un poliziotto che lo aveva riconosciuto, mentre era affacciato sul ponte Putney a guardare con sguardo fisso il Tamigi.
Quando l'agente chiese al sospetto se fosse John Christie, lui rispose affermativamente e, senza opporre resistenza, si fece arrestare e portare nella stazione di polizia di Putney, dove confessò di aver ucciso la moglie, la Maloney, la Nelson, la MacLennan, la Fuerst e la Eady.
Inizialmente non confessò l'omicidio di Beryl Evans, ma l'8 giugno ammise di aver commesso anche quello. Non confessò mai invece l'omicidio della piccola Geraldine, di soli 15 mesi, il che portò a varie ipotesi: che cercasse di negare il suo omicidio più orrendo, che avesse compiuto l'omicidio insieme a Timothy Evans, o che fosse davvero Timothy Evans ad aver ucciso la figlia, per quanto fosse improbabile che due strangolatori abitassero casualmente nello stesso stabile di 3 piani.
Il processo di Christie cominciò nel giugno del 1953.
L'imputato basò la sua difesa su una presunta insanità mentale, ma la strategia faceva acqua da tutte le parti e non fu quasi presa in considerazione.
Dopo un breve processo, Christie venne giudicato colpevole di omicidio nei confronti dell'ex moglie e quello bastò a fargli ottenere una sentenza di condanna a morte tramite impiccagione. Christie venne impiccato dopo un brevissimo lasso di tempo dal processo, il 15 luglio del 1953, nel penitenziario di Pentonville dal boia Albert Pierrepoint, che si era occupato in precedenza anche dell'esecuzione di Evans. Una ricostruzione della scena dell'esecuzione capitale di John Christie nella prigione di Pentonville, può essere visitata all'interno della "Camera degli orrori" nel celebre museo delle cere Madame Tussauds di Londra.
Nel 1954, l'anno successivo all'esecuzione di Christie, Rillington Place venne rinominata Ruston Close su richiesta dei residenti della zona che firmarono una petizione in modo da eliminare ogni traccia dei tragici eventi, ma il numero civico 10 continuò ad essere abitato. Le tre famiglie che occupavano la palazzina nel 1970 rifiutarono di dare l'autorizzazione per le riprese del film "L'assassino di Rillington Place n. 10", che quindi venne ambientato nel vicino numero 7 (sfitto). Richard Attenborough, che interpretò sullo schermo il ruolo di Christie, parlò della sua riluttanza iniziale nell'accettare la parte: «Non mi piaceva assolutamente quel ruolo, trovo il personaggio di Christie ripugnante, ma accettai dopo aver letto il copione». La palazzina dove Christie perpetrò i suoi crimini, insieme a tutte quelle nei dintorni, è stata demolita negli anni settanta per lasciare posto ad un nuovo complesso residenziale. Attualmente dove sorgeva il civico numero 10 di Rillington Place si trova un giardino.

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