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lunedì 9 ottobre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 ottobre.
Il 9 ottobre la religione cristiana festeggia Abramo,  esempio di fede e fiducia in Dio, E' l’antenato delle tre religioni monoteiste: cristianesimo, Islam ed Ebraismo. Il racconto di Abramo costituisce un collegamento tra il racconto della Genesi con la creazione del mondo e la costruzione del popolo d’Israele.
Abram, figlio di Terach ha due fratelli: Aran e Nacor; il primo morirà a Ur dei Caldei lasciando orfano il giovane figlio Lot che, dopo la morte del padre, si legherà molto allo zio Abram. Il fratello Terach, insieme ad Abram, Sara e Lot si sposta da Ur a Carran nel nord dell’attuale Siria, dove poi in età avanzata, morirà.
Ma qual è il luogo d’origine di Abram? La Bibbia spesso è avara dei dettagli geografici, si parla spesso di Ur dei Caldei. Purtroppo, gli studiosi, non sono stati in grado di individuare con precisione dove era situata questa località, alcuni sostengono che sia la città sumera di Urfa a nord della Mesopotamia, altri a sud della Mesopotamia. Pur lasciando nell’incertezza il luogo di partenza del viaggio si conosce quello di arrivo: il paese di Canaan così come è descritto in Genesi 11,31, cioè il paese “ che Io ti indicherò”
E’ difficile stabilire con certezza quando visse Abramo, le testimonianze archeologiche suggeriscono tra il 2100 e il 1550 a.C.
Sara ed Abramo sono tra i personaggi più noti della Bibbia: in origine i loro nomi erano: Sarai ed Abram, solo successivamente sono stati cambiati da Dio e questo cambiamento è descritto al cap. 17 della Genesi ai versetti 5 e 15 .Il nome di Sarai diventa Sara e non cambia nel suo significato cioè principessa.
Nel caso di Abramo il cambiamento del nome di Abram che significa “padre elevato” in Abramo, cioè “padre di una moltitudine di popoli” determina il progetto di Dio su di lui. Il cambiamento dei nomi da parte di Dio determina la variazione della loro condizione: Abramo e Sara sono legati strettamente a Dio.
Abramo era un pastore molto ricco, aveva oro, argento, bestiame e cavalli.
Il capitolo 12 della Genesi ha inizio con la richiesta di Dio ad Abramo a lasciare tutto: famiglia, luogo di nascita e amici per una destinazione sconosciuta.
Un giorno il Signore gli disse: ‘ Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò; diventerai padre di un grande popolo. Io ti benedirò e il tuo nome sarà grande e famoso.”
Questa richiesta così impegnativa è seguita da una triplice promessa: discendenza, benedizione e reputazione. Abramo è benedetto da Dio e lui stesso diventa una benedizione per il popolo ebraico.
Abramo ascoltò la voce di Dio e lasciò la sua patria, si spostò da Ur dei Caldei, girovagando per la ‘Mezzaluna fertile’, aveva l’età di 75 anni. Il figlio di suo fratello, Lot, andò con lui. Abramo prese con sé la moglie Sara, il bestiame, i servi e le serve e si misero tutti insieme in cammino.
Per molto tempo si spostarono da una zona all’altra della ‘Mezzaluna fertile’ con le greggi e le tende; anche Lot suo nipote era molto ricco, possedeva, infatti, molte greggi e aveva molte tende, ma i pascoli non erano sufficienti per tanti animali. Dopo qualche tempo sorsero dei problemi tra Abramo e Lot: essi non potevano rimanere insieme perché i mandriani di Lot litigavano spesso con i mandriani di Abramo. Allora Abramo, a malincuore, decise di separarsi dal nipote:
Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano in quanto luogo molto fertile, Abramo invece si stabilì nel paese di Canaan.
Dopo qualche tempo Dio parlò ad Abramo dicendogli che lo avrebbe protetto e gli promise anche una grande ricompensa. Abramo gli rispose che l’unica cosa che lo interessava era quella di avere un figlio, Dio allora disse ad Abramo di guardare su nel cielo e di contare le stelle se riusciva a contarle; aggiunse inoltre di provare a contare i granelli della sabbia del mare, perché la sua discendenza sarebbe stata numerosa come le stelle del cielo e i granelli della sabbia del mare.
Passarono gli anni: Abramo e Sara erano molto tristi poiché il figlio non arrivava; sembrava che Dio non avesse mantenuto la sua promessa. Sara allora consigliò ad Abramo di unirsi con la sua schiava Agar per avere un figlio da lei, in quanto la legge ebraica del tempo lo permetteva. L’unione di Abramo con Agar può essere interpretata come un atto sgradevole a Dio e un comportamento immorale, ma quelle erano all’epoca le abitudini culturali della Mesopotamia. Quando Agar si accorse di aspettare un figlio, ne fu felice, cominciò così a burlarsi di Sara perché lei non riusciva ad avere figli. Il bambino nato da Abramo e Agar fu chiamato Ismaele che significa Dio ha ascoltato; lo status di Ismaele è problematico in quanto egli è figlio di una schiava. Il comportamento di Abramo nei confronti di Ismaele è ambiguo: talvolta, sollecitato da Sara, Abramo respinge Agar e Ismaele, altre volte lo trattava come vero erede.
I capitoli 18 e 19 di Genesi raccontano l’episodio di Abramo che accoglie gli stranieri di passaggio.
Trascorsero degli anni e Abramo stava riposando al fresco sotto le tende presso le Querce di Mamre quando vide tre uomini avvicinarsi a lui. Si alzò, andò loro incontro e li pregò di fermarsi a riposare e a mangiare qualcosa. Loro accettarono, quindi Sara preparò delle focacce, mentre Abramo prese un vitello tenero e lo diede al servo che si affrettò a prepararlo. Offrì inoltre agli ospiti del latte acido, latte fresco e focacce. L’accoglienza è generosa in quanto Abramo comprese che i tre uomini sono uomini di Dio. Abramo: “ Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo” Gn 18,3.
Dopo il pranzo uno degli ospiti fece una promessa ad Abramo: ‘Tra un anno esatto – disse – tu e Sara avrete un figlio’. Appena Sara udì ciò scoppiò a ridere, ella infatti aveva quasi novanta anni. ‘Perché ridi – aggiunse l’uomo – nulla è impossibile a Dio’. Dopo un anno esatto, a Sara nacque il figlio promesso da Dio e Abramo lo chiamò Isacco che significa ‘colui che ride’
Isacco cresceva e giocava volentieri con Ismaele, ma Sara ne era gelosa e obbligò il marito a scacciare Agar e Ismaele. Abramo, a malincuore, fornì ad Agar del pane e un otre di acqua, baciò Ismaele e li accompagnò verso il deserto. Il Signore confortò Abramo dicendogli di non preoccuparsi perché Ismaele sarebbe diventato il capo di una grande nazione.
Camminando per cinque giorni interi Agar si smarrì nel deserto e rimase anche senz’acqua, faceva molto caldo e per non vedere il figlio soffrire lo sistemò all’ombra di un cespuglio, mentre lei si allontanò un po’ perché le venne da piangere. Intervenne Dio che parlò ad Agar, le disse di non piangere, ma di prendere suo figlio e di dirigersi verso la direzione che Lui stesso le indicò, dove avrebbe trovato un pozzo d’acqua; le aggiunse, come già aveva detto ad Abramo, che Ismaele da grande sarebbe diventato il capo di una grande nazione. Agar trovò il pozzo che Dio le aveva indicato e così lei ed il figlio si dissetarono. Crescendo, Ismaele si perfezionò nel tiro con l'arco. Da adulto, poi,  divenne il capo di un grande popolo - gli Ismaeliti - proprio come Dio aveva promesso.
Trascorsero gli anni e il Signore per verificare la fedeltà di Abramo, gli ordinò di andare su una montagna per sacrificare il figlio Isacco. La Bibbia non fornisce elementi utili ad identificare la montagna, si parla del Monte Morìa che la tradizione identifica con il luogo dove sorgerà Gerusalemme.
Il Signore disse ad Abramo di prendere il suo unico figlio e di andare con lui nella terra di Moria per offrirlo in sacrificio. Abramo si alzò di buon mattino, spaccò la legna per il sacrificio, sellò il suo asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco. Poi si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato senza spiegare al figlio lo scopo della loro ascesa. Isacco si sottomise al padre senza reagire.
Camminarono per tre giorni e quando da lontano videro il monte designato, Abramo disse ai suoi servi di fermarsi ed aspettare in quel luogo, mentre lui ed Isacco sarebbero saliti sul monte. Giunti nei pressi della vetta, Isacco chiese al padre dove fosse l’animale per il sacrificio, Abramo rispose che Dio avrebbe provveduto. Così costruì un altare e vi depose la legna, poi prese il figlio, lo legò, lo depose sull’altare e afferrò il coltello per immolare suo figlio a Dio.
Alcuni studiosi si sono chiesti dove fosse la madre Sara mentre avveniva il sacrificio. Poiché nella Bibbia al racconto del sacrificio di Isacco segue il racconto della sua morte, si è ipotizzato che la donna, scoperta la verità, sia morta per lo spavento.
Il Signore chiamò Abramo e gli intimò di fermarsi, in quanto aveva avuto ormai la certezza che egli era pronto a sacrificare il suo unico figlio per fare la volontà di Dio.
Abramo, pieno di gioia, slegò Isacco e offrì in olocausto (sacrificio) a Dio l’ariete che di colpo apparve impigliato tra i cespugli. Abramo chiamò quel luogo ‘il Signore provvede’ perciò si dice ancora oggi ‘sul monte il Signore provvede’. Poi l’Angelo del cielo chiamò Abramo per la seconda volta e gli confermò che sarebbe stato il padre di una lunga discendenza. Abramo fece ritorno a casa insieme al figlio Isacco ed ai suoi servi e qualche tempo dopo, tutti insieme si misero in viaggio verso Bersabea.
Gli anni di vita di Sara furono centoventisette, essa morì nel paese di Canaan ed Abramo la seppellì di fronte alle Querce di Mamre. Abramo, ormai molto vecchio, avverte il bisogno di una discendenza numerosa ; così incaricò il servo fidato Eliezer di amministrare il suo patrimonio in caso di morte sino al raggiungimento dell’età adulta di Isacco, inoltre incaricò il servo a cercare per il figlio una sposa adeguata che non sia Cananea in quanto adoravano altri divinità, ma di recarsi ad Aram Nahraim, sua terra d’origine luogo in cui Abramo conservava vincoli familiari.
Secondo il racconto di Gn24, il servo Eliezer portò con sé i doni nuziali e si incamminò verso i parenti di Abramo. Eliezer chiese l’assistenza a Dio: terminata la preghiera, chiese l’acqua a una giovane donna la quale, spontaneamente, si offrì di dissetare anche i suoi cammelli. Così Rebecca mostrò di essere dotata di grande sensibilità e intelligenza. Il servo di Abramo, il devoto Eliezer avviò le trattative per stipulare il contratto matrimoniale con la famiglia di Rebecca e poi Eliezer e Rebecca partirono per ritornare al villaggio dove si trovava Isacco e quasi giunti alla meta si incontrarono il figlio di Abramo.
I due giovani, una volta conosciuti, con il tempo si innamorano sino ad arrivare al matrimonio.
Dopo la morte di Sara Abramo sposò una sua concubina, Ketura, che partorì sei figli (Gen 25,1 – I Cron 1,32). Quando ormai molto vecchio egli dette tutti i suoi beni al figlio Isacco, mentre agli altri figli diede solo delle piccole proprietà. La Sacra Scrittura riporta che Abramo visse fino a 175 anni, siccome però a quel tempo probabilmente un anno corrispondeva a circa 6 mesi del nostro tempo attuale, si ipotizza che l’età in cui morì Abramo fosse di circa 90 anni (circa 60 – 65 anni quelli di Sara). Fu sepolto dai figli presso le Querce di Mamre accanto alla moglie Sara.            
Se diamo per scontato che la figura di Abramo sia leggendaria (la personificazione di una distinzione tribale), dobbiamo comunque chiederci perché questa figura ebbe così tanto successo presso il popolo ebraico.
Abramo era sicuramente una persona legata agli affari, ma aveva anche la percezione che lo schiavismo imperante in Mesopotamia aveva raggiunto livelli inaccettabili. Probabilmente come Mosè avrà tentato in patria una riforma delle istituzioni e avrà scelto l'esilio come estrema ratio. Le due tribù di Abramo e Mosè in fondo costituiscono le due uniche e documentate alternative (o forse potremmo dire le alternative che nella storia scritta sono risultate più significative) alle civiltà schiavistiche che allora caratterizzavano un territorio geopolitico come quello della Mezzaluna fertile.
Noi non possiamo tralasciare questo, altrimenti non riusciamo a capire il motivo per cui un semplice mercante sia diventato il capostipite di ben tre grandi religioni.
Nella vicenda di Abramo ci sono questioni etiche che vanno oltre quelle semplicemente economiche, questioni che la religione ha poi deformato come meglio ha creduto, ma di cui noi non possiamo non tener conto, ancorché vadano interpretate in maniera laico-umanistica.
C'è qualcosa nella personalità di Abramo che appare abbastanza singolare rispetto ai tempi in cui è vissuto. In un certo senso egli rappresenta la coscienza della necessità di superare lo schiavismo in un periodo storico in cui ormai lo si considerava fondamentale per lo sviluppo delle strutture delle civiltà.
La sua storia non è semplicemente legata al doppio esodo dai due regimi schiavistici (babilonese ed egizio), ma anche a un tipo di coscienza etica che per quel tempo doveva apparire del tutto eccezionale.
Quanto alla nascita di Isacco, c'è anche chi sostiene che sia stato adottato e che la sua ipotizzata sindrome di down sia apparsa solo raggiunta una certa età, ma dai testi si evince ch'egli nacque da una donna che non aveva mai potuto avere figli e che ormai non ne avrebbe più potuti avere. (Da notare che gli anni che si attribuiscono nella Bibbia ai vari personaggi non hanno molto senso storico e bisogna interpretarli). Forse Sara rimase incinta durante il periodo della menopausa, quando gli sconvolgimenti ormonali avrebbero potuto renderla improvvisamente gravida: Isacco, quindi, sarebbe stato il frutto di un incidente di percorso, di una gravidanza indesiderata. Che poi gli esegeti biblici, riscrivendo l'A.T., abbiano stravolto le cose, questo è del tutto comprensibile.
Sarebbe invece interessante sapere se Abramo pensò di sacrificare Isacco per la disperazione di avere un figlio down o per equiparare il torto fatto a Ismaele, che sicuramente amava di più e che non abbandonò mai al suo destino (un po' come i ricconi fanno coi figli naturali). Il fatto comunque che all'ultimo momento ci abbia ripensato è indicativo di quale profonda coscienza umana dovesse avere quest'uomo.
Siamo ancora in un periodo di primitivismo tribale, però non dimentichiamo che tra gli ebrei circoncisi c'era molta più magnanimità e benevolenza che non tra ebrei e pagani. Questa magnanimità intratribale le civiltà schiavistiche non l'hanno mai avuta, né egizia né babilonese.


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