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giovedì 16 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 febbraio.
Il 16 febbraio 1937 nasce a Charkiv Valentin Bondarenko, astronauta.
La figura e la vicenda di Valentin Bondarenko hanno fornito non poco carburante alla leggenda dei cosmonauti perduti. Il programma spaziale sovietico, per quanto rischioso, non è stato l'ecatombe che certi ancora vogliono far credere. Ha avuto le sue vittime, così come i suoi eroi, le sue comparse e i suoi sopravvissuti, spesso chiusi nel loro silenzio.
Ha avuto anche i suoi dimenticati: uno di loro è Valentin Vasilyevich Bondarenko, sottotenente della difesa aerea, nato a Charkiv il 16 febbraio del 1937, pilota, sposato, con figli. Venne scelto per far parte del primo gruppo di cosmonauti del programma Vostok, quello che portò Yuri Gagarin a essere il primo uomo lanciato in orbita.
Valentin Bondarenko non venne dimenticato per caso, ma fa parte del gruppo dei cancellati. La loro esistenza è riemersa decenni dopo la loro scomparsa, quando ormai i casi cancellati non erano più di imbarazzo per nessuno.
Bondarenko, il più giovane dei cosmonauti del programma Vostok, rimase ucciso in un incidente,  vittima della fatalità, delle scarse misure di sicurezza, e della distrazione. Era il 23 di marzo del 1961, Bondarenko si trovava presso l'Istituto di Studi Biomedici, a Mosca, dove si stava svolgendo un esperimento di resistenza volto a sondare i livelli di tolleranza ad atmosfere rarefatte ma composte da un'elevata percentuale di ossigeno. L'esperimento avveniva dentro una camera ipobarica.
Si era al decimo giorno sui quindici previsti, e il sottotenente Bondarenko aveva concluso l'attività per la giornata. Si tolse di dosso i sensori che ne monitoravano i segni vitali e si pulì la pelle con un batuffolo di cotone inzuppato di alcool. Poi fece un gesto di quelli che si fanno senza pensare: gettò via il batuffolo. Il batuffolo andò a posarsi proprio sulla piastra elettrica che aveva usato per scaldarsi il tè. La piastra era rovente e l'alcool prese fuoco.
Bondarenko provò a spegnerlo con la manica della tuta. Non solo non vi riuscì, ma il fuoco si propagò immediatamente alla tuta, bruciando con forza nell'atmosfera ricca di ossigeno della camera ipobarica. La differenza di pressione con l'esterno teneva chiusa la porta e ci volle mezz'ora per aprirla. Quando l'aprirono l'incendio aveva consumato quasi tutto l'ossigeno. Bondarenko era coperto da ustioni di terzo grado, ma era ancora vivo.
Venne subito portato all'ospedale. Morì dopo sedici ore di agonia. Lo stato sovietico insignì il caduto dell'Ordine della bandiera rossa e aiutò sua moglie, ma - discutibile abitudine - eliminò la memoria del morto. Bondarenko fu cancellato, di lui non si parlò più, come se non fosse mai esistito. Divenne noto al pubblico solo nel 1986, quando la rivista Izvestia pubblicò un articolo sull'incidente a firma di Yaroslav Golovanov, nell'ambito delle celebrazioni per il venticinquennale del volo di Gagarin.
Nella ormai cinquantennale storia del volo spaziale l'Unione Sovietica vanta in Valentin Bondarenko il triste record del primo caduto durante l'addestramento a terra.

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