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lunedì 13 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 febbraio.
Il 13 febbraio 1542 Catherine Howard, quinta moglie di re Enrico VIII, viene giustiziata per adulterio, come la precedente seconda moglie, Anna Bolena.
Catherine Howard non era una bella ragazza.
Almeno non secondo i canoni di oggi.
Non era neppure ricca, anche se nobile.
Proveniva da una famiglia, quella degli Howard, che aveva titoli e nient’altro, essendo il padre di Catherine più un gaudente che un uomo abituato alle lotte di corte, con le quali si costituivano fortune o si finiva in un malinconico oblio.
Lei imparò ben presto a sfruttare le sue scarsi doti di avvenenza al meglio, seducendo dapprima il suo insegnante di musica, un certo Henry Mannox; fu poi la volta di un piccolo gentiluomo di campagna, Francis Dereham, di cui, con poca saggezza, si divertì a raccontare le defaillance sessuali.
Infine fu il turno di un nobile della corte inglese, al servizio di Enrico VIII, Thomas Culpeper, del quale si innamorò perdutamente.
Nel frattempo la ragazza era riuscita ad arrivare a corte, e a diventare una delle damigelle di compagnia della regina, Anna di Cleves.
A corte quella piccola ragazza, non molto carina, un po’ sciocca e vanesia, riuscì ad attirare su di se le attenzioni del re, che ormai aveva 50 anni, e che correva dietro a tutte le gonne della corte.
Stanco di Anna di Cleves, il volubile e corpulento Enrico VIII, iniziò un corteggiamento serrato nei confronti di Catherine.
Che, lusingata, accettò le attenzioni del sovrano; non amandolo, visto che il suo cuore apparteneva a Thomas Culpeper, cosa che le riuscirà fatale in seguito.
Dopo poco tempo, il vulcanico Enrico propose alla ragazza il matrimonio; in pochi giorni il re divorziò dalla sfortunata Anna e impalmò la giovanissima Catherine.
Enrico adorava Catherine.
La ricopriva di regali, di oggetti preziosi, la seguiva dappertutto e ne assecondava tutti i voleri.
Catherine, viceversa, una volta diventata regina, si lasciò andare a discutibili decisioni; litigò un po’ con tutti, a corte.
Con l’arcivescovo di Canterbury, per esempio, reo di non aver assecondato la nomina di un suo protetto a cappellano di York; con la figlia di Enrico, Maria, con la ex moglie del re, Anna di Cleves.
Ebbe l’ardire di far nominare come suo segretario personale l’ex amante, Francis Dereham, cosa che scatenò un putiferio di pettegolezzi a corte.
Nonostante tutto il rapporto tra il re e la regina sembrava saldo e nulla turbava l’idilio tra i coniugi.
Il re la portava sempre con se, anche nelle occasioni ufficiali, continuando a riempirla di regali e attenzioni.
Ma, come abbiamo visto, Catherine era un uccellino senza cervello, e fece un errore fatale.
Riallacciò i rapporti con il suo antico amore, Thomas Culpeper, un po’ per vanità, un po’ per leggerezza, o forse anche per calcolo, poiché dal rapporto coniugale con il re non veniva fuori l’agognato erede maschio, colui che sarebbe dovuto salire sul trono d’Inghilterra alla morte di Enrico.
Iniziò così una relazione extraconiugale estremamente pericolosa, in una corte in cui anche il minimo tradimento veniva amplificato e messo alla berlina.
La storia di Catherine e Thomas non fece eccezioni; la regina si era fatta solo nemici, a corte, e a qualcuno di loro non sembrò vero di poter denunciare lo scandaloso comportamento della donna.
Enrico VIII reagì in maniera durissima alle indiscrezioni.
Ordinò l’arresto di Thomas e di Catherine, oltre a quello di Francio Dereham, e la regina venne interrogata dall’arcivescovo di Canterbury, Cranmer, al quale confessò tutto.
I due uomini vennero condannati a morte e giustiziati in brevissimo tempo.
La regina, processata, venne accusata di aver tenuto una condotta licenziosa e immorale, sia prima che dopo il matrimonio.
Condotta nella Torre di Londra, dove anni prima era stata detenuta la sfortunata Anna Bolena, Catherine attese le decisioni del terribile marito. Emissari del sovrano le suggerirono di appellarsi al precedente fidanzamento con Dereham ed alla successiva consumazione, il che avrebbe comportato automaticamente la nullità del matrimonio con il sovrano e le avrebbe garantito di avere salva la vita, ma la sfortunata ragazza, in preda al terrore, rifiutò di considerare questa possibilità, così di fatto condannandosi a morte mediante decapitazione.
Il 13 febbraio 1542, Catherine, impaurita e piangente, sali sul patibolo, giurando e spergiurando il suo amore per il re.
Aveva poco più di ventidue anni ed era stata regina per soli 18 mesi. Venne sepolta nella chiesa di San Pietro ad Vincula, assieme ad Anna Bolena.
La piccola ragazza vanesia pagò con la vita la leggerezza e lo scarso giudizio che aveva sempre avuto.
Se per re Enrico fu una delusione, venne rapidamente dimenticata.
Poco tempo dopo era di nuovo invaghito di una donna, l’ultima che sposò e l’unica che gli sopravvisse: Catherine Parr.

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