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lunedì 20 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 febbraio.
Il 20 febbraio 1816 ha luogo la prima rappresentazione del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, che si rivela essere un flop clamoroso.
L’opera originale in prosa su cui si basa Il barbiere di Siviglia appartiene a Pierre Caron de Beaumarchais (1732 –1799).
Essa integra una trilogia che comprende:
• Le barbier de Seville
• Les noces de Figaro (reso celebre dalla stupenda opera lirica di Mozart)
• La mère coupable
Delle tre opere del ciclo, Il barbiere di Siviglia del 1775, e senza dubbio la più conosciuta ed è stata rappresentata migliaia di volte in francese e in altre lingue.
Ai tempi di Rossini il Barbiere di Siviglia era già stato oggetto di varie versioni operistiche (tra le quali quella di Giovanni Paisiello, nel 1782). Nel dicembre del 1815 il duca Francesco Sforza-Cesarini, impresario del Teatro Torre Argentina di Roma, commissionò a Rossini un’opera inedita da rappresentare entro la metà del mese di gennaio.
Dopo aver preso un considerazione un libro, che non gli piacque, Rossini decise di affidare a Cesare Sterbini un nuovo adattamento dell’opera di Beaumarchais.
La prima rappresentazione fu data a Roma, al Teatro Argentina, il 20 febbraio 1816 e fu un tale fiasco che i romani si convinsero che l'opera fosse stata seppellita per sempre.
A spiegare in parte ciò che accadde concorrono alcune circostanze: sembra ad esempio che quella sera all'Argentina ci fosse parecchia gente pagata per fischiare l'opera di Rossini.
Erano interessati al fiasco il compositore Giovanni Paisiello, che poco prima aveva musicato un'altra riduzione dell'opera di Beaumarchais e temeva la nuova opera, e l'impresario del Teatro Valle che temeva a sua volta la concorrenza dell'Argentina.
Al di là di questi retroscena, tuttavia, sembra esserci stato dell'altro:
• Il tenore che cantava la parte del conte d'Almaviva fece ridere tutti quando, mentre cantava sotto la finestra dell'amata accompagnandosi con la chitarra, ruppe una corda dello strumento.
• Poco dopo don Basilio scivolò sul palcoscenico e quando si rialzò versava abbondante sangue dal naso.
• Verso la fine dell'opera, infine, un gatto nero attraversò con aria spaesata il palcoscenico e questo contribuì per buona parte a far naufragare tutto nel ridicolo.
Secondo la consuetudine del tempo, quella sera Rossini suonava il cembalo e, quando più alti si levarono i clamori del pubblico, egli si alzò in piedi in mezzo ai colleghi dell'orchestra e applaudì ostentatamente gli interpreti, ringraziandoli per la buona volontà che avevano dimostrato.
A partire dalla seconda recita il pubblico cominciò ad apprezzare l’opera, trasformando così l’iniziale fiasco in un successo travolgente.
L'opera di Rossini è stata oggetto di numerosi adattamenti per il cinema e la televisione.
In particolare si ricorda il film del 1946 girato dal regista Mario Costa, nel quale Il Barbiere rossiniano era interpretato, fra gli altri, da Ferruccio Tagliavini nel ruolo di Almaviva e Tito Gobbi in quello di Figaro.
Un'altra edizione storica è quella del 1969 diretta da Abbado, per la regia televisiva di Ponnelle, con Hermann Prey, Teresa Berganza, Luigi Alva, Enzo Dara, Paolo Montarsolo, e con l'Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala di Milano.

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