Cerca nel web

mercoledì 21 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 21 maggio.

Il 21 maggio 996 Ottone III di Sassonia viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero.

Nato a Kessel presso Kleve nel gennaio 980, morto a Paterno presso Soratte il 24 (o 23) gennaio 1002. 

Nel 983 venne eletto re a Verona e incoronato ad Aquisgrana, e fino alla maggiore età (995) fu diretto dalla madre Teofano (morta nel 991) e poi dalla nonna Adelaide. Il rivale di suo padre, Enrico di Baviera, tentò di togliergli la corona, essendo riuscito a fuggire di prigione, e trovò partigiani dalla Francia alla Boemia. Tuttavia il principio di legittimità ebbe il sopravvento; Enrico dovette sottomettersi e in compenso riebbe la Baviera nel 985. 

Com'era stato suo padre, da rivale si trasformò in fedele sostegno del re. Nel 983 anche la frontiera orientale, che era stata intaccata, fu potuta ristabilire. Tuttavia tra il 985 e il 995 fu necessario compiere ogni anno spedizioni, o per meglio dire scorrerie, né mancarono gl'insuccessi, tanto più che si ebbero anche nuove incursioni di Normanni. L'aiuto del duca di Polonia, desideroso di estendere il proprio stato mediante l'unione col re, si dimostrò valido. 

In Italia le due reggenti, assistite dal consiglio dell'esperto arcivescovo di Magonza Willigi, tennero un atteggiamento riservato, tranne che per un viaggio a Roma di Teofano nel 989-90. Ma nel 995 papa Giovanni XV (985-996) invocò l'aiuto del re, divenuto ormai maggiorenne, contro Giovanni Crescenzio, il quale da dieci anni dominava in Roma in qualità di patrizio. Mentre Ottone s'avviava a Roma, Giovanni morì; a suo successore fu eletto, nell'accampamento imperiale, un cugino dell'imperatore, della famiglia dei Salî, il primo straniero che dopo molti secoli ricevesse la tiara, il quale assunse il nome di Gregorio V. In questo nome si conteneva il programma di una riforma destinata a liberare il papato dalle lotte dei partiti romani. 

Il 21 maggio 996 Gregorio incoronò imperatore Ottone, il quale accolse la sottomissione del patrizio e ritornò ad Aquisgrana persuaso d' avere assicurato la pace. Ma già al principio del 997 Crescenzio cacciò il papa, levandogli contro, con l'aiuto dei Bizantini, Filagato, un greco dell'Italia meridionale col nome di Giovanni XVI. Ottone non poté intervenire, avendo in quel torno gli Slavi passato l'Elba; a quest'assalto egli riparò, assistito dal duca di Polonia, con due contrattacchi, i quali ristabilirono la pace, e nella primavera del 998 s'affrettò a scendere in Italia. Qui l'antipapa non era riuscito a farsi riconoscere fuori di Roma, e già da varî mesi era pronto a sottomettersi; Giovanni Crescenzio s'era asserragliato in Castel Sant'Angelo. Questo venne espugnato il 28 aprile 998, Crescenzio fu ucciso e il suo cadavere impiccato. Ottone era ormai padrone assoluto della situazione, per quanto nell'Italia Settentrionale Arduino d'Ivrea si mantenesse indipendente e nell'Italia meridionale riuscisse impossibile accordare fra loro i principi longobardi. Ma poiché il marchese Ugo di Toscana aderiva all'imperatore, questi possedeva un appoggio sicuro in Italia.

Fino al suo ingresso a Roma Ottone aveva avuto a modello Carlomagno, e la difesa della Sassonia gli era apparsa più importante che Roma e l'Italia. Ma uomini come Leone, più tardi vescovo di Vercelli, e come il francese Gerberto, che espulso dal seggio arcivescovile di Reims si era rifugiato presso di lui e da lui era stato fatto arcivescovo di Ravenna, accesero in lui l'entusiasmo per l'antica grandezza di Roma e per la tradizione dell'antica cultura. Altri ispiratori, quali Adalberto di Praga e Bruno di Querfurt, ambedue morti poi martiri, accesero in lui la fiamma dell'ideale religioso e della propagazione della fede. Anche il rifiuto dell'imperatore bizantino di dare in moglie a Ottone una sua nipote fece sì che l'imperatore gli si rivolgesse contro con l'orgoglio offeso di un Imperator Romanorum. 

Il programma carolingio non fu abbandonato, ma assunse forma religiosa e classicheggiante. Le parole renovatio imperii Romanorum caratterizzarono gli scopi temporali di Ottone e il nome di Silvestro II, che Gerberto, eletto nel 999 a successore di Gregorio V, assunse in ricordo della leggendaria collaborazione di papa Silvestro I e di Costantino il Grande, mostrò che anche la Chiesa doveva e voleva aver parte nel rinnovamento. Questo si effettuò in forma pratica nel fatto che Ottone stabilì la propria residenza sull'Aventino e fu largo di titoli e di favori ai Tuscolani, i rivali dei Crescenzî abbattuti; al tempo stesso promosse in ogni maniera l'espansione del cristianesimo verso est. Nel 999-1000 si recò, attraverso la Germania, in Polonia, dove, d'intesa col papa, istituì un arcivescovato, con tre vescovati suffraganei, a Gniezno, sulle ossa del suo amico Adalberto, morto martire. Insieme con Silvestro II sanzionò l'ingresso dell'Ungheria nella comunità cristiana; il giorno di Natale del 1000 questa regione fu eretta a regno e accolse il cristianesimo. Durante questo viaggio, conscio della propria missione, assunse il titolo apostolico di servus Jesu Christi. Nel viaggio di ritorno curò la ricognizione delle ossa di Carlomagno, segno questo che il grande imperatore era ancora per lui il segnacolo del rinnovamento. Ottone sperava di procedere oltre per questa via. Nel gennaio 1001, quando era di nuovo a Roma, Ottone comincia a porsi la questione dei suoi rapporti col pontefice e quella delle donazioni imperiali alla Chiesa. Egli riconosceva bensì la dottrina delle due potestà, ma non le donazioni fatte dagl'imperatori, e quest'affermazione di principî avrebbe potuto avere conseguenze incalcolabili, se una nuova insurrezione scoppiata a Roma in seguito al trattamento troppo benevolo usato verso Tivoli, che era stata allora espugnata, non avesse, riunendo i due partiti avversi dei Tuscolani e dei Crescenzî, cacciato da Roma papa e imperatore. 

Ma nonostante che il conflitto aperto col papato non scoppiasse, Ottone, fortemente scosso nella sicurezza della sua coscienza religiosa, pensò di farsi eremita o missionario per riacquistare la grazia divina. Ma prima voleva trarre vendetta da quella Roma prima tanto amata e ora odiata. Le truppe erano già in marcia, la situazione ecclesiastica era già ristabilita e la sposa bizantina che era finalmente riuscito a ottenere si trovava in viaggio, quando il ventunenne imperatore fu rapito da un'improvvisa malattia, forse vaiolo. Straziato nel suo intimo, egli accolse con dignità e con spirito religioso la fine, che lo liberava dal dissidio interno. L'ostilità che si era già manifestata in Germania per le preferenze mostrate verso la parte meridionale dell'impero venne meno nelle lotte per la successione. La salma di Ottone, attraverso l'Italia in cui Arduino veniva eletto ultimo re nazionale, fu trasportata ad Aquisgrana, per riposare accanto a Carlomagno. I suoi disegni erano falliti, ma l'idea del rinnovamento della Chiesa e dell'Impero, alle quali egli aveva dato nuova espressione, gli sopravvissero.

martedì 20 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 20 maggio.

Il 20 maggio 1873 Levi Strauss deposita il brevetto dei Blue Jeans.

“Blue Jeans” deriva dal francese “bleu de Genes”, ossia “blu di Genova”.

Non è che a Genova, secoli fa, facessero già i blue jeans come li conosciamo oggi.

Innanzitutto il tessuto usato nel XV secolo per le merci era il fustagno, fabbricato nelle città di Chieri, in provincia di Torino, e in quella francese di Nimes, e veniva esportato attraverso il porto di Genova, dove era utilizzato per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci del porto. Ma è proprio a Genova che i marinai usarono il fustagno come indumento intorno al 1500.

Ma il jeans di oggi nasce nel 1873.

Il 20 maggio 1873 fu brevettato il moderno jeans in denim (da “de Nimes”). Due anni prima, nel 1871, il sarto lettone Jacob Davis, abitante a Reno in Nevada, rinforzò il fustagno con rivetti in rame.

Non avendo i soldi per il brevetto si mise in società con Levi Strauss, il proprietario dell'ingrosso Levi Strauss & Co.

Il 5 luglio 1872 Davis scrisse a Levi Strauss:

“Reno, Nevada, 5 luglio 1872. Ai signori Levi Strauss & Co. Trovate accluso un assegno di 350 dollari. Vi ho anche mandato 2 pezzi cuciti con la stoffa che mi avete venduto. Quelli blu li metto a 3 dollari e 50 al paio. I miei concorrenti sono gelosi del successo e se non li assicuro con un brevetto presto li faranno tutti. Perciò cari signori vi propongo di fare un brevetto a mio nome e vi darò metà dei diritti. Vostro J.W. Davis”.

Davis e Strauss erano entrambi ebrei – il primo di origine lettone, come abbiamo detto, e il secondo di origine tedesca - emigrati nel West durante la corsa all'oro.

Strauss indirizzava la propria produzione ai manovali (fu lui che inventò la famosa salopette oggi ancora molto di moda), e decise di brevettare l'idea.

Così i blue jeans nacquero ufficialmente nella città di San Francisco.

Con loro comparvero per la prima volta anche il "patch" (l'etichetta con due cavalli), la tasca posteriore a doppio arco e tutti i segni che ora rendono i Levi's il mito che sono oggi.

Pochi anni dopo nacquero i Lee e i Wrangler. Oggi ogni marchio di moda ha i propri jeans. 

In Europa i jeans prodotti negli Stati Uniti giunsero e si diffusero dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto grazie ai divi del cinema che li indossavano anche nei loro film più famosi, come ad esempio James Dean, Elvis Presley e Marlon Brando.

In pochissimi anni i jeans diventarono in tutti i Paesi europei i pantaloni più comprati e indossati specie dai giovani, che ne fecero simbolo della loro ribellione e della loro protesta negli anni '60.

lunedì 19 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 19 maggio.

Il 19 maggio 1836 Cynthia Ann Parker, una bambina irlandese emigrata in Texas, viene rapita dai nativi americani.

Cynthia Ann Parker, una bimba di appena nove anni, fu rapita dagli indiani Comanche mentre la sua famiglia veniva brutalmente massacrata davanti ai suoi occhi.

Dopo che l’isolato avamposto texano fu attaccato da un gruppo di guerra di Comanche, la piccola Cynthia venne allontanata da sua madre, portata via a cavallo e allevata per vivere come una delle donne della tribù.

Per 24 anni la donna dagli occhi azzurri, dapprima prigioniera, rimase volontariamente con i suoi rapitori, sposandosi con un Comanche e facendo nascere dei figli, dimenticando perfino la sua lingua d’origine.

E in un’incredibile gioco del destino, proprio uno dei suoi figli – Quanah – divenne uno dei più temuti e rispettati capi tra i nativi americani del 1800 e fu anche l’ultimo dei leader Comanche ad abbandonare definitivamente il sentiero di guerra ed il vecchio stile di vita indiani per indicare la possibilità di ricrearsi una vita nelle riserve, sotto le autorità statunitensi.

La storia brutale del rapimento di questa giovane, lo spargimento di sangue della sua famiglia, le guerre condotte dai Comanche guidati dal figlio di Cynthia, Quanah, contro i bianchi e infine la resa, sono elementi che non hanno mai smesso di emozionare e sorprendere gli appassionati di storia del west. Si tratta di uno spaccato di storia ripreso più e più volte nei film e nei libri.

L’autore del bel libro “Empire Of The Summer Moon”, S.C. Gwynne, riprende la storia di Cynthia Parker – Nautdah nella sua famiglia Comanche adottiva – intrecciandola con gli eventi violenti fatti di razzie, scalpi, uccisioni che punteggiavano la vita della frontiera intorno alla metà del 1800.

S.C. Gwynne narra che il nonno di Cynthia venne ucciso, scalpato e gli vennero asportati i genitali mentre sua moglie veniva costretta a guardare, mentre in un attacco a un altro insediamento di bianchi una donna incinta venne violentata prima di essere colpita con delle frecce e scalpata viva.

Gwynne racconta anche la terribile storia dell’attacco alla famiglia Parker, avvenuto il 19 maggio 1836.

Una squadra di razziatori Comanche circondò il loro ranch, posto in quella che era la selvaggia frontiera texana, prese d’assalto la casa debolmente presidiata, chiedendo una mucca da uccidere per farne cibo e le indicazioni per la più vicina fonte d’acqua.

Sospettando una trappola, donne e bambini vennero immediatamente fatti scappare attraverso una porta posta sul retro della casa nei rigogliosi campi di grano o nel letto del fiume secco o in aperta campagna. Mentre loro scappavano, alcuni uomini della casa si diressero verso quello che sembrava essere il capo della banda di guerrieri a cavallo. Gli uomini erano disarmati e tenevano in mano, in maniera visibile, delle scorte di cibo.

Furono brutalmente attaccati e smembrati davanti ai loro familiari che osservavano scioccati.

Cynthia fuggì con sua madre Lucy e quattro fratelli, ma vennero individuati e inseguiti da alcuni guerrieri. Proprio Cynthia venne circondata e strappata a sua madre.

Scrive Gwynne: “Gli indiani li catturarono tutti, madre e figli… costrinsero Lucy a cedere due dei suoi figli che vennero subito portati via, poi la trascinarono insieme ai due bambini rimasti verso il caseggiato.

Quelli che erano rimasti all’interno per affrontare i predoni Comanche subirono lo stesso destino di molti altri coloni della frontiera dell’epoca: una morte tremenda.

La logica che guidava tutte le incursioni dei guerrieri Comanche era molto semplice: tutti gli uomini venivano invariabilmente uccisi e quelli che venivano catturati vivi erano poi sottoposti alla tortura. Le donne venivano perlopiù fatte prigioniere e violentate dalla banda. Alcune venivano uccise e altre torturate.

I bambini venivano invariabilmente uccisi.”

I Parker non subirono un trattamento diverso dalla regola dei Comanche: quattro maschi della famiglia erano stati uccisi e bloccati a terra con le lunghe lance e scalpati.

Altri che provarono a scappare vennero attaccati, bloccati e trattati selvaggiamente: “L’anziano John Parker, sua moglie Sallie e sua figlia Elizabeth Kellog vennero circondati e spogliati di tutti i loro vestiti. Gli indiani si accanirono su di loro, attaccando il vecchio con il tomahawk… e costringendo la moglie a guardare cosa gli stavano facendo. Lo squarciarono, gli tagliarono i genitali e lo uccisero.”

La violenza era quella tipica che si viveva nel selvaggio west americano. E d’altra parte, la durezza degli indiani in rapporto alla violenza era in parte il frutto di relazioni con l’uomo bianco che erano da sempre impostate sulla prevaricazione del secondo sui primi, sulla sottrazione delle terre e sul mancato rispetto di qualsiasi trattato.

Gwynne descrive nel suo libro un attacco simile a un’altra famiglia di coloni.

“Dopo aver catturato una donna incinta di nove mesi, i Comanche l’hanno trascinata indietro fino a un punto a circa duecento metri di distanza dalla capanna in cui quella viveva. Lì è stata stuprata da una banda di razziatori Comanche. Quando ebbero finito, le tirarono addosso diverse frecce. L’hanno poi scalpata viva facendo alcuni tagli profondi sotto le orecchie e staccando completamente la parte superiore del cuoio capelluto dalla testa. La poveretta sopravvisse per quattro lunghi giorni tra atroci sofferenze.”

Nonostante il suo ingresso violento nella tribù, Cynthia – che venne poi chiamata Nautdah (“trovata”) – alla fine sposò uno dei capi Comanche, Peta Nocona.

Nei successivi 24 anni Cynthia visse con gli indiani e ne assimilò usi e costumi, divenendo un membro della tribù pienamente integrato e dando alla luce ben tre bambini, incluso Quanah che sarebbe poi diventato famosissimo.

Mentre gli scontri tra Texas Rangers e nativi americani si facevano sempre più frequenti e brutali, il governo di Washington prese una linea più decisa sulle tribù che compivano razzie, inviando truppe in numero sempre maggiore per dare la caccia a quei Comanche che erano con buona ragione considerati “gli inafferrabili cavalieri delle pianure”.

Fu durante uno di questi scontri con i Texas Rangers, nel 1860, che Cynthia, a malapena riconoscibile come donna bianca grazie ai suoi occhi blu, venne sottratta agli indiani e riconsegnata alla civiltà dei bianchi.

Cynthia si era ormai così integrata tra i Comanche che le uniche parole inglesi che poteva pronunciare erano “Me Cincee Ann”.

Nonostante i bianchi fossero ben felici di aver effettuato il suo “salvataggio”, Cynthia non si sentiva più a casa tra i suoi parenti americani e cercò di scappare più e più volte.

Aveva il cuore spezzato dal timore di non riuscire più a rivedere i suoi due figli, quelli che riuscirono a sfuggire al raid dei Texas Rangers del 1860 e lentamente divenne sempre più introversa, finendo persino per ammalarsi.

Quando la sua giovane figlia morì all’età di cinque anni, la sua salute declinò rapidamente e morì sola nel 1870, all’età di appena 43 anni.

Un altro suo figlio, Quanah, tuttavia, iniziò a guidare una tribù Comanche prima ancora che avesse 20 anni. Era insolitamente alto e atletico per i consueti standard Comanche e riuscì a far crescere enormemente la sua fama grazie ad un buon numero di audaci incursioni e razzie tra i bianchi.

La sua più grande vittoria arrivò nel 1871 quando batté un distaccamento di 600 soldati americani, attaccando con successo il loro campo di notte, mentre guidava un intero villaggio in salvo.

Ma verso la metà degli anni settanta dell’Ottocento la vita stava diventando realmente impossibile per i Comanche che ancora volevano praticare la consueta vita da nomadi, sempre appresso ai bisonti. I bianchi erano ormai ovunque e i loro ranch punteggiavano le grandi pianure. I bisonti si erano ormai fatti così rari che i Comanche erano sempre più in difficoltà per gli approvvigionamenti. Inoltre, l’esercito era forte e presidiava gli snodi principali della comancheria e così il 2 giugno 1875 Quanah condusse l’intero suo villaggio verso la riserva e fu l’ultimo vero capo Comanche.

Nei suoi ultimi anni, Quanah godette di una certa celebrità e divenne un buon allevatore di bestiame, mentre i resti dell’orgoglioso impero Comanche crollavano intorno alla sua gente.

Cerca nel blog

Archivio blog