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venerdì 4 maggio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 maggio.
Il 4 maggio 1912, nell'ambito della guerra Italo-turca, l'esercito italiano guidato dal generale Giovanni Ameglio occupa l'isola di Rodi.
Dal 29 settembre 1911 l'Italia e l'Impero Ottomano sono ufficialmente in guerra per la Tripolitania e la Cirenaica.
Per evitare che il Mediterraneo sia totalmente controllato da Francia e Inghilterra, per avere uno sfogo (vicino) alla gran massa di italiani che sta emigrando ai quattro angoli del mondo, ci apprestiamo, seppur tardivamente, a ritentare l'ingresso nel club delle potenze coloniali.
L'Italia sa di avere di fronte un'ex in declino, con un apparato militare antiquato e demotivato. La nostra flotta, che domina il mediterraneo meridionale (canale di Sicilia e Jonio) non può evitare che su terra le cose si complichino nonostante l'appoggio fin dove arriva il tiro dei cannoni. Quella che doveva essere una passeggiata si trasforma in una lunga guerriglia, in un paese fatto di sabbia e di sole, con basi offensive che partono dall'interno desertico per noi sconosciuto e inesplorabile.
Non è escluso che a rifornirli fossero gli stessi inglesi dal vicino Egitto oltre ai Francesi. L'Italia cerca allora di spostare la lotta in zone più nevralgiche per l'Impero schierando la flotta davanti alle coste turche. La flotta del sultano si rinserra nei Dardanelli ed arriva a provocarne il blocco con notevole disappunto delle altre potenze, Russia compresa, che se ne servono per i traffici marittimi. Non resta che occupare le isole che fanno da corollario alla Turchia per indurre il sultano ad una pace in tempi brevi.
Nottetempo la Regia Nave Pisa sbarca un contingente a Stampalia il 28 aprile 1912. Ci si prepara alla conquista dell'isola più grande dell'arcipelago, Rodi. Per l’attuazione di questa operazione che, indipendentemente dalla reale consistenza delle forze nemiche, avrebbe comunque comportato uno sforzo logistico non indifferente, Roma previde l’impiego, oltre alla flotta, di due reggimenti di fanteria (il 34° e il 57°) concentrati a Tobruk, rinforzati da due battaglioni di bersaglieri tratti dal 4° reggimento, da un battaglione di alpini, da 4 batterie d’artiglieria (2 da campagna da 75 mm. e due da montagna da 70 mm. per un totale di 20 pezzi), da 2 sezioni di mitraglieri (equipaggiati con Vickers Maxim) e da alcuni plotoni di genio e sanità. Il contingente, che ammontava a circa 9.000 tra ufficiali e soldati, venne posto al comando del T. Gen. Giovanni Battista Ameglio. Scortano i convogli 10 navi da battaglia.
All'alba del 4 maggio gli italiani prendono terra senza incontrare eccessiva resistenza e alle 14 del 5 maggio il tricolore sventola sul Castello dei cavalieri di Malta. Il Bey si è ritirato nell'interno, a Psitos sulle alture, con 1500 uomini da cui è cacciato solo il 17 dopo cruento scontro. L'azione italiana nell'Egeo non si fermò a Rodi. Lo stesso giorno dello sbarco a Kalithea, i cacciatorpediniere Nembo ed Aquilone occuparono l'isola di Lipsos. Dal 4 al 20 maggio, una dopo l'altra, furono occupate le isole di Kalkia, Calimmo, Piscopi Loro, Patmos, Scarpanto, Cago, Nisiro, Simi e Kos.
Per rappresaglia all'occupazione di Rodi il giorno 8 maggio il Governo turco decretò l'espulsione degli italiani dalle province dell'Asia Minore eccettuati i preti, le monache, gli operai e le vedove, e per il giorno 20 che gli Italiani fossero espulsi da tutto il territorio dell'impero concedendo loro quindici giorni per regolare i propri affari e dando loro la facoltà di prendere la cittadinanza ottomana. Nessuno, tranne gli israeliti, approfittò di questa concessione. L’occupazione di Rodi era costata alle forze italiane di mare e di terra perdite decisamente contenute. Il 57° fanteria lasciò sul campo 2 uomini ed ebbe 5 feriti, mentre il 4° reggimento Bersaglieri perse un ufficiale e 5 uomini ed ebbe un totale di 28 feriti. Da parte turca, i combattimenti sull’isola provocarono la morte di 23 tra ufficiali e soldati e il ferimento di altri 48 uomini. Gli italiani catturarono e fecero prigionieri 33 ufficiali e 950 soldati, oltre a 6 pezzi d’artiglieria, 750 fucili, munizioni, quadrupedi e carriaggi.
Nell'estate si intavolano trattative di pace che si concludevano in Svizzera il 18 ottobre. Le isole restano a noi, a garanzia del ritiro dalla Cirenaica (che non avverrà) in tempi brevi. I Bersaglieri, giunti a Rodi, si sono accorti dell'immenso patrimonio archeologico che giace semisepolto nei luoghi più antichi. Molti di loro si mettono a scavare e riportano alla luce anche reperti preziosi  che non possono essere classificati come souvenir. Nel febbraio 1914 giungono al Ministro degli esteri le voci di quanto avviene.  Il ministro, Marchese di S. Giuliano, per sgombrare il campo da voci ed illazioni nomina una missione ufficiale con a capo il giovane archeologo Amedeo Maiuri. La sua opera porterà all'isola la costituzione del Museo Archeologico.
Un nuovo fatto entra sulla scena in coincidenza con le nostre azioni. Grecia, Serbia, Montenegro e Bulgaria muovono a loro volta guerra alla Turchia dai balcani. La Grecia occupa tutte le isole dell'Egeo escluso il Dodecanneso e la Serbia uno sbocco al mare sull'Albania dal quale però si ritira l'anno successivo. Le vicende internazionali stanno correndo più veloci di quanto noi si possa pensare. La Turchia entra definitivamente nell'orbita tedesca, quindi potenzialmente nostra alleata, in contrasto con i nostri interessi. Dopo le false promesse di Vienna ora nulla ci lega più agli Imperi Centrali. La guerriglia in Libia proseguirà per oltre dieci anni e l'occupazione di Rodi e delle altre isole si concluderà l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio.

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