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sabato 8 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'8 marzo.

L’8 marzo 1964 Mario Napoli scopre la cosiddetta Porta Rosa.

La Porta Rosa è una costruzione del IV secolo a.C., ritrovata nell’area archeologica magnogreca di Elea-Velia, che costituisce il più antico esempio di arco a tutto sesto in Italia.

Più che una porta, Porta Rosa era un viadotto che collegava le due sommità naturali dell’acropoli di Elea: è assente, ad esempio, ogni traccia di cardini. La sua vera natura di viadotto fu scoperta solo a scavi ultimati, quando il nome era già stato attribuito. L’arco, in undici conci di pietra arenaria, oltre a quella di viadotto, svolgeva la funzione di contenimento delle pareti della gola che collegava.

Attorno al III secolo a.C. l’arco fu ostruito e l’intera struttura interrata, ad opera presumibilmente di una frana o perché l’apertura costituiva un punto debole nella difesa della città. L’interramento ne ha probabilmente permesso la perfetta conservazione. Porta Rosa fu riportata alla luce l’8 marzo 1964 dall’archeologo Mario Napoli, il quale la battezzò “Rosa” in omaggio al nome della propria moglie, sorella dell’archeologo Alfonso De Franciscis.

L’area fu chiusa nel 2009 per la caduta di un masso; è stata riaperta nell’agosto 2011 dopo la messa in sicurezza del costone che la sovrasta. Successivamente, in seguito a un incendio, era stata nuovamente chiusa nel 2017. Dopo un lungo restauro è stata riaperta nel luglio 2020.

La Porta Rosa è una costruzione ad arco italica antecedente alla colonizzazione greca prima e romana poi. In Grecia usavano architravi piane (v. la Porta dei Leoni). Le misure con cui fu realizzata sono quelle osco-italiche, in uso in tutto il territorio italico, Etruria compresa, fino alla Lucania. Le misure italiche furono usate dall’antichità fino al IV sec. a.C. Poi dal IV fino al II a.C., in ossequio alla classicità, furono adottate le misure della Grecia classica.

Dal II a.C. infine fu usata la nuova misura romana, non inventata ex novo (perché gli italici degli Appennini seguitarono ad usare sempre la loro misura anche tra i IV e il II sec.a.C.), ma “creata” facendo tre medie matematiche :1) tra la misura italica e quella greca antica;-2) tra la misura italica e quella greca classica;-3) infine facendo la media tra (1) e (2).- L’approssimazione è di 0,0014 sicilicus, quindi quasi zero.

Essa è coperta da una volta di circa 2,70 metri di larghezza, e nel muro sovrastante si nota un secondo arco di scarico. La realizzazione delle mura di Velia è da collocare, nelle sue ultime fasi, a metà del IV secolo a.C. La Porta Rosa può dunque essere considerata tra i primi esempi a noi noti di realizzazioni architettoniche a volta nell’area mediterranea, se non fosse per la visibile differenza nel trattamento della pietra tra la porzione inferiore delle mura e la volta stessa (incluso l’arco di scarico). Ciò può avere differenti spiegazioni per cui non è da escludere che mura e volta siano coeve.

La scoperta del sistema viario che collegava il quartiere meridionale con quello settentrionale, di cui fanno parte la Porta Rosa e la cosiddetta Porta arcaica, con il conseguente disvelamento della topografia del sito, hanno stimolato lo studioso di filosofia antica Antonio Capizzi, a una rilettura affascinante, ma non universalmente accettata, del proemio Parmenideo al poema in versi Peri Physeos (Sulla Natura).

lunedì 1 aprile 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo aprile.
Il primo aprile 1748, grazie agli scavi archeologici finanziati dai Borbone, viene alla luce l'antica città di Pompei.
Pompei sorge su un altopiano di formazione vulcanica, sul versante meridionale del Vesuvio, a circa 30 metri sul livello del mare ed a breve distanza dalla foce del fiume Sarno, in una suggestiva posizione, decantata in epoca romana anche da Seneca. La mancanza di sorgenti o corsi d'acqua sull'altopiano impedì il suo popolamento nelle epoche più remote, anche se nel corso dell'VIII secolo a. C. nella vicina valle del Sarno si erano formati alcuni insediamenti, come testimoniano numerose tombe a fossa.
La popolazione che fondò Pompei era sicuramente osca, ma è dubbio se il nome stesso della città derivi dal greco o dall'osco.
La fortuna della città fu sin dall'inizio legata alla sua posizione sul mare, che la rendeva il porto dei centri dell'entroterra campano, in concorrenza con le città greche della costa. Naturalmente l'osca Pompei non poteva sottrarsi all'influenza greca, che si estendeva nel golfo di Napoli fino alla penisola sorrentina, includendo anche le isole di Capri e Ischia. L'egemonia greca sulla costa campana venne però ben presto minacciata dall'avanzare prepotente di una nuova, formidabile potenza: quella degli Etruschi, che conquistò anche Pompei; risale infatti a quel periodo il Tempio di Apollo e le Terme Stabiane.
Contemporaneamente, però, dovette cominciare una lenta ma inarrestabile discesa delle popolazioni sannitiche provenienti dalle zone montane che conquistarono nel corso del V secolo a.C. tutta la Campania, ad eccezione di Neapolis e la unificarono sotto il loro dominio.
Pompei dovette subire notevoli trasformazioni urbanistiche ed architettoniche, nel compiere le quali i Sanniti non riuscirono a prescindere dall'influenza greca. Finalmente, nel II secolo a.C. col dominio di Roma sul Mediterraneo che facilitò la circolazione delle merci, la città conobbe un periodo di grande crescita a livello economico, soprattutto attraverso la produzione e l'esportazione di vino e olio.
Questo stato di benessere si riflette in un notevolissimo sviluppo dell'edilizia pubblica e privata: furono realizzati in questo periodo il Tempio di Giove e la Basilica nell'area del Foro, mentre a livello privato una dimora signorile come la Casa del Fauno compete per grandezza e magnificenza. La situazione economica restò florida per molto tempo e furono creati nuovi importanti edifici pubblici, come l'Anfiteatro e l'Odeon.
L'età imperiale si apre con l'ingresso a Pompei di nuove famiglie filoaugustee della quale sono un chiaro esempio l'Edificio di Eumachia e il Tempio della Fortuna Augusta. Nel 62 d.C. un disastroso terremoto provocò gravissimi danni agli edifici della città; gli anni successivi furono impiegati nell'imponente opera di ristrutturazione, ancora in atto al momento della fatale eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C., quando Pompei fu seppellita completamente e definitivamente da una fitta pioggia di lapilli.
Pompei si estendeva su quasi 64 ettari e la sua popolazione era di circa 20.000 persone.
La planimetria della città dalla regolarità geometrica venne fondamentalmente derivata dall'architetto e urbanista greco Ippodamo di Mileto. Ma la planimetria di Pompei non si conforma alla rigida disposizione secondo angoli retti, e gli isolati non hanno dimensioni costanti che distinguevano, in genere, le opere di Ippodamo. Tuttavia, nonostante la carenza di esattezza, Pompei costituisce il primo esempio di pianificazione urbana sistematica in Italia. Architetti, progettisti e costruttori ebbero il loro momento più felice al tempo di Nerone, come conseguenza del terremoto del 62 d.C. Infatti, durante gli ultimi diciassette anni della vita della città essi furono chiamati, non solo ad ampliare la zona di Pompei, ma anche a ricostruire i numerosi edifici che il terremoto aveva distrutto o danneggiato. Tuttavia ciò prese molto tempo ed i costruttori non portarono a termine il loro lavoro; i grandiosi progetti per la ricostruzione degli edifici pubblici in molti casi non erano stati neanche avviati quando l'eruzione vesuviana del 79 d.C. ne provocarono la cancellazione totale.
Nei visitatori desta sempre sorpresa lo scoprire come fossero anguste la maggior parte delle strade dell'epoca. A Pompei esse erano larghe 2.4 o 3.6 o 4.5 metri, e la più ampia di tutte misurava poco più di sette metri. Su ambedue i lati delle strade principali v'erano zone soprelevate (marciapiedi) ma, poiché nel mezzo v'erano acque di scolo, si disponevano tra di esse grosse pietre per permettere ai pedoni di passare da un lato all'altro della strada. In molti incroci si incontrano delle fontane decorate con pietre scolpite sormontanti la vasca rettangolare di pietra. Le fontane, come pure numerosi edifici, erano alimentate da tubazioni di piombo disposte sotto i marciapiedi e che prendevano l'acqua da grosse cisterne, essa arrivava alle cisterne dalle colline dell'interno per mezzo un acquedotto che cominciava da Serino, nei pressi dell'odierna Avellino, a 26 chilometri nell'entroterra. Le mura di Pompei rappresentano uno dei più importanti sistemi di fortificazione di città italica preromana che siano giunti fino a noi. In esse si notano non meno di quattro fasi di costruzione. Nel corso del II secolo a.C. le difese vennero ulteriormente rinforzate e alla fine, verso il 100, furono aggiunte dodici torri.
Pompei aveva sette porte, cinque delle quali comunicavano con importanti strade esterne. Subito fuori le mura si estendevano grandi aree principalmente adibite a cimiteri, dal momento che le sepolture e le cremazioni erano proibite all'interno della città. I rapporti tra i vivi ed i morti erano molto intimi; alcune delle tombe più grandi erano dotate di sala da pranzo e perfino di cucina per i banchetti annuali previsti nel testamento di coloro che vi erano sepolti.

giovedì 25 maggio 2023

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 maggio.
Il 25 maggio 567 a.C. Servio Tullio, re di Roma, celebra la sua vittoria sugli Etruschi.
Tra il terzo ed il primo millennio a.C. la penisola italiana fu abitata da due generi di popolazioni: gli Italici (come i Liguri, Sardi, Piceni, Elimi, Sicani), che erano di origine italiana, e gli Indo-Europei (come i Veneti, Osco-Umbri, Latini, Sabini, Sanniti, Mesatti, Iapigi, Lucani, Bruzi, Siculi), arrivati in Italia dall'Europa centrale attraverso il nord della penisola ed il Mare Egeo. Ancora ignota è l'origine degli Etruschi, una delle civiltà maggiori dell'Italia centrale a quel tempo. Inoltre, dal VIII secolo a.C. a sud furono fondate colonie di altre popolazioni del Mediterraneo, come quelle fenicie fondate da Cartagine in Sicilia e Sardegna e quelle greche che formarono la Magna Grecia.
Nel primo millennio a.C., nelle coste occidentali dell'Italia centrale, il Tevere separava le genti Italiche dagli Etruschi. Roma fu fondata sulle colline della riva orientale del Tevere, che rappresentava un posto sicuro e salubre per vivere, essendo al riparo dai rischi della malaria che rappresentava il pericolo delle pianure del Lazio. I sette colli sui quali Roma fu fondata erano il Palatino al centro e, da nordovest a sud, il Capitolino, il Quirinale, il Viminale, l'Esquilino, il Celio e l'Aventino.
La tradizione vuole che Roma venne fondata da Romolo il 21 Aprile 753 a.C.. Romolo, dal cui nome deriva quello di Roma, fu il primo dei Sette Re di Roma, l'ultimo dei quali, Tarquinio il Superbo, venne deposto nel 509 a.C. quando venne instaurata la Repubblica Romana. I 244 anni della monarchia non sono in accordo con il numero dei re dato che un tempo medio di 35 anni per regno era sicuramente eccessivo per la vita media del tempo.
E' opinione diffusa che la storia della fondazione di Roma fu scritta nel III secolo a.C. come leggenda sotto l'influenza della cultura greca delle colonie del sud della penisola.
Secondo la leggenda, quando Amulio usurpò il trono del fratello Numitore, re di Alba Longa, forzò la sorella di Numitore, Rea Silvia, a diventare una vergine vestale, in modo che non avesse figli. Comunque, Marte si innamora della vestale e lei divenne madre di due gemelli, Romolo e Remo. Amulio quindi fece arrestare Rea Silvia e mise i gemelli in una cesta che venne abbandonata sul Tevere. La cesta si arenò sulla riva del fiume dove una lupa li allattò fino a che il pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia li trovò e li portò al sicuro.
Quando crebbero, i gemelli conobbero la loro origine, uccisero Amulio e ripristinarono al trono Numitore. Poi decisero di fondare una nuova città dove vennero salvati dal Tevere. Romolo scelse il Palatino come sede della nuova città, mentre Remo l'Aventino. Non potendosi affidare  al diritto della primogenitura essendo gemelli, scelsero di affidarsi ad un presagio per scegliere una delle due sedi, ma questo (l'avvistamento di uno stormo di avvoltoi, visto per primo da Romolo ma con un numero maggiore di uccelli da Remo) causò una lite tra i due, durante la quale Romolo uccise Remo.
Dopo Romolo, secondo lo storico Livio, i Re di Roma furono inizialmente tre Romano-Sabini (Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio), seguiti da tre re Etruschi (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo).
Romolo  753 a.C.-716 a.C.
Numa Pompilio  715 a.C.-674 a.C.
Tullo Ostilio  673 a.C.-642 a.C.
Anco Marzio  642 a.C.-617 a.C.
Lucio Tarquinio Prisco  616 a.C.-579 a.C.
Servio Tullio  578 a.C.-535 a.C.
Lucio Tarquinio il Superbo  535 a.C.-509 a.C.
Si deve a Romolo la creazione del Senato, formato dalle persone più influenti e con il ruolo di consiglieri. La struttura definitiva del Senato fu quella nei quali 100 Senatori, scelti dal re, erano rappresentanti delle tre antiche tribù dei Ramnes (Latini), Tities (Sabini) e Luceres (Etruschi).
Alla morte del re, il senato aveva il compito di eleggere il successore. Nel periodo di interregno, un senatore veniva eletto come reggente per una durata di cinque giorni in attesa della nuova elezione. Trovato un candidato, questo veniva discusso nei comizi curiati, le assemblee delle curie, cioè le 10 parti nelle quali venivano suddivise le tribù principali. Nel caso di accettazione da parte dei comizi curiati, il nuovo re doveva innanzitutto ottenere l'approvazione divina tramite il controllo degli auspicia da parte dell'augure. Dopodiché il procedimento di investitura prevedeva il conferimento del potere con un atto detto lex curiata de imperio.
Come detto, il primo re di Roma fu Romolo, dopo la morte di suo fratello Remo. La sua città venne popolata da persone che fuggivano dalle terre vicine; per avere delle mogli, i romani rapirono le donne delle tribù sabine confinanti (Ratto delle Sabine). Dopo un lungo regno, Romolo sparì in una tempesta e venne successivamente onorato come il dio Quirino.
L'origine delle regole e riti religiosi a Roma si fa risalire al successore di Romolo: Numa Pompilio. A lui si deve l'istituzione  della figura del Pontefice, cui spettava il compito di vigilare sull'applicazione di tutte le prescrizioni di carattere sacro. Sempre Numa Pompilio creò l'ordine dei Flamini, preti sacri dedicati al culto della Triade Capitolina costituita da Giove, Giunone e Minerva. Scelse le prime vergini Vestali per la cura del tempio in cui era custodito il fuoco sacro della città. Introdusse il culto di Termine, dio dei confini, e costruì il tempio di Giano. Riorganizzò il calendario, basato sui cicli lunari, che passò da 10 a 12 mesi (355 giorni), con l'aggiunta di gennaio, dedicato a Giano, e febbraio dal latino februltus, che significa "un rimedio agli errori" dato che nel calendario romano febbraio era il periodo dei rituali di purificazione; questi furono posti alla fine dell'anno, dopo dicembre, mentre l'anno iniziava con il mese di marzo.
Tullo Ostilio è il terzo re di Roma. Considerando Romolo e Numa rappresentanti dei Ramnes e dei Tities, Tullo fu il rappresentante dei Luceres. Le sue guerre vittoriose contro Alba Longa, Fidene e Veio rappresentano le prime conquiste di Roma al di fuori delle mura delle città. Sotto il suo regno avvenne il combattimento tra Orazi e Curiazi come rappresentanti di Roma e Alba Longa. Si dice che morì colpito da un fulmine come punizione del suo orgoglio.
Le prime tracce di insediamenti nell'area risalgono alla cultura dell'uomo di Neanderthal.
Nella zona di Roma sono stati effettuati diversi ritrovamenti, il più antico dei quali si riferisce al sito della Valchetta, con resti risalenti a 65.000 anni fa. Nella zona di Casal de' Pazzi, uno scavo ha restituito ossa di animali risalenti a circa 20.000 anni fa; mentre in via di Torre Spaccata, lo scavo per la costruzione di un istituto tecnico ha portato alla luce resti di un insediamento umano risalente a circa 6.000 anni fa.
Le tracce successive risalgono all'età del ferro e sono riferibili all'arrivo di genti di stirpe indoeuropea (Latini), nel quadro di un generale fenomeno di migrazione che sembra essersi svolto verso la penisola italiana in due ondate successive (prima il gruppo latino-falisco e quindi il gruppo umbro-sabello).
Le genti del gruppo latino-falisco si spostarono dall'Europa centrale oppure dalla penisola balcanica in seguito all'arrivo delle popolazioni illiriche, e in epoca protostorica si insediarono nella parte occidentale tirrenica dell'Italia centro-meridionale.
I Falisci occupavano la valle del Tevere, tra i monti Cimini e i Sabatini, mentre i Latini si erano stanziati nel Latius vetus ("Lazio antico"), che andava dalla riva destra del corso finale del Tevere ai Colli Albani.
Il loro territorio confinava con quello di diverse altre popolazioni, la più importante delle quali era sicuramente quella degli Etruschi, a nord del Tevere.
I Volsci, di origine osca, occupavano la parte meridionale del Lazio e i monti Lepini; gli Aurunci, la costa tirrenica a cavallo dell'attuale confine tra Lazio e Campania; a nord, sull'Appennino, si trovavano i Sabini; a est gli Equi. Nella valle del Trero, gli Ernici controllavano la via commerciale per la Campania e tra Ardea ed Anzio erano stanziati i Rutuli.
I primi insediamenti nella zona della futura città di Roma sorsero sul colle Palatino intorno al X secolo a.C. (ma le prime tracce archeologiche risalgono almeno al XIV secolo), mentre successivamente vennero occupati anche i colli Esquilino e Quirinale.
La città si venne formando attraverso un fenomeno di sinecismo durato vari secoli, che vide, in analogia a quanto accadeva in tutta l'Italia centrale, la progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano degli insediamenti dispersi sui vari colli. Ed è quello che verosimilmente può essere accaduto sul Palatino, che inizialmente era composto da vari nuclei abitativi indipendenti: il Romolo della leggenda può essere stato il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un’entità unica.
La data tradizionale alla metà dell'VIII secolo a.C., corrisponde al momento in cui i dati archeologici disponibili indicano la creazione di una grande necropoli comune sull'Esquilino, che sostituisce i precedenti luoghi di sepoltura nelle zone libere tra i villaggi, ormai considerate parte integrante dello spazio urbano, come ad esempio l’area del colle Velia, l’altura intermedia tra il Germalo ed il Palatino vero e proprio.
La data ufficiale fu fissata da Marco Terenzio Varrone, secondo il quale la città era stata fondata da Romolo e Remo il 21 aprile del 753 a.C.. Altre fonti riportano tuttavia date diverse: Quinto Ennio, poeta latino del III-II secolo a.C., nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875, lo storico greco Timeo di Tauromenio (IV-III sec. a.C.) nel'814 (contemporaneamente, quindi, alla fondazione di Cartagine), Fabio Pittore (III a.C.) all'anno 748 e Lucio Cincio Alimento nel 729.
I primi Re di Roma appaiono soprattutto come figure mitiche. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e nella crescita socio-politica dell'urbe. Contemporaneamente, venivano fondati i primi edifici di culto e si insediavano sui colli periferici gli abitanti delle vicine città che venivano man mano conquistate e distrutte.
In particolare nel VI secolo, periodo di grande prosperità per la città sotto l'influenza etrusca e il dominio degli ultimi tre re, si realizzano le prime importanti opere pubbliche: il tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, il santuario arcaico dell'area di Sant'Omobono, e la costruzione della Cloaca Massima, che permise la bonifica dell'area del Foro Romano e la sua prima pavimentazione, rendendolo il centro politico, religioso e amministrativo della città.
A Servio Tullio si deve la prima suddivisione della città in quattro regioni e la costruzione della prima cinta muraria (Mura serviane).
L'influenza etrusca lasciò a Roma testimonianze durevoli, riconoscibili sia nelle forme architettoniche dei templi, sia nell'introduzione del culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) ripresa dagli dei etruschi Uni, Menrva e Tinia. Attraverso l'egemonia etrusca giunsero inoltre nella città i primi elementi di cultura greca.

domenica 20 gennaio 2013

#Mostre: Signori di Maremma

www.archeotoscana.beniculturali.it
 "Una grande esposizione sulle aristocrazie etrusche, sui signori di Maremma, principi etruschi, pirati tirrenici, ricchi mercanti, abilissimi artigiani, fondatori di città..."
 Così è introdotta, sul sito dei Beni Culturali di Toscana, la mostra aperta da ottobre scorso presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e che perdurerà fino a fine aprile.
 Nel dar nota anche alla relativa recensione di Archeoblog.net, diamo un piccolo saggio di quanto si può trovare.

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