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martedì 3 ottobre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 ottobre.
Il 3 ottobre 1837 Samuel Morse brevetta il suo codice.
Il nome di Samuel Morse è oggi a tutti noto, in quanto è legato all’invenzione del telegrafo elettrico e dell’alfabeto Morse. Furono queste due invenzioni rivoluzionarie, ma non incontrarono subito il favore generale, anzi Morse fu inizialmente ostacolato nelle sue ricerche.
Samuel Finley Breese Morse nacque negli Stati Uniti a Charlestown (Massachusetts) nel 1791, da una famiglia di rigide tradizioni puritane. Studiò prima nella sua città, poi alla Phillips Academy, infine all’Università di Yale. Sebbene già in gioventù fosse attratto dai fenomeni fisici, non si sentì di dedicarsi alla carriera di ricercatore e preferì applicarsi all’altro dei suoi interessi: la pittura.
Faticosamente, col passare degli anni, egli riuscì a farsi un buon nome nel campo artistico. Dopo essere stato allievo del pittore americano Benjamin West, a Londra, nel 1815 iniziò una faticosa carriera di ritrattista, e raggiunse finalmente il successo quando dipinse il ritratto del Marchese de la Fayette.
Fu anche fondatore e presidente dell’Accademia Nazionale del disegno.
Nel 1829, ormai affermato come pittore, Morse si stabilì per breve tempo a Parigi per approfondire le sue conoscenze sulla pittura europea. Qui ebbe occasione di parlare della necessità di un mezzo di comunicazione più veloce del cavallo, l’unico impiegato a quei tempi. Questo divenne il pensiero dominante di Morse, che per diversi anni preferì abbandonare i successi e i guadagni derivanti dalla sua carriera di artista per dedicarsi a una dura vita di ricerche.
Dopo quasi dieci anni, nel 1837, poté presentare il suo primo telegrafo, e nel 1838 trasmise il primo messaggio mediante segnali elettrici: < Attenzione, l’Universo! >.
Nonostante questo successo Morse incontrò l’indifferenza generale; tuttavia perseverò nei suoi studi.
Trasformò così il primitivo telegrafo in uno nel quale venivano trasmessi, mediante un tasto collegato a una batteria di pile, impulsi più o meno lunghi (punti e linee), che rappresentavano delle lettere (alfabeto Morse). Questo alfabeto, oggi adottato in tutti i Paesi, è costituito da punti e da linee, separati da intervalli. La lunghezza dei punti è fissa, quella delle linee è il triplo di quella dei punti, mentre quella degli intervalli è variabile, secondo se l’intervallo separa i vari elementi di una lettera, o le lettere di una parola, o le parole di una frase. Con questo alfabeto, per esempio, la lettera " a " è indicata con un punto e una linea, " b " con una linea e tre punti ecc.
Da questo momento Morse divenne per la seconda volta ricco e famoso, ottenne onori in tutti i Paesi e vide il successo e la piena applicazione della sua invenzione. Come i giornali dei nostri tempi annunciano le prime prodigiose vittorie dell'astronautica, i giornali dell'epoca stupivano il pubblico informandolo della fulmineità del nuovo mezzo di comunicazione.
L'invenzione del codice telegrafico ad opera di Samuel Morse rivoluzionò le comunicazioni internazionali. Si racconta che Morse ebbe l'idea dell'alfabeto telegrafico osservando i segnali di fumo che gli Indiani d'America usavano per comunicare a distanza. Ad ogni modo, insieme al telegrafo, il codice Morse ha radicalmente cambiato le comunicazioni rendendole più sicure e veloci fornendo una poderosa spinta al progresso dell'Uomo.
I primi strumenti elettrici per la trasmissione telegrafica furono inventati nel 1837 dallo stesso Morse e, indipendentemente, dal fisico britannico Charles Wheatstone in collaborazione con l'ingegnere William F. Cooke. Il semplice codice Morse consentiva di trasmettere messaggi inviando impulsi elettrici lungo un cavo. L'apparecchio di Morse, utilizzato nel 1844 per inviare il primo telegramma pubblico, era azionato da un pulsante elettrico che lasciava passare la corrente quando veniva premuto e la interrompeva al rilascio. L'originale ricevitore Morse era dotato di una punta scrivente controllata da un elettromagnete che scriveva su un nastro di carta scorrevole. I segni tracciati dalla punta, punti e linee, dipendevano dalla durata della pressione sul pulsante del dispositivo trasmittente.
Mentre stava sperimentando il suo strumento, Morse si rese conto che i segnali potevano essere trasmessi solo a circa 30 km di distanza: oltre questo limite diventavano troppo deboli per essere registrati. Con l'aiuto dei suoi collaboratori, allora, mise a punto un'apparecchiatura a relè consistente in un commutatore azionato da un elettromagnete che poteva essere collegato alla linea telegrafica a 32 km di distanza dalla stazione trasmittente in modo da ripetere automaticamente i segnali, ritrasmettendoli per altri 32 km. Un impulso entrando nella bobina del magnete faceva ruotare un nucleo e chiudeva un circuito indipendente alimentato da una batteria. Questo movimento inviava un nuovo impulso di corrente alla linea, e l'impulso a sua volta azionava altri relè fino a che il messaggio non raggiungeva il ricevitore. Alcuni anni dopo, Morse realizzò un dispositivo ricevente, ma quasi subito i telegrafisti scoprirono che era possibile distinguere i punti e le linee semplicemente dal suono emesso e l'apparecchio venne abbandonato.
Dato che la telegrafia era molto costosa, furono sviluppati diversi metodi per inviare più messaggi simultaneamente su una stessa linea. Nella telegrafia duplex si poteva trasmettere simultaneamente un messaggio in ognuno dei due sensi, mentre la telegrafia quadruplex, introdotta nel 1874 da Thomas Edison, permetteva la trasmissione simultanea di due messaggi in ciascuno dei due sensi. Nel 1915 fu introdotta la telegrafia multipla, mediante la quale potevano essere inviati otto o più messaggi. In seguito a questi progressi e all'introduzione delle telescriventi verso la metà degli anni Venti, il sistema telegrafico manuale di Morse fu gradualmente sostituito da metodi di trasmissione via radio e via cavo automatici.

lunedì 2 ottobre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 ottobre.
Il 2 ottobre 2001 va in onda in America la prima puntata di "Scrubs".
C'è una cosa che prima o poi colpisce tutti: la vita.
Alle volte questa non è nient'altro che una gran bella risata tra amici, altre volte invece ci colpirà come una fortissima ginocchiata sui denti; poi ancora sembrerà troppo "una sitcom scadente con sceneggiatori troppo pigri", altre invece sarà troppo movimentata, a volte invece non ci capirete niente e non saprete dove andare a parare.
Se c'è una cosa in grado di essere vista come un libro intitolato "Vita: istruzioni per l'uso", questa cosa è Scrubs.
Il telefilm è una celebre e acclamata sitcom televisiva composta da 9 stagioni per un totale di 182 episodi della durata di 21 minuti l'uno. Creata da Bill Lawrence, la serie è ambientata all'interno dell'ospedale universitario Sacro Cuore (situato in una non precisata città della California) e segue in prima persona la vita e la crescita professionale di John "J.D." Dorian (Zach Braff), un giovane neolaureato in medicina che commenta con voce fuori campo tutte le vicende che capitano a lui e ai suoi amici e colleghi in chiave fortemente ironica, concludendo ogni episodio traendo una piccola morale.
Attorno a lui abbiamo un cast impareggiabile di comprimari: Christopher Turk (il migliore amico del protagonista, interpretato da Donald Faison, diventato poi il suo migliore amico anche nella realtà); il Dottor Perry Cox (scorbutico, narcisista e riluttante mentore di JD, interpretato da John McGinley); Elliot Reid (nevrotica e imbranata specializzanda di cui JD si innamorerà, interpretata da Sarah Chalke); il dottor Bob Kelso (diabolico e avido primario dell'ospedale, più interessato al budget e ai costi di bilancio che alla salute dei pazienti, interpretato da Ken Jenkins); Carla Espinoza (esperta infermiera che intraprenderà una relazione con Turk, interpretata da Judy Reyes) e l'Inserviente (spazzino senza nome che, a causa proprio di una incomprensione nata nel primo episodio, cercherà in tutti i modi di rendere impossibile la vita a Jd, interpretato da Neil Flynn).
Presentandosi ad un primo impatto come una serie dal cronico humour a volte decisamente demenziale, la serie ha guadagnato numerosi riconoscimenti per la sua capacità di catturare il pubblico, sia con il fattore risata, sia con argomenti e toni più seri ed è proprio questo uno tra i maggiori "pro" dello show, saper coniugare in maniera pressoché perfetta momenti divertenti ad altri più riflessivi e d'introspezione, tant'è che più volte ci si trova a pensare di aver di fronte un vero e proprio gioiello visivo che ruota a 360 gradi su tutte le emozioni dell'essere umano.
Scrubs potrebbe essere definito come la vita sotto forma di telefilm, una vita che tutti cerchiamo di rendere divertente perché in fondo non sappiamo che altro fare.
Tutta questa voglia, tutta questa ricerca del divertimento la si può vedere nelle ricorrenti e divertentissime gag che sono a puro scopo comico, mentre la voglia e la necessità di occupare il tempo (ma anche di rendersi utili) si può riscontrare nella professione che hanno scelto i protagonisti, cercando di fare il cosiddetto "miglio in più" per i propri pazienti.
Nonostante di base Scrubs sia un telefilm che possa essere classificato come una commedia a puntate, più spesso di quanto si possa credere si lascia andare in argomenti che almeno una volta hanno toccato ognuno di noi, in frasi che ci stampano in faccia un sorriso malinconico e ci fanno dire "è successo anche a me". Complice forse la location di ambientazione, è molto ricorrente il tema della vita e della morte, ma tanti altri temi come i rapporti personali di ogni genere e tipo ed altre situazioni fin troppo comuni allo spettatore. Il tutto collegato da un monologo interiore e conclusivo del protagonista che riassume tutto il tema della puntata, trae conclusioni e ci lascia con una morale ed un paio di spunti su cui riflettere.
Tuttavia l'elemento su cui si basa l'intera riuscita dello show è sicuramente la scelta del cast.
Sappiamo bene che il successo di un telefilm richiede come prima cosa le persone giuste al posto giusto. Mai come in questo caso si può dire che gli attori chiamati a interpretare i vari ruoli siano semplicemente perfetti sia come presenza fisica su schermo sia come interpretazione.
Aggiungete poi che l'edizione italiana vanta un'altrettanto azzeccata scelta di doppiatori che in alcuni casi sono anche migliori delle voci originali dei protagonisti. Ed è proprio grazie a questi personaggi che è facile immedesimarsi o provare una fortissima empatia nei loro confronti, in primis nel protagonista JD: se ci fate caso praticamente tutte le storie narrate nei vari episodi riguardano i rapporti tra lui e gli amici/colleghi che rappresentano a conti fatti le persone che siamo destinati ad incrociare nel corso della nostra esistenza, cambiandola per sempre.
Turk rappresenta l'amico fraterno che tutti noi abbiamo, quello che sa tutto di te, che c'è sempre e senza il quale non vedremmo il lato più divertente della vita; Elliott è la ragazza dei nostri sogni, la nostra anima gemella che ci mostra come un rapporto sentimentale non sia mai semplice in quanto costituito anche da litigi oltre che da grandi momenti d'amore; Cox rappresenta invece il fratello maggiore o la figura paterna, colui che anche se sembra odiarci in realtà ci vuole bene e ci dà sempre grandi insegnamenti; Carla è la collega di lavoro che ci aiuta nei momenti di difficoltà; Kelso è il datore di lavoro odioso che pare creato apposta per rovinarci l'esistenza; Ted è la classica persona imbranata succube del capo ed infine l'Inserviente rappresenta il classico bullo o "nemesi" col quale capita di confrontarsi.
Ovviamente anche in altri telefilm alcune di queste figure sono presenti, ma in tutti i casi è sempre enfatizzato e stereotipato troppo il rapporto tra i vari personaggi (in particolare quelli sentimentali) rendendo l'empatia fin troppo fittizia e artificiosa. Qui invece i rapporti appaiono genuini e reali proprio perché sono quel che sono: imperfetti proprio come nella vita di tutti i giorni.
Scrubs è un mondo a sé, un mondo parallelo al nostro dove ognuno può rispecchiarsi in uno dei protagonisti, può vederci quello che vuole e la propria visione è personale e soggettiva; un mondo dove chiunque appaia sul set e viene ripreso dalla telecamera ha una sua storia, una sua psicologia, un suo processo di caratterizzazione ed evoluzione che, attraverso gioie e drammi, matura apportando delle migliorie...o addirittura regredisce peggiorando. Proprio come succede a qualsiasi essere umano in una normalissima vita.
Potrebbe sembrare ridicolo da dire, ma Scrubs è anche una specie di panacea per lo stress quotidiano; guardare la sera un singolo episodio di questo telefilm è in grado di raddrizzarti una giornata storta: diverte,  fa riflettere e rilassa allo stesso tempo. Fin troppi pregi per una semplice comedy da 20 minuti.

domenica 1 ottobre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo ottobre.
Il primo ottobre 1931 nasce a Lille Philippe Noiret.
Inizia la sua attività artistica con innumerevoli performances teatrali al Theatre Nationale Populaire (Le Cid, Lorenzaccio, Don Juan, Marie Tudor, Richard II, L'Oedipe). Allo stesso tempo lavora anche a spettacoli di cabaret insieme al compagno del Centro di Arte Drammatica dell'Ovest, Jean Pierre Darras.
Il suo esordio cinematografico è legato al film La Pointe Courte (1955), di Agnes Varda, e subito dopo al film Zazie dans le metro, con la regia di Louis Malle.
Nel 1967 interpreta L'armata sul sofà di Jean-Paul Rappenau, che ottiene il Premio speciale al Festival di Karlovy Vary e quello Louis Delluc.
Dopo un'intensa attività cinematografica nel suo paese, è chiamato da Alfred Hitchcock a Hollywood per girare Topaz, una storia di spionaggio francese con Michel Piccoli. Nel 1970 con Il serpente di Henri Verneuil è accanto a stelle internazionali del calibro di Yul Brinner, Henry Fonda e Dirk Bogarde.
La lunga carriera di Noiret, premiato con il Felix del miglior attore europeo, è ricca di altre interpretazioni: Marco Ferreri lo include nel cast di La grande abbuffata con Marcello Mastroianni, Catherine Deneuve e Michel Piccoli. Il successo del film viene sancito dal Premio della Critica nell'edizione del Festival di Cannes del 1973.
Il 1973 è anche l'anno del film L'orologiaio di Saint-Paul di Bertrand Tavernier, che ottiene molti premi tra cui quello Speciale al Festival di Berlino e per la migliore interpretazione maschile all'Accademia del cinema del 1974.
Dopo l'interpretazione con Bernard Blier di Amici miei diretto da Mario Monicelli, Bertrand Tavernier lo ingaggia come protagonista di Che la festa cominci (premiato con tre Cesars) e del successivo Il giudice e l'assassino.
La parentesi italiana del 1976 comprende Il comune senso del pudore di e con Alberto Sordi e una grande performance ne Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini. Poi nel 1985 Mario Monicelli gli fa vestire i panni del buono a nulla in Speriamo che sia femmina, un grande successo di pubblico interpretato anche da Stefania Sandrelli e Catherine Deneuve.
Dopo aver recitato accanto a Sofia Loren in Qualcosa di biondo di Maurizio Ponzi, il sodalizio con l'Italia si rafforza con una serie di film come La famiglia di Ettore Scola e Gli occhiali d'oro di Giuliano Montaldo.
L'apice arriva con Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Oscar come miglior film straniero nel 1990. Sempre per Giuseppe Tornatore recita nell'episodio Cane blu del film La Domenica specialmente.
Tra gli altri film: Rossini, Rossini di Mario Monicelli, Zuppa di pesce di Fiorella Infascelli, Max e Geremie, accanto a Cristopher Lambert ed infine in La figlia di D'Artagnan di Bertrand Tavernier.
Memorabile però è soprattutto l'interpretazione di Pablo Neruda ne Il postino, diretto da Michael Redford con Massimo Troisi, film candidato a cinque premi Oscar, campione d'incassi in America. Poi ancora in Italia: nel 1997 gira Marianna Ucria, tratto dal libro di Dacia Maraini, e Soleil al fianco di Sophia Loren.
Sposato con l'attrice Monique Chaumette, nel luglio 2006 gli è stata assegnata la Legione d'Onore, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta a Parigi il 23 novembre dello stesso anno, a causa del cancro di cui soffriva. È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi. È stato uno dei più grandi attori del cinema francese in campo internazionale.

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