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mercoledì 29 giugno 2016

Madrid: Tapas Y Patatas - seconda parte

Madrid vive di tapas y patatas.
Se a Barcellona mi avevano colpito piccoli locali che vendevano solo pop-corn, qui a Madrid è evidente la passione per la patata. Al mercato ci sono banchi che vendono cartocci di patate a sfoglia e anche in molti locali si trovano questi coni di carta pieni di patatine, per intendersi quelle a cui fanno la pubblicità Siffredi e Cracco. Tutto per aumentare la voglia di una bionda fresca e spumeggiante: perchè Madrid è incontro.

 La città sembra fatta per parlare, per condividere, per scambiarsi la pelle. Solo la mattina tra le 6 le 8 si concede qualche attimo di riposo, lasciando il tempo agli spazzini di lavare le strade e a qualche irriducibile di finire l'ennesima birra. Ci si trova alla tabierna o alla cerveceria ed è normale come per noi prendere un caffè. Madrid non dorme mai, ma la sensazione è che il tempo sia come un collant che ognuno allarga a piacimento per trarne il massimo confort. Tra l'alto, sarà l'abitudine, sarà la concorrenza, ma i prezzi sono irrisori: una birra e un piccolo panino li trovi anche ad 1 euro e non c'è locale che dopo le 21.00 non trabocchi di gente. Volete cenare? allora conviene prenotare! 

In un orario insolito ho provato 100Montaditos, una birreria che offre panini e bibite. Ti siedi al tavolo, scegli quello che vuoi e lo segni su un foglietto che consegni alla cassa, paghi e appena pronto ti chiamano dalla cucina per prendere il piatto! Non sono un ottimo cibo, direi dozzinale e un po' scadente, ma la formula e l'offerta sono divertenti, da provare e condividere con gli amici.


Il nome delle strade è indicato su porcellane decorate e anche molti negozi sono tappezzati dentro e fuori, di piastrelle di porcellana. Nell'ultimo ristorante dove sono stata anche il bagno era coperto di mattonelline differenti l'una dall'altra. Già questo fa festa e quando le luci di notte le fanno brillarei ti senti pronto ad affrontare qualunque situazione nuova e stimolante.




 Luoghi dove mangiare ce ne sono veramente a non finire, soprattutto in questa zona ad altissima vocazione turistica la scelta è complicata, i migliori ristoranti, quelli tipici veramente sono tutti in periferia, ma dopo il Prado e il Thyssen in un giorno solo, non riesco proprio a pensare di allontanarmi troppo. Su tripadvisor parlano bene di una Tabierna piuttosto vicina, ma la cena è deludente, il tipico Jamon Serrano, che viene servito, come già sperimentato in altri locali, leggermente tiepido e un po' untuoso. Non ho capito se lo saltano nell'olio o se è il calore delle cucine a renderlo così. Lascio molte delle cose del piatto, ma quei salumi proprio non mi attirano, il cameriere sorridendo dice "glielo avevo detto che erano porzioni enormi" sorrido anche io per non mortificarlo, ma in realtà è la qualità a difettare. Per strada, vengo contagiata dalla grande voglia di vivere di tutti, avrei voglia di fare mattina, perchè qui senti che anche solo camminare per le strade ti riempirebbe di energie vitali, ma i miei piedi si rifiutano di inseguire i miei sogni quindi torno in albergo dove solo verso le 5 inizia a placarsi la fiesta. La mattina - per me mattina vuol dire massimo le 6 - è praticamente inutile uscire per fare colazione, prima delle 8.30 non se ne parla proprio e i pochi bar aperti spesso appaiono trasandati, vetrine sporche, cibo residuo del giorno prima, meglio aspettare quindi e adattarsi ai ritmi della città. 
Tra le cose tipiche i churros con cioccolata calda, ma ci sono già 28 gradi e i churros sono una sorta di krumironi fritti caldissimi da pucciare nella cioccolata densa. Opto per un'antica pasticceria a Plaza del Sol: la Mallorquina che offre paste da colazione gigantesche, e tra tutte le più gettonate sono le Napolitane crema e cioccolato.
Mentre molti si alternano al bancone salgo nella saletta dove sono stata preceduta da gruppi di tedeschi che hanno già ordinato uova, panini, pancetta e succhi di frutta. Sono tutti anzianotti e parecchio goderecci, Madrid è una città per tutte le età. Un cameriere, sulla sessantina, salta come un grillo da un tavolo ad un altro, sparecchia, apparecchia, prende le ordinazioni, porta il conto e corre come un disperato. Si ricorda tutto eccetto la mia colazione, infatti dopo circa 30 minuti decido di accennare un timido richiamo. Timido perchè francamente, solo a vederlo lavorare con tanta lena, mi sento stanca. 
Sul caffè è necessario stendere un velo pietoso, se non specifichi che vuoi un espresso ti portano un biberone marroncino e niente cappuccino, al limite il caffèlatte ovvero quella sbobbazza con una macchia di latte che il cameriere ti versa dal bricco caldo. La Napolitana al cioccolato non è affatto male così come il maritozzone, la torta di crema e  la girandola.  Con una buona colazione sono pronta per un'altra giornata di scoperte e scelgo il Reina Sofia, mi hanno detto che non è tanto grande, che si gira velocemente e che l'opera da vedere è Guernica: MENTIVANO I MALEDETTI!!!! 



Il Reina Sofia era un ospedale, ora,  se chiudo gli occhi e penso all'ospedale della mia città comprendo immediatamente che non potrà essere un luogo di piccole dimensioni come mi avevano detto.
Le foto sono scattate dall'ascensore a vetri e si vede la Stazione di Atocha al cui interno si trova una serra interessante e un conveniente deposito bagagli. Solo come informazione per altri viaggiatori, qui arriva l'autobus che proviene dall'aeroporto e anche il treno che parte dal terminal 4. 
Come dicevo lo spazio è vastissimo come quasi tutti i musei di arte contemporanea ha sale enormi, monitor che proiettano immagini o filmati, installazioni e documentazione a corredo del percoso. Si parla del periodo delle guerre. Si parla di sofferenza, di come cambia l'immagine dell'uomo, di come venga proposta attraverso i fumetti o i giornalini nelle scuole pubbliche e di come questa immagine cambierà nel corso degli anni. E' una sofferenza vera. Quasi tutto il museo è fotografabile eccetto il secondo piano dove ci sono molte sale dedicate a Picasso e a Guernica.
Di Guernica, non dico niente, perchè qualcuno potrebbe togliermi il saluto, ma i disegni dello studio che precede la realizzazione dell'opera sono belli. Banale vero? In queste stanze tra i tanti Picasso un'opera mi impressiona, mi impressiona forse perchè c'è stato da poco il referendum nel Regno Unito e quindi mi coglie impreparata e mi lascia perplessa. Si tratta di Europe 1935 di Gonzalez de la Serna.
Resto a guardarla e a chiderle: Cosa vuoi dirmi? cosa significhi? Perchè ti attacchi tenace ai miei pensieri? Che ti ho fatto di male? Non mi piaci neppure, vai via!


















 Ecco le storie raccontate ai bambini e l'immagine dell'uomo forte espressa perfettamente in quest'opera.
 A metà visita decido di prendere un'ora di pausa. 

Non è possibile passare da una sala all'altra senza soluzione di continuità, certe sale fanno male e certe non le capisco proprio. Osservo mio marito estasiato davanti ad opere che non mi stupirei di trovare davanti ad un cassonetto eppure lui percepisce qualcosa che io non vedo. Mi posiziono davanti all'opera e chiedo "Vorrei il solito, grazie!" ma non accade niente.
Trovare la caffetteria non è facile, salgo, scendo, scendo ancora fino a quando non mi decido a chiedere e mi fanno uscire dal museo in una corte enorme che comprende la biblioteca, l'auditorium, e la caffetteria. Una parte grande quanto il museo stesso.

La caffetteria è questa, il bancone del bar è lungo, ma in questo spazio quasi si perde. Ho sete, sono stanca, mi metto sul divano, vicino a me quattro giapponesi stanno dormendo, altri vicini si raccontano, uomini di mezza età sgranocchiano patatine, le immancabili patatine. Un'ora a disintossicarmi dalle immagini viste, non ci riesco ma ho ancora due piani da visitare quindi si riparte. Metto di seguito le immagini di alcune opere.










Poi arrivo davanti a quest'opera e non riesco a muovermi più.
Dalì: L'uomo invisibile 



Si vedono due figure o forse più di due sempre intrecciate, mezze visibili e mezze intuibili, ma cosa significa? Spero di trovare qualcuno in grado di darmi una traccia da seguire perchè resta in me un interrogativo profondo e disturbante. 
Ovviamente non è finita qui, le sale sono ancora molte una in fila all'altra e ognuna riserva capolavori che meriterrebero più tempo e più attenzione. Oramai sei così stordito che passando davanti ad un Picasso dici "Ah sì è Picasso" oppure "ancora un Mirò e un Dalì...."







Il nudo è un attrattore potente, il quadro è posto quasi davanti alla porta di ingresso della sala: un richiamo fortissimo. Molti guardano in questa direzione fingendo disinteresse, ma poi con la coda dell'occhio osservano la donna adagiata sul telo bianco. Osservo il comportamento degli uomini, soprattutto quelli accompagnati dalle loro anziane mogli, guardo lui e poi lei che subito si accorge che qualcosa sta provocando una turbativa d'asta a volte lei lo invita a guardare altro, a volte è lui a ostentare sufficienza. Alcuni si vede che fanno un giro lungo proprio pregustando il momento dell'incontro, cercato, voluto, atteso. Ed eccomi, sono qui davanti a te bella signora, mollemente adagiata, chissà se immaginavi che ti avresti destato tanto interesse, il giorno che hai deciso di posare per quell'uomo, chissà se sei esistita veramente o se rappresenti il frutto della sua passione, dei suoi desideri. E guardo il tuo pube glabro. 

Penso al sesso e a come viene raffigurato nelle diverse epoche, sicuramente ci avranno scritto libri e libri, saggi e manuali, di fatto, adesso tanto si parla di come la moda imponga a uomini e donne l'essere glabri, ma guardando queste opere pare che questa tendenza abbia percorso ogni secolo. Anche la Maya desnuda di Goya, vista ieri al Prado, presenta una donna con il pube romboedricamente decorato da leggera peluria, perfettamente delineata. Sono incuriosita, sicuramente in rete avrò modo di approfondire.





  
Prima di tornare in albergo e scegliere il locale per la serata, mi concedo quest'ultimo quadro, vorrei poter correre sui gradoni come una di quelle "animelle" nere che sembrano prese da chissà quale fuoco sacro, come il giorno che si allunga nella notte.





Uscita! Ancora 15 minuti a piedi e poi la doccia, ma la bellezza assimilata non si scioglierà con l'acqua e sapone.
 




martedì 28 giugno 2016

Madrid: femmina carnale - prima parte

Madrid è passione, vitalità, fatasia, spazio aperto, sfacciataggine, carne, cibo, desiderio.
Arrivo in aeroporto e mi perdo.Tra i due terminal ci sono quasi 15 minuti di metro veloce  e i cartelli indicano il tempo che si impiega per raggiungere le diverse lettere dello stesso terminal, 10-15-21 minuti a piedi: è enorme.
Credevo di averne visti di aeroporti grandi, ma questo mi sembra veramente smisurato e bellissimo.
Per arrivare in centro si possono usare gli autobus, la metro o il treno oppure i più comodi taxi. Scelgo la metro che è il mezzo più veloce - ti permette di raggiungere il centro di Madrid in soli 20 minuti - e mi avvio alle casse automatiche dove acquistare il biglietto. Il costo varia in funzione delle fermate che devi fare, per Porta del Sol ci sono due cambi e 8 fermate quindi il costo è di 5€. Se non hai fatto bene i conti delle fermate, non ci sono problemi, all'uscita, quando introdurrai nuovamente il biglietto, suonerà un avviso e le porte non si apriranno. Poco distante si trovano le macchinette dove è possibile integrare il mancante e superare la barriera. 
Eccomi quindi a Plaza del Sol. Avevo letto che era una delle piazze più importanti di Madrid e che con poche altre si contendeva il primato. Non mi ha particolarmente impressionata. La cosa bella è la vitalità di questo luogo, da ogni direzione si immette una strada e ogni strada è piena di persone che guardano, camminano, cercano.







Madrid ha il culto della "cultura condivisa", lo dico perchè i musei, anche i più importanti, sono aperti gratuitamente in alcuni orari o in alcuni giorni della settimana. Così chiunque può, se lo desidera, accedere alla bellezza e all'arte e posso testimoniare che questa iniziativa è veramente molto gradita. Uscita dal Prado e dal Reina Sofia, ho trovato lunghissime code di giovani, anziani, turisti e residenti in attesa dell'ingresso libero: non è come a Londra dove tutti i musei sono gratuiti, ma comuque un bel modo per non rendere elitaria la parte migliore dell'umanità.  
 A Madrid si possono fare varie carte per i Musei, ma forse la più conveniente è quella che permette la visita di Thyssen, Prado, Reina Sofia e Palazzo Reale a 28 euro, (se non ricordo male si chiama Paseo de l'Arte), certo è che il Thyssen e Prado costano 16 euro, Reina Sofia 8 euro e Palazzo Reale 11 euro.


Adoro i musei quindi vi ho passato la maggior parte del tempo. La cosa più straordinaria è stata la mostra di Bosch - El Bosco - presso il Prado. Un'emozione che non so descrivere. Le sue opere a meno di dieci centimetri dai miei occhi e tutte quelle piccolissime figure in mille attività diverse e leggere nei cartelloni della mostra che attraverso studi con raggi X e infrarossi si scope che sotto molte di queste figurine si nascondono altre allegorie o ritratti dei committenti.
Purtroppo non era possibile fare foto!

Al Museo Thyssen-Bornemisza, tre piani infiniti di Dalì, Picasso, Goya, Hopper  e moltissimi altri. 
Tra le cose  che scelgo di riportare qui: i paesaggi di alcune città italiane come Firenze, Napoli, i quadri di Hopper e poi Goya con il quale non riesco proprio a stabilire un legame emozionale, ma che evidentemente mi segna dato che tra mille foto proprio lui ho scelto, Dalì e Mirò.





 
 In aggiunta, tanto per non farsi mancare niente, una temporanea su Caravaggio.
Avevo l'albergo proprio nel centro, nel cuore di Madrid, da lì si raggiungeva a piedi, in pochi minuti tutto quello che volevo vedere. E camminare per le strade di Madrid è coinvolgente, sia per le persone così diverse, così libere e vitali, sia per l'architettura mastodontica con viali enormi e microdontica con strade piccoline e attività commerciali strette le une alle altre. 
E devi guardare ovunque perchè ogni volta ti si presentano situazioni nuove, come il negozio di oggetti di Toledo, con tutti i manichini in costume affacciati alle finestre. 


Oppure un Icaro che sta precipidanto da un palazzo nel bel mezzo di un viale! 






Seguendo le mie priorità ho visitato il Palazzo Reale, che con le sue 3000 stanze è il più grande d'Europa. Sì è bello sicuramente, ma l'impatto che ha Versailles sul visitatore già dal cancello o dai giardini è qualcosa che non ho trovato in nessuna altra reggia europea. 
 Ai visitatori vengono mostrate solo una trentina di stanze che ti lasciano stordito per la richezza e l'abbondanza di colori, di cose, di oro, di tutto. Anche qui niente foto, purtroppo, ma all'uscita un grande schermo proietta minivideo delle diverse residenze dei regnanti, una più bella dell'altra e allora mi fermo e riprendo il video con il cellulare così, giusto per conservare un assaggio del luogo. 
Escludendo il magico 3D di Tintoretto, le stanze più belle
sono quelle con decorazioni ispirate all'oriente e con porcellane applicate sulle pareti: decori floreali a ricadere dal soffitto e varie applicazioni, il tutto progettato e realizzato da  italiani di cui non ricordo il nome. Quindi ricapitolando, una scalinata imponente, sale di diversi colori con lampadari e decorazioni incredibili, la tavola imbandita con piatti e cristalli per almeno 100 persone, la sala del trono, che non era sicuramente la più bella, e la basilica reale che si trova davanti al palazzo.

Tra le cose visitabili anche l'armeria reale, ma devo dire che questa visita è stata un po' deludente, senti sempre parlare delle lame di Toledo, conosci la storia della Spagna e quindi ti aspetti di trovare qui degli oggetti unici, invece, a parte l'armatura Carlo V, il resto sembrava piuttosto normale, sicuramente di maggior effetto in questo senso, la visita ai Musei Vaticani, dove proprio non mi aspettavo di trovare una collezione così articolata di armature. 




 Infine, sempre a Palazzo reale una mostra su Caravaggio e Bernini. Questa volta non me li lascio scappare e le foto si sprecano. Dovrei postarle tutte, ma ho deciso di metterne solo tre.
Il Cristo di Bernini

 Nella descrizione che accompagna quest'opera grande e meravigliosa, il racconto di come la stessa sia stata poco dopo sostituita con un altro Cristo realizzato da un "avversario" di Bernini e che venne preferito al precedente. Qui riportate le due opere.













Infine, l'opera che più delle altre mi ha sedotta è quella di Fede Galizia (Milano, 1578 – Milano, 1630) Giuditta con la testa di Oloferne. 




Mi sono soffermata su alcuni dettagli, in particolare quel piccolo filo del corsetto slacciato, quel filo che evoca in me la passione e la foga con cui ella compie il gesto. Un'emozione tale da spingere il cuore oltre il petto e costringere il rigido corsetto ad aprirsi. Così l'ho immaginata sapendo che è frutto della mia sola fantasia.

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