Buongiorno, oggi è il 9 ottobre.
Il 9 ottobre la religione cristiana festeggia Abramo, esempio di fede e fiducia in Dio, E' l’antenato delle tre religioni monoteiste: cristianesimo, Islam ed Ebraismo. Il racconto di Abramo costituisce un collegamento tra il racconto della Genesi con la creazione del mondo e la costruzione del popolo d’Israele.
Abram, figlio di Terach ha due fratelli: Aran e Nacor; il primo morirà a Ur dei Caldei lasciando orfano il giovane figlio Lot che, dopo la morte del padre, si legherà molto allo zio Abram. Il fratello Terach, insieme ad Abram, Sara e Lot si sposta da Ur a Carran nel nord dell’attuale Siria, dove poi in età avanzata, morirà.
Ma qual è il luogo d’origine di Abram? La Bibbia spesso è avara dei dettagli geografici, si parla spesso di Ur dei Caldei. Purtroppo, gli studiosi, non sono stati in grado di individuare con precisione dove era situata questa località, alcuni sostengono che sia la città sumera di Urfa a nord della Mesopotamia, altri a sud della Mesopotamia. Pur lasciando nell’incertezza il luogo di partenza del viaggio si conosce quello di arrivo: il paese di Canaan così come è descritto in Genesi 11,31, cioè il paese “ che Io ti indicherò”
E’ difficile stabilire con certezza quando visse Abramo, le testimonianze archeologiche suggeriscono tra il 2100 e il 1550 a.C.
Sara ed Abramo sono tra i personaggi più noti della Bibbia: in origine i loro nomi erano: Sarai ed Abram, solo successivamente sono stati cambiati da Dio e questo cambiamento è descritto al cap. 17 della Genesi ai versetti 5 e 15 .Il nome di Sarai diventa Sara e non cambia nel suo significato cioè principessa.
Nel caso di Abramo il cambiamento del nome di Abram che significa “padre elevato” in Abramo, cioè “padre di una moltitudine di popoli” determina il progetto di Dio su di lui. Il cambiamento dei nomi da parte di Dio determina la variazione della loro condizione: Abramo e Sara sono legati strettamente a Dio.
Abramo era un pastore molto ricco, aveva oro, argento, bestiame e cavalli.
Il capitolo 12 della Genesi ha inizio con la richiesta di Dio ad Abramo a lasciare tutto: famiglia, luogo di nascita e amici per una destinazione sconosciuta.
Un giorno il Signore gli disse: ‘ Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò; diventerai padre di un grande popolo. Io ti benedirò e il tuo nome sarà grande e famoso.”
Questa richiesta così impegnativa è seguita da una triplice promessa: discendenza, benedizione e reputazione. Abramo è benedetto da Dio e lui stesso diventa una benedizione per il popolo ebraico.
Abramo ascoltò la voce di Dio e lasciò la sua patria, si spostò da Ur dei Caldei, girovagando per la ‘Mezzaluna fertile’, aveva l’età di 75 anni. Il figlio di suo fratello, Lot, andò con lui. Abramo prese con sé la moglie Sara, il bestiame, i servi e le serve e si misero tutti insieme in cammino.
Per molto tempo si spostarono da una zona all’altra della ‘Mezzaluna fertile’ con le greggi e le tende; anche Lot suo nipote era molto ricco, possedeva, infatti, molte greggi e aveva molte tende, ma i pascoli non erano sufficienti per tanti animali. Dopo qualche tempo sorsero dei problemi tra Abramo e Lot: essi non potevano rimanere insieme perché i mandriani di Lot litigavano spesso con i mandriani di Abramo. Allora Abramo, a malincuore, decise di separarsi dal nipote:
Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano in quanto luogo molto fertile, Abramo invece si stabilì nel paese di Canaan.
Dopo qualche tempo Dio parlò ad Abramo dicendogli che lo avrebbe protetto e gli promise anche una grande ricompensa. Abramo gli rispose che l’unica cosa che lo interessava era quella di avere un figlio, Dio allora disse ad Abramo di guardare su nel cielo e di contare le stelle se riusciva a contarle; aggiunse inoltre di provare a contare i granelli della sabbia del mare, perché la sua discendenza sarebbe stata numerosa come le stelle del cielo e i granelli della sabbia del mare.
Passarono gli anni: Abramo e Sara erano molto tristi poiché il figlio non arrivava; sembrava che Dio non avesse mantenuto la sua promessa. Sara allora consigliò ad Abramo di unirsi con la sua schiava Agar per avere un figlio da lei, in quanto la legge ebraica del tempo lo permetteva. L’unione di Abramo con Agar può essere interpretata come un atto sgradevole a Dio e un comportamento immorale, ma quelle erano all’epoca le abitudini culturali della Mesopotamia. Quando Agar si accorse di aspettare un figlio, ne fu felice, cominciò così a burlarsi di Sara perché lei non riusciva ad avere figli. Il bambino nato da Abramo e Agar fu chiamato Ismaele che significa Dio ha ascoltato; lo status di Ismaele è problematico in quanto egli è figlio di una schiava. Il comportamento di Abramo nei confronti di Ismaele è ambiguo: talvolta, sollecitato da Sara, Abramo respinge Agar e Ismaele, altre volte lo trattava come vero erede.
I capitoli 18 e 19 di Genesi raccontano l’episodio di Abramo che accoglie gli stranieri di passaggio.
Trascorsero degli anni e Abramo stava riposando al fresco sotto le tende presso le Querce di Mamre quando vide tre uomini avvicinarsi a lui. Si alzò, andò loro incontro e li pregò di fermarsi a riposare e a mangiare qualcosa. Loro accettarono, quindi Sara preparò delle focacce, mentre Abramo prese un vitello tenero e lo diede al servo che si affrettò a prepararlo. Offrì inoltre agli ospiti del latte acido, latte fresco e focacce. L’accoglienza è generosa in quanto Abramo comprese che i tre uomini sono uomini di Dio. Abramo: “ Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo” Gn 18,3.
Dopo il pranzo uno degli ospiti fece una promessa ad Abramo: ‘Tra un anno esatto – disse – tu e Sara avrete un figlio’. Appena Sara udì ciò scoppiò a ridere, ella infatti aveva quasi novanta anni. ‘Perché ridi – aggiunse l’uomo – nulla è impossibile a Dio’. Dopo un anno esatto, a Sara nacque il figlio promesso da Dio e Abramo lo chiamò Isacco che significa ‘colui che ride’
Isacco cresceva e giocava volentieri con Ismaele, ma Sara ne era gelosa e obbligò il marito a scacciare Agar e Ismaele. Abramo, a malincuore, fornì ad Agar del pane e un otre di acqua, baciò Ismaele e li accompagnò verso il deserto. Il Signore confortò Abramo dicendogli di non preoccuparsi perché Ismaele sarebbe diventato il capo di una grande nazione.
Camminando per cinque giorni interi Agar si smarrì nel deserto e rimase anche senz’acqua, faceva molto caldo e per non vedere il figlio soffrire lo sistemò all’ombra di un cespuglio, mentre lei si allontanò un po’ perché le venne da piangere. Intervenne Dio che parlò ad Agar, le disse di non piangere, ma di prendere suo figlio e di dirigersi verso la direzione che Lui stesso le indicò, dove avrebbe trovato un pozzo d’acqua; le aggiunse, come già aveva detto ad Abramo, che Ismaele da grande sarebbe diventato il capo di una grande nazione. Agar trovò il pozzo che Dio le aveva indicato e così lei ed il figlio si dissetarono. Crescendo, Ismaele si perfezionò nel tiro con l'arco. Da adulto, poi, divenne il capo di un grande popolo - gli Ismaeliti - proprio come Dio aveva promesso.
Trascorsero gli anni e il Signore per verificare la fedeltà di Abramo, gli ordinò di andare su una montagna per sacrificare il figlio Isacco. La Bibbia non fornisce elementi utili ad identificare la montagna, si parla del Monte Morìa che la tradizione identifica con il luogo dove sorgerà Gerusalemme.
Il Signore disse ad Abramo di prendere il suo unico figlio e di andare con lui nella terra di Moria per offrirlo in sacrificio. Abramo si alzò di buon mattino, spaccò la legna per il sacrificio, sellò il suo asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco. Poi si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato senza spiegare al figlio lo scopo della loro ascesa. Isacco si sottomise al padre senza reagire.
Camminarono per tre giorni e quando da lontano videro il monte designato, Abramo disse ai suoi servi di fermarsi ed aspettare in quel luogo, mentre lui ed Isacco sarebbero saliti sul monte. Giunti nei pressi della vetta, Isacco chiese al padre dove fosse l’animale per il sacrificio, Abramo rispose che Dio avrebbe provveduto. Così costruì un altare e vi depose la legna, poi prese il figlio, lo legò, lo depose sull’altare e afferrò il coltello per immolare suo figlio a Dio.
Alcuni studiosi si sono chiesti dove fosse la madre Sara mentre avveniva il sacrificio. Poiché nella Bibbia al racconto del sacrificio di Isacco segue il racconto della sua morte, si è ipotizzato che la donna, scoperta la verità, sia morta per lo spavento.
Il Signore chiamò Abramo e gli intimò di fermarsi, in quanto aveva avuto ormai la certezza che egli era pronto a sacrificare il suo unico figlio per fare la volontà di Dio.
Abramo, pieno di gioia, slegò Isacco e offrì in olocausto (sacrificio) a Dio l’ariete che di colpo apparve impigliato tra i cespugli. Abramo chiamò quel luogo ‘il Signore provvede’ perciò si dice ancora oggi ‘sul monte il Signore provvede’. Poi l’Angelo del cielo chiamò Abramo per la seconda volta e gli confermò che sarebbe stato il padre di una lunga discendenza. Abramo fece ritorno a casa insieme al figlio Isacco ed ai suoi servi e qualche tempo dopo, tutti insieme si misero in viaggio verso Bersabea.
Gli anni di vita di Sara furono centoventisette, essa morì nel paese di Canaan ed Abramo la seppellì di fronte alle Querce di Mamre. Abramo, ormai molto vecchio, avverte il bisogno di una discendenza numerosa ; così incaricò il servo fidato Eliezer di amministrare il suo patrimonio in caso di morte sino al raggiungimento dell’età adulta di Isacco, inoltre incaricò il servo a cercare per il figlio una sposa adeguata che non sia Cananea in quanto adoravano altri divinità, ma di recarsi ad Aram Nahraim, sua terra d’origine luogo in cui Abramo conservava vincoli familiari.
Secondo il racconto di Gn24, il servo Eliezer portò con sé i doni nuziali e si incamminò verso i parenti di Abramo. Eliezer chiese l’assistenza a Dio: terminata la preghiera, chiese l’acqua a una giovane donna la quale, spontaneamente, si offrì di dissetare anche i suoi cammelli. Così Rebecca mostrò di essere dotata di grande sensibilità e intelligenza. Il servo di Abramo, il devoto Eliezer avviò le trattative per stipulare il contratto matrimoniale con la famiglia di Rebecca e poi Eliezer e Rebecca partirono per ritornare al villaggio dove si trovava Isacco e quasi giunti alla meta si incontrarono il figlio di Abramo.
I due giovani, una volta conosciuti, con il tempo si innamorarono sino ad arrivare al matrimonio.
Dopo la morte di Sara Abramo sposò una sua concubina, Ketura, che partorì sei figli (Gen 25,1 – I Cron 1,32). Quando ormai molto vecchio egli dette tutti i suoi beni al figlio Isacco, mentre agli altri figli diede solo delle piccole proprietà. La Sacra Scrittura riporta che Abramo visse fino a 175 anni, siccome però a quel tempo probabilmente un anno corrispondeva a circa 6 mesi del nostro tempo attuale, si ipotizza che l’età in cui morì Abramo fosse di circa 90 anni (circa 60 – 65 anni quelli di Sara). Fu sepolto dai figli presso le Querce di Mamre accanto alla moglie Sara.
Se diamo per scontato che la figura di Abramo sia leggendaria (la personificazione di una distinzione tribale), dobbiamo comunque chiederci perché questa figura ebbe così tanto successo presso il popolo ebraico.
Abramo era sicuramente una persona legata agli affari, ma aveva anche la percezione che lo schiavismo imperante in Mesopotamia aveva raggiunto livelli inaccettabili. Probabilmente come Mosè avrà tentato in patria una riforma delle istituzioni e avrà scelto l'esilio come estrema ratio. Le due tribù di Abramo e Mosè in fondo costituiscono le due uniche e documentate alternative (o forse potremmo dire le alternative che nella storia scritta sono risultate più significative) alle civiltà schiavistiche che allora caratterizzavano un territorio geopolitico come quello della Mezzaluna fertile.
Noi non possiamo tralasciare questo, altrimenti non riusciamo a capire il motivo per cui un semplice mercante sia diventato il capostipite di ben tre grandi religioni.
Nella vicenda di Abramo ci sono questioni etiche che vanno oltre quelle semplicemente economiche, questioni che la religione ha poi deformato come meglio ha creduto, ma di cui noi non possiamo non tener conto, ancorché vadano interpretate in maniera laico-umanistica.
C'è qualcosa nella personalità di Abramo che appare abbastanza singolare rispetto ai tempi in cui è vissuto. In un certo senso egli rappresenta la coscienza della necessità di superare lo schiavismo in un periodo storico in cui ormai lo si considerava fondamentale per lo sviluppo delle strutture delle civiltà.
La sua storia non è semplicemente legata al doppio esodo dai due regimi schiavistici (babilonese ed egizio), ma anche a un tipo di coscienza etica che per quel tempo doveva apparire del tutto eccezionale.
Quanto alla nascita di Isacco, c'è anche chi sostiene che sia stato adottato e che la sua ipotizzata sindrome di down sia apparsa solo raggiunta una certa età, ma dai testi si evince ch'egli nacque da una donna che non aveva mai potuto avere figli e che ormai non ne avrebbe più potuti avere. (Da notare che gli anni che si attribuiscono nella Bibbia ai vari personaggi non hanno molto senso storico e bisogna interpretarli). Forse Sara rimase incinta durante il periodo della menopausa, quando gli sconvolgimenti ormonali avrebbero potuto renderla improvvisamente gravida: Isacco, quindi, sarebbe stato il frutto di un incidente di percorso, di una gravidanza indesiderata. Che poi gli esegeti biblici, riscrivendo l'A.T., abbiano stravolto le cose, questo è del tutto comprensibile.
Sarebbe invece interessante sapere se Abramo pensò di sacrificare Isacco per la disperazione di avere un figlio down o per equiparare il torto fatto a Ismaele, che sicuramente amava di più e che non abbandonò mai al suo destino (un po' come i ricconi fanno coi figli naturali). Il fatto comunque che all'ultimo momento ci abbia ripensato è indicativo di quale profonda coscienza umana dovesse avere quest'uomo.
Siamo ancora in un periodo di primitivismo tribale, però non dimentichiamo che tra gli ebrei circoncisi c'era molta più magnanimità e benevolenza che non tra ebrei e pagani. Questa magnanimità intratribale le civiltà schiavistiche non l'hanno mai avuta, né egizia né babilonese.
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domenica 9 ottobre 2022
giovedì 19 agosto 2021
#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 agosto.
Secondo la tradizione cristiana, il 19 agosto si celebra la figura di Sara, moglie di Abramo.
La figura di Sara com'è descritta nel libro della Genesi rivela la sua personalità complessa: principessa di nome ma costretta a lasciare la propria casa per l'esilio; moglie del patriarca Abramo ma ritenuta sua sorella dal Faraone e Avimèlekh che l’hanno voluta come concubina a causa della sua straordinaria bellezza; la padrona di Hagar, serva egiziana giovane e fertile, mentre lei stessa una donna sterile che riuscirà a partorire solo in età avanzata. Le varie fasi della sua trasformazione vengono sottolineate nel testo ogni qualvolta cambia di nome: da Sarài, Iscà a Sara.
I primi due nomi appaiono nel testo quando “Abramo e Nachor presero moglie; la moglie di Abramo si chiamava Sarài, e Milcà quella di Nachor che era figlia di Haran padre pure di Iscà. Sarài era sterile; non aveva figli” (Genesi 11:29-30). Il grande commentatore biblico Rashì spiega: il nome Sarài significa “principessa”, “colei che amministra se stessa” (e non gli altri, quando si chiamerà Sara), mentre Iscà (dalla radice sch) significa colei che è coperta e protetta dalla Presenza divina in virtù delle sue doti profetiche, e di conseguenza, coloro che le stanno vicino godono della sua bellezza.
Ed è proprio per questa ragione che nel capitolo successivo quando, costretti a lasciare il paese per l’Egitto a causa della carestia, Abramo “Disse a sua moglie Sarài: So bene che tu sei donna di bell’aspetto; quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: ‘Costei è sua moglie’, uccideranno me, e te lasceranno in vita. Di', dunque, che sei mia sorella.” (Genesi 12:11-13).
Nelle storie bibliche la bellezza è desiderata specialmente quando è l’espressione esteriore di un’integrità interiore, ma è anche strumento di seduzione come nel caso di Ester e Giuditta. Infatti, appena arrivati in Egitto, la notarono i notabili e la portarono dal Faraone. Ma subito dopo “Il Signore colpì il Faraone e la sua casa con grandi castighi a cagione di Sarài moglie di Abramo” (Ibid. 12:7). Il Faraone spaventato, libera subito Sarài che assieme al marito rientra nella terra di Canaan. Lo stesso evento si ripete quando Avimèlech, re di Gherar, mandò a prendere Sara, ma Dio lo avvertì nel sogno delle gravi conseguenze che tale azione avrebbe avuto sul suo regno rendendo sterile la sua famiglia, ed egli che era timoroso di Dio, la liberò immediatamente (Ibid. 20:1-18). Com'è detto dai saggi: “Chi ha timore del cielo viene ascoltato” (Berakhot 6b). Vediamo che in due casi diversi Sara fu costretta a figurare come sorella di Abramo e non come sua moglie; infatti, diventando “sorella” Sara acquista una posizione presso la corte dei re e la presenza di un “fratello” permette a lei di avere una protezione, mentre Abramo riceve in cambio un risarcimento materiale per il danno morale che gli è stato derivato.
Interessante notare che, fin quando il testo biblico menziona Sara come la “sorella” di Abramo, un termine che indica un rapporto di stretta parentela ma non di coppia, essi non sono capaci di procreare figli. Sara porta su di sé la tara della sua identità negata, rimane in fondo nella posizione di “sorella” per un determinato periodo o una donna desiderata da altri uomini, ma non moglie feconda.
Nonostante ciò Abramo e Sara sono il primo vero modello di coppia descritto nella Torà. Le loro vicende sono dettagliate, il loro rapporto si sviluppa tra alti e bassi, ma entrambi sono leali allo scopo comune che và ben oltre la relazione di coppia - si dirigono assieme verso la terra di Israele per annunciare il credo di un Dio unico e compiere l’esordio divino: “Và via (lekh lekhà) dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla tua casa paterna, al paese che t'indicherò” (Ibid.12:1). “Lekh lekhà” può essere tradotto in“Và verso te stesso”: un viaggio dai luoghi abituali alla volta di un’avventura spirituale, un rafforzamento della certezza della propria identità, che non và coperta con la menzogna. Infatti, è grazie al cammino, al continuo errare da un luogo all’altro che avviene la trasformazione che tocca la radice dell’essere. Da notare che a entrambi fu concesso di divenire padre e madre di nazioni: Abramo si occupò degli uomini e Sarài delle donne.
Malgrado la promessa divina di una prole vasta come il numero delle stelle nel cielo, che poi diventerà una grande nazione, “Sarài, moglie di Abramo, non gli aveva dato figli” (Ibid. 16:1) perciò Sarài decide di agire e dà la sua schiava Hagar, in moglie ad Abramo dicendole: “Beata te che vieni in contatto con questo corpo sacro” (Genesi Rabbà 45:3). L’unica ragione plausibile per un atto simile è la volontà di Sarài di compiere tramite Hagar la promessa divina. Questo testimonia la forza dell'agire femminile che prende iniziativa e responsabilità per cambiare il corso degli eventi, essendo la donna colei che genera e custodisce la vita, anche se a volte in modo manipolativo.
Hagar rimase subito incinta e partorì Ismaele.
Il risultato fu che la schiava trattò con disprezzo la padrona, mentre Sarài reagì diventando sempre più dura e amara esprimendo la vulnerabilità di una donna colpita nel nucleo della sua femminilità. Ora non si tratta più di una relazione tra padrona e serva, ma tra donne rivali che lottano per l’attenzione dello stesso uomo, per la loro posizione in famiglia ma soprattutto per il loro luogo nella memoria storica. Un racconto midrashico evidenzia questo: “Quando venivano le donne a fare visita a Sara, essa le mandava a osservare Hagar, la meschina. Hagar non rimaneva in debito e ribatteva: 'La mia padrona sembra una giusta, ma se lo era veramente a quest’ora doveva già partorire, come ho fatto io che sono rimasta incinta già dalla prima notte’” (Genesi Rabbà 45:4).
A questo punto, il Signore stesso interviene e sottolinea ad Abramo l’importanza della moglie; infatti, il figlio predestinato non è Ismaele, ma colui che nascerà dal grembo di Sara. Dio cambia il nome di Sarài con Sara, la benedice e annuncia la nascita di Isacco: “Sarài tua moglie non chiamarla più Sarài; il suo nome sia Sara. Io la benedirò e ti darò anche da lei un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli trarranno origine da lei. Abramo inchinò la faccia e rise; disse in cuor suo: 'A cent’anni può uno generare, e Sara a novant’anni partorire?’... e Dio disse ‘Comunque, tua moglie Sara è per partorirti un figlio; gli porrai nome Isacco... stabilirò il mio patto con Isacco che ti partorirà Sara l’anno venturo in questo tempo’” (Genesi 17:15-21). Rashì spiega, che nelle prime generazioni, uomini di 500 anni erano ancora in grado di generare, come Noè che “all’età di cinquecento anni generò Scem, Cham e Jèfeth” (Genesi 5:32). A partire dalla generazione di Noè, a causa delle vie corrotte seguite dagli uomini sulla terra, l’età possibile era calata ai sessanta o settanta anni, quindi, riuscire ad avere un figlio all’età di cento anni significava vincere le leggi della natura, un dono di Dio alle persone meritevoli.
Da questo possiamo dedurre che la longevità, in piena salute, era la vera natura dell'uomo nei tempi in cui viveva in piena armonia con la creazione e il suo Creatore. La malattia e la riduzione degli anni, sono un diretto risultato dell'infrazione di questo equilibrio tanto delicato e sottile.
L'annuncio a Sara è assai differente, tre angeli sotto le sembianze di ospiti visitano la tenda di Abramo a Mamré. "Gli domandarono: 'Dove è tua moglie Sara?' 'E' nella tenda' egli rispose. Uno di essi disse: 'Tornerò da te di qui a un anno e allora tua moglie Sara avrà un figlio.'… Sara intanto udiva alla porta… Abramo e Sara erano vecchi, avanzati in età; Sara non aveva più la regola delle donne. Essa rise dentro di sé, pensando: 'Logorata ormai sono, può tornarmi la freschezza? E, per di più, il mio signore è vecchio'" (Genesi 18:9-12).
Paragonando tra loro i due testi, vediamo che Abramo riceve la notizia dal Signore stesso, mentre Sara in modo indiretto dai messaggeri del Signore che chiedono esplicitamente di lei: essendo una donna modesta, l'annuncio viene trasmesso tramite il consorte. Interessante notare che Sara non dice "siamo vecchi", ma esalta la vecchiaia del marito come per far notare che il problema non è solo suo. Dio stesso le risponde immediatamente tramite Abramo: "Perché Sara ha riso pensando: E' proprio vero che io, così vecchia, possa partorire? C'è cosa impossibile per il Signore? Da qui a un anno tornerò da te e Sara avrà già un figlio" (Genesi 18:13-14). Notiamo che il Signore stesso non riferisce ad Abramo le stesse parole usate da Sara, così la frase: il mio signore è vecchio" diventa "Io sono vecchia". Gli interpreti spiegano che il motivo per cui Dio non ha usato esattamente le stesse parole è per non creare una lite in famiglia.
La nozione della vecchiaia appare qui per la prima volta nel testo biblico. Dall'analisi di questa storia risulta che quel che usualmente tendiamo a vedere come il tempo del declino, potrebbe essere vissuto come una promessa di nuova vita, un'età feconda di nuovi progetti, un tempo dedicato non solo a noi stessi, ma al benessere della società. L'anziano è colui che porta con sé il bagaglio di un'esperienza di vita vissuta che diventa preziosa quando viene messa a disposizione degli altri. Quando ciò accade l'anziano è il saggio, il capo, colui che dirige. Per esempio, vediamo come il cambiamento del nome da Sarài "colei che amministra se stessa" a Sara "colei che amministra gli altri", testimonia non solo il passaggio dalla sfera privata a quella collettiva, ma anche il nuovo compito che le è stato assegnato – la madre non solo di un figlio, ma la matriarca di un'intera discendenza.
La benedizione del Signore si manifesta, fatto che nonostante l'età avanzata, Sara torna a sentirsi una giovane e non solo, sfida le leggi della natura dal momento che ha la facoltà di rimanere incinta, allattare e crescere un figlio con serenità. Con questo vince la maledizione inflitta sulle donne dall'episodio di Eva, dove Dio disse: "Farò grandi le sofferenze tue e della tua gravidanza, partorirai figli con doglia e avrai desiderio di tuo marito; egli dominerà su di te" (Genesi 3:16). Non solo, Sara è colei che domina in casa, a tal punto che il Signore stesso dice ad Abramo: Dà ascolto a tutto ciò che Sara ti dice" riguardo la cacciata di Hagar (Ibid. 21:12), ma anche colei che partorisce facilmente. Infatti, spiega Rashì che dopo la nascita di Isacco, le malelingue insinuavano che Sara avesse portato in casa un orfano dal mercato, e per contraddirle, Sara decide di allattare anche i figli delle donne che le facevano visita.
Esaminando ciò che è stato detto fin'ora, notiamo che Abramo e Sara reagiscono esattamente nello stesso modo quando vengono a sapere della nascita di un figlio: con una bella risata. Abramo ride a causa della sua età e quella della sua consorte la quale, non solo era oramai vecchia, ma già nella sua giovinezza non era riuscita a partorire figli. Questo modo di comportarsi può essere interpretato in due modi diversi: da un lato, la risata può essere analoga ad un'irrisione, ma dall'altro potrebbe esprimere un'immensa gioia generata grazie alla realizzazione di un fatto ritenuto impossibile. E' scritto, infatti: "Quando il Signore ci fece tornare a Sion, ci pareva di sognare; allora la nostra bocca si riempì di risa" (Salmi 126:2). All'inizio, Sara "ride dentro di sé" e questo implica che lei si fa beffa della notizia, perché il vero riso è quello che si esprime con la bocca e con il suono; ma quando capisce che si tratta di una profezia, sceglie di negare la risata perché prova paura (Genesi 18:15). Solo quando realizza il suo luogo nel piano divino Sara disse: "Dio ma ha dato di che ridere; chi saprà il mio caso riderà… chi avrebbe detto ad Abramo che Sara allatterebbe dei figli! Che gli avrei partorito un figlio nella sua vecchiaia!" (Genesi 21:6-7).
La risata accomuna i due coniugi e forse spiega il segreto della loro buona salute, della lunga relazione di coppia che ha subito tante prove, ma che comunque le ha anche ben superate. La loro risata diventa un'espressione di fede e di gioia che sarà di eterna memoria quando Dio propone il nome Isacco, Itzchaq "colui che riderà" (dalla radice tzchq, ridere) al nascente.
Dopo che la posizione del figlio è assicurata in famiglia, Sara muore a 127 anni e viene sepolta a Chebron, dove Abramo compra la sua prima proprietà nella Terra d'Israele: la grotta di Makhpelà. Più avanti nel testo, quando il servo di Abramo cerca moglie per Isacco, esulterà la figura del padrone dicendo a Labano: "Il Signore ha molto benedetto il mio padrone… Sara moglie del mio padrone, già vecchia, gli ha partorito un figlio" (Genesi 24:35-36). Poi "Isacco condusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre, la prese per moglie e l'amò; si confortò così dopo la morte di sua madre" (Ibid. 24:67).
Dopo la morte di Sara, Abramo sposa Keturà e genera con lei altri sei figli. Spiega Rashì che Keturà è Hagar, e, con questo avviene la riconciliazione con la donna che è stata ripudiata da Sara.
Secondo la tradizione cristiana, il 19 agosto si celebra la figura di Sara, moglie di Abramo.
La figura di Sara com'è descritta nel libro della Genesi rivela la sua personalità complessa: principessa di nome ma costretta a lasciare la propria casa per l'esilio; moglie del patriarca Abramo ma ritenuta sua sorella dal Faraone e Avimèlekh che l’hanno voluta come concubina a causa della sua straordinaria bellezza; la padrona di Hagar, serva egiziana giovane e fertile, mentre lei stessa una donna sterile che riuscirà a partorire solo in età avanzata. Le varie fasi della sua trasformazione vengono sottolineate nel testo ogni qualvolta cambia di nome: da Sarài, Iscà a Sara.
I primi due nomi appaiono nel testo quando “Abramo e Nachor presero moglie; la moglie di Abramo si chiamava Sarài, e Milcà quella di Nachor che era figlia di Haran padre pure di Iscà. Sarài era sterile; non aveva figli” (Genesi 11:29-30). Il grande commentatore biblico Rashì spiega: il nome Sarài significa “principessa”, “colei che amministra se stessa” (e non gli altri, quando si chiamerà Sara), mentre Iscà (dalla radice sch) significa colei che è coperta e protetta dalla Presenza divina in virtù delle sue doti profetiche, e di conseguenza, coloro che le stanno vicino godono della sua bellezza.
Ed è proprio per questa ragione che nel capitolo successivo quando, costretti a lasciare il paese per l’Egitto a causa della carestia, Abramo “Disse a sua moglie Sarài: So bene che tu sei donna di bell’aspetto; quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: ‘Costei è sua moglie’, uccideranno me, e te lasceranno in vita. Di', dunque, che sei mia sorella.” (Genesi 12:11-13).
Nelle storie bibliche la bellezza è desiderata specialmente quando è l’espressione esteriore di un’integrità interiore, ma è anche strumento di seduzione come nel caso di Ester e Giuditta. Infatti, appena arrivati in Egitto, la notarono i notabili e la portarono dal Faraone. Ma subito dopo “Il Signore colpì il Faraone e la sua casa con grandi castighi a cagione di Sarài moglie di Abramo” (Ibid. 12:7). Il Faraone spaventato, libera subito Sarài che assieme al marito rientra nella terra di Canaan. Lo stesso evento si ripete quando Avimèlech, re di Gherar, mandò a prendere Sara, ma Dio lo avvertì nel sogno delle gravi conseguenze che tale azione avrebbe avuto sul suo regno rendendo sterile la sua famiglia, ed egli che era timoroso di Dio, la liberò immediatamente (Ibid. 20:1-18). Com'è detto dai saggi: “Chi ha timore del cielo viene ascoltato” (Berakhot 6b). Vediamo che in due casi diversi Sara fu costretta a figurare come sorella di Abramo e non come sua moglie; infatti, diventando “sorella” Sara acquista una posizione presso la corte dei re e la presenza di un “fratello” permette a lei di avere una protezione, mentre Abramo riceve in cambio un risarcimento materiale per il danno morale che gli è stato derivato.
Interessante notare che, fin quando il testo biblico menziona Sara come la “sorella” di Abramo, un termine che indica un rapporto di stretta parentela ma non di coppia, essi non sono capaci di procreare figli. Sara porta su di sé la tara della sua identità negata, rimane in fondo nella posizione di “sorella” per un determinato periodo o una donna desiderata da altri uomini, ma non moglie feconda.
Nonostante ciò Abramo e Sara sono il primo vero modello di coppia descritto nella Torà. Le loro vicende sono dettagliate, il loro rapporto si sviluppa tra alti e bassi, ma entrambi sono leali allo scopo comune che và ben oltre la relazione di coppia - si dirigono assieme verso la terra di Israele per annunciare il credo di un Dio unico e compiere l’esordio divino: “Và via (lekh lekhà) dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla tua casa paterna, al paese che t'indicherò” (Ibid.12:1). “Lekh lekhà” può essere tradotto in“Và verso te stesso”: un viaggio dai luoghi abituali alla volta di un’avventura spirituale, un rafforzamento della certezza della propria identità, che non và coperta con la menzogna. Infatti, è grazie al cammino, al continuo errare da un luogo all’altro che avviene la trasformazione che tocca la radice dell’essere. Da notare che a entrambi fu concesso di divenire padre e madre di nazioni: Abramo si occupò degli uomini e Sarài delle donne.
Malgrado la promessa divina di una prole vasta come il numero delle stelle nel cielo, che poi diventerà una grande nazione, “Sarài, moglie di Abramo, non gli aveva dato figli” (Ibid. 16:1) perciò Sarài decide di agire e dà la sua schiava Hagar, in moglie ad Abramo dicendole: “Beata te che vieni in contatto con questo corpo sacro” (Genesi Rabbà 45:3). L’unica ragione plausibile per un atto simile è la volontà di Sarài di compiere tramite Hagar la promessa divina. Questo testimonia la forza dell'agire femminile che prende iniziativa e responsabilità per cambiare il corso degli eventi, essendo la donna colei che genera e custodisce la vita, anche se a volte in modo manipolativo.
Hagar rimase subito incinta e partorì Ismaele.
Il risultato fu che la schiava trattò con disprezzo la padrona, mentre Sarài reagì diventando sempre più dura e amara esprimendo la vulnerabilità di una donna colpita nel nucleo della sua femminilità. Ora non si tratta più di una relazione tra padrona e serva, ma tra donne rivali che lottano per l’attenzione dello stesso uomo, per la loro posizione in famiglia ma soprattutto per il loro luogo nella memoria storica. Un racconto midrashico evidenzia questo: “Quando venivano le donne a fare visita a Sara, essa le mandava a osservare Hagar, la meschina. Hagar non rimaneva in debito e ribatteva: 'La mia padrona sembra una giusta, ma se lo era veramente a quest’ora doveva già partorire, come ho fatto io che sono rimasta incinta già dalla prima notte’” (Genesi Rabbà 45:4).
A questo punto, il Signore stesso interviene e sottolinea ad Abramo l’importanza della moglie; infatti, il figlio predestinato non è Ismaele, ma colui che nascerà dal grembo di Sara. Dio cambia il nome di Sarài con Sara, la benedice e annuncia la nascita di Isacco: “Sarài tua moglie non chiamarla più Sarài; il suo nome sia Sara. Io la benedirò e ti darò anche da lei un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli trarranno origine da lei. Abramo inchinò la faccia e rise; disse in cuor suo: 'A cent’anni può uno generare, e Sara a novant’anni partorire?’... e Dio disse ‘Comunque, tua moglie Sara è per partorirti un figlio; gli porrai nome Isacco... stabilirò il mio patto con Isacco che ti partorirà Sara l’anno venturo in questo tempo’” (Genesi 17:15-21). Rashì spiega, che nelle prime generazioni, uomini di 500 anni erano ancora in grado di generare, come Noè che “all’età di cinquecento anni generò Scem, Cham e Jèfeth” (Genesi 5:32). A partire dalla generazione di Noè, a causa delle vie corrotte seguite dagli uomini sulla terra, l’età possibile era calata ai sessanta o settanta anni, quindi, riuscire ad avere un figlio all’età di cento anni significava vincere le leggi della natura, un dono di Dio alle persone meritevoli.
Da questo possiamo dedurre che la longevità, in piena salute, era la vera natura dell'uomo nei tempi in cui viveva in piena armonia con la creazione e il suo Creatore. La malattia e la riduzione degli anni, sono un diretto risultato dell'infrazione di questo equilibrio tanto delicato e sottile.
L'annuncio a Sara è assai differente, tre angeli sotto le sembianze di ospiti visitano la tenda di Abramo a Mamré. "Gli domandarono: 'Dove è tua moglie Sara?' 'E' nella tenda' egli rispose. Uno di essi disse: 'Tornerò da te di qui a un anno e allora tua moglie Sara avrà un figlio.'… Sara intanto udiva alla porta… Abramo e Sara erano vecchi, avanzati in età; Sara non aveva più la regola delle donne. Essa rise dentro di sé, pensando: 'Logorata ormai sono, può tornarmi la freschezza? E, per di più, il mio signore è vecchio'" (Genesi 18:9-12).
Paragonando tra loro i due testi, vediamo che Abramo riceve la notizia dal Signore stesso, mentre Sara in modo indiretto dai messaggeri del Signore che chiedono esplicitamente di lei: essendo una donna modesta, l'annuncio viene trasmesso tramite il consorte. Interessante notare che Sara non dice "siamo vecchi", ma esalta la vecchiaia del marito come per far notare che il problema non è solo suo. Dio stesso le risponde immediatamente tramite Abramo: "Perché Sara ha riso pensando: E' proprio vero che io, così vecchia, possa partorire? C'è cosa impossibile per il Signore? Da qui a un anno tornerò da te e Sara avrà già un figlio" (Genesi 18:13-14). Notiamo che il Signore stesso non riferisce ad Abramo le stesse parole usate da Sara, così la frase: il mio signore è vecchio" diventa "Io sono vecchia". Gli interpreti spiegano che il motivo per cui Dio non ha usato esattamente le stesse parole è per non creare una lite in famiglia.
La nozione della vecchiaia appare qui per la prima volta nel testo biblico. Dall'analisi di questa storia risulta che quel che usualmente tendiamo a vedere come il tempo del declino, potrebbe essere vissuto come una promessa di nuova vita, un'età feconda di nuovi progetti, un tempo dedicato non solo a noi stessi, ma al benessere della società. L'anziano è colui che porta con sé il bagaglio di un'esperienza di vita vissuta che diventa preziosa quando viene messa a disposizione degli altri. Quando ciò accade l'anziano è il saggio, il capo, colui che dirige. Per esempio, vediamo come il cambiamento del nome da Sarài "colei che amministra se stessa" a Sara "colei che amministra gli altri", testimonia non solo il passaggio dalla sfera privata a quella collettiva, ma anche il nuovo compito che le è stato assegnato – la madre non solo di un figlio, ma la matriarca di un'intera discendenza.
La benedizione del Signore si manifesta, fatto che nonostante l'età avanzata, Sara torna a sentirsi una giovane e non solo, sfida le leggi della natura dal momento che ha la facoltà di rimanere incinta, allattare e crescere un figlio con serenità. Con questo vince la maledizione inflitta sulle donne dall'episodio di Eva, dove Dio disse: "Farò grandi le sofferenze tue e della tua gravidanza, partorirai figli con doglia e avrai desiderio di tuo marito; egli dominerà su di te" (Genesi 3:16). Non solo, Sara è colei che domina in casa, a tal punto che il Signore stesso dice ad Abramo: Dà ascolto a tutto ciò che Sara ti dice" riguardo la cacciata di Hagar (Ibid. 21:12), ma anche colei che partorisce facilmente. Infatti, spiega Rashì che dopo la nascita di Isacco, le malelingue insinuavano che Sara avesse portato in casa un orfano dal mercato, e per contraddirle, Sara decide di allattare anche i figli delle donne che le facevano visita.
Esaminando ciò che è stato detto fin'ora, notiamo che Abramo e Sara reagiscono esattamente nello stesso modo quando vengono a sapere della nascita di un figlio: con una bella risata. Abramo ride a causa della sua età e quella della sua consorte la quale, non solo era oramai vecchia, ma già nella sua giovinezza non era riuscita a partorire figli. Questo modo di comportarsi può essere interpretato in due modi diversi: da un lato, la risata può essere analoga ad un'irrisione, ma dall'altro potrebbe esprimere un'immensa gioia generata grazie alla realizzazione di un fatto ritenuto impossibile. E' scritto, infatti: "Quando il Signore ci fece tornare a Sion, ci pareva di sognare; allora la nostra bocca si riempì di risa" (Salmi 126:2). All'inizio, Sara "ride dentro di sé" e questo implica che lei si fa beffa della notizia, perché il vero riso è quello che si esprime con la bocca e con il suono; ma quando capisce che si tratta di una profezia, sceglie di negare la risata perché prova paura (Genesi 18:15). Solo quando realizza il suo luogo nel piano divino Sara disse: "Dio ma ha dato di che ridere; chi saprà il mio caso riderà… chi avrebbe detto ad Abramo che Sara allatterebbe dei figli! Che gli avrei partorito un figlio nella sua vecchiaia!" (Genesi 21:6-7).
La risata accomuna i due coniugi e forse spiega il segreto della loro buona salute, della lunga relazione di coppia che ha subito tante prove, ma che comunque le ha anche ben superate. La loro risata diventa un'espressione di fede e di gioia che sarà di eterna memoria quando Dio propone il nome Isacco, Itzchaq "colui che riderà" (dalla radice tzchq, ridere) al nascente.
Dopo che la posizione del figlio è assicurata in famiglia, Sara muore a 127 anni e viene sepolta a Chebron, dove Abramo compra la sua prima proprietà nella Terra d'Israele: la grotta di Makhpelà. Più avanti nel testo, quando il servo di Abramo cerca moglie per Isacco, esulterà la figura del padrone dicendo a Labano: "Il Signore ha molto benedetto il mio padrone… Sara moglie del mio padrone, già vecchia, gli ha partorito un figlio" (Genesi 24:35-36). Poi "Isacco condusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre, la prese per moglie e l'amò; si confortò così dopo la morte di sua madre" (Ibid. 24:67).
Dopo la morte di Sara, Abramo sposa Keturà e genera con lei altri sei figli. Spiega Rashì che Keturà è Hagar, e, con questo avviene la riconciliazione con la donna che è stata ripudiata da Sara.
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